Una guerra per l’arte

di Ilaria e Andrea Gatti

“Perché tanto parlarne? La materia è avvincente, da spy-story, e apre uno squarcio sull’ingordigia e la malvagità umane. Dietro le razzie si celano, ferite, dolore, sopraffazione, morte, torti subiti. – Stefano Milani – citazione”

Da un libro sulla storia del bombardamento del monastero di Montecassino [ref.12] da parte degli Alleati si scopre come il capitano Becker, medico della divisione Goring, si adoperò affinché le opere situate all’interno del monastero sopravvivessero alle battaglie e riuscì a spedirle quasi tutte in Vaticano. Questa lettura mi ha portato a approfondire l’argomento. Saltano fuori l’inseguimento di Siviero ai tesori italiani scomparsi e gli studi di Robert Edsel sulla storia dei Monuments Men, o uomini della sezione Monumenti. Ne risulta una storia nella storia, quella di uomini come Goring e altri ufficiali nazisti – Hitler in primis – che rubavano le opere d’arte e quella di semplici conservatori e direttori museali che lasciarono la patria – Inghilterra o America – per recuperarle e riconsegnarle ai loro legittimi proprietari. La Seconda Guerra Mondiale è stata una vera e propria guerra per l’arte.

L’arte nella Germania Nazista

Con il Nazismo l’arte diventa principalmente un mezzo di propaganda e quindi deve veicolare valori e canoni estetici tradizionali e stereotipati, deve esaltare la figura di Hitler che qui [3] vediamo ritratto come lo “scultore della Germania”, deve invitare a seguire le direttive del Partito [4], e soprattutto deve esaltare l’orgoglio ariano inteso come sentimento di superiorità razziale. Di co nseguenza deve denigrare le razze “inferiori” ed in particolare quella ebraica [5].

[3] – Nel 1933, anno in cui Hitler sale al potere, questa striscia viene pubblicata da un giornale satirico tedesco di destra; la didascalia proclama Hitler “Scultore della Germania”

“[4] – La Germania intera ascolta il Führer alla Radio del Popolo”.
Il poster (1936) mostra una folla di persone radunate attorno a una radio le cui dimensioni
simboleggiano allo stesso tempo l’attrazione delle masse verso la radio e la vasta audience delle trasmissioni naziste

[5] – La prima pagina di un numero di Der Stürmer con un disegno medievale raffigurante
un presunto assassinio rituale compiuto da Ebrei.
Questo numero vendette il più alto numero di copie

Ma quali sono le caratteristiche dell’arte promossa dal Nazismo? Essa risente senz’altro della concezione che Hitler stesso aveva dell’arte.

Monaco di Baviera - La Cattedrale di San Peter - Adolf Hitler

Monaco di Baviera – La Cattedrale di San Peter – Adolf Hitler

Questo paesaggio bucolico in acquerello fu uno dei lavori che Hitler accluse alla domanda di ammissione all'Accademia di Belle Arti di Vienna nel 1907

Questo paesaggio bucolico in acquerello fu uno dei lavori che Hitler accluse alla domanda di ammissione all’Accademia di Belle Arti di Vienna nel 1907

La chiesa gotica di Becelaere, sul fronte belga, danneggiata dai bombardamenti (1917)

La chiesa gotica di Becelaere, sul fronte belga, danneggiata dai bombardamenti (1917)

La medioevale Porta degli Scozzesi di Vienna (1911)

La medioevale Porta degli Scozzesi di Vienna (1911)

Acquerello raffigurante il Palazzo del Parlamento e la Ringstrasse di Vienna

Acquerello raffigurante il Palazzo del Parlamento e la Ringstrasse di Vienna

Scorcio della Ratzenstadt, o Città dei Topi, un quartiere popolare di Vienna

Scorcio della Ratzenstadt, o Città dei Topi, un quartiere popolare di Vienna

 

Hitler infatti era un abile disegnatore ed un amante dell’architettura. Nel 1907 Hitler tenta di entrare all’Accademia di Belle Arti di Vienna, ma la sua richiesta viene rifiutata. Nonostante ciò, il disegno e la pittura rimangono delle costanti nella sua vita e da questi disegni/acquerelli possiamo notare che Hitler non si lascia influenzare dalle avanguardie [DIAP 10] che si sviluppano all’inizio del Ventesimo secolo, che anzi vengono distrutte [DIAP 11] con dei falò in piazza o derise dal Partito Nazista tramite apposite mostre [DIAP 12] – come quella alla Casa dell’Arte tedesca nel 1937.

Hitler vuole rendere la Germania il più grande polo artistico europeo. Per questo egli progetta la ristrutturazione di Linz, sua città natale, e l’importazione – più o meno legale – di numerose opere in Germania. La visita a Firenze nel 1938 è di grande ispirazione per il piano di ristrutturazione di Linz, la quale deve diventare il nuovo centro culturale dell’Europa. Per questo motivo il 26 giugno 1939 Hitler incarica Hans Posse di costruirvi un nuovo museo d’arte [DIAP 13] – il Fuhrer Museum – progetto intorno al quale si sviluppa un piano urbanistico che riguarda l’intera città [DIAP 14].

Già dagli anni Venti, il Partito di adoperava alla confisca di varie opere. Queste e tutte le opere confiscate in seguito vengono destinate all’allestimento del Fuhrer Museum. Le opere tedesche provengono maggiormente da collezionisti privati di origine ebrea [DIAP 15]. Costoro si ritrovano, nel corso degli anni, prima obbligati a denunciare tutti i beni in loro possesso di valore superiore a 5.000 marchi, per poi vederli confiscati e donati ad ariani o, appunto, al Partito e ad ufficiali nazisti. Questa politica di confisca viene messa in atto nei Paesi conquistati. Vengono inoltre confiscate le opere nei musei, come ad esempio [DIAP 16] la collezione Czartoryski, dell’omonimo museo polacco (1939), o le opere del Louvre a Parigi. Caso particolare è quello dell’Italia, in cui l’espropriazione delle opere inizia per mano di Mussolini stesso. Andando contro alla legislazione in materia di tutela del patrimonio artistico, Mussolini ed il ministro degli esteri Galeazzo Ciano vendono al governo nazista varie opere –fra cui il Discobolo Lancellotti [DIAP 17] – su cui vigeva il divieto di esportazione. Il Discobolo Lancellotti parte per la Germania nel 1938 e torna in patria solo nel 1948 grazie a Rodolfo Siviero.

LA TUTELA DEI BENI ARTISTICI

[DIAP 18] Il primo intervento di tutela dei beni artistici avviene a Leptis Magna – un centro archeologico situato a un centinaio di km dalla capitale libica – per opera degli inglese all’inizio del 1943: [DIAP 19] il tenente colonnello sir Robert Eric Mortimer Wheeler, aiutato dal tenente colonnello John Bryan Ward-Perkins, (entrambi dell’artiglieria reale inglese), riesce a mettere a punto un piano di conservazione e tutela dei siti archeologici presenti in Libia. I due fanno inoltre in modo che le truppe possano entrare nei siti archeologici e nei musei, ritenendo che truppe informate siano più rispettose e disciplinate e creino quindi meno danni.

A Leptis Magna gli Inglese erano riusciti a mettere in pratica ciò che gli americani teorizzavano da tempo.  Infatti esattamente dal dicembre 1941, [DIAP 20] George Stout – conservatore al Fogg Art Museum di Harvard– affermava la necessità della creazione di un reparto speciale per la tutela dei beni culturali nelle zone di conflitto. Nonostante tutti suoi sforzi a proposito e nonostante l’impegno messo nell’anno successivo per formare nuovi conservatori, il reparto speciale rimane un suo sogno nel cassetto.

[DIAP 21] Quando, poco dopo l’esperienza di Leptis Magna, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna prendono la decisione di invadere l’Europa passando dalla Sicilia, i due eserciti devono essere integrati e il programma di conservazione del sito archeologico diventa così una responsabilità degli Alleati. L’Esercito Alleato richiede pertanto la presenza di un esperto americano e un esperto britannico in Sicilia e Roosevelt in persona nomina [DIAP 22] Mason Hammond “consigliere per le Belle arti e i monumenti”.

Hammond giunge in Sicilia circa tre settimane dopo lo sbarco. Il suo corrispondente inglese, il capitano Frederick H.J. Maxse arriva addirittura ai primi di settembre. A Palermo si rende conto dell’immensità della missione che gli è stata affidata: la città di Palermo è stata bombardata per creare un diversivo allo sbarco e molti edifici hanno subito gravi danni: il porto, le chiese, la biblioteca nazionale, gli archivi pubblici, l’orto botanico. L’Esercito non gli fornisce i mezzi necessari per svolgere i lavori di recupero e ricostruzione, che diventano quindi possibili con metodi che Maxse stesso definisce “talmente poco ortodossi da non poter essere fissati nero su bianco” e che si avvalgono nella maggior parte dei casi della collaborazione di gente del luogo.  Nonostante le difficoltà, il merito di Hammond è quello di aver fatto da apripista alla MFAA (Monuments, Fine Arts and Archives) o, in italiano, la sezione Monumenti.

La MFAA nasce ufficialmente il 21 agosto 1943. Mason Hammond diventa così il primo Monuments Man in servizio.

La missione della sezione Monumenti in Italia continua – coordinata dal tenente colonnello Ernest Theodore DeWald – per tutta la durata della guerra e va di pari passo [DIAP 23 a] con quella iniziata il 6 giugno 1944 con lo sbarco in Normandia in Nord Europa – coordinata da George Stout. Il numero dei Monuments Men e Women aumenta sempre più. La MFAA rimarrà operativa fino al 1951 e alla fine conterà 350 membri.

[DIAP 23 b] Robert Edsel ha ricomposto la storia della MFAA con numerose ricerche a partire dagli anni Novanta e nel definire il lavoro di questa sezione dell’esercito afferma:

“Per la prima volta nella storia un esercito affrontò un conflitto

tentando di mitigare i danni al patrimonio culturale nelle zone di combattimento.

E gli uomini sul campo svolsero questo incarico

senza trasporti adeguati, rifornimenti, personale o precedenti storici”

[DIAP 25 in poi] Nonostante non avessero i mezzi adeguati per svolgere la loro missione, i Monuments Men non si tirarono indietro, effettuarono dei recuperi straordinari ed avviarono dei restauri che in certi casi finirono addirittura molti anni dopo la fine della guerra.

RECUPERI o CONTRIBUTI FONDAMENTALI

DIAP 26: Manet, il conservatorio, ritrovato nella miniera di Merkers

DIAP 27: Rembrandt, autoritratto, ritrovato nella miniera di Heilbronn

DIAP 28: opere rubate dal Louvre ritrovate nel castello di Neuschwanstein

DIAP 29: Michelangelo, la madonna di Bruges, ritrovata nella miniera di Altausse

DIAP 30: Van Eyck, Polittico dell’Agnello Mistico, ritrovato ad Altausse

DIAP 31: Vermeer, l’astronomo, ritrovato nella miniera di Altausse

DIAP 32: la maggior parte delle opere trasportabili era stata portata in Vaticano ad opera dei soprintendenti, ad eccezione di quelle fiorentine. Poggi decise di nasconderle in ville e castelli nei dintorni della città, come ad esempio il Castello di Montegufoni. Alcune opere vennero comunque trafugate dai nazisti e nascoste in Alto Adige. [DIAP 33] Dopo il ritrovamento la MFAA le riporta in città, dove vengono accolte con una festa.

DIAP 34: il muro del refettorio della chiesa di santa Maria delle Grazie, Milano, bombardata nel 1943, rimane in piedi. La MFAA dà inizio ai lavori di restauro dell’affresco [DIAP 35].

DIAP 36: piazza dei miracoli, i bombardamenti alleati per colpire lo scalo merci di San Rossore colpiscono Camposanto, [DIAP 37] mandando quasi in rovina i meravigliosi affreschi che all’epoca facevano più visitatori della Torre. [DIAP 38] La MFAA (capitano Deane Keller) dà inizio ai lavori i recupero e restauro che oggi ci permettono di ammirare ancora gli affreschi.

 

[DIAP 39] PERCY SHELLEY, OZYMANDIAS

 

So, the sonnet is based on a single metaphor: the ruined statue in the desert wasteland, with its arrogant face and its inscription “look on my works, ye Mighty, and despair!”. However, Ozymandias’ pride is immediately destroyed because his works have crumbled and disappeared, his civilization is gone, and all has been turned to dust by the destructive power of history.

Framing the sonnet as a story enables Shelley to add some mystery to the statue and it makes the king Ozymandias even less commanding; the distancing of the narrative serves to undermine his power over us just as completely as has the passage of time.

The statue stands for the ephemeral nature of political power and, in the same time, for the pride and hubris of all of humanity. Therefore, it is a statement about the insignificance of human being to the passage of time.

All that remains of Ozymandias is a work of art and a group of words; Shelley demonstrates that art and language long outlast the other legacies of power.

 

Ed è esattamente per questo che un gruppo di artisti ed esperti d’arte in parte inglese, ma in gran parte statunitensi, è venuto in Europa durante la Seconda Guerra mondiale a combattere per la nostra cultura. I Monuments Men volevano lasciare un insegnamento alle generazioni successive, ovvero che un popolo privato della sua arte è come se non fosse mai esistito.

1938 – Il Discobolo Lancellotti

E’ il Discobolo Lancellotti, preziosissima copia romana della celebre statua greca di Mirone la prima preda tedesca, gentilmente concessa dal governo italiano al Führer nel 1938, l’anno che con le leggi razziali segna la definitiva e incondizionata sottomissione del fascismo alla Germania nazista. Una consegna pretesa da Hitler in persona, dopo il suo viaggio a Firenze nel maggio 1938. Il Consiglio superiore delle Scienze e delle Arti si oppone, ma di fronte al sì di Mussolini non c’è nulla da fare. Nemmeno il ministro dell’Educazione, Giuseppe Bottai, riesce a impedirlo e vani sono anche i suoi tentativi di frenare in seguito, una volta rotta la diga, l’emorragia di opere d’arte verso il Terzo Reich.

Il Discobolo Lancelotti

1943 – Cassino

Il 4 ottobre 1943 l’abbazia di Montecassino viene letteralmente svuotata per ordine di Göring. Alcune casse con le opere più preziose prendono la via della residenza estiva del feldmaresciallo, che «diventa la sede di una immensa raccolta di opere d’arte trafugate nei Paesi sottomessi, ai tempi la più ricca del mondo», scrive Francesca Bottari. La descrizione degli oltraggi che subiscono le opere d’arte trafugate dai nazisti è raccapricciante. Nell’agosto del 1944 i soldati tedeschi incaricati di trasportare in Germania 262 dipinti prelevati dagli Uffizi di Firenze appena liberata, organizzano un festino in strada, a Marano sul Panaro, «danzando intorno alla Venere del Tiziano sottratta da una cassa ed esposta al calore e alla luce violenta delle fiaccole»[ref.1]. Quando la situazione precipita, una parte del bottino finisce nella miniera di sale di Altaussee, in Austria, dove Siviero lo ritrova nel 1947. Racconta il libro: “Da quella cava di sale, coperti di fango, alterati, mutilati e marciti pian piano escono dalle casse rotte kuroi e ninfe, dèi e vasi, come morti che tornano in vita. Ecco la sua amata Danae, con la Lavinia di Tiziano, entrambe coperte di muffe; l’Apollo di Pompei che Hitler teneva in casa. Escono la Madonna di Bruges di Michelangelo, l’enorme altare con l’Adorazione del mistico agnello di Jan Van Eyck, gli altri capolavori di Capodimonte. E poi gli ori del Museo archeologico di Napoli, la testa dell’Ermes di Lisippo, che Siviero dice sbriciolata in 62 frammenti, un cervo di Ercolano senza zampe».[ref.1]

Rodolfo Siviero

Rodolfo Siviero ha avuto un ruolo di grande importanza per la salvaguardia del patrimonio culturale italiano. A lui si deve infatti il recupero di gran parte delle opere che erano state trafugate dal nostro paese nel corso della Seconda Guerra Mondiale. I metodi rocamboleschi ed avventurosi con i quali le opere furono talvolta recuperate, il fascino personale di uomo colto e raffinato e allo stesso tempo spregiudicato e concreto nell’azione, i molti successi con il gentil sesso gli valsero il soprannome di 007 dell’arte.
Il 2 gennaio del 1963 l’Unità in prima pagina, sotto Krusciov, pubblicava con gran risalto una notizia d’arte da Los Angeles: dalle parti di Pasadena il “prof. Siviero” aveva ritrovato due piccole tavole sulle “fatiche di Ercole” degli Uffizi. Dipinte dal pittore e sculture rinascimentale Antonio del Pollaiolo, avevano alle spalle una vicenda travagliata e purtroppo frequente: le avevano trafugate nel 1944 i soldati tedeschi, trasportandole prima in Alto Adige in camionate cariche di opere d’arte, poi in Germania dov’erano rimaste almeno fino al 1957. Il paese d’oltralpe nel dopoguerra non aveva restituito i due dipinti che erano finiti illegalmente negli Usa. Li riporterà nella penisola, sfruttando la sua rete di informatori e contatti, il cosiddetto “007 dell’arte”, Rodolfo Siviero, “Ministro plenipotenziario” senza mai aver avuto un dicastero che si dedicò a restituire al nostro Paese opere depredate a musei, chiese e famiglie e risucchiate in un gorgo da cui era difficilissimo farle riemergere se non agendo di nascosto, evitando burocrazie e la diplomazia ufficiale.
L’inseguimento di Siviero ai tesori italiani scomparsi non si fermerà più, fra difficoltà materiali e contrasti con la burocrazia. E il suo campo d’azione si allargherà anche oltre il recinto dei saccheggi bellici. Nel 1968 riesce a recuperare, con un’azione spettacolare culminata in un conflitto a fuoco, l’Efebo di Selinunte, un bronzo preziosissimo «rubato dalla mafia nel 1962 al municipio di Castelvetrano dove veniva usato come portacappello del sindaco».Poco prima della sua morte, l’ex 007 compila la lista, completa di indicazioni utili al recupero, delle opere ancora ricercate: circa 2.500. È il suo ultimo regalo.
La sua storia è raccontata da Francesca Bottari [rif.1] e spettacolare è il racconto fatto da Siviero stesso ne “L’arte e il nazismo” [rif.4]

Altre fonti

Da Spiegel International 26 novembre 2015

Balky Bavarians: US Congress Demands Action on Nazi Looted Art di Ulrike Knöfel

Articolo originale di di Ulrike Knöfel “Balky Bavarians: US Congress Demands Action on Nazi Looted Art” 26 Novembre 2015

Il problema delle opere d’arte trafugate è ancora attuale, tanto da portare ventinove membri del Congresso Americano a firmare una lettera indirizzata al Governo tedesco e in particolare al Governatore della Bavaria Horst Seehofer. Nella lettera si chiede di facilitare il dialogo fra il Museo Statale, che sembra ospitare ancora opere trafugate, e le famiglie ebree che chiedono la restituzione delle opere appartenute ai loro familiari.

29 Maggio 2013 – Otto libri antichi, sopravvissuti a 500 anni di guerre e conflitti, finalmente tornano in Italia

Articolo originale di Keri Douglas, editor/writer, 9 Muses News – 29 Maggio 2013

Il 29 Maggio del 2013, in una rilassante sala conferenze dell’Ambasciata italiana a Washington DC, Josh Shapiro racconta la storia del viaggio di questi libri che, dall’Italia devastata dalla guerra arrivano in una casa alla periferia di Chicago. Josh Shapiro è il nipote di Irving Tross, 96 anni e veterano della seconda guerra mondiale, i libri sono un souvenir di guerra del nonno. Irving Tross vuole che i libri tornino a casa, sono libri che vanno dal XVI al XVIII secolo con illustrazioni di conchigle e anatomia umana, scritti di Aristotele e Isaac Newton, una grammatica dall’Ebraico al Latino. Con il crescendo della guerra in Europa, l’Università di Napoli cercò di proteggere una parte delle opere d’arte portandole nell’abbazia di San Francesco in Minturno. Quando gli Alleati raggiunsero Minturno, Irvin Tross faceva parte della 88th Infantry Division del 339th Field Artillery Battalion. Irrvin trovò dei libri fra le rovine dell’abbazia prendendone alcuni come souvenir. Il punto di contatto fra la famiglia di Irvin e l’talia è stata la “Monuments Men Fundation”. La famiglia ha dato i libri alla Fondazione la cui missione è quella rendere consapevoli dei milioni di tesori della Cultura Europea portati a casa dai soldati e offrendo ai familiari l’opportunità di farli ritornare nei loro paesi di origine.

Otto libri

Josh Shapiro, nipote di Irving Tross, con uno dei libri

30 Aprile 2012 – Il rimpatrio in Italia di antichità trafugate di Keri Douglas

Articolo originale di Keri Douglas, editor/writer, “Repatriation of looted antiquities to Italy” 30 April 2012

Aprile 26, 2012, con una cerimonia ufficiale tenuta presso l’Ambasciata italiana a Washington DC, sette rare e preziose opere d’arte sono state riconsegnate all’Italia come parte del continuo sforzo internazionale teso a tracciare, ritrovare e restituire le opere d’arte trafugate.

Gli oggetti, tutti in ottime condizioni (valore stimato oltre un milione e mezzo di dollari) sono stati semplicemente esposti su cavalletti e colonne. Si tratta di due vasi di oltre 2000 anni fa, rinvenuti in Italia, contrabbandati in Svizzera e poi trasferiti a Beverly Hills prima di essere sequestrati a New York presso la casa d’aste Christie’s. Un piccolo busto gianiforme romano, anche questo contrabbandato dall’Italia alla Svizzera prima di essere messo all’asta presso Christie’s.

Tre pagine miniate del XII secolo, provenienti da due libri distinti, uno presso la chiesa di San Paolo a Pistoia e gli altri dal monastero di Monte Oliveto Maggiore di Siena, erano stati messi in vendita on-line da un commerciante di libri rari di Portland, Oregon. L’ultimo oggetto, svelato con grande effetto da Lelio Orsi, era la pittura rinascimentale “Leda e il Cigno”. Quest’ultimo era stato importato illegalmente negli Stati Uniti ed è stato messo all’asta da Sotheby’s a New York.

31 Gennaio 2014 – Sulle tracce dei Monument Men

Con l’uscita del film “Monument Men” la strana guerra delle opere d’arte è oggetto di riscoperta, vi invito a dare uno sguardo a questo post del Metropolitan Museum scritto da Melissa Bowling, Associate Archivist, Museum Archives; e James Moske, Managing Archivist, Museum Archives:

In the Footsteps of the Monuments Men: Traces from the Archives at the Metropolitan Museum Posted: Friday, January 31, 2014

 

First Lieutenant James J. Rorimer, a sinistra, e Sergeant Antonio T. Valin esaminano gli oggetti ritrovati. Neuschwanstein, Germany, May 1945. Photograph by U.S. Signal Corps

3 Novembre 2013 – Il tesoro di Hitler

Ritrovato a Monaco il tesoro di Hitler: 1500 opere d’arte che si credevano distrutte.
Il sensazionale ritrovamento, rivelato dal settimanale tedesco Focus, nell’appartamento di Cornelius Gurlitt. Fu il padre Hildebrandt Gurlitt, che operava per conto del Terzo Reich, ad acquistare il tesoro che i nazisti saccheggiarono negli anni Trenta e Quaranta. Tra le opere, quadri di Picasso, Matisse, Renoir e Chagall. Era a Monaco di Baviera, nascosto e forse quasi dimenticato in una casa abbiente ma polverosa e in rovina, quello che molti chiamavano ‘il tesoro di Hitler’: oltre millecinquecento quadri e altre opere d’arte, tra cui anche opere di Pablo Picasso e Henri Matisse considerate ‘arte degenerata’ dal Terzo Reich’. Degenerata o no, l’arte valeva e Goering, Goebbels, Himmler e tutti gli altri gerarchi nazisti erano assetati di denaro e morbosamente affascinati dal valore dell’arte.

Tra le 1500 opere protagoniste dello spettacolare ritrovamento di capolavori trafugati durante il nazismo non figurano, infatti, solo quadri moderni (come dichiarato in un primo momento) ma ci sarebbero opere anche del XVI secolo. A fare la clamorosa scoperta è stata la storica dell’arte Meike Hoffmann, della sezione di ricerca “arte degenerata” della Freie Universitaet di Berlino, che ha collaborato alle indagini per rintracciare la collezione del fuhrer e che ora sta svolgendo le perizie per autenticare i capolavori ritrovati. Fra i quadri contemporanei, inoltre, la Hoffmann ha individuato un’opera sinora sconosciuta di Marc Chagall, raffigurante una scena allegorica dipinta attorno alla metà del 1920, e un raro autoritratto di Otto Dix, nella foto qui sotto, dipinto nel 1919.

Otto Dix - Autoritratto 1919

Otto Dix – Autoritratto 1919

11 Febbraio 2014 – Il tesoro di Hitler – Aggiornamento

Altre 60 opere d’arte sono state trovate nella casa di Salisburgo di Cornelius Gurlitt. Fanno parte del gruppo ritrovato opere di Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir e Pablo Picasso.

Il ritrovamento sulla stampa estera

Il CAMPOSANTO RITROVA I SUOI AFFRESCHI

A Pisa completato il restauro delle opere colpite da una granata nel 1944: dal 17 giugno si potranno vedere dl nuovo tutte insieme

di LAURA MONTANARI – tratto da “Trova Firenze” – Supplemento de La Repubblica – Maggio 2018

Anni di cure, dieci abbondanti di restauro, una maratona con ostacoli e imboscate lungo il cammino. Ma adesso e tutto alle spalle e davanti ci sono soltanto loro, gli affreschi del Camposanto restituiti com’erano. Una specie di antologia della pittura italiana del quattordicesimo secolo. Per la prima volta dal 17 giugno si potranno vedere tutti insieme al loro posto, alle pareti in cui vennero centrati da una granata il 27 luglio 1944 durante l’attacco aereo alleato allo scalo ferroviario di San Rossore: ci fu un devastante incendio che fece fondere il tetto di piombo.

Pisa Camposanto1944

Le opere vennero poi staccate dalle pareti e si cominciò a pensare a come restaurarle anche se poi soltanto negli ultimi dieci anni, cioè da quando la direzione dei lavori e stata assunta da Antonio Paolucci, si e entrati nella fase decisiva. Dopo le Storie dei Santi Padri e dopo il Giudizio Universale e l’Inferno I’ ultimo tassello ad essere fissato al muro del complesso monumentale e il Trionfo della Morte. E I’ affresco che mancava per poter guardare tutto il ciclo dell’opera firmata da Bonamico Buffalmacco.

Camposanto di Pisa Coperture Provvisorie

Camposanto di Pisa – Le Coperture Provvisorie messe a protezione degli affreschi dopo la liberazione della città (ref. 10)

Quindici metri di lunghezza, otto di altezza, un’opera sontuosa che saprà richiamare al Camposanto l’attenzione di migliaia di turisti. II ciclo della morte e una delle pili importanti e al tempo stesso meno conosciute opere della storia dell’arte medioevali. E proprio in quell’affresco che, secondo la maggior parte dei critici, I’ artista raggiunge la sua massima espressione, combinando diversi nuclei narrativi autonomi, funzionali alia rappresentazione del tema. II primo vede, all’ estrema sinistra, tre cadaveri improvvisamente scoperti da una brigata di giovani vestiti con eleganza, impegnati in una battuta di caccia; al centro un gruppo di storpi e mendicanti nell’atto di invocare la rapida fine che già ha raggiunto laici ed ecclesiastici al loro fianco; sulla destra, invece, l’amorevole conversazione delle cortigiane raccolte in un rigoglioso giardino. Su tutti incombe la morte, accompagnata da una schiera di demoni alati che lottano in cielo contro gli angeli per conquistarsi le anime dei defunti. Nel Giudizio Universale si vedono Cristo e la Madonna in alto, affiancati dagli angeli e la sfera celeste, mentre nell’ ordine inferiore i morti vengono divisi tra eletti, trattenuti alia destra di Cristo, e dannati trascinati nei gironi dell’Inferno. La narrazione prosegue con la scena successiva, le Storie dei Santi padri, ovvero gli anacoreti tentati nel deserto egiziaco dal demonio che si presenta in mille travestimenti. E stato un recupero tutt’altro che scontato quello delle opere del Camposanto, reso possibile anche grazie ai progressi delle scoperte scientifiche nell’ambito del restauro e grazie alia coralità di esperti che hanno partecipato al progetto. Dagli Anni Novanta, spesi oltre 7 milioni di euro. Oltre alia direzione di Paolucci e stata importante la supervisione dei capi restauratori Carlo Giantomassi e Gianluigi Colalucci. Gli affreschi del Camposanto sono stati realizzati dai maggiori maestri del Tre e Quattrocento e raccolgono quasi duemila metri quadrati di pitture. Tutto il ciclo di Buffalmacco risente delle opere del trecentesco Domenico Cavalca, e mostra affinità con le coeve narrazioni di Dante e di Boccaccio.

Pisa - Camposanto monumentale, esterno

II visitatore verrà trascinato a riflettere sul tema della sofferenza. Nel tempo queste opere avevano subito diversi interventi di restauro, non tutti fortunati. II ciclo di Buffalmacco era fra quelli meno danneggiati e quindi per lui si e imposto un ripensamento delle varie fasi di intervento. Per la pulitura, l’Opera Primaziale Pisana ha impiegato i batteri mangiatori che, applicati sulla superficie del dipinto per circa tre ore, eliminano totalmente il materiale organico, senza danneggiare il colore originale. Inoltre e stato risolto un problema legato alla ricollocazione degli affreschi in Camposanto, quello delle condense. Un team di ingegneri (Roberto Innocenti e Paolo Mandrioli del Cnr e Giuseppe Bentivoglio dell’Opera della Primaziale), ha progettato e sperimentato un sistema di retro riscaldamento della superficie dell’affresco, che al verificarsi delle condizioni favorevoli alla formazione di rugiada, ne innalza la temperatura superficiale di 2-3 gradi sopra la temperatura dell’ambiente, evitando cosi le condense. Il sistema e manovrato da sensori che rilevano ogni 10 minuti, umidita dell’ambiente e temperatura delle superfici affrescate.

Risorse e link

Registro Centrale delle informazioni sulle opere d’Arte trafugate 1933-1945
The Central Registry of information on Looted Cultural Property 1933-1945

Bibliografia

Alcuni dei libri in elenco sono disponibili presso il CDRS, vedi catalogo, altri, in quanto proprieta dei singoli soci, sono consultabi su richiesta.

  1. “Rodolfo Siviero” di Francesca Bottari ed. Castelvecchi 2013
  2. “Lo 007 che salvò l’arte dai nazisti – Rodolfo Siviero recuperò tremila opere italiane già rubate” di Sergio Rizzo (26 ottobre 2013) – Corriere della Sera
  3. “Salvate Venere! La storia sconosciuta dei soldati alleati che salvarono le opere d’arte italiane nella seconda guerra mondiale” di Ilaria Dagnini Brey ed. Mondadori 2010
    Edizione italiana del libro “The Venus Fixers: the Remarkable Story of the Allied Soldiers Who Saved Italy’s Art During World War” di Ilaria Dagnini Brey ed.Farrar, Straus and Giroux 2009. L’edizione italiana è introvabile!
  4. “L’arte e il nazismo” di Rodolfo Siviero ed. Cantini 1984
  5. “Il console di Firenze” di David Tutaev ed. Aeda 1971. La storia di Gerhard Wolf
  6. “L’arte fiorentina sotto tiro” di Frederick Hartt ed. Firenze Leonardo 2014 – Florentine Art Under Fire venne pubblicato negli Stati Uniti poco dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1949, tradotto in italiano nel 2014!!
  7. “Monuments men. Eroi alleati, ladri nazisti e la più grande caccia al tesoro della storia” Copertina rigida – 2013 di Robert M. Edsel e Bret Witter tradotto da D. Fasic ed. Sperling & Kupfer – ISBN 978-8820048341
  8. “Monuments men: missione Italia. La sfida per salvare i tesori dell’arte trafugati dai nazisti” Copertina rigida – 2014 di Robert M. Edsel. Traduzione di D. Fasic e A. Mazza – ISBN 978-8820055912
  9. “Rescuing Da Vinci. Hitler and the Nazis Stole Europe’s Great Art : America and Her Allies Recovered it” – 2006 di Robert M., Nicholas, Lynn H., Pillsbury, Edmund P. Edsel – ISBN 978-0977434947
  10. “Cinquanta monumenti italiani danneggiati dalla guerra” -1947 di Emilio Lavagnino – Associazione Nazionale per il reatauro dei monumenti danneggiati dalla guerra. The book was first published in english in 1946 titled “Fifty war-damaged monuments of Italy”
  11. “Danni di guerra e restauro dei monumenti Palermo 1943-1955” Tesi di Giuseppe Scaturro 2005 – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI “FEDERICO II” DOTTORATO DI RICERCA IN CONSERVAZIONE DEI BENI ARCHITETTONICI XVI CICLO
  12. “Montecassino” di David – RICHARDSON, David. HAPGOOD – 1985 Rizzoli

PonteVeccio-Firence InscriptionGerhardWolf

Lapide dedicata a Gerhard Wolf sul Ponte Vecchio – Firenze

Filmografia

“The Monuments Men”, gli eroi che salvarono i capolavori dell’arte – 2013

The Rape of Europa – The Rape of Europa tells the epic story of the systematic theft, deliberate destruction and miraculous survival of Europe’s art treasures during the Third Reich and the Second World War.