Ricerche e testo a cura di Daniele Baggiani
In breve. La 4. Fallschirmjäger-Division, la 4ª divisione paracadutisti tedesca, nacque in fretta in Umbria nell’autunno 1943, con pochi veterani e molti ragazzi. Dopo Anzio e la ritirata da Roma a Firenze, dal 12 al 18 set. 1944 tenne il Passo del Giogo, sopra il Mugello, con perdite molto pesanti, finché gli americani vi sfondarono la Linea Gotica. Alcuni suoi reparti sono indicati come responsabili dell’uccisione di civili, fra cui i dodici uomini di Pratale. Al MuGot sono esposti oggetti di alcuni degli uomini che combatterono al Giogo.
In testata: un elmetto da paracadutista tedesco ritrovato sul Giogo e, accanto, il santino che chiede una preghiera per Alban Baldes, «Jäger in einem Fallschirm-Regiment» (cacciatore in un reggimento paracadutisti), caduto il 15 set. 1944, a quasi diciannove anni, nella difesa della Linea Gotica sul Giogo (il santino dice «nei duri combattimenti presso Firenze»). MuGot, Sala del Giogo. Foto Matteoni – Archivio Gotica Toscana – MuGot.
La divisione che nel set. 1944 teneva il crinale del Giogo, la 4. Fallschirmjäger-Division (4ª divisione paracadutisti; d’ora in poi «la 4ª»), era formata in gran parte – scrive lo storico militare americano Sidney T. Mathews – da «ragazzi inesperti con appena tre mesi di addestramento», intorno a un piccolo nucleo di veterani che avevano fatto la loro scuola ad Anzio.[1] Erano loro a tenere il Monticelli, il Passo del Giogo e Monte Altuzzo quando, il 12 set. 1944, gli americani attaccarono la Linea Gotica proprio in questo punto. Fra loro, con ogni probabilità, c’era Karl-Heinz Rohrbach di Duisburg, diciannove anni.
Su questo sito la battaglia del Giogo è raccontata soprattutto dal lato di chi attaccava: l’85ª Divisione di fanteria «Custer» sull’Altuzzo, la 91ª Divisione «Powder River» sul Monticelli. Questo articolo racconta l’altra parte del crinale: chi erano i paracadutisti della 4ª, come combatterono e che cosa accadde loro; le violenze di alcuni loro reparti contro i civili; il mito cresciuto intorno a loro.
Per quanto risulta, una storia d’insieme della divisione non è mai stata pubblicata. Degli archivi della Luftwaffe sopravvive appena il 2–3%, e le carte della divisione non furono catturate dagli Alleati.[2] Per questo conosciamo la divisione soprattutto attraverso le storie ufficiali americane. Queste si servono però anche di documenti tedeschi: il diario di guerra (Kriegstagebuch) della 14. Armee, ordini catturati, messaggi radio dei reparti intercettati, le parole dei prigionieri. Quando riportiamo queste voci tedesche lo segnaliamo, e in fondo all’articolo le elenchiamo; quando le fonti non bastano, lo diciamo.
Paracadutisti senza paracadute?
I Fallschirmjäger (alla lettera «cacciatori paracadutisti») erano i paracadutisti tedeschi. Non appartenevano all’esercito ma all’aviazione, la Luftwaffe. In Italia combatterono quasi sempre a terra: la 4ª compare nelle fonti sempre come fanteria, mai in operazioni di lancio, e non sappiamo quanti dei suoi uomini avessero il brevetto. Nel 2021 una mostra del museo di storia militare della Bundeswehr (le forze armate della Germania federale) ha riassunto così il giudizio degli storici: i paracadutisti «si dimostrarono buoni fanti», come del resto i vicini cacciatori di montagna e granatieri dell’esercito.[3]
1943: una divisione nata in fretta, in Umbria
La divisione nacque in Italia centrale. Nell’ott. 1943 l’Oberst (colonnello) Heinz Trettner fu incaricato di costituirla a Perugia, con reparti tratti dalla 2. Fallschirmjäger-Division e con paracadutisti italiani.[4] I reparti presero forma in Umbria, scrive lo storico Carlo Gentile: l’11° reggimento paracadutisti (in tedesco Fallschirmjäger-Regiment, abbreviato FJR 11) intorno a Trevi, il FJR 12 fra Terni e Narni, il battaglione pionieri a Perugia. Durante la costituzione alcuni reparti parteciparono ad azioni contro i partigiani nei dintorni di Perugia; luoghi e date non sono indicati.[5] Il 22 gen. 1944, giorno dello sbarco alleato ad Anzio, la divisione risultava ancora «in via di attivazione» a nord di Roma.[6]
La divisione contava tre reggimenti di fanteria paracadutista, i FJR 10, 11 e 12, con reparti di pionieri (genieri: mine, bunker, demolizioni), artiglieria, cacciacarri (cannoni anticarro) e trasmissioni (radio e telefoni da campo).[7] Trettner la comandò – secondo la Neue Deutsche Biographie – dal gen. 1944 alla fine della guerra; nel lug. 1944 fu promosso Generalmajor (generale di brigata), nell’apr. 1945 Generalleutnant (generale di divisione).[4] Che la divisione sia nata a Venezia, come si legge spesso in rete, non trova riscontro nelle fonti scientifiche.[8]
Nell’estate 1944 le perdite a sud di Roma avevano ridotto i veterani a un piccolo nucleo. I complementi, cioè i rinforzi mandati a colmare i vuoti, in molti casi – scrive lo storico ufficiale americano Ernest F. Fisher, che qui riassume il diario di guerra della 14ª Armata – «non avevano ancora sparato con munizioni vere».[9] Secondo Mathews le divisioni rimaste alla 14. Armee (14ª Armata) non superavano la metà della forza prevista.[1] Un rapporto tedesco del 2 lug. 1944 dava alla divisione circa 4.000 combattenti, di cui meno di 2.000 fanti; le cifre sono incerte, perché le conosciamo da una trascrizione difficile da leggere.[10]
Le storie individuali conservate al MuGot danno un volto a queste cifre. Karl-Heinz Rohrbach era nato a Duisburg il 24 ago. 1925. Studente, era passato come i ragazzi della sua età per la Hitlerjugend, l’organizzazione giovanile nazista, obbligatoria dal 1939; il 7 ago. 1942, a sedici anni, si presentò alla visita di leva, poi fece il servizio del lavoro (Reichsarbeitsdienst). Volontario nelle truppe aviotrasportate, fu mandato in Francia a due reggimenti dell’aviazione, il Flieger-Regiment 32 di Angers e il 63 di Blois. Nel gen. 1944 raggiunse il FJR 12, il reggimento che in settembre avrebbe difeso il Giogo: per questo è molto probabile che a diciannove anni fosse fra i difensori del passo. Il 1° ott. 1944 fu promosso caporale (Gefreiter; la scheda usa la forma Fallschirmgefreiter). La sua storia è ricostruita dai suoi documenti, che appartengono alla collezione privata di un socio di Gotica Toscana e sono esposti al MuGot; accanto è esposta un’uniforme di repertorio, analoga a quella che indossava, ma non la sua.[11]

Altri venivano da reparti sciolti. Secondo la cronaca di Erich Busch, opera di ambiente reducistico e unica fonte di questa notizia, il FJR 12 fu completato con i resti di un reggimento d’assalto aviotrasportato, con personale delle divisioni della Luftwaffe disciolte e con volontari lituani.[12] Vi corrisponde la storia di Hans Schill, nato il 29 dic. 1922 a Niederhadamar, in Assia, Obergefreiter (caporal maggiore) del Luftlande-Sturm-Regiment 1, il 1° reggimento d’assalto aviotrasportato. Il suo piastrino porta ancora il reparto che glielo aveva rilasciato, un reggimento trasmissioni dell’aviazione (Luftgau-Nachrichten-Regiment 11). Cadde al Giogo, e a scrivere alla madre fu il I battaglione del FJR 12 (I./FJR 12): segno che il suo reparto era stato assorbito dalla 4ª.[13]
Nella divisione entrarono anche paracadutisti italiani che dopo l’8 set. 1943 scelsero di combattere con i tedeschi: lo attestano la biografia di Trettner e Gentile, che parla di «numerosi volontari italiani».[4][5] Quanti fossero e da quali reparti venissero non risulta dalle fonti consultate. Lo studio di riferimento sul tema è quello di Marco Di Giovanni.[14]

Anzio: la prima prova (gen. – mag. 1944)
Alle 5 del mattino del 22 gen. 1944, poche ore dopo lo sbarco, il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante supremo delle forze tedesche in Italia, ordinò alla 4ª e a reparti di complementi della Fallschirm-Panzer-Division «Hermann Göring», anch’essa una divisione della Luftwaffe, di sbarrare le strade che salivano dalla costa ai Colli Albani.[6] Nei mesi seguenti la divisione combatté ad Aprilia, a Buonriposo e a Carroceto, lungo la Via Anziate.[5]
Il 16 feb. i tedeschi contrattaccarono per ributtare gli Alleati in mare; il I. Fallschirmkorps (I corpo d’armata paracadutisti), con la 4ª e la 65. Infanterie-Division, condusse l’attacco sussidiario, a ovest della strada Albano–Anzio. Quel giorno la 4ª sfondò il fronte della 56ª Divisione di fanteria britannica (London) e avanzò per circa tre chilometri prima di essere fermata dalle riserve britanniche.[15]
In aprile il FJR 12 fu messo a riposo; poi, nel settore di Velletri, dal 26 mag. subì perdite severe.[5] Alla fine di maggio il corpo d’armata del generale Alfred Schlemm, con la 4ª, la 65. Infanterie-Division e la 3. Panzergrenadier-Division (divisione di fanteria motorizzata), teneva sui Colli Albani l’unico tratto completato della Caesar-Stellung (Linea Cesare), l’ultima linea difensiva tedesca a sud di Roma.[16]

La lunga ritirata: da Roma a Firenze (giu. – ago. 1944)
All’inizio di giugno la 14. Armee spostò il FJR 11 e il grosso dell’artiglieria della divisione a coprire il ripiegamento verso l’Aniene; il 3 giu. battaglioni paracadutisti erano alle porte di Roma, sulla Via Tuscolana e a Due Torri. La ritirata dell’armata fu poi coperta dalla 362. Infanterie-Division.[17]

La ritirata proseguì per la Via Claudia e la Cassia, da Bracciano e Viterbo fino a Orvieto e Chiusi.[5] Fra l’8 e il 15 giu. la divisione è documentata ad Allerona, vicino a Orvieto.[18] Fra il 22 e il 26 giu., nel settore di Siena, era schierata con il I. Fallschirmkorps all’ala sinistra della 14ª Armata, di fronte al Corpo di spedizione francese.[19] A luglio combatté in Toscana, da Montepulciano alla Val di Pesa.[5] Nella seconda metà di luglio la divisione e la 356. Infanterie-Division tenevano un settore di circa sedici chilometri a ovest dei monti del Chianti, di fronte alla 6. Südafrikanischen Panzerdivision.[20]
Il 2 ago. Kesselring decise di abbandonare Firenze, coprendo il ripiegamento con i paracadutisti, che il 4 ago. si ritirarono sul Mugnone e poi su una linea di ritardo che Fisher chiama «Heinrich Mountain Line», sulle colline a circa sei chilometri a nord della città. Nella notte fra il 3 e il 4 ago., per ordine del comandante della 14ª Armata, le mine tedesche distrussero i ponti della città sull’Arno tranne il Ponte Vecchio: le case alle sue due estremità furono fatte saltare per sbarrarne gli accessi. Fra le retroguardie c’erano reparti della 4ª: con ogni probabilità erano suoi i paracadutisti attestati sul Mugnone, e una scheda dell’Atlante delle stragi naziste e fasciste (la banca dati delle uccisioni di civili in Italia nel 1943–45) colloca uomini di due battaglioni del suo FJR 10 a Castello e a Rifredi, nei quartieri a nord-ovest della città, ancora il 5 ago. La divisione fu fra gli ultimi reparti tedeschi a lasciare Firenze, fra il 7 e il 12 ago.: le fonti danno date diverse, probabilmente riferite a reparti diversi. L’11 ago. il Comitato toscano di liberazione nazionale proclamò l’insurrezione generale: per alcuni giorni, a nord dell’Arno, i partigiani combatterono contro le retroguardie tedesche attestate sul Mugnone e contro i franchi tiratori, finché il 17 ago. i tedeschi abbandonarono anche quella linea.[21]


Set. 1944: in attesa sul crinale del Mugello
Alla fine dell’estate la 4ª salì sulla Linea Gotica (in tedesco Gotenstellung), che l’Organisation Todt, l’organizzazione tedesca dei lavori militari, costruiva sull’Appennino dalla primavera 1944; nel settore centrale i lavori erano in ritardo. Davanti alla linea fu sgomberata dai civili una «zona morta» profonda venti chilometri: per molte famiglie significò lasciare case e poderi.[22]
All’inizio di settembre il corpo d’armata aveva una sola divisione, la 4ª, per coprire due passi: la Futa, sulla Statale 65 Firenze–Bologna, e il Giogo, circa dieci chilometri più a est, sulla strada che da Scarperia sale a Firenzuola. Al Giogo, per di più, finiva il settore della 14. Armee e cominciava quello della 10. Armee (10ª Armata): un punto di giuntura, e quindi un punto debole. A est il LI. Gebirgskorps (51° corpo d’armata da montagna) aveva la sola 715. Infanterie-Division davanti al XIII Corpo d’armata britannico. Hitler aveva ordinato di concentrare la difesa sulla Futa, e Kesselring e il comandante della 14ª Armata, generale Joachim Lemelsen, si aspettavano là l’attacco principale; movimenti di carri e bombardamenti davanti alla Futa sembravano confermarlo. Fino all’ultimo, scrive Fisher, i comandi tedeschi non riconobbero che lo sforzo principale era diretto al Giogo. Ancora il 13 set. il comando di Kesselring preparava per la Futa un gruppo reggimentale della 16. SS-Panzergrenadier-Division «Reichsführer SS».[23]
Di conseguenza due reggimenti della 4ª erano orientati verso la Futa, forse il FJR 10 su Monte Frassino e il FJR 11 su Monte Calvi, mentre il solo FJR 12 teneva il Giogo, con il Monticelli, Monte Altuzzo e le alture a est fino al confine con la 715. Infanterie-Division.[23][24] Il 13 set., presso la Futa, il 135° Reggimento di fanteria della 34ª Divisione americana catturò prigionieri della 4ª.[25] I nomi dei comandanti del FJR 12 e dei suoi battaglioni non compaiono nelle fonti consultate. Le riserve dell’armata si erano ridotte a due battaglioni della Grenadier-Lehr-Brigade (brigata granatieri d’istruzione), reparti nati per l’addestramento e mandati al fronte per mancanza di uomini.[23]
L’8 set. ai soldati del FJR 12 fu diramato un ordine che gli americani catturarono pochi giorni dopo: la posizione doveva essere tenuta «fino all’ultimo uomo e all’ultima cartuccia, anche se il nemico sfonda da tutte le parti», e solo il comandante di compagnia poteva autorizzarne l’abbandono.[26]
Il terreno aiutava i difensori. Il Giogo è dominato da un gruppo di cime di circa novecento metri: a ovest della strada il Monticelli (circa 870 metri secondo le misure americane), a est Monte Altuzzo (926 metri, la «quota 926» delle carte militari) e, più in là, Monte Verruca e Monte Pratone. I pionieri tedeschi avevano ricavato bunker nella roccia; le mitragliatrici incrociavano il fuoco; filo spinato e mine antiuomo coprivano gli approcci. Sulla cresta occidentale dell’Altuzzo una trincea a zig-zag profonda quasi due metri collegava bunker coperti di tronchi. Su quota 926 i ricoveri, con un tetto di quattro strati di tronchi e terra, resistevano ai colpi diretti dell’artiglieria media.[27] Sul Monticelli i ricoveri del versante opposto erano scavati nella montagna per più di venti metri.[28] Le carte americane non mostravano le fortificazioni pesanti sulla cresta occidentale dell’Altuzzo né l’anello di postazioni intorno al suo «catino», nascoste dalla macchia.[27]


Sei giorni sul crinale: 12–18 set. 1944
Quello che segue lo sappiamo soprattutto da Mathews, che dopo la battaglia intervistò i soldati americani dell’Altuzzo; le ore sono quelle delle fonti americane. Mathews usò anche il diario della 14ª Armata e le intercettazioni radio: da lì, e dai prigionieri, vengono le poche voci tedesche che possiamo riportare.
Il FJR 12 aveva tre battaglioni. Il I./FJR 12 teneva Monte Altuzzo. Il II./FJR 12 teneva il Monticelli, a ovest della strada, e si spingeva al di là di essa fino alla cresta occidentale dell’Altuzzo. Il III./FJR 12 stava nella linea principale, probabilmente fra l’Altuzzo e Monte Verruca; dal 15 set. le sue compagnie furono usate per chiudere le falle sull’Altuzzo. È la ricostruzione più probabile, non certa: nel vivo della battaglia le compagnie vennero mescolate.[29]
12–13 set.
Il II Corpo d’armata della Quinta Armata americana attaccò il 12 set. All’alba del 13 gli avamposti di quota 782 persero tre bunker e sei uomini, «tutti paracadutisti», fatti prigionieri dalla Compagnia L del 363° Reggimento di fanteria (91ª Divisione); la cresta dell’Altuzzo, però, tenne, e gli americani furono respinti. Secondo i prigionieri, una compagnia di circa ottanta uomini teneva un fronte di quasi due chilometri fra l’Altuzzo e la Verruca. Quella notte arrivò almeno un gruppo di complementi: due ufficiali e trenta uomini.[30]
14 set.
Il 14 set. la Compagnia B del 338° Reggimento di fanteria (85ª Divisione), comandata dal capitano Maurice E. Peabody jr., salì sulla cresta occidentale dell’Altuzzo, poi chiamata dagli americani «Peabody Peak». I paracadutisti, una cinquantina secondo un prigioniero, contrattaccarono quattro volte per riprendere la cresta; l’ultimo attacco fu il più forte. Quel giorno cadde il comandante della 1ª compagnia del reggimento (1./FJR 12, parte del I battaglione).[31] Dalla strada un mezzo corazzato tedesco – le fonti americane parlano di un «carro» – uscì da dietro una casa; un soldato americano gli tirò due razzi di bazooka senza colpirlo.[32]
Forse era uno Sturmgeschütz, un cannone d’assalto semovente. Secondo la pagina che questo sito gli dedica, Mathias Hölzl era nell’equipaggio di uno di questi mezzi e fu ucciso al Giogo; sepolto dapprima alla Certosa di Bologna, riposa oggi alla Futa, blocco 51, tomba 450. La stessa pagina cita il diario della Grenadier-Lehr-Brigade, secondo cui il 18 set. uno Sturmgeschütz era ancora a Rifredo, sulla strada per Firenzuola. Il reparto del mezzo non è sicuro.[32]

Il 14 set., secondo le schede del sito, caddero anche l’Unteroffizier (sergente) Friedrich Aschenbrenner, allo Strozzo, una località sotto Monte Altuzzo, e Hans Schill, probabilmente colpito dall’artiglieria sulla cresta occidentale.[33][13]
15–16 set.
Alle 13.20 del 15 set. i paracadutisti dell’Altuzzo comunicarono via radio – gli americani intercettavano – che quota 926 era saldamente in mano loro. La sera il I./FJR 12 aveva urgente bisogno di rinforzi: il solo 1° plotone della 1ª compagnia aveva avuto quel giorno cinque morti e dieci feriti. Il comando tedesco ammise che la divisione aveva impegnato le ultime riserve. Nella notte salirono sull’Altuzzo tre gruppi di rinforzo: la 10ª e la 15ª compagnia; il plotone pionieri del reggimento, che solo per raggiungere la linea ebbe quattro morti e sette feriti; venti uomini dei cacciacarri.[34]
Lo stesso giorno Kesselring autorizzò l’impiego al Giogo dei due battaglioni della Lehr-Brigade, a condizione che dopo tre giorni partissero per il fronte adriatico. Sul Monticelli, quella sera, i tedeschi lanciarono il terzo e più forte dei loro contrattacchi contro un’altra Compagnia B, quella del 363° fanteria.[35]
Il 16 set. il I./FJR 12 trasmise ai suoi reparti che l’attacco andava fermato «a ogni costo», perché non c’erano altre riserve. Alle 23 arrivò un plotone di circa venticinque mitraglieri appena usciti da una scuola di combattimento. Nella notte giunsero i battaglioni della Lehr-Brigade, su camion e carri a cavalli: il II battaglione si schierò sulla Verruca e sull’Altuzzo.[36]
Con loro arrivarono anche i lituani. Da un gruppo di 360–430 uomini venuti dalla Francia meridionale, circa 75 furono mandati sull’Altuzzo, venti per ciascuna compagnia del I./FJR 12. Benché sorvegliati, una quarantina seguì il consiglio del loro tenente, anch’egli lituano, di disertare alla prima occasione.[37] Chi fossero esattamente, non lo sappiamo. Le fonti li descrivono in tre modi:
- un «battaglione di lavoro lituano» su cui non si poteva fare affidamento, nelle fonti americane, che seguono il diario della 14ª Armata;
- «volontari lituani», nella cronaca di Busch;
- soldati di un reparto di complementi della contraerea, la Flak-Ersatz-Abteilung 51 di Stettino, secondo i piastrini ritrovati sul Giogo e descritti da una pagina di questo sito.
Non è possibile stabilire se fossero volontari, ausiliari o lavoratori costretti.[37] Almeno due, secondo una testimonianza riportata dalla stessa pagina, morirono sull’Altuzzo.[38]
17 set.
Alle 3 del mattino del 17 la Lehr-Brigade rilevò ciò che restava del III./FJR 12, i cui superstiti rinforzarono il II./FJR 12 sul Monticelli e il I./FJR 12 sull’Altuzzo. Prigionieri della 6ª compagnia della Lehr-Brigade raccontarono che all’alba, mentre si schierava sull’Altuzzo, il reparto era stato demoralizzato dall’artiglieria americana e aveva avuto perdite pesanti.[39]
Quel giorno la Compagnia C del 338° raggiunse quota 926. Da un bunker uscirono quattordici uomini, fra cui un sottufficiale che le fonti americane chiamano «first sergeant»; poco dopo altri dieci, guidati da un soldato di sanità, salirono ad arrendersi. Nel bunker i soldati avevano voluto arrendersi sentendo gli americani all’esterno, ma il loro tenente li aveva tenuti in posizione finché non era stato messo fuori combattimento. Il sottufficiale disse che erano stati colti di sorpresa, altrimenti non avrebbero mai lasciato arrivare gli americani alla cima, e che i suoi avrebbero presto contrattaccato per tenere l’Altuzzo a ogni costo. Così fu: i tedeschi – paracadutisti e, probabilmente, granatieri della Lehr-Brigade appena arrivati – contrattaccarono tre volte per riprendere la cima, l’ultima nel pomeriggio con l’appoggio di un mezzo corazzato. Alle 16.01 gli americani segnalarono che i tedeschi ripiegavano sul versante nord.[39]
Sul Monticelli i paracadutisti tennero la cresta fino a metà pomeriggio del 17. Nelle prime ore due di loro, con la bandiera bianca, avevano chiesto una tregua per i feriti; poi circa due dozzine di soldati si erano arresi con il loro ufficiale. Monte Verruca fu preso dal 339° Reggimento di fanteria entro mezzogiorno, Monte Pratone dal 337° nel pomeriggio.[35]
Alle 19.20 la 14ª Armata ordinò al I. Fallschirmkorps di ripiegare su una nuova difesa a nord di Firenzuola; prima di mezzanotte l’ordine raggiunse i reparti avanzati del FJR 12.[40]
18 set.
All’alba del 18 cadde anche il «Knob 3» (la terza «gobba» del crinale), l’ultimo tratto di Monte Altuzzo ancora tenuto dai tedeschi, a nord di quota 926: la Compagnia L del 338° vi fece 64 prigionieri. In mattinata gli ultimi difensori dell’Altuzzo cessarono la resistenza. I tedeschi ripiegarono verso le alture a nord di Firenzuola, coperti solo da leggere retroguardie; la Lehr-Brigade partì per il fronte adriatico.[40]
Sul fronte della Futa, dove stavano gli altri due reggimenti, le fonti dicono poco: secondo la storia del 135° fanteria, il 17 e il 18 set. i tedeschi portarono in linea, al posto dei fanti, uomini del genio e dell’aviazione, e il 24 circa cento tedeschi lasciarono Roncobilaccio, a nord del passo. Quando e come il FJR 10 e il FJR 11 si ritirarono non è precisato.[25]
Perché la difesa resse sei giorni, e perché cedette
Le ragioni della tenuta sono nel terreno e nelle fortificazioni, in un piccolo nucleo di veterani, nella prassi tedesca del contrattacco immediato e nell’uso dei complementi, anche a piccoli gruppi, per chiudere le falle. Quelle del cedimento sono altrettanto chiare: un solo reggimento sul Giogo, perché i comandi aspettavano l’attacco alla Futa; i rifornimenti interrotti da artiglieria e aviazione; rinforzi arrivati a pezzi e a termine; il confine fra due armate proprio nel punto attaccato. Non serve il mito dell’élite per spiegare quei sei giorni. Bastano queste condizioni, la tenuta di uomini in gran parte giovanissimi sotto il fuoco dell’artiglieria, e il prezzo che quei giorni costarono a entrambe le parti.
Il conto delle perdite
Le perdite tedesche al Giogo non risultano nelle fonti disponibili: le carte della divisione, come si è detto, non furono catturate dagli Alleati.[2] Fisher le giudica «senza dubbio molto maggiori» di quelle americane: il II Corpo d’armata ebbe in sei giorni 2.731 perdite fra morti, feriti e dispersi. Il 338° fanteria contò 212 prigionieri entro mezzogiorno del 19 set.; la Compagnia B del 363°, che ebbe 14 morti e 126 feriti, contò nel suo settore del Monticelli più di 150 caduti tedeschi e prese 40 prigionieri.[41] Sono conteggi americani, di reparti e giorni diversi: non si possono sommare. Qualche cifra di reparto viene invece da prigionieri e intercettazioni: secondo un prigioniero, la 1ª compagnia del FJR 12 ebbe fra il 13 set. e la mattina del 16 undici morti e molti feriti; la 15ª compagnia, che il 10 set. contava ottanta uomini, ne aveva perso un quinto entro la notte del 15.[34] Quanti paracadutisti morirono al Giogo non lo sappiamo; sappiamo solo che furono molti. I loro nomi restano da ricercare, uno per uno, negli schedari dell’ex Deutsche Dienststelle (WASt), oggi al Bundesarchiv, e presso il Volksbund.[42] I prigionieri leggevano i volantini alleati sparati con l’artiglieria («Perché combattere in Italia quando gli Alleati sono in Germania?»), ma il loro morale, notavano gli americani, non ne era molto scosso.[41]

Dopo il Giogo: dall’Appennino bolognese al Po (ott. 1944 – mag. 1945)
Dopo il Giogo la 4ª, «duramente colpita», tenne il centro del fronte del suo corpo d’armata; a fine settembre era una delle tre divisioni che difendevano il passo della Raticosa, e il 28 ripiegò su una linea imperniata su Monghidoro. Dal 1° ott. la 4ª e la 362. Infanterie-Division ressero l’urto principale dell’attacco americano fino alla notte del 4, poi ripiegarono sulla cresta di Loiano. In quei quattro giorni gli americani catturarono 858 uomini del corpo d’armata, non tutti della 4ª.[43]
A ovest della Statale 65, fra Cedrecchia, Monte Venere e Monzuno, il 133° Reggimento di fanteria della 34ª Divisione annotava giorno per giorno i prigionieri: uomini di una dozzina di compagnie del FJR 10, fra cui una compagnia di punizione, e poi del FJR 11, delle trasmissioni e di un battaglione «a disposizione» (z.b.V.); nelle ventiquattr’ore fino al 4 ott. ne prese 63.[44] Fra il 7 e il 9 ott. il 362° Reggimento di fanteria (91ª Divisione) attaccò Monte Castellari, l’ultima altura fra Loiano e Livergnano, tenuta da reparti della 4ª; poi la 65. Infanterie-Division entrò in linea accanto alla divisione. Per i combattimenti successivi, da Livergnano a Monte delle Formiche, la storia ufficiale americana non nomina più la divisione: un silenzio che non prova la sua assenza. Verso il 22 ott. il I. Fallschirmkorps passò sotto la 10ª Armata, il cui confine fu spostato a ovest.[45]
Secondo Gentile la divisione restò sull’Appennino bolognese fino al gen. 1945, quando fu trasferita sul Senio, a sud di Castel Bolognese, fra Faenza e Imola.[5] La storia ufficiale americana conferma questa posizione per l’aprile: a sud della Via Emilia, ai piedi dell’Appennino; verso il 15 apr. la divisione trattenne per breve tempo i polacchi lungo la statale.[46] Per l’inverno, e in particolare da gennaio a marzo, non abbiamo trovato altre conferme: chi possiede documenti, lettere o fotografie di quei mesi può segnalarli al MuGot.
Dopo l’11 apr., sotto l’offensiva alleata di primavera, la divisione cominciò a ripiegare. Ritiratasi anche la 278. Infanterie-Division, il peso della difesa della Via Emilia ricadde sulla 4ª, che arretrò fino al canale di Gaiano, fra Medicina e Budrio; il 18 apr. polacchi e britannici erano sul canale. Verso il 22–23 apr. reparti della 1ª e della 4ª divisione paracadutisti resistettero sul Panaro ai sudafricani e alla 91ª Divisione americana. A Finale Emilia migliaia di uomini del I. Fallschirmkorps rimasero intrappolati; molti si salvarono solo attraversando il Po a nuoto.[46] La 4ª passò il fiume presso Sermide con perdite molto alte e, secondo Gentile, fu quasi completamente distrutta.[5]
La sera del 25 apr., a Verona, «contingenti della 4ª» asserragliati nella stazione distrutta furono l’unica vera difesa della città; la resistenza cessò all’alba del 26.[47] Resti della divisione potrebbero essere passati poi per l’Alto Vicentino, dove l’Atlante delle stragi la elenca fra i reparti presenti a Pedescala fra il 30 apr. e il 2 mag.[48] La guerra in Italia finì con la resa di Caserta, in vigore a mezzogiorno del 2 mag. 1945; secondo Gentile i resti della divisione erano allora in Valsugana, ma il luogo preciso della resa non è documentato.[47][5]


Le vittime civili: che cosa sappiamo e con quale certezza
Le schede dell’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, redatte dagli storici degli istituti della Resistenza, indicano i reparti con gradi diversi: «sospetti in quanto presenti nell’area», «responsabili o presunti responsabili»; in alcuni casi la responsabilità di un reparto risulta da atti giudiziari. Teniamo distinti questi tre livelli e li indichiamo per ogni episodio.[49]
Per capire le violenze contro i civili nell’Italia del 1944 serve anche il quadro generale degli ordini tedeschi sulla cosiddetta «lotta alle bande» (Bandenbekämpfung), come i documenti tedeschi chiamavano la guerra contro i partigiani. Il 17 giu. 1944 Kesselring ordinò alle truppe di agire con la massima durezza e scrisse che avrebbe protetto ogni comandante che, nella scelta e nella durezza dei metodi, fosse andato oltre la consueta moderazione; ai soldati l’impunità era garantita da un ordine di Hitler del 1942. Il 1° lug. un nuovo ordine diede la precedenza alle rappresaglie: una parte della popolazione maschile doveva essere fermata e, in caso di violenze, fucilata. Nel 1947 un tribunale militare britannico condannò Kesselring a morte a Venezia; la pena fu commutata. Le schede dell’Atlante sui casi che riguardano la 4ª non dicono se questi ordini vi ebbero una parte. Il quadro spiega le condizioni in cui le violenze avvennero; non attenua la responsabilità di chi le commise.[50]
Nel giu. 1944, in Umbria, la divisione era presente ad Allerona e a Orvieto, dove furono uccisi civili isolati e un giovane partigiano: nove persone in quattro episodi solo ad Allerona. Gli autori non sono stati identificati, e negli stessi luoghi c’erano altri reparti tedeschi: ad Allerona la 356. Infanterie-Division, a Orvieto anche la 1ª divisione paracadutisti e la «Hermann Göring» (reparto presente nell’area). Altre schede di quelle settimane, come quelle di Borniano e Città della Pieve, riguardano la 1ª divisione paracadutisti, non la 4ª.[18]
In luglio otto schede dell’Atlante collegano la 4ª a undici uccisioni di civili, singoli o coppie, avvenute fra il 4 e il 27 nei comuni di Barberino Val d’Elsa, Tavarnelle e San Casciano. Le schede la indicano fra i «responsabili o presunti responsabili» senza spiegarne il motivo, verosimilmente lo schieramento; gli autori restano ignoti (attribuzione presunta). Il 4 lug., a Barberino, i coniugi Elvira Mariani e Giuseppe Pasquini furono fucilati da due soldati tedeschi per aver difeso da un tentativo di violenza la nipote quindicenne.[51]
Il caso meglio documentato è quello di Pratale, al confine fra Tavarnelle e San Casciano in Val di Pesa. La sera del 23 lug. 1944 un piccolo gruppo di paracadutisti fece irruzione nel podere mentre le famiglie Gori, Cresti, Raspollini e Lotti cenavano. Gli uomini furono separati dalle donne e dai bambini e fucilati in un boschetto; poi le case furono saccheggiate. Le vittime furono dodici. Studi e indagine giudiziaria attribuiscono la strage alla 2ª compagnia del FJR 12, il reggimento che due mesi dopo difese il Giogo. La scheda dell’Atlante riferisce anche voci, mai provate, su un delatore italiano e su un soldato tedesco ferito dai partigiani poche ore prima. Nel 2011 il Comune di Tavarnelle presentò una denuncia alla Procura militare. L’indagine identificò sei militari, iscritti nel registro degli indagati: il tenente Bruno Wittenauer, Rudolf Kurz, Bernhard Schulze-Holtenhausen, Herbert Flessenkemper, Rudolf Moser e Georg Ogorek. Nessuno di loro fu mai giudicato: il 20 mag. 2013 il giudice dichiarò il non luogo a procedere per estinzione del reato, dovuta alla morte degli indagati (reparto e persone indicati in atti d’inchiesta; nessuna sentenza penale). Nel 2023 il Tribunale civile di Firenze, con una sentenza della giudice Susanna Zanda che qualifica i fatti come crimine contro l’umanità, ha condannato la Germania a risarcire Mirella Lotti, figlia di Giuliano Lotti, una delle vittime: nel 1944 aveva otto anni.[52]
A Firenze, la sera del 5 ago. 1944, a Castello, nella zona di Rifredi, furono uccisi dodici uomini, scelti fra gli sfollati che avevano trovato riparo nell’Istituto chimico farmaceutico: dieci furono fucilati all’esterno dell’edificio, due uccisi mentre protestavano o cercavano di fuggire. Secondo la scheda dell’Atlante fu una rappresaglia: dopo un tentativo di violenza di alcuni soldati tedeschi contro una donna, un colpo partito nella colluttazione aveva ferito un sottufficiale tedesco, che sostenne di essere stato attaccato dai partigiani. La scheda indica come responsabili un plotone della 1ª compagnia di un battaglione della 4ª e il capitano che ordinò la rappresaglia; nella zona erano alloggiati reparti del FJR 10. Del caso si occuparono la Procura militare di La Spezia, con più fascicoli, e un’inchiesta britannica (1945–47); la scheda non indica l’esito dei procedimenti, e non abbiamo trovato notizia di processi (reparto indicato come responsabile dalla scheda; nessuna sentenza penale nota). Il legame fra questa strage e la 4ª è emerso dalla ricerca per questo articolo e va verificato sulle fonti citate dalla scheda. Ogni anno, il 5 ago., le vittime sono ricordate sul luogo della strage.[53]
Sull’Appennino bolognese, nei giorni in cui la divisione teneva la linea di Monghidoro, quattro civili furono fermati il 29 set. 1944 vicino a un comando tedesco a Ca’ di Giorgio: Bianca Bassi, Celestina Magaroli, Amalia Ubaldini e Franco Lolli, che aveva tredici anni. Furono trovati poi uccisi in una buca di bomba; tre dei corpi portavano segni di percosse e di colpi d’arma da fuoco alla nuca. Il 2 ott., a Ca’ di Lavacchio, furono uccisi Alfonso, Serena e Serafino Lorenzini; di questo episodio, scrive la scheda, «non si conosce nulla». Un fascicolo d’inchiesta indica come responsabili la 10ª compagnia del FJR 11 e l’11ª compagnia del FJR 12, e come comandante di quest’ultima il tenente Hoffman, l’unico nome leggibile nelle carte. Il fascicolo fu archiviato il 14 gen. 1960: è la data del provvedimento di «archiviazione provvisoria» dei fascicoli sui crimini nazifascisti ritrovati nel 1994 a Palazzo Cesi, a Roma, nel cosiddetto «armadio della vergogna». Fu trasmesso alla Procura militare di La Spezia solo nel 1995. Non risulta che il tenente Hoffman o altri siano mai stati processati (reparti e comandante indicati in atti d’inchiesta).[54]
Diverso è il caso di Monte Sole (29 set. – 4 ott. 1944), la strage nota come strage di Marzabotto. Ne parliamo perché, secondo l’Atlante, l’operazione sarebbe stata ordinata dal I. Fallschirmkorps, il corpo d’armata da cui dipendeva la 4ª, ed eseguita da reparti della 16. SS-Panzergrenadier-Division «Reichsführer SS», una divisione delle Waffen-SS (le formazioni militari delle SS), e di altre unità, fra cui un reggimento contraereo della Luftwaffe; la 4ª non vi è nominata.[55] A Pedescala e Forni–Settecà, in Valdastico, fra il 30 apr. e il 2 mag. 1945 furono uccisi 82 civili. L’Atlante elenca la 1ª e la 4ª divisione paracadutisti fra gli otto reparti «sospetti in quanto presenti nell’area»; la scheda non attribuisce la strage a un reparto preciso e scrive che gli autori vanno cercati fra i reparti di retroguardia in ritirata; fra gli altri sospetti nomina il 263. Ost-Bataillon e una compagnia del reggimento di polizia SS «Schlanders» (reparto presente nell’area).[48]
Per il Mugello e il settore fra Futa e Giogo non abbiamo trovato schede che attribuiscano violenze alla 4ª. È una lacuna della ricerca, non una prova che non ve ne siano state: il lavoro va proseguito negli archivi locali e con gli istituti storici.[56]
Heinz Trettner, dalla Luftwaffe alla Bundeswehr
Ernst Heinrich «Heinz» Trettner era nato a Minden il 19 set. 1907, non il 9 come si legge spesso. Ufficiale di cavalleria della Reichswehr, l’esercito di Weimar, dal 1933 lavorò alla costruzione, allora ancora segreta, dell’aviazione militare tedesca e nel 1935 passò formalmente alla Luftwaffe. Dal nov. 1936 al gen. 1938 servì in Spagna nella Legion Condor, il corpo aereo tedesco inviato in aiuto di Franco; secondo la Neue Deutsche Biographie non ebbe responsabilità di comando nel bombardamento di Guernica, e per sua dichiarazione non ne curò la pianificazione. Dal 1939 fu ufficiale di stato maggiore delle truppe paracadutiste, nei Paesi Bassi nel 1940 e, dal dic. 1940, come capo dell’ufficio operazioni (Ia) dell’XI. Fliegerkorps, il comando delle truppe paracadutiste e aviotrasportate; secondo la Neue Deutsche Biographie arrivò a Creta solo a conquista conclusa, nel mag. 1941. Poi fu capo di stato maggiore dello stesso corpo.[4]
Prigioniero degli americani e dei britannici fino all’apr. 1948, nel 1949 fu classificato «esonerato» dalla commissione di denazificazione. Nel 1956 entrò nella Bundeswehr e dal 1° gen. 1964 ne fu Generalinspekteur, il più alto ufficiale. Si dimise nell’ago. 1966, dopo un contrasto con il sottosegretario Karl Gumbel sul decreto che permetteva ai soldati di iscriversi ai sindacati.[4][57] Nel 1964 un «Libro bianco» della Germania orientale lo accusò di crimini di guerra nei Paesi Bassi, a Creta e in Italia. Il comando della Bundeswehr respinse le accuse, e la Neue Deutsche Biographie le definisce diffamazioni. Nelle fonti consultate non abbiamo trovato né un esame delle prove né notizia di indagini a suo carico per i fatti d’Italia. Da pensionato prese posizioni nazional-conservatrici: protestò contro il cambio di nome dello Jagdgeschwader 74 «Mölders», rifiutò gli inviti alle cerimonie della Bundeswehr e non volle una sua rappresentanza al proprio funerale. Morì nel 2006.[4]
La sua carriera mostra la continuità di persone fra Wehrmacht (le forze armate del Terzo Reich) e Bundeswehr studiata dagli storici tedeschi: il comandante della divisione del Giogo divenne, vent’anni dopo, il capo militare della Germania federale. Le violenze di cui si è detto avvennero mentre comandava la divisione. Nelle fonti consultate il suo nome non vi compare, il che non dice nulla, né in un senso né nell’altro, sulla sua responsabilità di comandante: se e quanto ne fosse informato resta una domanda aperta della ricerca.

Il mito e la memoria
Il mito dei paracadutisti tedeschi nacque già durante la guerra: i paracadutisti si definivano «la più audace truppa d’élite del Führer», e la propaganda costruì intorno a Creta e a Cassino l’immagine di combattenti invincibili. La mostra del 2021 «Hitlers Elitetruppe? Mythos Fallschirmjäger» ha ricordato che a Cassino la 1ª divisione paracadutisti si difese con tenacia, come i vicini cacciatori di montagna e granatieri dell’esercito, e grazie all’appoggio delle armi pesanti dell’esercito. Molti reduci, dopo la guerra, si considerarono «invitti nello spirito».[3] Il mito entrò anche nella Bundeswehr: la prima «giornata di Creta» (Kreta-Tag) fu celebrata il 20 mag. 1957, fra polemiche che arrivarono fino al ministero della Difesa; Wolf Graf von Baudissin, uno degli ideatori della Innere Führung, la disapprovò. Il dibattito è aperto anche oggi in Germania. Il Bund Deutscher Fallschirmjäger, l’associazione degli ex paracadutisti, con circa 2.000 iscritti, criticò la mostra del 2021 perché aveva usato meno fonti di quante fosse possibile e non aveva tenuto conto delle indicazioni dell’associazione. Il decreto sulla tradizione della Bundeswehr del 2018 (Traditionserlass) ribadisce che la Wehrmacht, come istituzione, non è degna di tradizione.[58]
In Italia il mito ha il volto di Cassino e della 1ª divisione, non del Giogo. Il più noto storico-reduce dei paracadutisti, Rudolf Böhmler, veniva dalla 1ª, e i suoi libri raccontano una guerra «pulita» e un Kesselring senza colpe, un’immagine che gli storici hanno smontato.[59] Ancora più lontani dai fatti sono i libri di Franz Kurowski, già propagandista di guerra, in cui fatti e invenzioni si mescolano.[60] L’espressione «diavoli verdi» (Grüne Teufel) circola soprattutto in questa letteratura e nei libri per appassionati; da dove venga – soprannome dato dagli Alleati o nome che i paracadutisti si diedero – non risulta dalle opere consultate.
Ciò che si legge e non risulta
- Costituita a Venezia nel nov. 1943: nacque in Umbria.[8]
- Distrusse i Ranger americani a Cisterna (30 gen. 1944): la storia ufficiale americana attribuisce quel combattimento alla «Hermann Göring» e alla 715. Infanterie-Division; non trovano riscontro nemmeno il «Kampfgruppe Pfeiffer» (un gruppo di combattimento) e l’«Operazione Richard».[61]
- Fu l’ultima unità tedesca a lasciare Roma: nessuna fonte consultata lo dice.[17]
- Combatté a Rimini: nel set. 1944 a Rimini c’era la 1ª divisione paracadutisti.[62]
- Fermò gli Alleati «alla Futa»: lo sfondamento avvenne al Giogo, proprio perché i tedeschi aspettavano l’attacco alla Futa.[62]
- Ricevette ragazzi senza addestramento direttamente dalla Hitlerjugend: non abbiamo trovato documenti.[38]
- Nel mar. 1945 cedette il II./FJR 12 a una nuova 10ª divisione paracadutisti: nessuna fonte verificabile lo documenta.[63]
- Aveva un giornale, «Der Komet»: era un volantino alleato lanciato sulle truppe tedesche.[62]
La realtà documentata è più semplice e più dura: una divisione costituita in fretta, con pochi veterani e molti ragazzi, che sul Giogo combatté con efficacia per ragioni spiegabili – terreno, fortificazioni, metodo – e pagò un prezzo altissimo; e alcuni dei cui reparti uccisero civili inermi.
Lo stesso rigore vale per la memoria alleata: una storia popolare britannica del 1951 scrive che la Quinta Armata sfondò «rapidamente» le difese del Giogo, un avverbio per sei giorni di combattimenti e 2.731 perdite americane.[64] E in Italia i rischi sono due, e opposti: l’ammirazione tecnica per l’avversario e lo stereotipo del «cattivo tedesco», che secondo lo storico Filippo Focardi è servito spesso a rimuovere le colpe italiane.[65]
Fino al 2016 tornava spesso al MuGot, d’estate, in camper, Gunther Drösiger, un paracadutista tedesco che aveva combattuto al Giogo. Ai volontari del museo raccontava quei giorni. Fra i suoi ricordi c’era la sosta a Pratolino, fra la fine di ago. e i primi di set., durante la ritirata verso la Linea Gotica: i paracadutisti erano accampati nel parco di Villa Demidoff, la villa medicea di Pratolino, dove si trova il Colosso dell’Appennino del Giambologna, e lì furono colpiti da un bombardamento aereo o da colpi di mortaio. Ricordava anche gli americani che salivano verso l’Altuzzo in fila lungo i sentieri, esposti al fuoco dall’alto. La sua testimonianza fu raccolta dal collezionista Filippo Spadi; nel 2025 la rievocazione «Un tuffo nella storia» gli ha dedicato una scena.[66]
Il luogo in cui queste memorie si incontrano è il cimitero militare germanico del Passo della Futa. Nato da un accordo italo-tedesco del 1955, progettato dall’architetto Dieter Oesterlen, costruito dal 1961 e inaugurato il 28 giu. 1969, accoglie oltre 30.000 caduti tedeschi raccolti da dieci province; accanto alla cripta, in una fossa comune, ne riposano 397, i cui nomi sono incisi su cinque lastre.[67] Vi sono sepolti anche Friedrich Aschenbrenner e Mathias Hölzl. Hans Schill non ha una tomba nota: secondo la sua pagina su questo sito, la Deutsche Dienststelle (WASt) non registra alcuna sepoltura.[13] La ricerca continua anche sul terreno: al Passo della Raticosa i volontari di Gotica Toscana hanno ritrovato i resti di due giovani soldati tedeschi caduti nel set. 1944.[68] La storica Elena Pirazzoli, che ha studiato gli spettacoli della compagnia Archivio Zeta alla Futa, ha definito il cimitero il luogo della «memoria più difficile, quella dei perpetratori, morti, uccisi come le loro vittime».[69]

Il brevetto e il crinale
Fra i reperti del MuGot c’è un piccolo distintivo di metallo appartenuto all’Unteroffizier Friedrich Aschenbrenner e ritrovato, secondo la scheda del museo, sul terreno della battaglia: il brevetto da paracadutista della Luftwaffe (Fallschirmschützenabzeichen), che si otteneva dopo sei lanci nelle scuole di paracadutismo della Luftwaffe, come quelle di Stendal e di Wittstock. Aschenbrenner era nato il 9 nov. 1919; cadde il 14 set. 1944 allo Strozzo, sotto Monte Altuzzo, e riposa alla Futa, blocco 22, tomba 51.[33]


Il brevetto di Friedrich Aschenbrenner racconta una storia diversa da quella del mito. Era il distintivo di un uomo addestrato a lanciarsi da un aereo, che morì invece come fante sotto il crinale dell’Altuzzo, a difendere una linea che i suoi comandanti si aspettavano di veder attaccata altrove. Accanto a lui c’erano ragazzi di diciannove anni, uomini venuti da altri reparti della Luftwaffe, complementi che non avevano mai sparato con munizioni vere, lituani molti dei quali aspettavano l’occasione per disertare. Due mesi prima, secondo l’indagine giudiziaria e gli studi, uomini di una compagnia del FJR 12, il reggimento che teneva il Giogo, avevano ucciso dodici uomini a Pratale.
Questi fatti stanno insieme, e la memoria deve tenerli insieme. Riconciliazione non significa equiparare i combattenti e le vittime. Significa conoscere con esattezza i nomi, i luoghi, le date, ciò che è documentato e ciò che non lo è ancora. I caduti di tutte le parti hanno diritto al loro nome; le vittime civili hanno diritto alla verità su chi le uccise, anche quando la giustizia è arrivata troppo tardi.
Cosa vedere oggi
Il Passo del Giogo, il Monticelli e Monte Altuzzo. Il passo si raggiunge da Scarperia, sulla strada per Firenzuola. Dal valico il Monticelli si alza a ovest e Monte Altuzzo a est: sono i crinali su cui si combatté dal 12 al 18 set. 1944. Le pendici sono ripide e boscose: prima di salire è bene informarsi sui sentieri. Sul terreno si possono ancora trovare residuati bellici: non vanno toccati, e vanno segnalati alle forze dell’ordine.

Il cimitero militare germanico della Futa. Si trova sulla Statale 65, a una trentina di chilometri dal museo passando per il Giogo e Firenzuola. Il Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, l’ente tedesco che cura le tombe dei caduti, offre in rete la ricerca dei sepolti. Per le notizie sui singoli soldati i familiari possono rivolgersi al Bundesarchiv, che dal 2019 ha assunto i compiti della Deutsche Dienststelle (WASt).[42]
Il MuGot a Ponzalla. Nella Sala del Giogo del Museo Gotica Toscana sono esposti i documenti di Karl-Heinz Rohrbach, accanto a un’uniforme di repertorio analoga a quella che indossava; nella stessa sala ci sono un elmetto da paracadutista ritrovato sul Giogo e, accanto, il santino di Alban Baldes, caduto nella difesa della Linea Gotica sul Giogo: sono quelli che si vedono nella foto in testa all’articolo. Fra i reperti c’è anche il brevetto di Friedrich Aschenbrenner, e dal 2025 una nuova sala ospita l’armeria tedesca. Sono tracce di persone, esposte accanto alle loro storie. Chi conserva in famiglia lettere, fotografie o documenti di un uomo della 4ª divisione paracadutisti può segnalarli al MuGot. Orari e visite guidate sono indicati nelle pagine del museo su questo sito.
Note
- Mathews, «Break-Through», p. 106. ↩a ↩b
- Bundesarchiv, «Unterlagen… Luftwaffe»; Mathews, «Break-Through», p. 244 (Bibliographical Note). ↩a ↩b
- IF, «Hitlers Elitetruppe?»; Bundeswehr, «Ausstellung thematisiert Fallschirmtruppe der Wehrmacht»; Pahl e Wagner, Hitlers Elitetruppe?. Originali: «Die Fallschirmjäger erwiesen sich als gute Infanteristen – wie allerdings benachbarte Gebirgsjäger und Grenadiere des Heeres auch»; «des Führers kühnste Elitetruppe»; «im Geiste unbesiegt». ↩a ↩b
- Möllers, «Trettner» (NDB), anche per i gradi di Generalmajor (lug. 1944) e Generalleutnant (apr. 1945). La NDB non dice quando Trettner divenne Oberst né quale grado avesse nell’ott. 1943; repertori non scientifici (fra cui la voce «Heinz Trettner» di Wikipedia in tedesco) indicano il 1° mar. 1943, data non verificata. Il ritratto del Bundesarchiv (Bild 146-1970-016-17), datato dall’archivio «1941/1942 ca.» e descritto come ritratto di Trettner «als Oberst im Generalstab der Luftwaffe», non si accorda con quella data, e le mostrine non permettono di distinguere con sicurezza fra Oberstleutnant (tenente colonnello) e Oberst: la questione resta aperta. Sul comando della divisione, fonti non scientifiche lo dicono incaricato dal 4 ott. 1943 e titolare dal 1° giu. 1944 (NDB: dal gen. 1944); su Creta, altre fonti lo pongono fra i pianificatori dell’invasione: seguiamo la NDB. ↩a ↩b ↩c ↩d ↩e ↩f
- Gentile, Itinerari di guerra, pp. 20–21 (scheda «4. Fallschirmjäger-Division», che riassume la vicenda della divisione fino al 1945) e pp. 8–10 (scheda «I. Fallschirmkorps»). La scheda non ha note; la banca dati da cui deriva si basa su documenti dell’ex WASt e del Bundesarchiv-Militärarchiv. ↩a ↩b ↩c ↩d ↩e ↩f ↩g ↩h ↩i
- Blumenson, Salerno to Cassino, p. 361. ↩a ↩b
- Gentile, Itinerari di guerra, pp. 20–21; Fisher, Cassino to the Alps, p. 207; Mathews, «Break-Through», p. 200; History, 133rd Infantry, ott. 1944, diario 1–9 ott. ↩
- La voce «4th Parachute Division (Germany)» di Wikipedia in inglese rinvia per Venezia solo al sito axishistory.com, quella italiana a siti per appassionati; il Lexikon der Wehrmacht, sito non scientifico, colloca la costituzione «nell’area di Perugia». Sono esempi di un’affermazione che circola, non fonti. ↩a ↩b
- Fisher, Cassino to the Alps, p. 325, dal diario di guerra della 14ª Armata (6–8 set. 1944). ↩
- AHQ Report No. 24, parte 2, par. 42, dal diario della 14ª Armata. Le cifre (4.054 e 1.850) sono lette su una scansione con testo OCR difettoso e vanno considerate incerte; non si può stabilire nemmeno a quale categoria di forza dell’originale tedesco (Gefechtsstärke o Kampfstärke) si riferiscano. ↩
- Scheda «Karl-Heinz Rohrbach (4. FD), Fallschirmgefreiter», goticatoscana.eu: Rohrbach raggiunse il FJR 12 il 10 gen. 1944 e fu promosso Gefreiter il 1° ott. 1944 (il prefisso «Fallschirm-» davanti al grado è un uso dei documenti dei paracadutisti). La sua presenza al Giogo non è attestata direttamente dai documenti: si ricava dal reparto. Sui documenti (collezione privata di un socio di Gotica Toscana), sull’uniforme (di repertorio), sull’elmetto ritrovato sul Giogo e sul santino di Alban Baldes (foto di testata): informazioni del Museo Gotica Toscana, ott. 2026; il santino dice che Baldes cadde il 15 set. 1944 «in den schweren Kämpfen bei Florenz (Italien)». ↩
- Busch, Fallschirmjäger-Chronik, pp. 110–111, citato da Montevecchi, La strada per Imola, secondo la pagina del sito sui lituani (nota 38): il passo non è stato controllato sui due libri. Busch attribuisce il reggimento d’assalto al II. Fliegerkorps, ma il Luftlande-Sturm-Regiment 1 dipendeva dall’XI.: probabilmente un errore. ↩
- Scheda «Hans Schill, Obergefreiter caduto al Giogo», goticatoscana.eu. La scheda colloca il I./FJR 12 sul Monticelli: la ricostruzione qui proposta, fondata su Mathews, la aggiorna (nota 29). ↩a ↩b ↩c
- Di Giovanni, I paracadutisti italiani. ↩
- Blumenson, Salerno to Cassino, pp. 419–420. ↩
- Fisher, Cassino to the Alps, pp. 111 e 166–167. Nei documenti tedeschi la linea è detta anche «C-Stellung». ↩
- Fisher, Cassino to the Alps, pp. 207–214. ↩a ↩b
- Atlante, schede di Allerona del 7–8, 8–9, 13–14 e 14 giu. 1944 (compilatore Angelo Bitti, ISUC; per esempio straginazifasciste.it (PDF)), di Orvieto e Bagni di Orvieto (11 e 14 giu.), di Borniano (15 giu.) e di Città della Pieve (17 giu.); Bitti, La guerra ai civili in Umbria, pp. 190 e 192; Biscarini, Il passaggio del fronte in Umbria, pp. 115–133. Ad Allerona l’unica vittima del 7–8 giu. è il partigiano diciannovenne Attilio Lupi, ucciso in uno scontro con tedeschi e fascisti; per Bagni di Orvieto il compilatore ritiene più probabile la responsabilità della «Hermann Göring». ↩a ↩b
- Fisher, Cassino to the Alps, p. 265. ↩
- Fisher, Cassino to the Alps, p. 289; AHQ Report No. 24, parte 2, par. 72 (situazione al 31 lug.). ↩
- Fisher, Cassino to the Alps, pp. 292–293, dal diario della 14ª Armata (3–7 ago.); il nome tedesco della «Heinrich Mountain Line» non compare nelle fonti lette. Sull’uscita da Firenze: Fisher, p. 293 (ultimi reparti ritirati il 7 ago.); AHQ Report No. 24, parte 2, par. 72, e parte 3, par. 79 (notte fra il 10 e l’11 ago.); Gentile, Itinerari di guerra, p. 21 (12 ago.). Fisher non dice di quale divisione fossero i paracadutisti di retroguardia, ma il grosso della 1ª divisione paracadutisti era già sull’Adriatico. Castello e Rifredi: Atlante, scheda «Rifredi Castello, Firenze, 05.08.1944» (nota 53): al momento della strage erano nella zona reparti di due dei tre battaglioni del «10. Reggimento», comandato dal colonnello Fuchs, uno a Villa Petraia e uno a Villa Pollaiola, e altri ufficiali alloggiavano in case di Rifredi. La scheda non scrive «FJR 10», ma indica fra i responsabili un reparto della «4. Divisione Paracadutisti», di cui il FJR 10 faceva parte; un repertorio non scientifico (tracesofwar.com, «Fuchs, Adolf», tracesofwar.com) dà l’Oberst Adolf Fuchs come comandante del FJR 10. Secondo una testimonianza riportata dalla scheda «Via di Novoli, Firenze, 21.08.1944» (compilatore Francesco Fusi, ISRT, straginazifasciste.it (PDF)), i due soldati tedeschi che quel giorno uccisero un civile a Novoli «appartenevano ad un reparto di paracadutisti»; la divisione non è indicata. Ponti: Fisher, p. 292 (ordine di Lemelsen del 31 lug.: distruggere i ponti in città e nei dintorni, tranne il Ponte Vecchio) e p. 290 (il Ponte Vecchio sbarrato alle due estremità dagli edifici abbattuti); Archivio storico del Comune di Firenze, Ricostruzione della memoria (notte fra il 3 e il 4 ago.); IWM, TR 2293. Le fonti lette non dicono quali reparti eseguirono le demolizioni. Insurrezione e Mugnone: Atlante, scheda «Via Paisiello 152, Firenze, 13.08.1944», compilatore Francesco Fusi (ISRT), straginazifasciste.it (PDF); Fisher, pp. 293–294 (linea del Mugnone abbandonata il 17 ago.); IWM, TR 2282. Quali reparti tenessero il Mugnone dopo l’11 ago., e se fra loro ci fossero ancora uomini della 4ª, le fonti lette non lo dicono; secondo Gentile la divisione restò in città fino al 12. ↩
- Fisher, Cassino to the Alps, pp. 299–302. ↩
- Fisher, Cassino to the Alps, pp. 319–322, 325 e 336; Mathews, «Break-Through», pp. 106 (nota 8 di Mathews) e 109. ↩a ↩b ↩c
- Le posizioni di Monte Frassino e Monte Calvi vengono solo dal Battlebook 15-C del Combat Studies Institute, che non ne indica la fonte e deriva in gran parte da Mathews. ↩
- A Partial History: 135th Infantry, pp. 31–33 («this sector was defended by units of the 4th German Paratroop Division»). Per i giorni successivi al 13 set. la fonte non specifica i reparti tedeschi. ↩a ↩b
- Mathews, «Break-Through», pp. 106–107 e nota 9 di Mathews («Captured order to soldiers of 12th Pcht Regt (4th Pcht Div), 8 Sep 44, 338th Inf S-2 Files»). ↩
- Mathews, «Break-Through», pp. 104–105, 112, 146–149 e 226. Le misure americane, in piedi, sono convertite e arrotondate; le quote non sono state confrontate con le carte IGM. ↩a ↩b
- Fisher, Cassino to the Alps, pp. 326–327. ↩
- Mathews, «Break-Through», pp. 193, 200 e 223–225; decisivo il passo di p. 225: i resti del III./FJR 12, rilevati il 17 set., «would be sent to reinforce the 2d Battalion on Monticelli and the 1st Battalion on Monte Altuzzo». La collocazione del III battaglione fra l’Altuzzo e la Verruca è una deduzione. Le pagine del sito «Operazione Olive: le battaglie del Passo del Giogo» e «Hans Schill» assegnano il Monticelli al I battaglione: questa ricostruzione le aggiorna. ↩
- Mathews, «Break-Through», pp. 105, 109 e 130–131; Fisher, Cassino to the Alps, cap. XIX. ↩
- Mathews, «Break-Through», pp. 133, 140, 146–149, 156, 162–163, 167 («their fourth and strongest») e 200. ↩
- Mathews, «Break-Through», pp. 153 e 237, che non indica il reparto del mezzo; il soldato del bazooka era il soldato scelto Leslie H. Albritton. Due pagine del sito ne indicano due diversi: «Mathias Hölzl: uno Sturmgeschütz sul Giogo», goticatoscana.eu (Heeres-Sturmgeschütz-Brigade 907, dell’esercito), e «Le truppe impegnate nella battaglia del Giogo», goticatoscana.eu (Fallschirm-Sturmgeschütz-Brigade 11, della Luftwaffe): la questione resta aperta. I dati su Hölzl, compresa la prima sepoltura alla Certosa di Bologna, vengono dalla sua scheda e non sono stati verificati sul Volksbund; il diario della Lehr-Brigade che la scheda cita non è stato visto. ↩a ↩b
- Scheda «Fallschirmschützenabzeichen der Luftwaffe», reperto del MuGot, goticatoscana.eu. I dati di Aschenbrenner vengono da questa scheda, che non indica il suo reparto, e non sono ancora stati verificati sulla banca dati del Volksbund. ↩a ↩b
- Mathews, «Break-Through», pp. 193 e 200 (intercettazioni radio e prigionieri). Nella numerazione tedesca la 10ª compagnia apparteneva al III battaglione; la 15ª era una compagnia reggimentale. ↩a ↩b
- Fisher, Cassino to the Alps, pp. 331–337; Mathews, «Break-Through», pp. 201 e 224. ↩a ↩b
- Mathews, «Break-Through», pp. 201, 203 e 223–224. Mathews chiama la scuola «Cucciano», località non identificata. A p. 203 riferisce anche un contrattacco annunciato per il 16 e mai avvenuto, «rinforzato dalla 10ª compagnia del 10° reggimento paracadutisti»: forse un errore per «12°», forse un reparto del FJR 10 spostato dalla Futa; non è stato possibile chiarirlo. ↩
- Mathews, «Break-Through», pp. 223–224 («a Lithuanian labor battalion, which could not be relied upon») e 240 (diserzioni «in large numbers»); Fisher, Cassino to the Alps, p. 337 («an untrustworthy Lithuanian Labor Battalion», dal diario della 14ª Armata); per Busch e per i piastrini, la pagina del sito citata alla nota 38. ↩a ↩b
- «Soldati lituani della Wehrmacht impegnati nella battaglia del Giogo», goticatoscana.eu. La pagina scrive che alla divisione arrivarono «pare anche ragazzini direttamente dalla Hitlerjugend». ↩a ↩b
- Mathews, «Break-Through», pp. 224–225 (dal diario della 14ª Armata e dagli interrogatori dei prigionieri) e 229–238. Mathews parla di contrattacchi di «Germans»: quella mattina sull’Altuzzo si era appena schierato il II battaglione della Lehr-Brigade (p. 224). ↩a ↩b
- Mathews, «Break-Through», pp. 226 e 238–240; Fisher, Cassino to the Alps, p. 337. Secondo Montevecchi (La strada per Imola, p. 120, citato dalla pagina del sito sui lituani, nota 38) sul Knob 3 si arresero granatieri della 6ª compagnia della Lehr-Brigade e una quarantina di lituani: notizia di seconda mano, non controllata sul libro. ↩a ↩b
- Fisher, Cassino to the Alps, pp. 335–336; Mathews, «Break-Through», pp. 239–240 (dagli interrogatori e dai rapporti informativi del 338° Reggimento di fanteria e dell’85ª Divisione). ↩a ↩b
- Bundesarchiv, «Übertragung… WASt»; Volksbund, ricerca dei sepolti (Gräbersuche). ↩a ↩b
- Fisher, Cassino to the Alps, pp. 346, 354 e 364. ↩
- History, 133rd Infantry, ott. 1944, diario 1–9 ott.: identificate la 1ª, 2ª, 3ª e dalla 9ª alla 15ª compagnia del FJR 10, la sua compagnia comando, la compagnia comando del I battaglione e una «Punishment Company»; dalla 1ª alla 4ª compagnia del FJR 11; la 2ª e la 3ª compagnia trasmissioni; compagnie di un «ZBV 7th Battalion». L’ultima identificazione di reparti della 4ª è del 9 ott. ↩
- Fisher, Cassino to the Alps, pp. 365, 369–370 e 387. Lo spostamento del confine è citato con l’arrivo della 90. Panzergrenadier-Division nella notte del 22 ott., senza una data propria. ↩
- Fisher, Cassino to the Alps, pp. 465–469 (sulla base degli studi scritti nel dopoguerra dai generali tedeschi per l’esercito americano, MS T-1b, e di un telegramma del Gruppo d’armate C del 14 apr. 1945) e 494–495 (il passo sul Panaro non ha una data propria; il contesto è quello del 22–23 apr.). ↩a ↩b
- Fisher, Cassino to the Alps, pp. 501–502 (Verona) e 524–528 (resa). ↩a ↩b
- Atlante, scheda «Pedescala e Forni–Settecà, Valdastico, 30.04–02.05.1945», compilatore Pierluigi Dossi, straginazifasciste.it (PDF); Residori, L’ultima valle. La scheda conta 63 vittime a Pedescala e 19 a Forni–Settecà; chiama il reggimento «SS Polizei Regiment Schlanders», «reggimento di polizia sudtirolese», ed elenca fra i sospetti la sua 7ª compagnia. ↩a ↩b
- Atlante; le formule citate sono quelle delle schede («Responsabili o presunti responsabili»; «sospetti in quanto presenti nell’area»); la distinzione in tre livelli è un criterio di lettura nostro. Sul metodo dell’Atlante: Fulvetti e Pezzino, Zone di guerra, geografie di sangue. ↩
- Gentile, «Albert Kesselring» (direttive di metà giu. 1944; ordine del 1° lug.; processo di Venezia, condanna a morte del 6 mag. 1947, commutata due mesi dopo nell’ergastolo); Kesselring, ordine del 17 giu. 1944: «I will protect any commander who exceeds our usual restraint in the choice of severity of the methods he adopts against partisans». L’ordine è noto nella traduzione inglese degli atti di Norimberga; il testo originale tedesco non è stato visto. ↩
- Atlante, schede di Barberino Val d’Elsa, Tavarnelle Val di Pesa e San Casciano in Val di Pesa, 4–27 lug. 1944, compilatore Francesco Fusi (ISRT), per esempio straginazifasciste.it (PDF); Mazzoni, Il passaggio del fronte. ↩
- Atlante, scheda «Pratale, Tavarnelle Val di Pesa, 23.07.1944», compilatore Francesco Fusi (ISRT), straginazifasciste.it (PDF) («un gruppetto di tedeschi appartenenti alla 4. Divisione Paracadutisti»; «2. Compagnia del 12. Reggimento della 4. Fallschirmjäger Division»; «Il 20 maggio 2013 il GIP ha dichiarato il non luogo a procedere per estinzione del reato e per morte dei rei»). La scheda elenca dodici vittime: sei della famiglia Gori, tre Cresti, Giovanni Raspollini (ucciso mentre fuggiva) e due Lotti; alcune opere ne contano tredici. Catastini e Silei, La strage di Pratale; Mazzoni, Il passaggio del fronte, pp. 153–156; Fulvetti, Uccidere i civili, pp. 129–130; Biscarini, Quando piovevano le cannonate, pp. 87–103. I sei militari identificati dall’indagine sono nella stessa scheda, sezione «Responsabili o presunti responsabili»: Bruno Wittenauer (nato nel 1919 a Gernsbach), «tenente comandante»; Rudolf Kurz (1916, Kiel), «sottufficiale aspirante ufficiale, comandante di squadra»; Bernhard Schulze-Holtenhausen (1922, Reken), «caporalmaggiore»; Herbert Flessenkemper (1918, Wuppertal); Rudolf Moser (1919, Alpbach, Austria); Georg Ogorek (1917, Breslau, oggi Wrocław: la scheda lo dice «polacco»). Furono «iscritti nel registro degli indagati»; nessuno è stato giudicato: il procedimento si è chiuso per la loro morte. Non abbiamo trovato i loro nomi in altre fonti consultabili in rete. Sulla sentenza civile: AGI, 14 nov. 2023; Mecarozzi e Settefonti, La Nazione, 14 nov. 2023 (giudice Susanna Zanda; risarcimento di 50.000 euro a Mirella Lotti). In generale, le cause civili contro la Germania per i crimini del 1943–45 sono di nuovo possibili in Italia dopo la sentenza n. 238/2014 della Corte costituzionale; il decreto-legge n. 36/2022 (art. 43) ha istituito un fondo dello Stato italiano per il ristoro delle vittime. ↩
- Atlante, scheda «Rifredi Castello, Firenze, 05.08.1944», compilatore Enrico Acciai (ISRT), straginazifasciste.it (PDF): «La sera del 5 agosto 1944»; dodici vittime, elencate per nome (la lapide sul luogo riporta alcuni nomi con grafie diverse); tipologia: rappresaglia; responsabili: «2. Plotone, 1. Compagnia, 3. Battaglione, 4. Divisione Paracadutisti», il capitano Martin Kuhne, che «ordinò allora un’azione di rappresaglia contro dieci civili italiani», un maresciallo e un sergente; procedimenti: «PMT La Spezia, N. 1574, 2020bis e accenni in 2155», senza indicazione d’esito. La scheda ha incongruenze: nelle note sui responsabili il capitano («Kunhe») comanda il I battaglione, alloggiato a Villa Petraia; nella numerazione tedesca la 1ª compagnia faceva parte del I battaglione, non del III; nella descrizione compare una «4. Brigata pionieri». Nomi e gradi non sono stati verificati su altre fonti; non abbiamo trovato notizia di processi. Fra le fonti della scheda ci sono atti britannici (National Archives, WO 310/96) e tedeschi (Bundesarchiv); gli archivi nazionali britannici conservano anche il fascicolo «Rifredi Castello, Italy: shooting of civilians by German troops» (WO 310/116, dic. 1945 – ago. 1947), non consultato. Bibliografia citata dalla scheda e non letta: Biagiotti e Quercioli, Castello; Fulvetti, Uccidere i civili, pp. 154–155; Francovich, La Resistenza a Firenze. ↩
- Atlante, schede «Ca’ di Giorgio, Monghidoro, 29.09.1944», straginazifasciste.it (PDF), e «Ca’ di Lavacchio, Monghidoro, 02.10.1944», straginazifasciste.it (PDF), compilatore Massimo Turchi (fascicolo della Procura militare di La Spezia, reg. 2092; archiviazione 14.1.1960; trasmissione 27.6.1995; fonti «CPI 16/168 e 86/2»); Comellini, Voci e volti. Scheda di Ca’ di Giorgio, sezione «Responsabili»: «L’unico nominativo leggibile è quello del ten. Hoffman, comandante della 11° Compagnia, 3° Battaglione, Fallschirmjäger-Regiment 12»; la grafia è quella della scheda, grado e nome non sono stati verificati su altre fonti. Il tenente Hoffman non risulta mai processato. Che il fascicolo sia fra quelli ritrovati nel 1994 a Palazzo Cesi si deduce dalla data, che è quella del provvedimento di «archiviazione provvisoria» del 14 gen. 1960 (Commissione d’inchiesta, Relazione finale, § 3.2 e pp. 7 e 24), e dalla sigla «CPI», che la relazione (p. 13, nota 6) usa per i documenti del proprio archivio; il documento 16/168 non è stato visto. I corpi di Ca’ di Lavacchio furono trovati il 10 ott.; le schede collegano i due episodi a quello di Roncastaldo (Loiano) del 2 ott. 1944, la cui scheda non abbiamo potuto leggere. ↩
- Atlante, scheda «Monzuno, 29.09–04.10.1944», compilatore Paolo Pezzino, straginazifasciste.it (PDF) («sarebbe stata ordinata dal I Corpo paracadutisti»). Fra gli esecutori la scheda nomina la 16. SS-Panzergrenadier-Division «Reichsführer SS», il Flak-Regiment 105 della Luftwaffe e il IV./Ost-Grenadier-Regiment 1059 della 362. Infanterie-Division. ↩
- Ricerca delle schede dell’Atlante per i comuni del Mugello e dell’alto Mugello (Firenzuola, Scarperia, Barberino di Mugello) e per la 4ª, condotta in rete nell’ott. 2026; la ricerca interna del sito dell’Atlante non era utilizzabile: il risultato è provvisorio. ↩
- Bundeszentrale für politische Bildung, «25. August 1966»: il ministro von Hassel lo collocò a riposo «su sua richiesta», dopo le critiche al decreto del 1° ago. 1966. ↩
- de Libero, intervista (2021), per la prima Kreta-Tag («Bereits am 20.05.1957 wird der erste Kreta-Tag begangen»), le polemiche e la disapprovazione di Baudissin; Bundeswehr, «Ausstellung thematisiert Fallschirmtruppe der Wehrmacht» (critiche del Bund Deutscher Fallschirmjäger); IF, «Hitlers Elitetruppe?» (Traditionserlass del 2018). ↩
- Böhmler, Fallschirmjäger und Monte Cassino; sul mito della «guerra pulita» in Italia, von Lingen, Kesselrings letzte Schlacht. ↩
- Smelser e Davies, The Myth of the Eastern Front, pp. 173–178. ↩
- Blumenson, Salerno to Cassino, pp. 391 e 394. «Kampfgruppe Pfeiffer» e «Operazione Richard» non compaiono in Blumenson, in Fisher né nel rapporto canadese AHQ Report No. 20. ↩
- Rimini: Fisher, Cassino to the Alps, pp. 340–341; Futa e Giogo: pp. 325 e 336; «Der Komet»: l’esemplare del 5 ott. 1944 alla Western Michigan University. ↩a ↩b ↩c
- L’affermazione compare nella voce di Wikipedia citata alla nota 8, che rinvia a Quarrie, German Airborne Divisions, p. 46, opera divulgativa che non abbiamo potuto controllare. ↩
- Linklater, The Campaign in Italy, p. 14 («speedily broke through»); Fisher, Cassino to the Alps, p. 336. ↩
- Focardi, Il cattivo tedesco e il bravo italiano. ↩
- Testimonianza orale di Gunther Drösiger, raccolta da Filippo Spadi (inedita); informazioni del Museo Gotica Toscana, ott. 2026. Il cognome è scritto come nel programma di «Un tuffo nella storia 2025» (goticatoscana.eu, scena «Il paracadutista tedesco Gunther Drösiger racconta»); in un altro articolo del sito compare la grafia «Drossiger». La data della sosta a Pratolino è coerente con la cronologia di Fisher (Cassino to the Alps, pp. 318–319): Kesselring ordinò il ripiegamento verso la Linea Gotica il 29 ago., e il movimento cominciò due giorni dopo. ↩
- Volksbund, «Futa Pass» (30.776 caduti; accanto alla cripta una fossa comune con 397 caduti, i cui nomi sono su cinque lastre); Collotti, Mulazzani e altri, Casabella 825 (30.680 caduti; progetto di Dieter Oesterlen); scheda del sito sul cimitero (vedi «Collegamenti sul sito»: accordo italo-tedesco del 1955, costruzione dal 1961; dati non verificati altrove). ↩
- «Ritrovati due caduti tedeschi al Passo della Raticosa», www.goticatoscana.eu, 1° gen. 2017, goticatoscana.eu. La pagina non dà la data del ritrovamento e propone per i due soldati un’identificazione solo ipotetica (una compagnia comando di un battaglione granatieri; un osservatore d’artiglieria): non risulta che appartenessero alla 4ª. ↩
- Pirazzoli, «Il peso della storia» (anche sul lavoro di Archivio Zeta alla Futa, dal 2003); Pirazzoli e Nannini, «Un lungo silenzio». ↩
Quellen und Literatur
Le voci tedesche. Le fonti tedesche di questo articolo sono: il diario di guerra (Kriegstagebuch) della 14. Armee, oggi al Bundesarchiv-Militärarchiv (RH 20-14), letto attraverso Mathews, Fisher e il rapporto canadese AHQ n. 24 (note 9, 10, 23, 34, 35, 37, 39, 40); l’ordine dell’8 set. 1944 ai soldati del FJR 12, catturato dagli americani (nota 26); i messaggi radio intercettati sull’Altuzzo (note 34, 36); le parole dei prigionieri, un campione parziale perché viene da chi si era arreso (note 30, 31, 34, 39, 41); la banca dati di Carlo Gentile, costruita su documenti dell’ex WASt e del Bundesarchiv-Militärarchiv (nota 5); la cronaca del reduce Erich Busch, letta come testimonianza della memoria (nota 12); i documenti e gli oggetti dei soldati conservati al MuGot o descritti su questo sito (note 11, 13, 32, 33); la testimonianza orale, inedita, di Gunther Drösiger (nota 66). Le citazioni da documenti tedeschi ci arrivano nella traduzione inglese delle fonti americane e canadesi: l’originale tedesco non è stato visto.
Quellen
- AGI, «Giudice condanna la Germania a risarcire i parenti delle vittime dei crimini nazisti», 14 nov. 2023, agi.it
- A Partial History: 135th Infantry Regiment, 34th Infantry Division, sezione «The Gothic Line», 34ida.org
- Archivio storico del Comune di Firenze, Ricostruzione della memoria / memoria della ricostruzione. 80 anni, 1944–2024, pieghevole della mostra (25 ott. 2024 – 18 gen. 2025), comune.firenze.it (PDF)
- Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia (Istituto Nazionale Ferruccio Parri – ANPI), www.straginazifasciste.it: le schede sono citate nelle note, con compilatore e indirizzo.
- Böhmler, Rudolf, Fallschirmjäger, Bad Nauheim, Podzun, 1961; Id., Monte Cassino: A German View, Barnsley, Pen & Sword, 2015 (ristampa). Memorialistica.
- Bundesarchiv, «Unterlagen zum Einsatz von Truppenteilen der Luftwaffe im Zweiten Weltkrieg», bundesarchiv.de; «Übertragung der Aufgaben der Deutschen Dienststelle (WASt) an das Bundesarchiv», 7 gen. 2019, bundesarchiv.de
- Bundeswehr, «Ausstellung thematisiert Fallschirmtruppe der Wehrmacht», 7 giu. 2021, bundeswehr.de; «Hitlers Elitetruppe? Mythos Fallschirmjäger», IF – Zeitschrift für Innere Führung, 28 giu. 2021, bundeswehr.de
- Bundeszentrale für politische Bildung, cronologia, «25. August 1966», bpb.de
- Busch, Erich, Die Fallschirmjäger-Chronik 1935–1945, Friedberg, Podzun-Pallas, 1983. Memorialistica, letta come testimonianza della memoria, non come fonte di fatti.
- Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, Relazione finale, Camera dei deputati, XIV legislatura, Doc. XXIII, n. 18, 8 feb. 2006, straginazifasciste.it (PDF)
- «Der Komet», volantino alleato per le truppe tedesche, 5 ott. 1944: Western Michigan University Libraries, Special Collections, WWII Propaganda and Print Collections, Box 5, Series 1 (R), Folder 33, archon.library.wmich.edu
- History, 133rd Infantry, 34th Infantry Division, 1–31 October 1944 (Capt. Donald L. Nabity), 34ida.org
- Imperial War Museums, Londra, fotografie TR 2282 («An Italian partisan in Florence, 14 August 1944») e TR 2293 («Scenes in Florence, Italy, 14 August 1944»), Capt. Alfred Reuben Tanner, War Office official photographer, schede: iwm.org.uk; iwm.org.uk
- Kesselring, Albert, ordine del 17 giu. 1944, «New Measures in connection with operations against Partisans», documento UK-66, allegato B, in Nazi Conspiracy and Aggression, vol. VIII, Washington D.C., USGPO, 1946, pp. 572–582; copia in rete: phdn.org
- Mecarozzi, Pietro, e Andrea Settefonti, «L’eccidio di Pratale. Germania condannata per crimini di guerra. Ai parenti 50mila euro», La Nazione, 14 nov. 2023, lanazione.it
- The National Archives, Kew, WO 310/116, «Rifredi Castello, Italy: shooting of civilians by German troops», dic. 1945 – ago. 1947, scheda del catalogo: beta.nationalarchives.gov.uk (fascicolo non consultato)
- Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, «Futa Pass», kriegsgraeberstaetten.volksbund.de; ricerca dei sepolti (Gräbersuche) in www.volksbund.de.
- Schede del MuGot, pagine di www.goticatoscana.eu, informazioni del Museo Gotica Toscana e testimonianza di Gunther Drösiger: citate per esteso nelle note.
Studi
- Biagiotti, Alvaro, e Maria Serena Quercioli, Castello: 5 agosto 1944: una strage dimenticata, Firenze, Comune di Firenze, 1999 (non consultato).
- Biscarini, Claudio, Il passaggio del fronte in Umbria (giugno–luglio 1944), Perugia, Fondazione Ranieri di Sorbello, 2014; Id., Quando piovevano le cannonate. 1944. Violenza e guerra ai civili tra la Val di Pesa e la Val d’Elsa, Arcidosso, Effigi, 2012.
- Bitti, Angelo, La guerra ai civili in Umbria (1943–1944). Per un Atlante delle stragi nazifasciste, Perugia, ISUC / Foligno, Editoriale Umbra, 2007.
- Blumenson, Martin, Salerno to Cassino, United States Army in World War II – The Mediterranean Theater of Operations, Washington D.C., Office of the Chief of Military History, 1969.
- Canada, Army Headquarters, Historical Section, AHQ Report No. 20: The Italian Campaign (4 Jan – 4 Jun 44). Information from German Sources, 1948, canada.ca (PDF); AHQ Report No. 24: The Italian Campaign (From the fall of Rome to the evacuation of Florence) 4 Jun – 10 Aug 44. Information from German Sources, 1949, canada.ca. Rapporti basati sui diari di guerra tedeschi.
- Catastini, Franco, e Fabrizio Silei, La strage di Pratale. Storia e memoria di una strage dimenticata, 23 luglio 1944, Firenze, Pagnini e Martinelli, 2004.
- Collotti, Francesco, Marco Mulazzani e altri, dossier sul cimitero della Futa, Casabella, 825.
- Combat Studies Institute, Battlebook 15-C: The Battle of Monte Altuzzo, Fort Leavenworth, US Army Command and General Staff College, 1984, apps.dtic.mil (PDF) (scansione di lettura difficile).
- Comellini, Vittoria, Voci e volti, Ozzano dell’Emilia, TipoArte, 2010.
- de Libero, Loretana, intervista per il podcast della Führungsakademie der Bundeswehr, Amburgo, 24 giu. 2021, trascrizione: bundeswehr.de
- Di Giovanni, Marco, I paracadutisti italiani. Volontari, miti e memoria della seconda guerra mondiale, Gorizia, Editrice Goriziana, 1991.
- Fisher, Ernest F., Jr., Cassino to the Alps, United States Army in World War II – The Mediterranean Theater of Operations, Washington D.C., Center of Military History, 1977; testo integrale: ibiblio.org
- Focardi, Filippo, Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale, Roma–Bari, Laterza, 2013.
- Francovich, Carlo, La Resistenza a Firenze, Firenze, La Nuova Italia, 1975 (non consultato).
- Fulvetti, Gianluca, Uccidere i civili. Le stragi naziste in Toscana (1943–1945), Roma, Carocci, 2009.
- Fulvetti, Gianluca, e Paolo Pezzino (a cura di), Zone di guerra, geografie di sangue. L’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia (1943–1945), Bologna, il Mulino, 2017.
- Gentile, Carlo, «Albert Kesselring», in NS-Täter in Italien, banca dati in rete, ns-taeter-italien.org
- Gentile, Carlo, Itinerari di guerra. La presenza delle truppe tedesche nel Lazio occupato 1943–1944, Roma, Deutsches Historisches Institut in Rom, s.d. (banca dati aggiornata all’inverno 2003), dhi-roma.it (PDF)
- Linklater, Eric, The Campaign in Italy, London, HMSO, 1951.
- Lingen, Kerstin von, Kesselrings letzte Schlacht. Kriegsverbrecherprozesse, Vergangenheitspolitik und Wiederbewaffnung: der Fall Kesselring, Paderborn, Schöningh, 2004.
- Mathews, Sidney T., «Break-Through at Monte Altuzzo», in Charles B. MacDonald e Sidney T. Mathews, Three Battles: Arnaville, Altuzzo, and Schmidt, United States Army in World War II – Special Studies, Washington D.C., Office of the Chief of Military History, 1952; testo integrale: ibiblio.org. È la ricostruzione più dettagliata della battaglia, fondata su oltre 150 interviste a superstiti americani, sui documenti americani e sul diario di guerra della 14ª Armata.
- Mazzoni, Matteo, Il passaggio del fronte tra Val di Pesa e Val d’Elsa. Civili e violenze di guerra nell’estate del 1944, Firenze, Polistampa, 2014.
- Möllers, Heiner, «Trettner, Heinz», in Neue Deutsche Biographie – NDB-online, 1° ott. 2025, deutsche-biographie.de
- Montevecchi, Ferruccio, La strada per Imola. Alleati, tedeschi e partigiani sulla linea gotica, settembre–ottobre 1944, Imola, University Press Bologna, 1991.
- Pahl, Magnus, e Armin Wagner (a cura di), Hitlers Elitetruppe? Mythos Fallschirmjäger, Berlin, be.bra verlag, 2021.
- Pirazzoli, Elena, «Il peso della storia, la voce della tragedia. Il lavoro teatrale di Archivio Zeta nei paesaggi del Novecento», E-Review, 5 (2017), DOI 10.12977/ereview126; Pirazzoli, Elena, e Sofia Nannini, «Un lungo silenzio. L’assenza nella cronaca italiana e nella critica architettonica», in Teatro di Marte. Il Cimitero militare germanico del Passo della Futa, Firenzuola, archiviozeta, 2019, pp. 77–102.
- Quarrie, Bruce, German Airborne Divisions: Mediterranean Theatre 1942–45, Oxford, Osprey, 2005 (non controllato).
- Residori, Sonia, L’ultima valle. La Resistenza in val d’Astico e il massacro di Pedescala e Settecà (30 aprile – 2 maggio 1945), Sommacampagna, Cierre, 2015.
- Smelser, Ronald, e Edward J. Davies II, The Myth of the Eastern Front. The Nazi-Soviet War in American Popular Culture, Cambridge, Cambridge University Press, 2008.
Ancora da consultare. Non sono stati consultati i fondi del Bundesarchiv-Militärarchiv di Friburgo (RH 20-14, 14ª Armata; RL 33, truppe paracadutiste, per esempio RL 33/136, rapporti del FJR 11 ad Anzio; Nachlass Trettner N 842), i rapporti dell’85ª e della 91ª Divisione alla National Archives and Records Administration (NARA) di College Park e le banche dati dell’ex WASt e del Volksbund per i singoli caduti. Da qui potranno venire i nomi dei comandanti, le perdite tedesche e notizie sull’inverno 1944–45.
Collegamenti sul sito
- Operazione «Olive»: le battaglie del Passo del Giogo
- «Break-Through at Monte Altuzzo» nel racconto di Sidney T. Mathews
- La battaglia di Monte Altuzzo nel booklet dell’85ª Divisione «Custer»
- La battaglia del Monticelli nel racconto della 91ª Divisione
- Elmer Julius Kunze, dal Missouri alla conquista di Monte Altuzzo (338° Reggimento di fanteria)
- Auftragstaktik: le ragioni della superiorità tedesca
- Ottobre 1944. La Quinta Armata americana in Appennino
- La guerra ai civili
- Cimitero militare germanico del Passo della Futa
- Gli altri articoli della rubrica «Storia dei Reparti»







