Florentine art under fire

Casa Siviero, Gotica Toscana e i Monuments Men

di Simone Pratelli – Foto di Ugo Coppoli

I Monuments Men di Gotica Toscana a Casa Siviero - Agosto 2018

I Monuments Men di Gotica Toscana a Casa Siviero – Agosto 2018

Firenze urla di storia per sua propria natura. Oltre ai famosi e meritevolmente celebrati monumenti e opere d’arte, anche ogni via, ogni vicolo, ogni muretto, ogni capitello ed ogni mattone, se potessero parlare potrebbero raccontare di tempi passati e moderni, di spostamenti, di picconate, di celebrazioni, di demolizioni e ricostruzioni, siano state esse concrete o metaforiche.
Di storie, della vita di tutti i giorni attraverso i secoli, guardando passare l’Arno e le persone. C’è un luogo, a Firenze, che nel suo piccolo è un po’ l’essenza di tutto ciò. Una sobria abitazione in stile neoclassico ottocentesco realizzata dal benedetto e maledetto architetto Poggi, con a fianco un piccolo giardino incorniciato da un garbato muro, da una recinzione e un cancello in ferro; il tutto all’ombra della severa Torre di San Niccolò e dei giochi d’acqua delle fontane delle Rampe. Questa costruzione semplice e lineare custodisce un capitolo importante di parte della storia e dell’arte che al giorno d’oggi ognuno può ammirare nei musei di tutta Italia: siamo all’inizio di Lungarno Serristori, e questo posto, fino alla sua morte avvenuta nel 1983, è stata la residenza di Rodolfo Siviero.
Curioso personaggio, costui. Nato nel 1911, studioso di materie letterarie e artistiche, negli anni Trenta diventa un agente segreto per il Servizio Informazioni Militare dell’allora Regno d’Italia; fino a prima della Seconda Guerra lo troviamo sotto copertura a Berlino, al fine di monitorare le attività del regime di Hitler e riferire al proposito presso Roma. Dopo l’8 Settembre 1943, Siviero si concentra sulle attività del “Kunstschutz” tedesco, ovvero quella branca dell’esercito addetta al salvataggio delle opere d’arte in zona di guerra: intenzione questa obiettivamente nobile, che però, specie col trascorrere della guerra, era diventata un pretesto per Hitler e i suoi alti accoliti al fine di poter concentrare nelle proprie mani e in quelle delle gerarchie naziste la maggior parte delle opere d’arte possibile, semplicemente depredandole dai territori occupati e trafugandole fin dentro i confini del Reich. Siviero collabora con i gruppi partigiani e con l’MFAA (Monuments, Fine Arts and Archives), ovvero la sezione dell’Esercito statunitense destinata alla salvaguardia, al censimento e al rintracciamento delle opere d’arte sui fronti di guerra in Europa: l’abitazione su Lungarno Serristori diventa il centro nevralgico delle sue operazioni.
Continuerà la sua opera anche oltre il termine delle ostilità – l’Italia repubblicana addirittura lo nominerà Ministro plenipotenziario, ed in veste delle proprie insegne lo vedremo impegnato all’estero, specialmente nella Germania postbellica, affinché le opere d’arte rubate, trafugate ed illegalmente trasportate all’estero fossero legittimamente restituite alla Repubblica Italiana.


Continuerà la sua opera di rintracciamento e recupero delle opere fino al 1983, anno in cui, come scritto più in alto, egli scompare. Come disposizione testamentaria, Siviero specifica che la sua abitazione ed i beni in essa contenuti passino nella disponibilità della regione Toscana, la quale nei primi anni Novanta trasforma il piano terreno dell’edificio in casa museo. Ed è proprio lì a “Casa Siviero”, come viene comunemente appellata la struttura museale, che nel 2018 un gruppo di soci di “Gotica Toscana” ha avuto l’opportunità ed il piacere di partecipare ad iniziative culturali e rievocative incentrate sulla salvaguardia ed il recupero delle opere d’arte, vestendo le divise dei “Monuments Men”, ovvero i componenti della succitata sezione MFAA che durante la Seconda Guerra lavorarono fianco a fianco con Siviero per rintracciare, proteggere e mettere in salvo le opere in pericolo; nonché avvalendosi di veicoli militari originali dell’epoca, e di riproduzioni di alcuni dei dipinti realmente messi in salvo durante la guerra. Già una normale visita a Casa Siviero, di suo è molto impressionante e toccante: la storia di chi l’ha abitata, le stanze, gli oggetti e le suppellettili contenuti in esse. Ancora di più è farlo vestendo la divisa di chi, al tempo, collaborò con Siviero: visitando le stanze con estremo rispetto ed attenzione, leggendo le didascalie descrittive, l’interazione è aumentata all’ennesima potenza. Ma è entrando nella biblioteca, la stanza che fu il suo ufficio, che l’impressione è ancora più forte: tutto è stato lasciato come allora, le alte scaffalature in legno piene di libri, la sua sedia, la sua scrivania con sopra foto, libri, appunti.


Passando la soglia della porta, sembra quasi di vederlo lì seduto, assorto nell’osservare fotografie e leggere documenti: poi, una volta accortosi che stanno entrando alcuni ”Monuments”, vederlo alzarsi velocemente dirigendosi incontro, una mano tesa per salutare, l’altra con alcune foto: “Good evening, gentlemen. I’ve called you because I’ve received some pictures from South Tyrol, showing German troops storing paintings and statues in a castle, near the Austrian border…”, mostrando e descrivendo le immagini una dopo l’altra.

Un luogo realmente unico e particolare, Casa Siviero. In tutto il museo, ma specialmente lì nella biblioteca, c’è l’essenza dell’opera dei “salvatori dell’arte”: ogni minima cosa, ogni più piccolo oggetto parla di storia, parla d’arte, parla dei sacrifici fatti affinché ogni opera rubata e trafugata fosse ritrovata e restituita al suo posto originario, per il bene dell’umanità intera. E’ qualcosa che lascia un segno nell’anima. A tal punto che uscendo dal portone sul Lungarno, rendendosi conto della divisa da “Monuments Man” che si sta indossando, viene da voltarsi un attimo indietro, come per salutare: “Goodbye and thank you, mister Siviero. See you next time.”