Cimitero Militare Germanico, presso il Passo della Futa

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    la redazione
    ampliato da MuGot – Museo Gotica Toscana. La Guida, Firenze, Edizioni Gotica Toscana 20241

    Dov’è, come raggiungerlo

    Legato alle vicende della Linea Gotica e delle battaglie svoltesi sull’ Appennino Tosco-Emiliano è il grande Cimitero Militare Germanico che si trova presso il Passo della Futa, a 30/40 minuti di automobile dal MuGot, distante poco meno di trenta chilometri. Lo si raggiunge percorrendo la Strada Provinciale 503 fino al Passo del Giogo, per poi scendere a Firenzuola, e da qui imboccare la Strada Provinciale 116 in direzione ovest (sinistra) verso la Futa.

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    1. A propria volta le informazioni sono tratte specialmente – ma non esclusivamente – da https://it.wikipedia.org/wiki/Cimitero_militare_germanico_della_Futa

    Il Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge e Dieter Oesterlen (Architetto)

    Il cimitero è il più grande fra quelli realizzati in Italia dal Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, l’ente privato, finanziato dallo stato tedesco, incaricato di realizzare le onoranze ai caduti di guerra germanici. È del 1955 l’accordo tra Italia e Repubblica Federale di Germania per la sistemazione delle salme dei soldati caduti in territorio italiano. Costruito a partire dal 1961 su progetto dell’architetto tedesco Dieter Oesterlen, è stato inaugurato il 28 giugno 19692.

    Dieter Oesterlen riceve l’incarico e la tempistica di progetto dal Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge per il Deutscher Soldatenfriedhof am Futa-Pass – il Passo della Futa tra Firenze e Bologna– nella primavera del 1959; e lo realizza tra il 1961 e il 1964 nelle sue parti fondamentali”. Dal lavoro di questo architetto, dalla sua storia, dalla collaborazione con la sua équipe risulta che il Cimitero Germanico della Futa deve essere inteso come un’opera d’arte: “Il tema del sacro ritorna, anzi particolarmente intensa è la sua attività in tal senso. Ed è occasione di lavoro per Dieter Oesterlen con alcuni artisti che ritroviamo al Passo della Futa; come Helmut Lander, il mosaicista, e Fritz Kühn, lo scultore del ferro. Quasi parallelamente al cimitero dei caduti germanici, tra il 1964 e il 1967, Oesternen sta progettando il Zwölf-Apostel Gemeindezentrum a Hildesheim-Waldquelle (la Chiesa dei Dodici Apostoli)”.3

    L’architetto è animato da una forte tensione storica. La guerra è ancora lì, fa parte di quel paesaggio. Il Passo della Futa, dove il tempo si ferma nell’inverno tra il 1944 e il 1945, è un luogo di scontri, di uomini e di mezzi che si combattono, armi che crepitano, vita e morte. A un passo da Bologna a un passo dalla fine. Ecco il senso di quelle spirali progettate da Oesterlen.

    “Una spirale di quelle che abbracciano le persone e son capaci di prender la terra e di volgersi contemporaneamente al cielo, è lo schizzo fatto sul cantiere per spiegare all’impresa costruttrice italiana il senso del lavoro. Tutto di terra toscana l’incipit, tutto germanico il climax verso la sommità e la cripta. Il paesaggio del Mugello, avvezzo alle fortezze medicee che guardano questo luogo in controcampo (San Piero a Sieve per tutte la più estesa, la più stupefacente), registra la contabilità della morte di una memoria difficile, controversa, stemperata da quei muri come i contadini lì fanno, in pietra forte appena sbozzata, ora fiorita di licheni gialli. Reparti schierati in battaglia, campo per campo, lapide dopo lapide”.

    Sono queste le parole con cui Francesco Collotti descrive il senso del lavoro pensato e realizzato da Oesterlen. Così il Militero Germanico della Futa deve essere inteso come una poesia che ci allontana dalla guerra, ricordandocela con un monumento di pace, dove la riflessione sul senso della vita si fa profonda e ancestrale: quasi naturale5.

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    2. Foto e varie informazioni sono tratte da F. COLLOTTI, Il paesaggio dei caduti. Dieter Oesterlen, Cimitero Militare Germanico, in “Casabella. Rivista di Architettura”, DCCCXXV (maggio 2013), pp. 70-89.
    3. Citazioni da idem, p. 72
    4. Idem, p. 74.
    5. Il testo non citato è di Daniele Baggiani.

    La struttura, il senso

    Il cimitero sorge sulla cima di un rilievo a quota 950m intorno a un bunker in calcestruzzo. È ben indicato sulla strada, e merita una visita.

    L’ingresso è sormontato da un maestoso muro triangolare in pietra grigia che si eleva sopra i terrazzamenti a gradinate dei sepolcri, immerso tra la vegetazione circostante, caratteristica dei paesaggi di alta quota, costituita prevalentemente da boschi di conifere, abeti bianchi e rossi e di latifoglie, faggi e aceri montani.

    Vi sono accolte 30.683 salme di soldati germanici, provenienti da 2.069 diversi comuni italiani.

    Il Cimitero Germanico occupa una superficie di circa 12 ettari. Si sviluppa sulle pendici del rilievo montuoso attraverso una serie di terrazzamenti lungo i quali sono disposti i sepolcri. I lotti delle inumazioni sono su terrazze verdi a gradoni, attraversate da sentieri concentrici e scalinate. Le 16.000 lastre di granito grigio che recano i nomi dei militari sono raggruppate in 72 settori di diversa grandezza; su ciascuna lastra sono incisi i nomi di due o quattro soldati in sequenza, anche se molti di loro non hanno nome, sono cioè unbekannten soldaten, militi ignoti.

    Un muro di pietra arenaria grigia a conci sfalsati e irregolari, lungo due chilometri, avvolge il monte fino alla cima. L’ultima spirale culmina in un imponente muro piramidale, che si erge in altezza a guisa di scheggia, avvolgendo su due lati il cortile d’onore, sotto il quale si trova la cripta commemorativa. La pavimentazione del cortile, e una parete del muro monumentale, sono impreziositi da un rivestimento decorativo a inserti irregolari di pietra serena, travertino, granito e marmi.

    Seguiamo ancora le parole di Francesco Collotti per capire meglio il progetto, il luogo che vediamo e che possiamo vivere all’ombra di tante sepolture. “Poco discosta dalla cantoniera ANAS verso il Passo [della Futa] scarta la strada di arroccamento alla spirale. La soglia del sacro è qui un piccolo edificio per nulla retorico che ospita il custode e l’ingresso. Una bella ala leggera, tutta dentro la migliore architettura tedesca del dopoguerra, sormonta alcuni muri di sasso e cela la quotidianità della vita, introducendo al sacro annunciato da un grande cancello a bilico costeggiato da un muro di sostegno a pietre grosse appena inclinato. Alcuni percorsi diretti (Radialwege), piantumati di querce alternate a pioppi, fatti di gradinate che tagliano il pendio e le curve di livello sulla perpendicolare, consentono di traguardare la parte sommitale, ma il vero viaggio ascensionale appartiene alla spirale, da cui sbalzano in forte rilievo le croci che paiono al contempo spade puntate austere verso il suolo, sorrette da antichi giganti, presenti eppure non visibili”.

    “Nelle relazioni che accompagnano il lavoro, Dieter Oesterlen dialoga col paesaggio dell’amata Italia e dichiara un coinvolgimento colto e raffinato nell’atto discreto di costruirne il suolo, e quel paesaggio in particolare, tra i più belli. Insegue Oesterlen le stradine che tagliano i vigneti, in der Art von Weinbergsteigen. Alla base del progetto, il rilievo del luogo con una accuratissima descrizione delle essenze autoctone e della consistenza vegetale, datata 4 gennaio 1961″.6

    Nasce da questo amore per il paesaggio di Oesterlen il sentimento di pietà che penetra il visitatore di quelle scalinate, di quei sepolcri. E sempre la stessa domanda: ‘perché siete venuti ad uccidere qui, a morire qui’?

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    6. F. COLLOTTI, Il paesaggio dei caduti. Dieter Oesterlen, Cimitero Militare Germanico, in “Casabella. Rivista di Architettura”, DCCCXXV (maggio 2013), p. 74.

    La cripta

    La cripta sottostante è illuminata da tre finestre a nastro, che si aprono sulla parete esposta a ovest, dove si commemorano i caduti di guerra dispersi. Una seconda cripta, con accesso dal lato nord, accoglie le salme e le lapidi funerarie provenienti dal preesistente Cimitero Militare di Cervia.

    “A differenza della messa in opera della natura all’esterno, l’interno della cripta non è in pietra locale, ma in schwarzer Schiefer, Trittflaeche Bruchrauh (ardesia nera filo sega così come esce dalla cava della montagna) ed è la Ditta Philipp Holzmann Aktiengesellschaft Frankfurt Main che se ne occupa, con pagine e pagine di libretto delle misure a prova di contabilità militare”. Quando si lascia l’esterno così ben collocato nel paesaggio italiano della Toscana e dell’Appennino; quando si varca la soglia della Cripta, “si entra nella terra di Germania […]. E siamo nella terra, di nuovo nella cripta, sotto alla corte d’onore. Ancora Fritz Kühn nella cripta disegna e fonde una unica corona di spine fuori scala che somiglia a una barriera anticarro, ieraticamente definita nel cartiglio “Ehrenhalle Plastik”, come se l’uso e la memoria fossero sospesi”7.

    Non rimane che ricordare come il Cimitero Militare Germanico del Passo della Futa progettato da Dieter Oesterlen sia a tutti gli effetti un’opera d’arte. La speranza è che vogliate visitarlo e che scatti in voi, così come è scattato in noi – rimanendoci impresso -, il bisogno di aprirsi a una conversazione con la storia, a un colloquio coi vinti che spinga a capire e a coltivare fermamente la pace che qui adesso si respira.

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    7. Idem, p. 78.

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