di Manuel Noferini
Nel settembre del 1944 i mezzi corazzati tedeschi, gli stessi che avevano permesso al Terzo Reich le travolgenti conquiste della Polonia, della Francia e dei Balcani all’inizio della guerra, non avevano più la vita facile di un tempo. La supremazia aerea alleata rendeva rischioso ogni movimento diurno, e anche durante le soste i veicoli dovevano venire ben mimetizzati, per evitare gli attacchi degli “Jabo” (il diminutivo tedesco per definire i cacciabombardieri) o di essere inquadrati dal fuoco delle artiglierie.1
Il loro numero poi, anche a causa dei bombardamenti che devastavano le industrie della madrepatria, era divenuto insignificante rispetto a quello che gli Alleati, e primo tra tutti “l’Arsenale della Democrazia” erano in grado di schierare.
Riguardo ai mezzi corazzati, verso la fine della guerra le industrie tedesche concentrarono molte risorse nella produzione di cannoni d’assalto, “Sturmgeschütz” in tedesco, molto più facili ed economici da realizzare rispetto ai classici carri armati in quanto erano privi della torretta, ma comunque temibili in quanto dotati di cannoni di potenza tale da poter affrontare efficacemente sia i carri che la fanteria nemica.2
Sulla Linea Gotica questi corazzati furono ampiamente usati, ma il numero esiguo di mezzi a disposizione fece sì che venissero schierati singolarmente, laddove fosse ritenuto necessario stabilire un punto di resistenza per contrastare l’avanzata del nemico.
Nell’area del passo del Giogo i mezzi che operarono furono probabilmente non più di tre o quattro. Appartenevano alla Heeres Sturmgeschütz Brigade 907, un reparto alle dipendenze dirette del I Corpo paracadutisti.3 Uno in particolare si rivelò piuttosto attivo e diede qualche grattacapo alle forze americane, anche se a conti fatti i danni che provocò al nemico si rivelarono abbastanza limitati. Di questo corazzato abbiamo notizia dai rapporti americani del 14 settembre, che riferivano di un “enemy tank” in movimento nella zona e del tentativo, fallito, di distruggerlo con il bazooka. Nel pomeriggio quello che probabilmente era lo stesso mezzo (descritto erroneamente come un Panzer IV con cannone corto) veniva avvistato a 200 yard a nord del Giogo.4
Il 17 settembre lo ritroviamo, sempre in base ai resoconti americani, alla testa di un contrattacco dove prende a cannonate quota 926, sebbene con scarsa efficacia.5 Il 18 settembre alle ore 17.30 è annotata nel diario della Brigata Granatieri “Lehr” la presenza di uno Sturmgeschütz a Rifredo, insieme a una mitragliatrice pesante. Si tratta dell’elemento centrale di un punto di resistenza approntato al fine di contrastare l’ulteriore avanzata delle truppe americane dopo la perdita del passo del Giogo.6
Successivamente possiamo osservare, nella foto di un corrispondente di guerra dello US Army, quello che molto probabilmente è lo stesso corazzato sul bordo della strada, abbandonato dal suo equipaggio dopo che era stato colpito dall’artiglieria o da un attacco aereo. Il luogo sembrerebbe essere il tratto di strada che collega la piccola frazione al passo.
Dell’equipaggio faceva parte un giovane originario di Meggenthal, in Baviera: Mathias Hölzl. Figlio di un muratore, pur ancora diciannovenne era già un caporale veterano decorato con la Croce di Ferro di seconda classe, del distintivo d’assalto e di quello di ferito.
L’attacco al suo Sturmgeschütz gli fu fatale. La scheda necrologica indica che ne ebbe la mano sinistra ed il cranio “disintegrati”; ne consegue che forse egli morì sul colpo. I suoi commilitoni però non lo abbandonarono e lo portarono via con loro, per poi seppellirlo nel cimitero di Bologna-Certosa. Riesumato nel dopoguerra, Mathias oggi riposa nel Cimitero di Guerra Germanico del Passo della Futa, Blocco 51 Tomba 450.7
- Ricordo di Mathias Hölzl, soldato tedesco, morto a 19 anni nel 1944, con preghiere e dediche religiose.
- Lapide di Rudolf Schillinger e Mathias Hölzl,sul prato del Cimitero di Guerra Germanico del Passo della Futa: Blocco 51 Tomba 450.
Note al testo
1. Gli “Jabo” e il dominio del cielo. “Jabo” era l’abbreviazione corrente di Jagdbomber, letteralmente “cacciabombardiere”. Per i soldati tedeschi sul fronte occidentale e italiano il termine finì per assumere un significato molto concreto: velivoli tattici alleati capaci di intervenire contro colonne, automezzi, artiglierie e concentramenti di truppe, rendendo pericolosi gli spostamenti diurni. Il problema è ben documentato proprio nell’area del Giogo. Durante i combattimenti di settembre il supporto aereo tattico alleato operò contro obiettivi situati dietro le posizioni tedesche.
2. Sturmgeschütz: non un carro armato, ma un cannone d’assalto. Lo Sturmgeschütz nacque alla vigilia della guerra come arma destinata ad accompagnare direttamente la fanteria, distruggendo fortificazioni, nidi di mitragliatrici e altri punti di resistenza. La soluzione tecnica era differente da quella di un carro armato tradizionale: il cannone era installato in una sovrastruttura corazzata fissa anziché in una torretta girevole. Lo Sturmgeschütz III, costruito sullo scafo del Panzer III, divenne il rappresentante più diffuso di questa categoria. L’assenza della torretta consentiva una sagoma più bassa e una costruzione relativamente più semplice. Le prime versioni erano armate con un corto cannone da 7,5 cm destinato soprattutto al supporto della fanteria; con l’evoluzione della guerra comparvero versioni dotate di un 7,5 cm a canna lunga, molto più efficace contro i mezzi corazzati avversari. Lo Sturmgeschütz finì così per assumere anche un’importante funzione controcarro.
3. La Heeres-Sturmgeschütz-Brigade 907. La Sturmgeschütz-Abteilung 907 fu costituita a Schweinfurt il 10 gennaio 1944 e trasferita quasi immediatamente in Italia. Il 14 febbraio assunse la denominazione di Sturmgeschütz-Brigade 907 e il 10 giugno quella definitiva di Heeres-Sturmgeschütz-Brigade 907. Combatté sul fronte italiano, dapprima nell’area di Anzio e Cassino e successivamente durante la ritirata verso la Linea Gotica.
4. 14 settembre: due razzi di bazooka contro l’“enemy tank”. Quello del 14 settembre è l’episodio meglio documentato dell’intera vicenda. Gli uomini della Compagnia B del 338th Infantry Regiment, 85th Infantry Division, erano attestati sul costone occidentale di Monte Altuzzo quando individuarono un “enemy tank” che usciva da dietro un edificio lungo la strada. Il mezzo si fermò circa 500 yard più a nord e più in basso rispetto alle loro posizioni. Il Pfc. Leslie H. Albritton avanzò con un bazooka. Il primo razzo cadde circa cento yard corto. Il mezzo mise in moto e cominciò a spostarsi dietro una curva; Albritton sparò ancora. Il secondo razzo arrivò molto più vicino, a circa venticinque yard dal bersaglio, ma mancò nuovamente. Il veicolo tedesco rispose immediatamente con un colpo che mancò di poco gli americani. Esauriti i due razzi disponibili, la squadra del bazooka dovette ritirarsi.
5. 17 settembre: un mezzo corazzato nel contrattacco su quota 926. Nella notte tra il 16 e il 17 settembre gli americani riuscirono finalmente a penetrare sulla sommità di Monte Altuzzo. La quota 926 costituiva il punto dominante del massiccio e una delle chiavi della difesa del Passo del Giogo. Proprio in quelle ore entrò pienamente in azione la Grenadier-Lehr-Brigade, riserva del I. Fallschirm-Korps. La storia ufficiale americana riferisce che i suoi due battaglioni erano giunti nel settore e che il II battaglione si portò sulle posizioni di Monte Verruca e Monte Altuzzo durante la notte, mentre gli uomini del 338th Infantry stavano salendo verso la cresta. Il 17 settembre i tedeschi lanciarono ripetuti contrattacchi per recuperare le posizioni perdute. Durante uno di essi, la documentazione americana registra nuovamente la presenza di un mezzo corazzato: un “German tank” si mosse nella depressione a nord della cima occidentale dell’Altuzzo e a sud della strada, sparando verso quota 926 senza risultati apprezzabili.
6. Dal Passo del Giogo a Rifredo: la difesa dopo lo sfondamento. La posizione geografica spiega bene il successivo impiego dello Sturmgeschütz. Una volta conquistate le alture di Monte Altuzzo, Monte Verruca e Monticelli, le truppe del II Corps americano poterono superare il Passo del Giogo e avanzare lungo la strada verso Firenzuola. La mattina del 18 settembre il 2nd Battalion del 338th Infantry avanzò lungo la rotabile, mentre elementi del 3rd Battalion raggiunsero Barco, circa 1.600 yard a nord del passo. La Linea Gotica in quel settore era ormai stata perforata.
7. Mathias Hölzl: un nome dietro il mezzo. Con Mathias Hölzl la storia del mezzo corazzato cessa di essere soltanto una vicenda tecnica e militare. La documentazione resa nota nel corso di ricerche specialistiche comprende uno Sterbebild – la tradizionale immaginetta funebre diffusa nei paesi cattolici di lingua tedesca – e una scheda della Deutsche Dienststelle (WASt). Quest’ultima collega Hölzl alla Heeres-Sturmgeschütz-Brigade 907 e indica la morte a Rifredo il 18 settembre 1944. La stessa documentazione segnala la successiva sepoltura nel cimitero della Certosa di Bologna. Le carte della Deutsche Dienststelle hanno un particolare valore per questo tipo di ricerca. La WASt raccoglieva durante e dopo la guerra milioni di comunicazioni relative a militari, perdite, dispersi, matricole e sepolture.
Fonti e bibliografia
Fonti documentarie e studi ufficiali
- MacDonald, Charles B.; Mathews, Sidney T., Three Battles: Arnaville, Altuzzo, and Schmidt, Washington, D.C., Office of the Chief of Military History, Department of the Army, 1952, in particolare la sezione Break-Through at Monte Altuzzo. L’opera è oggi pubblicata dal U.S. Army Center of Military History come CMH Pub 11-7. È la fonte fondamentale per la ricostruzione degli avvistamenti del mezzo corazzato del 14 e 17 settembre, del tentativo con il bazooka e della fotografia del mezzo fuori combattimento.
- Fifth Army, Fifth Army History, Part VII: The Gothic Line, documentazione storica ufficiale dell’U.S. Fifth Army relativa all’offensiva dall’Arno e allo sfondamento della Linea Gotica nel settembre 1944.
- U.S. Army Center of Military History, North Apennines, 1944–1945, serie The U.S. Army Campaigns of World War II, per il quadro operativo generale dell’offensiva della Fifth Army attraverso il Passo del Giogo.
- Grenadier-Lehr-Brigade, Kriegstagebuch, 26 giugno–4 novembre 1944, CAMO, Bestand 500, Findbuch 12484, Akte 11, oggi digitalizzato nel progetto German Documents in Russia.
Studi e repertori
- Anderson, Thomas, Sturmartillerie: Spearhead of the Infantry, Oxford-New York, Osprey Publishing, 2016. Studio generale sullo sviluppo, l’organizzazione, l’impiego tattico e l’evoluzione tecnica della Sturmartillerie tedesca.
- Battistelli, Pier Paolo, Assault on the Gothic Line 1944. The Allied Attempted Breakthrough into Northern Italy, Campaign 387, Oxford-New York, Osprey Publishing, 2023.
- Spielberger, Walter J., Sturmgeschütz & Its Variants, Atglen, PA, Schiffer Military History, 1997. Opera di riferimento per lo sviluppo tecnico delle diverse versioni dello Sturmgeschütz e dei mezzi della Sturmartillerie.
- Tessin, Georg, Verbände und Truppen der deutschen Wehrmacht und Waffen-SS im Zweiten Weltkrieg 1939–1945, Band 13: Die Landstreitkräfte 801–13400, Osnabrück, Biblio Verlag, 1976. Repertorio fondamentale per la storia organica e le denominazioni delle unità, compresa la 907.













