Yes Ma’am! – Americane in uniforme durante la Seconda Guerra Mondiale

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la redazione

Sabato 7 giugno 2026 sarà inaugurata presso il MuGot di Scarperia e San Piero la mostra “Yes Ma’am! Americane in uniforme durante la Seconda Guerra Mondiale”, dedicata alle donne statunitensi che prestarono servizio in uniforme durante il conflitto.

Quando si pensa alla guerra, l’immagine che viene più facilmente alla mente è quella del soldato al fronte. Uomini armati, trincee, carri, artiglierie, colonne in marcia. Eppure la macchina militare moderna fu anche una grande struttura organizzativa, logistica e amministrativa. Dentro questa struttura, durante la Seconda Guerra Mondiale, migliaia di donne svolsero compiti essenziali. Non furono semplici comparse. Furono centraliniste, stenografe, dattilografe, impiegate, cuoche, addette ai servizi, personale di supporto ai comandi. Spesso operarono in condizioni difficili, vicine alla zona di combattimento e sottoposte agli stessi disagi dei reparti maschili.

La mostra prende spunto in particolare dalla vicenda delle appartenenti al Women’s Army Corps, il corpo femminile dell’esercito statunitense. Le prime WAC assegnate alla Quinta Armata arrivarono a Napoli nel novembre 1943, provenienti da Mostaganem, in Algeria, sotto il comando del tenente Cora M. Foster. Il nucleo iniziale comprendeva centraliniste, dattilografe, stenografe, impiegate amministrative, cuoche e personale addetto ad altre mansioni. L’unità fu denominata 6669th WAC Headquarters Platoon.

Quel piccolo reparto seguì il Quartier Generale della Quinta Armata lungo la campagna d’Italia. Una parte rimase nelle retrovie, mentre un distaccamento avanzato accompagnò gli spostamenti del comando, avvicinandosi più volte alla linea del fronte. In un esercito ancora quasi interamente maschile, quelle donne si integrarono progressivamente nella vita della grande unità. Indossavano con orgoglio il foulard verde della Quinta Armata e si consideravano, prima ancora che WAC, membri di quel comando. Nell’autunno del 1944 alcune di loro arrivarono anche sull’Appennino tosco-emiliano, alla Traversa, frazione di Firenzuola situata lungo la Statale 65, poco oltre il Passo della Futa. Qui il comando della Quinta Armata rimase per circa sei mesi. Le condizioni furono durissime. Le tende erano immerse nel fango e nella neve. Alla fine di dicembre l’accampamento subì anche un attacco aereo tedesco, con bombe e mitragliamenti, fortunatamente senza vittime. La loro storia è interessante perché costringe a guardare la guerra da un punto di vista meno consueto. Non solo quello del combattimento, ma quello del lavoro quotidiano che teneva in funzione un esercito. Telefonate, ordini, documenti, archivi, corrispondenza, dattiloscritti, rapporti, cucina, assistenza ai comandi. Attività apparentemente ordinarie, ma decisive in una campagna lunga, logorante e complessa come quella italiana. Le WAC furono anche molto fotografate e raccontate dalla stampa. Il generale Mark Clark comprese il valore simbolico e mediatico della loro presenza. Le mostrò in occasioni ufficiali, picchetti d’onore, eventi pubblici e servizi fotografici. Ma dietro l’immagine ordinata e talvolta sorridente delle fotografie, vi era una realtà fatta di disciplina, adattamento, fatica e pericolo. Il 6669th WAC Headquarters Platoon ricevette numerosi riconoscimenti. Le 83 volontarie che si avvicendarono nel reparto ottennero complessivamente 27 Bronze Stars e 54 Good Conduct Medals individuali, oltre a riconoscimenti collettivi come la “5th Army Plaque with clasp” e la “Meritorious Service Unit Plaque”.

La mostra “Yes Ma’am!” vuole dunque restituire visibilità a una pagina spesso rimasta ai margini della memoria della guerra. Racconta donne in uniforme, ma soprattutto donne al lavoro dentro la guerra. Donne che lasciarono la propria casa, attraversarono l’oceano, arrivarono in Italia e operarono in un contesto militare difficile, in un paese devastato dal conflitto.

Accanto alla mostra, il programma del 7 giugno prevede anche la presentazione di due libri. Sarà un’occasione per approfondire il tema della presenza femminile statunitense nella Seconda Guerra Mondiale e, più in generale, per riflettere su quanto la storia militare sia fatta anche di figure meno note, di servizi invisibili, di ruoli apparentemente secondari ma indispensabili.

La mostra sarà visitabile durante l’orario di apertura del museo.

Qualche immagine degli allestimenti

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