Internati Militari Italiani: come cercare un familiare negli archivi

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Molte famiglie italiane hanno in casa una cartolina con il timbro di uno Stalag, una piastrina, un racconto a metà. Dietro c’è quasi sempre la stessa storia: un soldato catturato dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943, deportato in Germania o in Polonia, costretto al lavoro e tornato, se tornò, senza parlarne quasi mai.

Questa guida è nata dalle domande che riceviamo al Museo Gotica Toscana. Spiega, passo per passo, come ritrovare le tracce di un internato militare italiano negli archivi italiani, tedeschi e internazionali. Per la storia degli IMI e per il dibattito storiografico rimandiamo al nostro saggio Resistenza senza gloria. IMI: gli Internati Militari Italiani.

Da dove cominciare, in tre mosse

  1. Chiedete il foglio matricolare completo all’Archivio di Stato del distretto militare.
  2. Cercate il nome, gratis e da casa, nel Lessico Biografico degli IMI e, se non tornò, nell’Albo degli IMI caduti.
  3. Chiedete una ricerca, gratuita per i familiari, agli Arolsen Archives.

Chi erano gli IMI, in breve

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 i tedeschi disarmarono circa un milione di militari italiani. Circa 800.000 furono trattenuti e deportati nei lager del Reich e dei territori occupati. Lì vennero invitati più volte a combattere a fianco della Germania o della Repubblica Sociale: la grande maggioranza rifiutò. Gli internati deportati furono almeno 600.000 secondo la Commissione storica italo-tedesca, circa 650.000 secondo il Dokumentationszentrum NS-Zwangsarbeit di Berlino e il Servizio studi della Camera dei deputati.

Il 20 settembre 1943 Hitler li classificò come «Italienische Militärinternierte», internati militari: una formula che li privava della protezione della Convenzione di Ginevra del 1929 sui prigionieri di guerra e dei controlli del Comitato internazionale della Croce Rossa. Fra la fine di luglio e l’inizio di settembre 1944 la maggior parte dei soldati fu trasformata d’autorità in «lavoratori civili», sempre sotto costrizione; gran parte degli ufficiali restò invece nei campi come internati. Circa 50.000 non tornarono a casa.

La legge 13 gennaio 2025, n. 6 ha istituito il 20 settembre come «Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda guerra mondiale», in ricordo del giorno del 1943 in cui Hitler li dichiarò internati militari.

Prima di cominciare: che cosa serve

Per qualunque richiesta servono almeno:

  • cognome e nome, con le varianti di grafia: i tedeschi scrivevano spesso «Josef» per Giuseppe, perdevano le doppie o invertivano nome e cognome;
  • data e luogo di nascita;
  • il Comune di residenza a 17 anni, quando il ragazzo fu iscritto nelle liste di leva;
  • il nome del padre, se lo si conosce.

Poi tutto quello che c’è in casa: lettere e cartoline dal campo, il congedo, fotografie, la piastrina. Sulle cartoline sono stampati il nome del campo (per esempio «Stalag IV B»), il numero del prigioniero e a volte il numero dell’Arbeitskommando, il distaccamento di lavoro. Stalag e Arbeitskommando insieme sono l’indizio più prezioso per ritrovare un luogo.

Passo 1. Il foglio matricolare

È il primo documento da chiedere, perché racconta tutta la vita militare: arruolamento, reparti, fronti e, per gli internati, annotazioni come «catturato dai tedeschi», «internato in Germania», «rimpatriato il…». Da queste righe partono tutte le altre ricerche.

Qualche parola da conoscere. La classe è l’anno di nascita. Il distretto militare è l’ufficio che teneva i registri dei giovani di un certo territorio. Il ruolo matricolare è il grande registro del distretto in cui è trascritta la carriera di ogni soldato; il foglio matricolare è la scheda individuale. Dopo alcuni decenni i registri vengono versati, cioè trasferiti, agli Archivi di Stato.

I ruoli e i fogli matricolari di truppa e sottufficiali sono quindi per lo più negli Archivi di Stato, divisi per distretto e per classe. Si cerca nel distretto del Comune in cui il soldato risiedeva al momento della leva, non in base alla provincia di nascita. Chi a quel tempo risiedeva nei distretti militari di Firenze, Arezzo o Pistoia trova i ruoli all’Archivio di Stato di Firenze (fondo n. 517); per le classi degli internati, all’incirca dal 1900 al 1925, i registri ci sono per tutti e tre i distretti. Alcune rubriche nominative si sfogliano online nella sezione «Archivi digitali» dell’archivio; alcuni registri sono però esclusi dalla consultazione per la presenza di muffe, e alcuni mancano del tutto. Per le altre province toscane ci si rivolge al rispettivo Archivio di Stato.

Le classi non ancora versate restano all’Esercito. Per la Toscana di norma si scrive al Comando Militare Esercito «Toscana», Via Cavour 49, Firenze (cme_toscana@esercito.difesa.it); conviene chiedere conferma della competenza prima di inviare la domanda. Per gli ufficiali, e di norma per la Marina e l’Aeronautica, la competenza è della Direzione generale per il personale militare del Ministero della Difesa, a Roma.

Il consiglio è chiedere la copia integrale, non un estratto, e allegarla poi a tutte le richieste successive. Se la rubrica manca o non si trova il nome, l’Archivio di Stato di Firenze suggerisce di chiedere al Comune di residenza il ruolo matricolare comunale, che riporta il numero di matricola.

Passo 2. Le banche dati online gratuite

Si consultano da casa. Le elenchiamo dalla più ampia alla più specifica.

Lessico Biografico degli IMI (LeBI) — lessicobiograficoimi.it. È la banca dati più ampia, curata dall’ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia) e cofinanziata dal Fondo italo-tedesco per il futuro. Al 7 settembre 2026 contava oltre 306.000 nomi, di cui circa 166.000 già convalidati, cioè controllati sui documenti. Per chi tornò riporta di solito la data di rientro; per chi morì data, luogo e causa della morte e luogo di sepoltura. È in italiano e in tedesco. Un nome inserito ma non ancora convalidato va confrontato con il foglio matricolare. Le famiglie possono mandare correzioni e documenti a info@anrp.it, con oggetto «LeBI – Lessico Biografico IMI».

Albo degli IMI caduti nei lager nazisti 1943–1945 — alboimicaduti.it. Sempre dell’ANRP, raccoglie gli internati morti in prigionia: dati anagrafici, grado e reparto, luogo e data della cattura, lager, data e causa della morte, sepoltura e fonte.

Banca dati dei Caduti e dispersi della Seconda guerra mondiale del Ministero della Difesa, oggi curata dall’Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa, che ha raccolto le competenze di Onorcaduti. Si cerca per cognome, nome, anno e luogo di nascita sul sito della Difesa. La scheda online è sintetica: per il fascicolo completo si compila il modulo dell’Ufficio e lo si invia firmato, con un documento d’identità, a utcmd@utcmd.difesa.it. Il Ministero avverte che i tempi di risposta non sono prevedibili.

Arolsen Archives — collections.arolsen-archives.org. È l’archivio internazionale sulle vittime del nazismo, a Bad Arolsen, in Germania: il suo archivio online contiene oltre 40 milioni di documenti. Per gli IMI è utile soprattutto per il periodo successivo all’estate 1944, quando la maggior parte dei soldati fu registrata come lavoratore civile, e per chi finì in un campo di concentramento o in carcere. Per chi restò internato fino alla fine il risultato può essere negativo.

Elenchi del Centro Assistenza Rimpatriati di Bolzano. Da Bolzano e dal Brennero passò una parte importante dei rimpatri del 1945. L’Archivio di Stato di Bolzano ha messo online in PDF gli elenchi degli internati «con relativa sorte», dalla A alla Z, e gli elenchi dei deceduti in alcuni campi: Flossenbürg, Zeithain, Luckenwalde (Stalag III A) e Norimberga-Langwasser (Stalag XIII). Si apre il file della lettera iniziale e si scorre fino al cognome. Se il PDF lo consente, la ricerca testuale (Ctrl+F) aiuta, ma non sempre trova i nomi scritti a mano o a macchina.

Registri degli internati militari italiani all’Archivio Centrale dello Stato. L’ACS conserva 85 registri del 1945, versati dal Ministero della Difesa, con i nomi degli internati rientrati dalla Germania, divisi per provincia. I registri risultano consultabili nella Teca digitale dell’ACS; non abbiamo potuto verificare che tutte le province siano già online. Non c’è un indice unico: si sfoglia il registro della provincia, secondo chi li ha consultati quella di nascita; se il nome non si trova conviene provare anche la provincia di residenza. Questi registri riguardano chi tornò: per chi morì in prigionia servono l’Albo degli IMI caduti e la banca dati della Difesa.

Annotate sempre il link e la data di ogni scheda trovata: servirà per incrociare le fonti.

Passo 3. Incrociare le fonti

Se foglio matricolare, LeBI e registri del rimpatrio concordano su reparto, campo e data di rientro, l’identità è ragionevolmente sicura. Se divergono, di norma vale il documento più vicino ai fatti, come una cartolina dal campo o una scheda tedesca, ricordando però che anche i tedeschi trascrivevano male nomi e luoghi italiani. Gli omonimi sono frequenti: data di nascita e paternità fanno la differenza.

Passo 4. Le richieste agli archivi tedeschi e internazionali

Arolsen Archives. Oltre alla ricerca online si può chiedere una ricerca al personale dell’archivio con il modulo sul sito. Per i superstiti e i familiari è gratuita. I tempi dichiarati sono di cinque mesi in media, fino a tredici.

Bundesarchiv, Berlino.

  • Chi è competente. Nel 2019 l’archivio federale tedesco ha assorbito la vecchia Deutsche Dienststelle (WASt), che conservava la documentazione sui caduti tedeschi e sui prigionieri stranieri in mano alla Wehrmacht. Dal 1° settembre 2025 le richieste su persone che prestarono servizio militare fino al 1945 vanno alla Abteilung DR, sede di Berlino-Tegel, Am Borsigturm 130, 13507 Berlin, email dr-tegel@bundesarchiv.de. Molte guide indicano ancora il vecchio indirizzo, ormai superato.
  • Che cosa mandare. Due moduli in tedesco, firmati e scansionati, scaricabili dal sito del Bundesarchiv: il Benutzungsantrag, obbligatorio, e l’Auftrag für eine Recherche über Militärangehörige, raccomandato. Nell’oggetto conviene scrivere «Italienischer Militärinternierter (IMI)» e allegare il foglio matricolare. Il sito non indica i costi: conviene chiederli o fissare un tetto di spesa nella richiesta.
  • Che cosa aspettarsi. Dopo la guerra molte schede dei prigionieri stranieri furono restituite ai Paesi d’origine, quindi la risposta può essere negativa; per gli IMI il Bundesarchiv rimanda lui stesso alle banche dati dell’ANRP. Alcune famiglie riferiscono però di aver ricevuto da Berlino almeno il numero di internamento. Dal marzo 2026 i fondi vengono trasferiti a Tegel e i tempi possono allungarsi.

Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), Ginevra. L’Agenzia centrale dei prigionieri di guerra raccolse anche notizie sugli IMI, soprattutto dalle cartoline e dalle richieste delle famiglie. Le schede sono spesso incomplete, perché i tedeschi non comunicarono mai al CICR le catture e le morti degli internati. Il modulo online apre a scaglioni ed è oggi chiuso: riapre il 25 gennaio 2027 alle 8, ora di Ginevra, e i posti si esauriscono in fretta. Fino ad allora il CICR accetta richieste per email, a tracing.archives@icrc.org e con i documenti, solo in tre casi: se le presenta la persona interessata; se servono per una pratica amministrativa o per una domanda di risarcimento; se servono a stabilire l’identità di un genitore o di un nonno naturale. Alle altre richieste non risponde. Per una semplice ricerca di famiglia conviene quindi preparare per tempo testo e dati, in inglese, e collegarsi all’ora dell’apertura.

Archivio Apostolico Vaticano. Il fondo dell’Ufficio Informazioni Vaticano per i prigionieri di guerra (1939–1947) conta circa tre milioni di schede, nate in gran parte dalle richieste di notizie delle famiglie. Si scrive ad archivio@aav.va indicando i dati del militare, il reparto e il luogo di prigionia.

Passo 5. Leggere una scheda tedesca

Non tutte le famiglie troveranno una scheda tedesca: molte andarono perdute o furono trasferite dopo la guerra, e dove si trovino oggi quelle degli internati italiani non è del tutto chiaro. Se ne avete una copia, ecco come leggerla.

Le schede dei prigionieri, le «Personalkarten», hanno sul fronte i dati anagrafici e spesso una foto, e sul retro i trasferimenti, i ricoveri e le punizioni. Qualche chiave di lettura:

  • di solito il numero romano dello Stalag indica la circoscrizione militare (Wehrkreis) in cui si trovava il campo: Stalag X B è Sandbostel, Stalag IV B è Mühlberg; alcuni campi avevano invece numeri arabi, come l’Oflag 83;
  • il numero di prigioniero, inciso anche sulla piastrina (Erkennungsmarke), da non confondere con il numero di matricola militare italiano, di norma seguiva il prigioniero di campo in campo;
  • l’Arbeitskommando, indicato di solito da un numero, è il luogo concreto di lavoro: una fabbrica, una miniera, una fattoria;
  • una croce sulla scheda indica la morte.

Piccolo glossario

Tedesco Italiano
Italienischer Militärinternierter (IMI) internato militare italiano
Kriegsgefangener (Kgf.) prigioniero di guerra
Stalag (Mannschafts-Stammlager) campo base per truppa e sottufficiali
Oflag (Offizierslager) campo per ufficiali
Dulag (Durchgangslager) campo di transito
Arbeitskommando (Akdo.) distaccamento di lavoro
Erkennungsmarke piastrina di riconoscimento
Gefangenennummer numero di prigioniero
Personalkarte scheda personale
Vorname des Vaters nome del padre
Ort und Tag der Gefangennahme luogo e data della cattura
Truppenteil reparto
Zivilberuf mestiere da civile
Zugang / Abgang arrivo / partenza dal campo
versetzt nach trasferito a
Lazarett ospedale militare
Revier infermeria del campo
in das Zivilverhältnis überführt passato allo status civile (estate 1944)
Zivilarbeiter lavoratore civile (forzato)
verstorben (verst., †) deceduto
Todesursache causa di morte
Grablage posizione della tomba

Passo 6. Ritrovare i luoghi

Con lo Stalag e l’Arbeitskommando si può ritrovare il campo e spesso il paese dove il soldato lavorò. Alcuni memoriali dedicano spazio agli IMI nelle loro mostre: Sandbostel, lo Stalag X B, dove nel settembre 1943 furono registrati circa 67.000 soldati italiani, e Bergen-Belsen, nei cui pressi sorgeva l’Oflag 83 di Wietzendorf, uno dei maggiori campi per ufficiali italiani. A Zeithain, in Sassonia, morirono circa 900 internati italiani. A Berlino il Dokumentationszentrum NS-Zwangsarbeit di Schöneweide ospita la mostra permanente «Zwischen allen Stühlen» sulla storia degli IMI, a ingresso gratuito e con guide multimediali anche in italiano; sul suo sito c’è una mappa online, in tedesco, dei distaccamenti di lavoro berlinesi in cui lavorarono gli IMI.

Chi morì in prigionia è spesso sepolto in uno dei cimiteri militari italiani d’onore in Germania, in Austria o in Polonia: il luogo si ricava dall’Albo degli IMI caduti e dall’Ufficio della Difesa.

Passo 7. La Medaglia d’onore

La legge 27 dicembre 2006, n. 296 (art. 1, commi 1271–1276) ha istituito una Medaglia d’onore per i cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra. Se l’interessato non è più in vita, può chiederla il familiare più stretto, con una dichiarazione del grado di parentela.

La domanda, con il «foglio notizie», un documento d’identità e i documenti che attestano l’internamento, va al Comitato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per il coordinamento amministrativo, Via della Mercede 9, 00187 Roma. Gli associati possono farla inoltrare dall’ANRP. Il modulo si scarica dal sito dell’ANRP o del Museo nazionale dell’Internamento di Padova. Per un militare il miglior attestato da allegare è il foglio matricolare con l’annotazione dell’internamento. È un riconoscimento morale, senza effetti economici.

I risarcimenti: che cosa sapere

L’articolo 43 del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36 ha istituito presso il Ministero dell’Economia un Fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime di crimini di guerra e contro l’umanità commessi dalle forze del Terzo Reich. Diversi tribunali italiani hanno già condannato la Germania a risarcire IMI ed eredi, e il Fondo ha cominciato a liquidare le prime sentenze definitive. Non basta però una domanda: il Fondo paga i risarcimenti riconosciuti con sentenza definitiva contro la Germania. Il termine per avviare nuove cause è scaduto il 31 dicembre 2023 e, alla data di questa pagina (ottobre 2026), non risulta riaperto. Prima di qualsiasi iniziativa conviene verificare con un legale o sul sito del Ministero dell’Economia.

Se non trovate nulla

Una ricerca senza esito non significa che il vostro familiare non sia stato internato. Le cause più frequenti sono tre. La prima è la grafia: provate le varianti del cognome e del nome, anche quelle storpiate dai tedeschi. La seconda è l’omonimia: confrontate sempre data di nascita e paternità. La terza sono i documenti perduti: molti registri e schede non esistono più. In questi casi tornano utili le fonti locali, cioè l’archivio del Comune, le lapidi e gli elenchi dei reduci, le carte della parrocchia, i ricordi degli altri reduci del paese.

Associazioni e archivi in Toscana

  • Archivio di Stato di Firenze, fondo 517: ruoli matricolari dei distretti militari di Firenze, Arezzo e Pistoia.
  • Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’età contemporanea, Firenze: conserva il fondo della sezione fiorentina dell’ANEI (1920–1998), con memorie, diari e testimonianze di internati in gran parte toscani.
  • ANEI – Associazione Nazionale Ex Internati, sezione di Firenze, Via Michelangelo Buonarroti 13 (sezioneaneifirenze@gmail.com), che accoglie come soci anche i familiari degli internati.
  • Elenchi locali: per esempio quello dei 584 internati nati nel Comune di Pistoia, curato da Marco Paolini (2019) e pubblicato dall’Istituto storico della Resistenza di Pistoia.

Fuori dalla Toscana

  • ANRP, Via Labicana 15/A, Roma: archivio, biblioteca e museo «Vite di IMI», a ingresso gratuito.
  • Museo nazionale dell’Internamento e Tempio dell’Internato Ignoto, Padova (ANEI Padova): moduli, «Foglio notizie internato militare italiano» e documentazione.
  • ANEI nazionale, Via di San Francesco di Sales 5, Roma.

Il MuGot e la memoria degli internati

Al Museo Gotica Toscana raccogliamo le storie dei soldati di tutte le nazioni che passarono per il Mugello e per la Linea Gotica. Molti ragazzi del Mugello e della Toscana che nel 1943 vestivano la divisa italiana finirono nei lager del Reich. Se nella vostra famiglia c’è una storia di internamento, una lettera, una fotografia o un diario, saremo grati se vorrete condividerla con noi: scriveteci a info@goticatoscana.eu. Ogni storia ritrovata restituisce un nome a chi, per ottant’anni, è rimasto ai margini della memoria.

Fonti principali: Commissione storica italo-tedesca, Rapporto finale, 2012; G. Schreiber, I militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943–1945, Roma, USSME, 1992; G. Hammermann, Gli internati militari italiani in Germania 1943–1945, Bologna, il Mulino, 2004; N. Labanca, Prigionieri, internati, resistenti, Roma-Bari, Laterza, 2022; G. Bassi, N. Labanca, F. Masina, Una straziante incertezza, Roma, Viella, 2022; legge 27 dicembre 2006, n. 296; decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, art. 43; legge 13 gennaio 2025, n. 6; siti ufficiali di ANRP, LeBI, Albo IMI caduti, Ministero della Difesa, Archivio di Stato di Firenze, Archivio di Stato di Bolzano, Archivio Centrale dello Stato, Arolsen Archives, Bundesarchiv, CICR, Archivio Apostolico Vaticano, Museo nazionale dell’Internamento, Dokumentationszentrum NS-Zwangsarbeit, consultati il 14 ottobre 2026.

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