ricerche e testo a cura di Daniele Baggiani
Lo sbarco di Salerno e l’Operazione Avalanche (9 settembre 1943)
Una vittoria contesa nella campagna d’Italia
Lo sbarco di Salerno, il 9 settembre 1943, segna l’ingresso degli Alleati sul continente europeo otto mesi prima della Normandia, nel momento più incerto della guerra in Italia. Il paese è appena uscito dal fascismo, l’armistizio è stato annunciato poche ore prima, e la reazione tedesca — pronta, organizzata, quasi vittoriosa nei giorni del contrattacco del 13 settembre — dimostra che la campagna d’Italia non sarà la rapida marcia verso nord sperata dagli Alleati, ma la prima di una lunga serie di battaglie attraverso linee difensive successive, fino all’Appennino toscano e alla Linea gotica passando per Cassino, la Linea Gustav e la Linea Albert.
Premesse e presupposti dell’operazione
L’Operazione Avalanche — lo sbarco alleato nel Golfo di Salerno del 9 settembre 1943 — nacque direttamente dalle decisioni prese alla Conferenza di Trident (Washington, maggio 1943), nella quale i capi di stato maggiore alleati, pur confermando la priorità assoluta della futura Operazione Overlord in Normandia, autorizzarono Churchill a proseguire la campagna del Mediterraneo dopo la conquista della Sicilia (Operazione Husky, luglio 1943), nella convinzione che colpire quello che il primo ministro britannico definiva il “fianco molle” dell’Asse avrebbe costretto la Germania a distogliere forze dal fronte orientale e da quello atlantico [1]. La caduta di Mussolini, il 25 luglio 1943, e le trattative segrete che ne seguirono fra il governo Badoglio e gli alleati accelerarono i tempi: l’armistizio, firmato in segreto a Cassibile il 3 settembre e reso pubblico l’8 settembre — poche ore prima dello sbarco — fu concepito per massimizzare la confusione nelle file tedesche, ma il comando germanico, e in particolare il feldmaresciallo Albert Kesselring, aveva da settimane previsto un possibile collasso italiano e predisposto un piano di disarmo immediato delle unità italiane e di difesa rigida dei punti chiave della penisola [2].
Avalanche non fu un’operazione isolata, ma il fulcro di un’invasione su tre direttrici: il 3 settembre l’VIII Armata britannica del generale Bernard Montgomery aveva già attraversato lo Stretto di Messina sbarcando in Calabria (Operazione Baytown); il 9 settembre stesso, contestualmente ad Avalanche, la 1ª Divisione paracadutisti britannica occupava il porto di Taranto senza incontrare resistenza (Operazione Slapstick), grazie alla collaborazione della Marina italiana dopo l’armistizio [3]. Avalanche, condotta dalla 5ª Armata americana di nuova costituzione al comando del generale Mark W. Clark, era tuttavia il vero centro di gravità strategico dell’invasione: un “salto” deliberatamente lontano dalla punta della Calabria, pensato per accorciare i tempi della campagna conquistando rapidamente Napoli e il suo porto, anziché risalire lentamente lo stivale a partire dallo stretto [4].
La strategia: la scelta del Golfo di Salerno
La scelta del luogo di sbarco fu, fin dall’inizio, un compromesso fra esigenze contrastanti. Ufficialmente, il fattore decisivo fu il raggio d’azione dei caccia monomotore Spitfire basati in Sicilia, che non potevano garantire copertura aerea continua oltre il Golfo di Salerno: per questo motivo il piano del generale Clark, che avrebbe preferito uno sbarco più a nord, fra Napoli e il Volturno, fu respinto dal comando britannico [5]. La storiografia locale campana ha tuttavia rilevato come tale argomento — la presunta assenza di coperture aeree — fosse per certi versi un pretesto comodo: nel settore a nord di Napoli i tedeschi disponevano solo della Divisione “Göring”, arretrata e in fase di ricostituzione dopo la semidistruzione subita in Sicilia, e uno sbarco in quell’area avrebbe permesso agli alleati di disporre quasi subito di Napoli, del suo porto intatto e dell’aeroporto di Marcianise, ben più sicuro di quello di Pontecagnano, che restò sotto il tiro dell’artiglieria tedesca per l’intera battaglia [6].
Il Golfo di Salerno, al contrario, presentava difetti tattici che si sarebbero rivelati gravissimi: il fiume Sele divideva la piana in due settori, separando il futuro X Corpo britannico, a nord, dal VI Corpo americano, a sud, con un vuoto di circa tredici chilometri fra i due; l’intera piana era inoltre dominata da una corona di montagne che offrivano ai difensori tedeschi posizioni di osservazione ideali per l’artiglieria; e, soprattutto, il settore era già presidiato da un’unica ma temibile grande unità corazzata tedesca a pieno organico, la 16ª Divisione Panzer, con circa 17.000 uomini e oltre cento carri armati [7]. Gli alleati confidavano che lo sbarco simultaneo in Calabria e a Taranto avrebbe spinto i tedeschi a un rapido ripiegamento verso nord per timore di un aggiramento: un calcolo che, come si vedrà, si rivelò sostanzialmente errato, poiché le divisioni tedesche dislocate in Calabria non si lasciarono impressionare dallo sbarco di Taranto e puntarono direttamente su Salerno [8].
La preparazione operativa e logistica
La 5ª Armata americana fu costituita appositamente per l’operazione meno di due mesi prima del giorno dello sbarco, articolata in due corpi d’armata: il VI Corpo americano del generale Ernest J. Dawley, imperniato sulla 36ª Divisione di fanteria (Texas National Guard, priva di precedenti esperienze di combattimento) destinata a sbarcare a Paestum, con la 45ª Divisione di fanteria in riserva galleggiante; e il X Corpo britannico del generale Richard McCreery, con la 46ª e la 56ª Divisione di fanteria, destinate al settore di Salerno-Vietri-Maiori [9]. Ai due fianchi del dispositivo operavano forze speciali con compiti di interdizione: i Rangers americani del colonnello William O. Darby, con l’obiettivo di occupare il Passo di Chiunzi sopra Maiori, dominando la piana di Napoli; e i Commandos britannici della 2ª Brigata Servizi Speciali del brigadiere Robert “Lucky” Laycock, con l’obiettivo di Vietri sul Mare, per bloccare la strada costiera verso Napoli [10]. La 82ª Divisione aviotrasportata, ancora in Sicilia, restava in riserva per un eventuale lancio d’emergenza.
Il comando della flotta da sbarco (Western Naval Task Force) fu affidato al viceammiraglio americano Henry Kent Hewitt. Fu proprio Hewitt a opporsi, senza successo, alla decisione più controversa di tutta la pianificazione: la scelta del generale Clark di rinunciare a qualsiasi bombardamento navale e aereo preparatorio, nella convinzione che ciò avrebbe preservato l’elemento sorpresa. Hewitt aveva previsto correttamente che la sorpresa tattica non sarebbe comunque stata raggiunta, poiché la ricognizione aerea tedesca aveva già individuato i convogli alleati in mare; la rinuncia al bombardamento, di conseguenza, privò le truppe da sbarco di un sostegno di fuoco che si sarebbe rivelato prezioso nelle ore immediatamente successive al tocca-e-parti sulle spiagge [11]. Sul fronte opposto, il generale Rudolf Sieckenius, comandante della 16ª Panzer, articolò la difesa in tre Kampfgruppen — Dörnemann a nord e nord-ovest di Salerno, Stempel fra Salerno e il Sele, Doering nel settore Paestum-Agropoli — schierati a cinque-dieci chilometri dalla costa, con l’artiglieria già pre-registrata sulle probabili zone di sbarco [12].
Lo sbarco del 9 settembre 1943
Nella notte fra l’8 e il 9 settembre 1943, una flotta di 463 unità navali, partite dai porti siciliani, algerini e da Tripoli, si avvicinò al Golfo di Salerno. I Rangers di Darby sbarcarono a Maiori verso le 3:10, senza incontrare resistenza, e nelle ore successive occuparono il Passo di Chiunzi; i Commandos britannici sbarcarono a Vietri sul Mare alle 3:50, dove dovettero sostenere combattimenti più aspri per il controllo dell’abitato, in uno scontro divenuto emblematico per l’impiego di un’arma anticarro portatile PIAT contro un carro tedesco nelle strette vie del paese [13]. Più a nord e a sud, il X Corpo britannico e il VI Corpo americano sbarcarono entrambi verso le 3:30: i britannici, nel settore di Salerno, incontrarono fin da subito il fuoco di artiglieria tedesca e dovettero conquistare a caro prezzo l’abitato di Battipaglia; gli americani, sulla spiaggia aperta di Paestum, privi del bombardamento preparatorio negato da Clark, furono accolti da un tiro di sbarramento a distanza ravvicinata di carri e cannoni tedeschi, oltre che — secondo una testimonianza più volte ripresa dalla pubblicistica — da un altoparlante tedesco che invitava beffardamente i soldati americani alla resa, “vi abbiamo già in pugno” [14]. Nonostante le perdite, entrambi i corpi d’armata riuscirono entro la giornata a stabilire una testa di ponte, ma sottile e, soprattutto, non ricongiunta: il vuoto di tredici chilometri lungo il Sele, previsto dalla pianificazione come rischio accettabile, restava aperto e sarebbe diventato il punto debole su cui i tedeschi avrebbero concentrato la propria reazione [15].
I combattimenti delle settimane successive (10-16 settembre)
Nei giorni successivi allo sbarco, mentre gli alleati tentavano senza successo di colmare il vuoto del Sele, il comando tedesco — la 10ª Armata del generale Heinrich von Vietinghoff, alle dipendenze di Kesselring — fece convergere su Salerno rinforzi dalla Calabria, da Napoli e dalla Puglia: elementi della 15ª e della 29ª Panzergrenadier-Division, della Divisione “Hermann Göring” e della 26ª Panzer-Division, concentrati proprio nel settore centrale tenuto più debolmente dagli alleati [16]. Il 13 settembre — ricordato dalla memorialistica alleata come “Black Monday” — la 16ª Panzer e i rinforzi sopraggiunti sferrarono un contrattacco lungo il corridoio Sele-Calore che giunse a poca distanza dal comando della 5ª Armata e dalle stesse spiagge di sbarco, provocando una delle crisi più gravi dell’intera campagna d’Italia: il generale Clark, temendo il crollo del settore centrale, fece predisporre piani di emergenza che contemplavano il possibile reimbarco parziale del VI Corpo americano — un ordine che sarebbe divenuto, negli anni successivi, uno dei punti più controversi della storiografia sulla battaglia [17]. La crisi fu superata grazie al massiccio impiego del fuoco navale — incrociatori e cacciatorpediniere come la Philadelphia, la Boise e la Savannah bombardarono ininterrottamente le colonne tedesche — e di un’aviazione che godeva di una netta superiorità numerica, sebbene operasse al limite del proprio raggio d’azione dagli aeroporti siciliani [18]. Fu in questi giorni che la Luftwaffe impiegò per la prima volta in combattimento le bombe plananti radiocomandate Fritz X, che danneggiarono gravemente la Savannah, causando circa 197 morti tra l’equipaggio [19].
Nella notte fra il 13 e il 14 settembre, in un’operazione di emergenza concepita e attuata in pochissime ore, la 82ª Divisione aviotrasportata del generale Matthew Ridgway fu lanciata direttamente sulla testa di ponte, nel settore di Paestum-Sele, contribuendo in modo decisivo a stabilizzare la linea proprio nel momento più critico [20]. Il 14 settembre l’altura di Quota 424, sopra Altavilla Silentina, fu teatro di un “tiro alla fune” che vide la posizione passare più volte di mano fra la 56ª Divisione britannica e la 45ª Divisione americana, prima di restare saldamente in mano alleata [21]. Esaurita la propria capacità offensiva e consapevole della sproporzione di fuoco navale e aereo a proprio sfavore, Vietinghoff ordinò, a partire dal 16 settembre, un ripiegamento graduale e combattuto verso nord, volto a preservare l’integrità della 10ª Armata piuttosto che rischiarne l’annientamento in un tentativo di accerchiamento ormai fuori portata [22].
Epilogo: la congiunzione con l’VIII Armata e la caduta di Napoli
Tra il 16 e il 20 settembre le retroguardie tedesche si ritirarono ordinatamente verso nord, lasciandosi dietro un’ampia serie di demolizioni stradali e ferroviarie. Il 20 settembre le avanguardie della 5ª Armata si congiunsero, nella zona di Auletta, con le colonne dell’VIII Armata britannica risalite dalla Calabria attraverso il Potentino, chiudendo definitivamente la crisi della testa di ponte e apportando un fronte alleato continuo dal Tirreno all’Adriatico [23]. L’avanzata verso Napoli, attraverso un terreno montuoso reso ancor più difficile dalle demolizioni tedesche, fu accompagnata da un evento che la storiografia colloca a metà strada fra la storia militare e la storia civile: le “quattro giornate di Napoli” (27-30 settembre), insurrezione popolare contro gli ordini tedeschi di deportazione e requisizione, che logorò le retroguardie germaniche prima ancora dell’ingresso delle truppe alleate in città, avvenuto il 1° ottobre 1943 [24]. I tedeschi in ritirata attuarono a Napoli una sistematica campagna di distruzione delle infrastrutture portuali e degli impianti idrici e fognari, oltre a un certo numero di ordigni a scoppio ritardato — tra cui quello che, esploso nell’edificio delle Poste sei giorni dopo l’occupazione alleata, causò oltre settanta morti — e all’incendio doloso, andato perduto, di una parte rilevante del patrimonio della Biblioteca Universitaria e dell’Archivio di Stato napoletano [25]. La rapida riparazione del porto, diretta dal commodoro della Marina americana William A. Sullivan, ne ripristinò in poche settimane una capacità sufficiente a sostenere l’intera prosecuzione della campagna d’Italia [26]. Nello stesso periodo, per ragioni in parte logistiche e in parte politiche — la necessità di non gravare sugli approvvigionamenti già destinati alla base militare alleata di Napoli, e la maggiore autosufficienza alimentare della provincia salernitana — fu Salerno, e non Napoli, a essere scelta come sede provvisoria del governo Badoglio e della Corte dei Conti nei mesi successivi [27]. Il bilancio delle perdite della battaglia propriamente detta (9-20 settembre) è stimato in circa 5.500 caduti, feriti e dispersi britannici, 3.500 americani e altrettanti tedeschi [28].
Conseguenze sulla campagna d’Italia
Sul piano strettamente operativo, Avalanche assicurò agli alleati il possesso di Napoli e del suo porto, indispensabile come base logistica per il resto della campagna, e contribuì, insieme all’avanzata adriatica dell’VIII Armata, alla conquista del complesso aeroportuale di Foggia entro la fine di settembre — una base aerea che si sarebbe rivelata cruciale per i bombardamenti strategici alleati sui Balcani e sulla Germania meridionale [29]. Il costo e la precarietà della battaglia, tuttavia, lasciarono un’impronta duratura sulle scelte del comando alleato: la quasi-crisi del 13 settembre rinforzò una linea di prudenza che avrebbe in seguito condizionato — non senza conseguenze, come avrebbe dimostrato pochi mesi dopo lo sbarco di Anzio — l’intero approccio alla campagna d’Italia, orientata verso un’avanzata metodica lungo la penisola piuttosto che verso nuovi “salti” anfibi azzardati [30]. Sul versante tedesco, la relativa efficacia della difesa di Salerno — capace di infliggere perdite severe e di ritardare per giorni l’avanzata alleata, pur senza poter impedire lo sbarco — rafforzò presso Hitler e l’OKW la fiducia nella dottrina di difesa in profondità sostenuta da Kesselring, in contrapposizione alla proposta alternativa del feldmaresciallo Erwin Rommel, favorevole a un ripiegamento immediato sulla sola pianura padana e l’Italia settentrionale [31]. La nomina di Kesselring, il 21 novembre 1943, a comandante in capo del fronte sud-occidentale (Oberbefehlshaber Südwest) sancì definitivamente la prevalenza della strategia difensiva basata su una successione di linee fortificate — Volturno, Barbara, Bernhardt/Winter, Gustav e, infine, la Linea Gotica sull’Appennino toscano — lungo le quali si sarebbe svolta, un anno più tardi, anche la battaglia di Arezzo e l’avanzata delle Divisioni indiane già documentata negli altri articoli di questo archivio [32].
Interpretazioni storiografiche
La storiografia su Salerno si è mossa, nel corso dei decenni, lungo un asse che va da una lettura relativamente trionfalistica — propria soprattutto delle storie ufficiali alleate redatte a caldo nel dopoguerra, incentrate sulla capacità del fuoco navale e aereo di salvare la testa di ponte — a una lettura via via più critica delle scelte di comando [33]. Il filone critico ha trovato la propria formulazione più nota e duratura nel libro di Hugh Pond, Salerno (1961), il cui stesso sottotitolo nella diffusione italiana — “valanga di errori e di morti” — riassume una tesi storiografica precisa: l’operazione, pur vittoriosa, fu segnata da una catena di errori di pianificazione concatenati, dalla rinuncia al bombardamento preparatorio contro il parere di Hewitt, al vuoto lasciato lungo il Sele fra i due corpi d’armata, alla sottovalutazione della capacità di reazione immediata della 16ª Panzer [34]. Una tesi ripresa e approfondita, vent’anni dopo, da Des Hickey e Gus Smith in Operation Avalanche: The Salerno Landings, 1943 (1983), e più volte richiamata, anche in Italia, da pubblicistica storica come Storia in Rete [35]. Significativamente, lo stesso Imperial War Museums britannico, nella propria sintesi divulgativa, intitola la vicenda “The disaster at Salerno”: un titolo che testimonia come, nella memoria pubblica britannica, l’operazione — pur conclusa con un successo alleato — sia rimasta associata più alla percezione di un rischio sfiorato che a quella di una vittoria netta [36].
Un secondo filone del dibattito storiografico riguarda la responsabilità di comando: la rimozione del generale Dawley dal comando del VI Corpo, poche settimane dopo la battaglia, è stata letta da diversi storici come un tentativo di Clark di deviare su un subordinato le critiche rivolte alle proprie scelte iniziali, prima fra tutte quella relativa al bombardamento preparatorio [37]. Una parte della pubblicistica anglosassone più recente inquadra inoltre Salerno in una critica più ampia dell’indecisione strategica del comando alleato nel Mediterraneo del 1943, combattuto fra le ambizioni mediterranee di Churchill e la priorità crescente, sostenuta dagli americani, della futura Overlord [38]. La storiografia italiana locale, in particolare i lavori prodotti dall’Archivio di Stato di Salerno in occasione del settantesimo anniversario dello sbarco, ha infine spostato l’attenzione dalla storia militare a quella civile e politica: i danni di guerra subiti dalla popolazione salernitana, il ruolo del clero locale, la scelta di Salerno come capitale provvisoria del Regno e, soprattutto, la cosiddetta “svolta di Salerno” — il rientro di Palmiro Togliatti e la sua linea di “solidarietà nazionale”, che avrebbe condizionato per decenni gli equilibri della politica italiana — dimostrano come la “Grande Storia” dello sbarco non possa essere compresa separatamente dalla storia locale che esso mise in moto [39]. Nel complesso, il bilancio storiografico attuale tende a riconoscere ad Avalanche sia il merito di una vittoria ottenuta, in ultima analisi, grazie alla schiacciante superiorità di fuoco navale e aereo alleata, sia il peso di errori di pianificazione che la resero assai più costosa e incerta di quanto sarebbe stato necessario [40].
Una fonte diretta: episodi e testimonianze dal volume di Hugh Pond, Salerno!
Le pagine che seguono integrano la ricostruzione precedente con alcuni episodi tratti direttamente dal volume di Hugh Pond, Salerno! (1961), opera fondativa della storiografia narrativa della battaglia, qui consultata attraverso una selezione di pagine riprodotte fotograficamente e messe a disposizione dal committente di questo archivio; le dimensioni del volume hanno reso impossibile una riproduzione integrale, per cui si è scelto di privilegiare i passaggi più significativi per arricchire il quadro già delineato nei paragrafi precedenti [41]. Si tratta in larga parte di episodi minori sul piano strettamente operativo, ma utili a restituire la dimensione quotidiana e umana della battaglia, così come Pond l’aveva raccolta dalle testimonianze orali di centinaia di reduci di tutte le nazionalità coinvolte [42].
Nei combattimenti per il possesso della collina di Piegolelle e del vicino colle della Croce Bianca, nella notte fra il 17 e il 18 settembre, un plotone isolato del 41° Royal Marine Commando, comandato dal capitano John Parson e privo di qualsiasi contatto radio con il resto del reparto, riuscì a raggiungere la cima del colle attraversando un terreno costellato di cadaveri tedeschi in decomposizione e uliveti devastati dal bombardamento. Parson raccontò in seguito come i suoi uomini, esausti da giorni di combattimento ininterrotto, procedessero con lentezza e dovessero essere costantemente incitati prima di issarsi sulle posizioni di vetta, in un’atmosfera rarefatta resa ancora più inquietante dalla vicinanza di voci britanniche che, in un primo momento, i marines scambiarono per un inganno tedesco [43]. Il giorno seguente, gli alleati si accorsero solo con ore di ritardo che le unità tedesche di prima linea si erano ritirate durante la notte verso nuove posizioni sui rilievi: una sezione dei Coldstream Guards al comando del tenente Christopher Bulteel fu la prima a verificare, con una perlustrazione cauta lungo il letto di un torrente in secca, che il tabacchificio di Battipaglia — obiettivo conteso per giorni — era stato abbandonato dal nemico, in un silenzio innaturale che colpì profondamente i soldati dopo nove giornate di bombardamento ininterrotto [44].
Il 19 settembre, a Torello, il secondo battaglione del 7° reggimento Queen’s condusse un nuovo assalto preceduto da un quarto d’ora di fuoco di sbarramento combinato — navale, di artiglieria campale e di mortai pesanti — sulle posizioni tedesche; un tiratore appostato su un colle vicino riuscì comunque a colpire sei soldati britannici intenti a scavare una trincea prima che potessero ripararsi, episodio che Pond cita come prova della persistente capacità di reazione tedesca anche nelle fasi finali del ripiegamento [45]. Negli stessi giorni il generale McCreery definiva i piani per l’avanzata su Napoli, affidando alla 46ª Divisione l’attacco lungo la statale 18 verso Nocera e Pagani e disponendo che la Brigata delle Guardie, una volta conquistata Battipaglia, fosse subito trasferita a nord per partecipare all’offensiva finale [46].
Il capitolo conclusivo del libro, intitolato semplicemente Epilogo, abbandona la narrazione militare per raccontare la vicenda di Lucia Apicella, una negoziante di Cava dei Tirreni conosciuta come “mamma Lucia”, che a partire dal maggio 1946 si dedicò personalmente, e a proprie spese, al recupero dei resti dei caduti rimasti insepolti sui campi di battaglia intorno a Salerno e Montecorvino — tedeschi, inglesi, americani, italiani, senza distinzione di nazionalità — restituendone le spoglie alle famiglie o alle autorità militari competenti: un’opera che, secondo la stima riportata dallo stesso Pond, portò al recupero di circa settecento salme in pochi anni di ricerche solitarie tra trincee, grotte e campi minati [47]. Pond accosta esplicitamente la vicenda di mamma Lucia al mito greco di Antigone, la donna che sfidò Creonte per dare sepoltura al fratello caduto; l’autore registra anche l’udienza di Lucia Apicella con papa Pio XII, che le conferì la medaglia d’oro della Virtù, e la lettera di ringraziamento che le indirizzò il cancelliere della Repubblica Federale di Germania Konrad Adenauer a nome del popolo tedesco [48]. Alla domanda del nipote, raggiante per la notizia della decorazione pontificia, mamma Lucia avrebbe risposto soltanto: «Non più guerre!» — due parole che Pond pone, non senza un certo calcolo retorico, a sigillo dell’intero racconto della battaglia [49]. Nella breve nota dell’autore che chiude il volume, lo stesso Pond indica le proprie fonti principali, segnalando in particolare i lavori di Carlo Carucci e Arturo Carucci sullo sbarco vissuto dal versante della popolazione civile salernitana, le memorie del generale Mark Clark e del feldmaresciallo Kesselring, la storia operativa di Christopher Buckley, il volume sulle operazioni navali statunitensi di Samuel Eliot Morison e la storia della 16ª Divisione Panzer di Wolfgang Werthen — un repertorio che conferma l’ampiezza dell’indagine sottostante al racconto e la sua esplicita ambizione di sintesi fra il punto di vista militare alleato, quello tedesco e quello della popolazione civile italiana [50].
Bibliografia e fonti
- Rickard, J., “Operation Avalanche, the battle of Salerno, 9-18 September 1943”, historyofwar.org, https://www.historyofwar.org/articles/operation_avalanche_salerno.html.
- Imperial War Museums, “The disaster at Salerno”, https://www.iwm.org.uk/history/the-disaster-at-salerno.
- Mazzetti, Massimo, “Salerno 1943”, in Dentoni Litta, Renato (a cura di), Schegge di Storia. Salerno e l’operazione Avalanche. Documenti, diari, memorie e reperti, Archivio di Stato di Salerno – Direzione Generale per gli Archivi, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Roma, 2014.
- Pond, Hugh, Salerno!, Kimber, Londra, 1961 (ed. it. Salerno! Il giorno più lungo in Italia: Operazione Valanga, valanga di errori e di morti); pp. 234-286 consultate direttamente in forma di riproduzione fotografica, per gentile concessione del committente di questo archivio.
- Hickey, Des – Smith, Gus, Operation Avalanche: The Salerno Landings, 1943, Heinemann, Londra, 1983 (Internet Archive, archive.org/details/operationavalanc00hick).
- United States Army Center of Military History, Salerno: American Operations from the Beaches to the Volturno, 9 September-6 October 1943, Washington D.C., 1944.
- U.S. Naval Institute, “The Allied Navies at Salerno: Operation Avalanche—September, 1943”, Proceedings, vol. 79/9/607, settembre 1953.
- Axis History Forum, “16th Panzer Division, OB at Salerno Landing”, forum.axishistory.com.
- Warfare History Network, “Crushing Counterattack at Salerno”, warfarehistorynetwork.com.
- The Royal Hampshire Regiment Museum, “The Italian Campaign – Salerno Landings, 9th September 1943”, royalhampshireregiment.org.
- ww2db.com, “Operation Avalanche”, ww2db.com/battle_spec.php?battle_id=307.
- MilitaryHistoryNow.com, sulla campagna d’Italia 1943.
- Storia in Rete, storiainrete.com.
- Istituto del Nastro Azzurro (Luigi Marsibilio), articolo sullo sbarco di Salerno, nastroazzurro.org.
- Focus.it, “Operazione Avalanche: lo sbarco alleato a Salerno del 1943”, focus.it.
- SISSCO, “Operazione Avalanche. Lo sbarco alleato a Salerno del 9 settembre 1943”, sissco.it.
- Museo Nazionale della Resistenza, “Armistizio”, museonazionaleresistenza.it.
- Wikipedia (EN), “Operation Avalanche” e “Allied invasion of Italy”, en.wikipedia.org.
- Wikipedia (IT), “Sbarco a Salerno”, it.wikipedia.org.
Note al testo
[1]Sulla Conferenza di Trident e la strategia mediterranea del 1943, cfr. Rickard, J., “Operation Avalanche, the battle of Salerno, 9-18 September 1943”, historyofwar.org, https://www.historyofwar.org/articles/operation_avalanche_salerno.html; Wikipedia (EN), “Operation Avalanche”, https://en.wikipedia.org/wiki/Operation_Avalanche.
[2]Imperial War Museums, “The disaster at Salerno”, https://www.iwm.org.uk/history/the-disaster-at-salerno; sulla previsione tedesca del collasso italiano, Rickard, cit.
[3]Su Baytown e Slapstick, Wikipedia (EN), “Allied invasion of Italy”, https://en.wikipedia.org/wiki/Allied_invasion_of_Italy; ww2db.com, “Operation Avalanche”, https://ww2db.com/battle_spec.php?battle_id=307.
[4]Rickard, cit.; ww2db.com, cit.
[5]Mazzetti, Massimo, “Salerno 1943”, in Dentoni Litta, Renato (a cura di), Schegge di Storia. Salerno e l’operazione Avalanche. Documenti, diari, memorie e reperti, Archivio di Stato di Salerno – Direzione Generale per gli Archivi, Roma, 2014, pp. 13-19, in part. p. 15.
[6]Mazzetti, cit., pp. 15-16: sulla Divisione “Göring” arretrata e in ricostituzione, e sugli aeroporti di Marcianise e Pontecagnano.
[7]Sul fiume Sele e il vuoto fra i corpi d’armata, e sulla 16ª Panzer-Division (gen. Rudolf Sieckenius, circa 17.000 uomini e oltre 100 carri), cfr. Axis History Forum, “16th Panzer Division, OB at Salerno Landing”, https://forum.axishistory.com/viewtopic.php?t=34854; Rickard, cit.
[8]Mazzetti, cit., pp. 15-16.
[9]Sulla composizione del VI Corpo americano e del X Corpo britannico, Rickard, cit.; The Royal Hampshire Regiment Museum, “The Italian Campaign – Salerno Landings, 9th September 1943”, https://www.royalhampshireregiment.org/about-the-museum/timeline/salerno-landings-9th-september-1943/.
[10]Sui Rangers al Passo di Chiunzi e sui Commandos a Vietri, Rickard, cit.; Imperial War Museums, cit.
[11]Sulla decisione di Clark e il parere contrario dell’ammiraglio Hewitt, Imperial War Museums, cit.; Rickard, cit.; Wikipedia (EN), “Operation Avalanche”, cit.
[12]Sui tre Kampfgruppen della 16ª Panzer (Dörnemann, Stempel, Doering), Axis History Forum, cit.
[13]Sullo sbarco dei Rangers a Maiori e dei Commandos a Vietri, e sull’episodio del PIAT, Rickard, cit.; Imperial War Museums, cit.
[14]Sull’altoparlante tedesco a Paestum e sul mancato bombardamento preparatorio, Imperial War Museums, cit.; Rickard, cit. Sui combattimenti per Battipaglia, Mazzetti, cit., p. 16.
[15]Rickard, cit.; Axis History Forum, cit.
[16]Sui rinforzi tedeschi convogliati verso Salerno (15ª e 29ª Panzergrenadier, Divisione “Göring”, 26ª Panzer) sotto la 10ª Armata di von Vietinghoff, Warfare History Network, “Crushing Counterattack at Salerno”, https://warfarehistorynetwork.com/article/crushing-counterattack-at-salerno/; Rickard, cit.
[17]Sulla crisi del 13 settembre (“Black Monday”) e sui piani di reimbarco predisposti da Clark, Rickard, cit.; Imperial War Museums, cit.; cfr. anche la discussione storiografica al par. 8.
[18]Sul fuoco di appoggio navale (Philadelphia, Boise, Savannah), U.S. Naval Institute, “The Allied Navies at Salerno: Operation Avalanche—September, 1943”, Proceedings, vol. 79/9/607, settembre 1953, https://www.usni.org/magazines/proceedings/1953/september/allied-navies-salerno-operation-avalanche-september-1943.
[19]Sull’impiego delle bombe plananti Fritz X e sui danni alla Savannah (circa 197 morti), U.S. Naval Institute, cit.; Rickard, cit.
[20]Sul lancio d’emergenza della 82ª Divisione aviotrasportata (gen. Matthew Ridgway) nella notte fra il 13 e il 14 settembre, Rickard, cit.; Warfare History Network, cit.
[21]Sulla battaglia per Quota 424 ad Altavilla Silentina, Rickard, cit.; Warfare History Network, cit.
[22]Sul ripiegamento ordinato dal generale von Vietinghoff a partire dal 16 settembre, Rickard, cit.
[23]Sulla congiunzione con l’VIII Armata nella zona di Auletta, il 20 settembre, Rickard, cit.; Wikipedia (IT), “Sbarco a Salerno”, https://it.wikipedia.org/wiki/Sbarco_a_Salerno.
[24]Sulle “quattro giornate di Napoli” (27-30 settembre 1943) e sull’ingresso alleato in città il 1° ottobre, Wikipedia (IT), “Sbarco a Salerno”, cit.; Museo Nazionale della Resistenza, “Armistizio”, https://museonazionaleresistenza.it/story/armistizio/.
[25]Sulla campagna di distruzione tedesca a Napoli (porto, rete idrica e fognaria, ordigni a scoppio ritardato, incendio della Biblioteca Universitaria e dell’Archivio di Stato), Wikipedia (IT), cit.; Wikipedia (EN), “Allied invasion of Italy”, cit.
[26]Sulla riparazione del porto di Napoli diretta dal commodoro William A. Sullivan, U.S. Naval Institute, cit.; Wikipedia (EN), cit.
[27]Sulla scelta di Salerno come sede provvisoria del governo Badoglio, Mazzetti, cit., pp. 16-18, con la citazione della canzone popolare salernitana sul tema dei “loti” e dei “legnesante”.
[28]Sul bilancio delle perdite (circa 5.500 britannici, 3.500 americani, 3.500 tedeschi), Rickard, cit.
[29]Sulla conquista del complesso aeroportuale di Foggia, Wikipedia (EN), “Allied invasion of Italy”, cit.
[30]Sulla maggiore prudenza operativa alleata successiva ad Avalanche e sul collegamento con la pianificazione di Anzio (gennaio 1944), MilitaryHistoryNow.com, su Salerno e la campagna d’Italia 1943; Imperial War Museums, cit.
[31]Sul dibattito Kesselring-Rommel circa la strategia difensiva in Italia, Wikipedia (EN), “Operation Avalanche”, cit.; Wikipedia (EN), “Allied invasion of Italy”, cit.
[32]Sulla nomina di Kesselring a Oberbefehlshaber Südwest il 21 novembre 1943 e sulla successione delle linee difensive tedesche in Italia, Wikipedia (EN), “Allied invasion of Italy”, cit.; cfr. anche, in questo archivio, l’articolo dedicato alla battaglia di Arezzo (luglio 1944).
[33]Per l’impostazione delle storie ufficiali alleate del dopoguerra, cfr. United States Army Center of Military History, Salerno: American Operations from the Beaches to the Volturno, 9 September-6 October 1943, Washington D.C., 1944 (storia ufficiale, citata anche in Rickard, cit., e in Wikipedia EN, cit.).
[34]Pond, Hugh, Salerno!, Kimber, Londra, 1961 (ed. italiana con il sottotitolo “Il giorno più lungo in Italia: Operazione Valanga, valanga di errori e di morti”); la tesi è richiamata in Storia in Rete, storiainrete.com, sezione dedicata allo sbarco di Salerno. Per ulteriori episodi e riferimenti puntuali tratti direttamente dal volume, cfr. la sezione 9 del presente articolo.
[35]Hickey, Des – Smith, Gus, Operation Avalanche: The Salerno Landings, 1943, Heinemann, Londra, 1983 (disponibile in consultazione su Internet Archive, https://archive.org/details/operationavalanc00hick); Storia in Rete, cit.
[36]Imperial War Museums, “The disaster at Salerno”, cit.
[37]Sulla rimozione del generale Ernest J. Dawley dal comando del VI Corpo, Rickard, cit.; Imperial War Museums, cit.
[38]MilitaryHistoryNow.com, sulla campagna d’Italia 1943 e l’indecisione strategica alleata nel Mediterraneo.
[39]Mazzetti, cit., pp. 17-19, sulla “svolta di Salerno” e il rientro di Palmiro Togliatti; sui danni di guerra e il ruolo del clero locale (mons. Demetrio Moscato Monterisi), Dentoni Litta (a cura di), op. cit., passim; cfr. anche SISSCO, “Operazione Avalanche. Lo sbarco alleato a Salerno del 9 settembre 1943”, https://www.sissco.it/calendario/operazione-avalanche-lo-sbarco-alleato-a-salerno-del-9-settembre-1943/.
[40]Sintesi storiografica complessiva dell’autore, sulla base delle fonti citate nei paragrafi precedenti.
[41]Pond, Hugh, Salerno!, cit. Le pagine consultate direttamente per la stesura della sezione 9 (pp. 234, 236-239, 259-261, 265-267, 281-286) sono state fornite in forma di riproduzione fotografica dal committente di questo archivio; non è stato possibile fotografare l’opera per intero a causa delle sue dimensioni.
[42]Sulla raccolta di testimonianze orali di reduci di tutte le nazionalità alla base del volume, cfr. la nota dell’autore in Pond, Salerno!, cit., p. 286.
[43]Pond, Salerno!, cit., pp. 238-239 (episodio del capitano John Parson, 41° Royal Marine Commando, nei combattimenti per Piegolelle e il colle della Croce Bianca, 17-18 settembre 1943).
[44]Pond, Salerno!, cit., pp. 259-260 (perlustrazione del tenente Christopher Bulteel, Coldstream Guards, e liberazione del tabacchificio di Battipaglia, 18 settembre 1943).
[45]Pond, Salerno!, cit., p. 265 (combattimento del 2° battaglione, 7° reggimento Queen’s, a Torello, 19 settembre 1943).
[46]Pond, Salerno!, cit., p. 265 (piani del generale McCreery per l’avanzata della 46ª Divisione e della Brigata delle Guardie verso Nocera e Pagani).
[47]Pond, Salerno!, cit., pp. 281-283 (vicenda di Lucia Apicella, “mamma Lucia”, di Cava dei Tirreni, e stima di circa settecento salme recuperate).
[48]Pond, Salerno!, cit., pp. 282, 286 (paragone con Antigone; udienza con Pio XII e medaglia d’oro della Virtù; lettera del cancelliere Konrad Adenauer).
[49]Pond, Salerno!, cit., p. 286: «Non più guerre!», risposta di mamma Lucia al nipote Vincenzo.
[50]Pond, Salerno!, cit., p. 286 (nota dell’autore e indicazione delle fonti: C. Carucci, A. Carucci, C. Buckley, M. Clark, A. Kesselring, E. Linklater, S.E. Morison, W. Werthen).







