Liberare Firenze: la battaglia di San Michele a Torri

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ricerche e testo a cura di Daniele Baggiani

Liberare Firenze: la battaglia di San Michele a Torri
Scandicci, 27 luglio – 3 agosto 1944. Neozelandesi e tedeschi sulla linea Paula, l’ultima difesa prima della città

Fra il 27 luglio e il 3 agosto 1944, sulle colline di San Michele a Torri, nel Comune di Scandicci, poco a sud-ovest di Firenze, la 2ª Divisione neozelandese e i reparti tedeschi che difendevano la linea Paula, l’ultima prima della città, si contesero un piccolo borgo di campagna e le alture intorno. Ne restarono una chiesa in rovina, i morti di due eserciti e una comunità di contadini che per giorni visse nelle cantine. Fu una delle battaglie che aprirono agli Alleati la strada di Firenze.

In breve: l’articolo in sette punti
  • Dove e quando. San Michele a Torri, frazione collinare del Comune di Scandicci, fra la valle della Pesa e la piana dell’Arno, poco a sud-ovest di Firenze. Il paese fu conteso dalla notte del 28 luglio alla mattina del 30; sulle alture intorno si combatté dal 27 luglio al 3 agosto 1944.
  • Chi. Da una parte la 2ª Divisione neozelandese del tenente generale Bernard Freyberg (8ª Armata britannica), e in particolare la sua 6ª Brigata di fanteria. Dall’altra la 29. Panzergrenadier-Division tedesca (granatieri corazzati) e, più a est, la 4. Fallschirmjäger-Division (paracadutisti), con carri armati e semoventi; in alcuni punti, i carri pesanti Tiger.
  • Perché contava. Il borgo era un caposaldo della linea Paula, l’ultima difesa tedesca sulle colline a sud di Firenze. Dal suo crinale si controllavano i passaggi della Pesa a Cerbaia e la strada per Pian dei Cerri, l’ultima altura prima della città.
  • Che cosa accadde. Nella notte fra il 28 e il 29 luglio una compagnia del 24° Battaglione neozelandese occupò il paese. Il 29 respinse ripetuti contrattacchi; in serata i suoi uomini restarono asserragliati nella cripta della chiesa crollata e nella scuola, mentre i tedeschi erano nelle strade. Verso le 23 i tedeschi lasciarono il paese, e nella notte una compagnia del 25° Battaglione vi rientrò. Fra il 1° e il 3 agosto la linea Paula cedette; il 4 agosto i primi soldati alleati, sudafricani e poi neozelandesi, arrivarono all’Arno.
  • I civili. Circa 260 persone del posto, soprattutto donne, anziani e bambini, passarono i giorni della battaglia stipate nelle cantine della villa-fattoria e di La Fratta, con i tedeschi ai piani di sopra. Il numero delle vittime civili non è noto; mine e ordigni abbandonati uccisero ancora nel 1945.
  • Il costo. Nell’intera avanzata dal Chianti all’Arno (22 luglio – 4 agosto) la divisione neozelandese ebbe 953 perdite, fra cui 214 morti (storia ufficiale neozelandese). Le perdite tedesche sono note solo in parte: almeno 500 per ciascuna delle due divisioni.
  • La memoria. Presso la villa di San Michele un monumento del 2006 ricorda i soldati neozelandesi; il 4 agosto 2026 gli sono state affiancate stele con 198 nomi di neozelandesi caduti nell’avanzata dal Chianti all’Arno. Ogni 4 agosto Scandicci vi ricorda la propria liberazione.
Come leggere questo articolo

Il racconto principale si legge da solo, dall’inizio alla fine. Dopo molti paragrafi si trovano gli approfondimenti, chiusi: chi vuole saperne di più li apre e vi trova i dettagli ora per ora, i reparti, le testimonianze, le cifre e le divergenze fra le fonti. Gli approfondimenti «Chi è chi», «I reparti» e «Glossario» spiegano reparti, gradi e parole militari; la carta del settore e la pianta del paese aiutano a orientarsi. Le ore sono quelle delle fonti militari alleate; le distanze, date nelle fonti in iarde e miglia, sono convertite in metri e arrotondate. Ogni affermazione ha la sua nota, raccolte in fondo nell’approfondimento «Note al testo»; dove le fonti non concordano, lo diciamo, e le divergenze principali sono raccolte nell’approfondimento «Le fonti non concordano».

In questo articolo: 1. Dal Chianti alle porte di Firenze · 2. Tre crinali sopra la Pesa: perché San Michele contava · 3. Le forze in campo e la popolazione · 4. Otto giorni a San Michele · 5. 4 agosto: all’Arno · 6. Nelle cantine: i civili di San Michele · 7. Che cosa costò · 8. La memoria e i luoghi · Note al testo · Bibliografia


Nella cripta della chiesa di San Michele a Torri, la sera del 29 luglio 1944, c’erano il comando di una compagnia neozelandese e i feriti; poco dopo vi scesero anche gli uomini di un plotone. Sopra di loro la chiesa crollava sotto il fuoco delle artiglierie. Due carri armati tedeschi erano entrati nel paese, e uno si era portato dietro l’edificio. Il comandante della compagnia, il maggiore K. H. Macdonald, del 24° Battaglione, decise di ritirarsi, perché, scrisse poi nella sua relazione, «in quel momento la posizione sembrava senza speranza». Uscire però non era più possibile, e Macdonald ordinò ai suoi uomini di tornare ai loro posti, nella cripta e al primo piano, e di resistere fino in fondo.[1] Quando i tedeschi lasciarono il paese, verso le 23, la facciata della chiesa era crollata e ne sbarrava l’ingresso.[2] Come quegli uomini erano arrivati nella cripta, e come ne uscirono, lo racconta la sezione 4.

Nello stesso paese, nelle cantine della villa-fattoria di San Michele e della casa colonica di La Fratta, circa 260 persone del posto, quasi tutte donne, anziani e bambini, aspettavano che il fuoco cessasse, stipate fra le botti.[3]

Siamo a San Michele a Torri, una frazione del Comune di Scandicci sulle colline fra la valle della Pesa e la piana dell’Arno, poco a sud-ovest di Firenze.[4] Alla fine di luglio del 1944, dopo la liberazione di Roma (4 giugno), gli Alleati risalivano la Toscana, mentre i tedeschi ripiegavano combattendo verso la Linea Gotica, sull’Appennino, e difendevano una linea dopo l’altra. L’ultima prima di Firenze si chiamava Paula, e San Michele ne era uno dei capisaldi. Qui si affrontarono la 2ª Divisione neozelandese, parte dell’8ª Armata britannica, e i reparti di due divisioni tedesche, una di granatieri corazzati e una di paracadutisti. Finché i tedeschi tenevano quel crinale, i neozelandesi non potevano salire alle ultime alture che dominano Firenze. Quando, fra il 2 e il 3 agosto, la linea cedette, la strada per l’Arno fu aperta, e il 4 agosto i primi soldati alleati arrivarono al fiume.[5]

Con «battaglia di San Michele» si intendono due cose, che conviene tenere distinte. In senso stretto, la lotta per il paese, dalla notte del 28 luglio alla mattina del 30. In senso largo, come nel libro di Claudio Biscarini, che la colloca fra il 27 luglio e il 3 agosto, i combattimenti con cui la 6ª Brigata neozelandese sfondò la linea Paula fra Cerbaia e Pian dei Cerri.[6]

Questo articolo prova a raccontare che cosa accadde in quei giorni, giorno per giorno e, dove le fonti lo permettono, ora per ora, con rispetto per tutti quelli che vi persero la vita: soldati neozelandesi e tedeschi, civili italiani.

Perché «liberare Firenze», e perché in Italia se ne sa così poco

Racconteremo anche quello che accadeva negli stessi giorni a La Romola e verso la Cassia, perché senza quei combattimenti la vicenda di San Michele non si capisce. Per la stessa ragione il titolo parla di «liberare Firenze»: la liberazione della città fu un processo, non un atto unico. La conquista delle colline a sud, fra San Michele, La Romola, Pian dei Cerri e La Poggiona, ne fu una tappa necessaria; il centro storico, a nord dell’Arno, restò in mano tedesca anche dopo il 4 agosto, e la città insorse l’11 agosto.[7]

In Nuova Zelanda il nome «San Michele» ricorre nelle storie ufficiali e nella stampa del 1944. In Italia, per decenni, è rimasto quasi sconosciuto fuori da Scandicci; per lungo tempo la gente del Chianti ricordò quei soldati come «americani».[8] Oggi, accanto alla villa di San Michele, li ricordano un monumento del 2006 e le stele del 2026 (sezione 8).

Fotografia in bianco e nero della chiesa di San Michele a Torri nell'agosto 1944, con l'edificio segnato dai combattimenti.

La chiesa di San Michele a Torri il 6 agosto 1944, una settimana dopo i combattimenti. Secondo la didascalia originale, uomini della compagnia D del 24° Battaglione neozelandese resistettero nella cripta ai Panzergrenadier tedeschi. Foto G. F. Kaye, «Church at San Michele, Italy», Ref. DA-06515, Alexander Turnbull Library, Wellington, New Zealand (natlib.govt.nz/records/23175062).


1. Dal Chianti alle porte di Firenze (20–27 luglio 1944)

Nella seconda metà di luglio del 1944 gli eserciti tedeschi in Italia ripiegavano combattendo verso nord. Il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante delle forze tedesche in Italia, cercava di ritardare il più a lungo possibile l’avanzata alleata, per dare tempo di completare la Linea Gotica sull’Appennino.[9] Fra il Trasimeno e l’Arno la 14. Armee (14ª Armata: nei nomi dei reparti tedeschi il numero seguito dal punto indica l’ordinale) del generale Joachim Lemelsen non tenne una linea fortificata continua, ma una serie di linee di ripiegamento successive, a cui furono dati nomi femminili: Irmgard, Karin, Maedchen, Nora, Olga, Paula. Lo storico ufficiale neozelandese Robin Kay precisa che non erano zone fortificate continue, e nemmeno trincerate: erano linee tracciate sulla carta dove il terreno favoriva la difesa.[10]

Il 20 luglio la 2ª Divisione neozelandese ebbe l’ordine di partecipare all’attacco su Firenze. Dal 22 luglio avanzò dal Chianti lungo la Val di Pesa, prima contro i paracadutisti della 4. Fallschirmjäger-Division, poi, a Villa Bonazza, anche contro i carri pesanti Tiger; nella notte fra il 26 e il 27 luglio i tedeschi ripiegarono sulla linea Paula, che da Montelupo correva verso est fino alla Cassia, circa otto chilometri a sud di Firenze.

Un carro armato tedesco Tiger messo fuori combattimento, visto lungo la torretta, in campagna.

Il primo Tiger messo fuori combattimento dai carri neozelandesi, a Villa Bonazza (23 luglio 1944), fotografato il 26 luglio 1944. Foto G. F. Kaye, Ref. DA-06426, Alexander Turnbull Library, Wellington, New Zealand (natlib.govt.nz/records/22302388).

Dal Chianti alla Pesa, tappa per tappa (20–26 luglio)

Nel settore che ci interessa la linea Nora correva fra Strada, sulla Cassia a nord di Tavarnelle, e Fabbrica; la Olga per Montespertoli, San Casciano e Mercatale; la linea Paula (Paula-Linie) da Montelupo, alla confluenza della Pesa nell’Arno, verso est, attraverso la Statale 2 (la Cassia), circa otto chilometri a sud di Firenze. La Paula è la linea di cui parla questo articolo. Dietro c’erano l’Arno e, oltre la città, la Heinrich-Gebirgsstellung, la linea collinare a nord di Firenze.[11]

Il 20 luglio il tenente generale S. C. Kirkman, comandante del XIII Corpo d’armata britannico (8ª Armata), comunicò al tenente generale Bernard Freyberg che la sua 2ª Divisione neozelandese avrebbe partecipato all’attacco su Firenze. Il 21 luglio partirono i primi dei quattordici convogli che portarono 4.855 veicoli per un centinaio di chilometri fino a Castellina in Chianti, con i distintivi neozelandesi coperti e il silenzio radio. Le istruzioni di Kirkman chiedevano di prendere intatti i ponti sull’Arno, «con l’aiuto dei partigiani italiani dove disponibili», di non impegnarsi in combattimenti di strada a Firenze e di non bombardare la città senza l’autorizzazione del Corpo.[12]

Nella notte fra il 21 e il 22 luglio la 5ª Brigata neozelandese dette il cambio ai reparti marocchini del Corpo di spedizione francese fra San Donato in Poggio e la Cassia. Alle 6.20 del 22 luglio l’artiglieria aprì il fuoco e all’alba la fanteria attaccò: il 23° Battaglione prese San Martino a Cozzi, il 28° Battaglione (Māori) Tignano. Di fronte c’era la 4. Fallschirmjäger-Division (4ª Divisione paracadutisti).[13] Il 23 luglio, presso Villa Bonazza, vicino a Tavarnelle, i neozelandesi incontrarono per la prima volta i Tiger, i carri armati pesanti tedeschi, della schwere Panzer-Abteilung 508 (508° Battaglione carri pesanti): un Tiger fermo accanto a un piccolo cimitero incendiò due Sherman, i carri medi di fabbricazione americana del 18° Reggimento corazzato neozelandese; poi, danneggiato, fu fatto saltare dal suo equipaggio. Kay lo registra come il primo Tiger rivendicato dai carri neozelandesi.[14] Lo stesso giorno il comando della 14. Armee ordinò al I. Fallschirmkorps (I Corpo paracadutisti) del generale Alfred Schlemm di tenere la linea Olga almeno fino alla sera del 25 luglio, per dare tempo di preparare la Paula. Il rapporto serale tedesco, noto dalla traduzione inglese di Kay, parlava di combattimenti «durissimi», con forti perdite da entrambe le parti; Schlemm sapeva ormai di avere di fronte i neozelandesi.[15]

Fra il 24 e il 26 luglio l’avanzata proseguì per la Val di Pesa. Il 25 luglio una colonna di carri, autoblindo e fanteria motorizzata trovò Fabbrica deserta, entrò a Bargino verso mezzogiorno e si fermò al torrente Terzona, dove il ponte era saltato e il tiro arrivava da San Casciano.[16] Il 26 luglio San Casciano fu colpita due volte dai cacciabombardieri alleati e dall’artiglieria.[17] Nella notte fra il 26 e il 27 il I. Fallschirmkorps ripiegò, «come previsto», sulla linea Paula.[18]

Per le tappe precedenti, da Tavarnelle a Cerbaia, si veda su questo sito la sintesi del lavoro di Claudio Biscarini, «Luglio di guerra in Toscana».

Il 27 luglio la divisione neozelandese entrò a San Casciano, fra le 10 e le 11 del mattino secondo le diverse fonti, e passò la Pesa a Cerbaia (sezione 4).[19] Quel mattino Freyberg era fiducioso e parlava, riferisce Kay, dell’apertura di un club neozelandese a Firenze. In serata, scrive lo storico, era ormai chiaro che la divisione aveva incontrato una resistenza «più decisa di qualunque altra trovata finora nella campagna».[20] Cominciava la fase che Kay chiama «l’ultima e la più combattuta» dell’avanzata su Firenze.[21]

2. Tre crinali sopra la Pesa: perché San Michele contava

Dalla riva nord della Pesa, fra Cerbaia e Castellare, salgono verso nord-est tre crinali quasi paralleli, ciascuno con la sua strada. Da ovest a est: il crinale di San Michele, la cui strada da Castellare passa per Mezzocolle e per il paese e prosegue verso Pian dei Cerri; il crinale di mezzo, quello di La Liona e di Poggio Cigoli; il crinale di La Romola, oltre la valle della Sugana, con la strada che da Cerbaia sale a La Romola.[22] Chi teneva un crinale poteva colpire di fianco chi saliva su quello vicino: è la chiave di quasi tutto ciò che accadde fra il 28 luglio e il 2 agosto. Dalla cima di Pian dei Cerri, in alcuni punti oltre i 300 metri, si dominano con il fuoco tanto la valle della Pesa a sud quanto la valle dell’Arno e Firenze a nord.[23]

Carta del territorio fra Montespertoli, San Casciano in Val di Pesa, Impruneta e Firenze. Una linea rossa dentata, la linea Paula, attraversa la carta da ovest a est poco a sud di San Michele a Torri e di La Romola, fino a Impruneta. Frecce blu indicano l'avanzata neozelandese verso nord: dal 27 luglio a Cerbaia, il 28–29 luglio a San Michele e Poggio Cigoli, il 30–31 luglio a La Romola, Faltignano e Sant'Andrea in Percussina, il 2–3 agosto a La Poggiona e Pian dei Cerri, il 4 agosto all'Arno vicino a Firenze. Frecce azzurre mostrano a ovest l'8ª Divisione indiana e a est la 6ª Divisione corazzata sudafricana. Etichette rosse indicano i reparti tedeschi; una freccia rossa tratteggiata indica il loro ripiegamento oltre l'Arno il 3–4 agosto.

Il settore di San Michele a Torri fra il 22 luglio e il 4 agosto 1944. La 2ª Divisione neozelandese passa la Pesa a Cerbaia il 27 luglio e, dopo una settimana di combattimenti contro la 29. Panzergrenadier-Division sulla linea Paula, arriva all’Arno il 4 agosto; ai lati avanzano l’8ª Divisione indiana e la 6ª Divisione corazzata sudafricana. Carta di Gotica Toscana aps (2026), rielaborata da R. Kay, Italy Volume II: From Cassino to Trieste, Wellington 1967, carta «The Advance to Florence», e dalle storie ufficiali dei battaglioni neozelandesi. Tracciati schematici.

San Michele a Torri, nelle fonti neozelandesi semplicemente «San Michele», stava sulla cima del crinale che sale da Castellare, nel suo punto più alto. Lo storico del 24° Battaglione lo descrive come «un semplice gruppo di case, sparse lungo i due lati di una strada». Sul lato est il terreno scendeva ripido ed era impraticabile per i carri; all’estremità nord la strada finiva in un incrocio a «T» storto.[24] Gli edifici che tornano nei racconti sono, da nord a sud, la chiesa con la cripta e il campanile; la scuola, un edificio di tre piani al centro del paese; alcune case e un fienile in cemento all’estremità sud. Vicino c’erano la villa-fattoria di San Michele, con le sue grandi cantine, e il nucleo di La Fratta, in via dell’Oratorio.[25]

Com’era San Michele prima della guerra

Prima della guerra, ricorda Gabriella Congedo, che ha raccolto le testimonianze degli abitanti pubblicate nel volume curato da Stefano Fusi, il paese non era molto diverso da oggi: un gruppo di case attorno alla chiesa, la fattoria, un altro piccolo nucleo circa un chilometro più su, la Palazzina, e casolari sparsi. Quasi tutti gli abitanti erano contadini della fattoria di San Michele.[26]

Paesaggio collinare in bianco e nero con Cerbaia in primo piano, il villaggio di San Michele al centro e alture più lontane in alto.

Il campo di battaglia visto da sud il 2 agosto 1944: in primo piano Cerbaia, al centro il villaggio di San Michele, in alto le posizioni tedesche di Santa Maria («San Maria» nella didascalia originale). Foto G. F. Kaye, «San Maria, San Michele and Cerbaia, Italy», Ref. DA-06503-F, Alexander Turnbull Library, Wellington, New Zealand (natlib.govt.nz/records/22864768).

Perché quel gruppo di case contava? Le fonti neozelandesi danno tre ragioni: era un caposaldo della linea Paula; dominava i passaggi della Pesa presso Cerbaia, da cui passavano i rifornimenti della divisione; era sulla strada per Pian dei Cerri, l’ultima altura prima di Firenze.

Le tre ragioni, una per una, e dove passava esattamente la linea Paula
  1. Era un caposaldo della linea Paula. San Michele e La Romola erano due capisaldi (strongpoints) tedeschi, e il 28 luglio la 6ª Brigata neozelandese si infilò proprio nel settore poco presidiato fra l’uno e l’altro.[27]
  2. Dominava i passaggi della Pesa. Dal crinale di San Michele si controllavano i guadi presso Cerbaia, da cui dovevano passare i rifornimenti della divisione; finché il crinale restava in mano tedesca, scrive lo storico del 24° Battaglione, un attacco della divisione su tre brigate non aveva speranze di riuscire.[28]
  3. Era sulla strada per Pian dei Cerri, l’ultima altura prima della piana e di Firenze. Nei piani della divisione la linea La Romola – San Michele aveva il nome in codice ATLANTA, la cresta di Pian dei Cerri BROOKLYN.[29]

Le fonti tracciano la Paula in modo leggermente diverso. Sulla carta della storia ufficiale di Kay passa fra Cerbaia e San Michele e a sud di La Romola, e prosegue verso est fino a Impruneta; il volume curato da Stefano Fusi parla di una linea «Paula-Maedchen» da Montelupo a San Michele a Torri e Cerbaia. Tutte concordano che San Michele ne era un caposaldo.[30]

3. Le forze in campo e la popolazione

I neozelandesi

A San Michele combatté la 6ª Brigata di fanteria del generale di brigata J. T. Burrows, con i suoi tre battaglioni: il 24° (tenente colonnello R. L. Hutchens), il 25° (tenente colonnello E. K. Norman) e il 26° (tenente colonnello D. J. Fountaine). Li appoggiavano i carri armati del 19° Reggimento corazzato (dal 30 luglio quelli del 18°), cannoni anticarro, mortai pesanti, mitraglieri, genieri e una grande massa di artiglieria: due reggimenti d’artiglieria da campagna neozelandesi e due reggimenti britannici d’artiglieria media. L’elenco completo è negli approfondimenti «Chi è chi» e «I reparti», alla fine di questa sezione.[32]

Sulla destra della 6ª Brigata combattevano la 4ª Brigata corazzata e, verso la Cassia, la 5ª Brigata neozelandese; ai fianchi della divisione, l’8ª Divisione indiana a sinistra e la 6ª Divisione corazzata sudafricana a destra.

La divisione neozelandese e chi combatteva ai fianchi della 6ª Brigata

La 2ª Divisione neozelandese (2nd New Zealand Division), comandata dal tenente generale Bernard Freyberg, faceva parte del XIII Corpo britannico dell’8ª Armata. Era formata dalla 4ª Brigata corazzata del generale di brigata (Brigadier) L. M. Inglis, dalla 5ª e dalla 6ª Brigata di fanteria, con artiglieria, genio, servizi e reparti divisionali come la Divisional Cavalry, il reparto esplorante su autoblindo e carri leggeri, e il 27° Battaglione mitraglieri.[31]

Sulla destra della 6ª Brigata (cioè a est: qui e più avanti destra e sinistra sono quelle di chi avanzava verso nord) combatteva la 4ª Brigata corazzata, con il 22° Battaglione motorizzato (tenente colonnello H. V. Donald) e il 20° Reggimento corazzato: suoi furono la valle della Sugana, La Romola e La Poggiona. Ancora più a destra, verso la Cassia, dalla sera del 29 luglio operò la 5ª Brigata, con il 21°, il 23° e il 28° Battaglione (Māori), fra Sant’Andrea in Percussina, Faltignano, Poggio delle Monache e Giogoli; il 23° era in linea già dalla notte del 28, agli ordini della 4ª Brigata. Sul fianco sinistro della divisione c’era l’8ª Divisione indiana, che il 27 luglio era entrata a Montespertoli; sul destro la 6ª Divisione corazzata sudafricana, fra Mercatale, Impruneta e il Galluzzo.[33]

Chi erano gli uomini che entrarono a San Michele

Le note biografiche della storia ufficiale dicono chi erano alcuni degli uomini che entrarono a San Michele. Il maggiore K. H. Macdonald, comandante della compagnia D del 24° Battaglione, era un impiegato di Auckland, nato nel 1916. Il tenente F. J. Lea, del 16° plotone, era nato in Inghilterra nel 1921 ed era impiegato anche lui. Il sergente B. W. Dynes, del 17° plotone, insegnante, era nato a Thames nel 1921. Il sottotenente R. N. Smith, del 18° plotone, nato in Inghilterra nel 1919, faceva l’agricoltore a Hamilton. Il soldato A. G. Swann, di Te Aroha, era nato nel 1914. Avevano fra i ventitré e i ventinove anni.[34]

I tedeschi

Di fronte, nella catena di comando, c’erano il Gruppo d’armate C (Heeresgruppe C) del feldmaresciallo Kesselring, la 14. Armee del generale Lemelsen e il I. Fallschirmkorps del generale Schlemm.[35] Quando, nella notte fra il 26 e il 27 luglio, il corpo ripiegò sulla linea Paula, il suo settore fu ristretto: il confine con il corpo d’armata vicino, a ovest, fu spostato verso est, fino a circa tre chilometri a ovest di Cerbaia. I tedeschi poterono così concentrare carri, artiglieria e fanteria davanti alle due divisioni alleate più vicine a Firenze, la neozelandese e la sudafricana. Da allora i neozelandesi ebbero di fronte, sulle alture di Pian dei Cerri, la 29. Panzergrenadier-Division (29ª Divisione granatieri corazzati) del generale Walter Fries.[37]

Il Panzergrenadier-Regiment 15 (15° Reggimento granatieri corazzati) stava alla destra della divisione tedesca, di fronte alla 6ª Brigata, cioè a San Michele.

Dalla parte tedesca: reparti, carri, documenti

Dal 22 al 27 luglio la divisione neozelandese ebbe di fronte la 4. Fallschirmjäger-Division di Heinz Trettner, con i Fallschirmjäger-Regimenter 11 e 12.[36]

Il Panzergrenadier-Regiment 71 era di fronte alla 4ª Brigata corazzata; il suo III battaglione teneva La Poggiona il 2 agosto.[38] I paracadutisti restarono più a est, verso la Cassia: il Fallschirmjäger-Regiment 10 fu identificato dai neozelandesi a Sant’Andrea in Percussina il 30 luglio, e il suo II battaglione a Villa Mazzei e a Palastra il 31.[39] In appoggio c’erano i carri della Panzer-Abteilung 129, il battaglione carri della 29. Panzergrenadier-Division, e i Tiger della schwere Panzer-Abteilung 508.[40]

La parte tedesca di questa storia è la meno documentata. I diari di guerra e le relazioni dei reparti tedeschi sono conservati negli archivi militari: il Bundesarchiv-Militärarchiv di Friburgo e, per il diario della 14. Armee, anche i National Archives di Washington, che ne hanno una copia. Qui li conosciamo attraverso gli estratti tradotti in inglese da Kay e quelli citati nel volume curato da Fusi: le citazioni tedesche di questo articolo sono quindi traduzioni di traduzioni.[43] Claudio Biscarini, nel suo San Michele, la battaglia dimenticata, ha lavorato anche sulle relazioni originali dei reparti tedeschi, ed è il punto di partenza per chi voglia approfondire questa parte.[44]

In sintesi: i reparti tedeschi in questa battaglia

Davanti a San Michele, dal 27 luglio, c’era il Panzergrenadier-Regiment 15 della 29. Panzergrenadier-Division; più a est il Panzergrenadier-Regiment 71 e, verso la Cassia, i paracadutisti della 4. Fallschirmjäger-Division. Li appoggiavano i carri e i semoventi della Panzer-Abteilung 129 e, in alcuni punti, i Tiger della schwere Panzer-Abteilung 508. Il 27 luglio il loro corpo d’armata aveva ristretto il proprio settore per concentrare le forze davanti ai neozelandesi e ai sudafricani.

Il diario di guerra della 14. Armee, che conosciamo dagli estratti tradotti in inglese da Kay, racconta reparti al limite. Il 28 luglio la 29. Panzergrenadier-Division aveva impiegato «le nostre ultime riserve», e le munizioni non arrivavano perché mancava il carburante. Il 29 il paese fu contrattaccato con «le nostre ultime riserve locali». Per avvicinarsi a San Michele esponendosi il meno possibile, i granatieri venivano trasportati sui semoventi e fatti scendere vicino alle case. Nella notte fra il 30 e il 31 luglio i comandi tedeschi contarono circa 50.000 colpi alleati sul loro settore, più che nei giorni peggiori di Cassino. Il 2 agosto alcuni battaglioni avevano soltanto 10 o 15 uomini per compagnia; la 6ª compagnia del Panzergrenadier-Regiment 15, ridotta a 35 uomini, fu tagliata fuori a Pian dei Cerri e non tornò. Il III battaglione del Panzergrenadier-Regiment 71, che teneva La Poggiona, fu proposto per una menzione nel bollettino delle forze armate tedesche.

Fra il 22 luglio e il 4 agosto ciascuna delle due divisioni tedesche ebbe almeno 500 perdite, secondo rapporti incompleti. A San Michele, tre settimane dopo la battaglia, un soldato neozelandese contò 47 tombe tedesche; ventisei se ne trovarono a Sant’Andrea in Percussina. Alcuni di quei morti li seppellirono un contadino del paese e il cappellano di un battaglione neozelandese. Dei granatieri e dei paracadutisti che tennero queste colline le fonti qui usate non danno i nomi, che si possono cercare nei registri del Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, l’ente tedesco per le tombe di guerra.

Le singole notizie sono documentate nelle note del testo (sezioni 3, 4 e 7).

Le fonti alleate vanno lette con cautela quando parlano di carri tedeschi: a San Michele combatterono soprattutto Panzer IV e semoventi, anche quando i testimoni parlano di Tiger.

Tiger o Panzer IV? Perché i carri tedeschi vanno identificati con cautela

Sui Tiger serve una cautela. Lo storico del 18° Reggimento corazzato osservava che «come nel deserto ogni cannone tedesco era un “88”, così qui ogni veicolo cingolato che si sentiva in territorio tedesco era un Tiger».[41] I Tiger sono documentati con certezza a Villa Bonazza (23 luglio), a Sant’Andrea in Percussina (30 luglio), a La Romola, dove uno fu catturato il 31 luglio, verso Villa Treggiaia e Poggio delle Monache il 1° agosto e a Villa Capponi, sopra Giogoli, il 3 agosto; a Faltignano le fonti li danno come probabili. A San Michele, invece, le fonti più dettagliate parlano di Panzer IV, di semoventi e di carri non identificati, il cui numero, secondo Kay, «probabilmente non superava i tre o quattro».[42] Torneremo su questo punto due volte: per il carro respinto dalla chiesa il 29 luglio e per quello distrutto a quota 337 il 2 agosto.

La popolazione

San Michele non fu evacuata prima della battaglia. Gli abitanti scavarono rifugi, trincee coperte di rami e di terra; ma quando, verso il 24 luglio, l’artiglieria alleata cominciò a colpire la zona, fu chiaro a tutti che quei rifugi non erano sicuri. Che cosa accadde agli abitanti fra il 27 luglio e il 3 agosto è raccontato nella sezione 6.

I rifugi scavati dagli abitanti e i primi colpi sul campanile

Verso la metà di luglio, racconta Congedo, gli abitanti restarono in paese, anche perché non avrebbero saputo dove andare. Costruirono rifugi: trincee a ferro di cavallo coperte di rami e di terra, alcune abbastanza grandi da ospitare intere famiglie. La scelta dei posti e la «direzione dei lavori» spettarono agli anziani che avevano fatto la Grande Guerra e credevano di sapere da quale parte sarebbero arrivati i colpi. Ma quando, verso il 24 luglio, l’artiglieria alleata cominciò a colpire la zona, fu chiaro a tutti che quei rifugi non erano sicuri.[45] Silvano Vignozzi ricordava i primi due o tre colpi, finiti sul campanile della chiesa, e la nuvola di fumo color mattone che ne uscì.[46]

Chi è chi: le persone di questa storia

Neozelandesi
– Bernard Freyberg, tenente generale, comandante della 2ª Divisione neozelandese.
– J. T. Burrows, generale di brigata (Brigadier), comandante della 6ª Brigata di fanteria.
– L. M. Inglis, generale di brigata, comandante della 4ª Brigata corazzata.
– K. L. Stewart, generale di brigata, comandante della 5ª Brigata, catturato il 1° agosto; gli succedette il colonnello C. L. Pleasants.
– R. L. Hutchens, tenente colonnello, comandante del 24° Battaglione.
– E. W. Aked, maggiore, a capo del comando tattico del 24° Battaglione a Castellare.
– K. H. Macdonald, maggiore, comandante della compagnia D del 24°, che occupò il paese; impiegato di Auckland, 27 anni.
– F. J. Lea, tenente, 16° plotone (case a sud del paese); impiegato, 23 anni.
– B. W. Dynes, sergente, 17° plotone (la scuola); insegnante di Thames, 23 anni.
– R. N. Smith, sottotenente, 18° plotone (la chiesa); agricoltore di Hamilton, 25 anni.
– A. G. Swann, soldato della compagnia D, di Te Aroha: fermò un carro tedesco con un lanciagranate anticarro; 29 anni.
– I. G. Howden, maggiore, comandante della compagnia A del 24° sul crinale di mezzo.
– L. Rawley, tenente, 12° plotone (Mezzocolle).
– R. C. McCown, tenente carrista del 19° Reggimento corazzato: diresse il tiro dell’artiglieria dal campanile.
– Woolven, sottotenente carrista del 19° Reggimento corazzato; guidò i carri anche nel contrattacco della notte.
– D. J. Fountaine, tenente colonnello, comandante del 26° Battaglione; G. T. Kain, maggiore, compagnia C del 26°.
– E. K. Norman, tenente colonnello, comandante del 25° Battaglione; J. Finlay, maggiore, compagnia B del 25°, che rioccupò il paese.
– H. V. Donald, tenente colonnello, comandante del 22° Battaglione a La Romola e a La Poggiona.

Tedeschi
– Albert Kesselring, feldmaresciallo, comandante del Gruppo d’armate C (le forze tedesche in Italia).
– Joachim Lemelsen, generale, comandante della 14. Armee (14ª Armata).
– Alfred Schlemm, generale, comandante del I. Fallschirmkorps (I Corpo paracadutisti).
– Walter Fries, generale, comandante della 29. Panzergrenadier-Division.
– Heinz Trettner, comandante della 4. Fallschirmjäger-Division.
– Heberer, tenente, comandante del Tiger della 3ª compagnia della schwere Panzer-Abteilung 508 catturato a La Romola.

Civili di San Michele (testimonianze raccolte da Gabriella Congedo)
– Loretta Verdiani, Ida Agnoloni, Remo Sereni, nelle cantine della villa-fattoria e di La Fratta.
– Piero Pacifici, allora un bambino di nove anni, figlio di una famiglia ebrea fiorentina rifugiata in paese.
– Silvano Vignozzi, Aldo Bonifazzi.
– Giuseppe Conti (sotto-fattore) e Mario Michelangeli, che attraversarono il fronte per chiedere ai neozelandesi di non sparare sul paese.

I reparti: l’ordine di battaglia, 27 luglio – 3 agosto 1944

Neozelandesi — 2ª Divisione neozelandese (2nd New Zealand Division), ten. gen. B. Freyberg; XIII Corpo britannico (ten. gen. S. C. Kirkman), 8ª Armata.
– 6ª Brigata di fanteria (6 NZ Infantry Brigade), gen. di brig. J. T. Burrows — San Michele, Poggio Cigoli, Pian dei Cerri
– 24° Battaglione (24 Battalion), ten. col. R. L. Hutchens: compagnia D (magg. K. H. Macdonald) presa e difesa del paese, 29 luglio; compagnia A (magg. I. G. Howden) sul crinale di mezzo, 28–30 luglio; compagnie B e C presidio del paese dal 30 luglio
– 25° Battaglione (25 Battalion), ten. col. E. K. Norman: compagnia B (magg. J. Finlay) rioccupazione del paese, 30 luglio; attacco su Poggio Cigoli, quota 337 e Poggio Valicaia, 1–2 agosto
– 26° Battaglione (26 Battalion), ten. col. D. J. Fountaine: Cerbaia, 27 luglio; compagnia C (magg. G. T. Kain) nel saliente di Poggio Cigoli, 28 luglio; La Liona, 1–2 agosto
– ai suoi ordini o in appoggio: 19° Reggimento corazzato (19 Armoured Regiment), dal 30 luglio sostituito dal 18° (18 Armoured Regiment); 33ª Batteria anticarro del 7° Reggimento anticarro; 39ª Batteria mortai pesanti; 2ª Compagnia del 27° Battaglione mitraglieri (27 (Machine Gun) Battalion); 8ª Compagnia genio da campagna; in appoggio di fuoco il 5° e il 6° Reggimento d’artiglieria da campagna neozelandesi e il 70° e il 75° Reggimento d’artiglieria media britannici
– 4ª Brigata corazzata (4 NZ Armoured Brigade), gen. di brig. L. M. Inglis — valle della Sugana, La Romola, La Poggiona: 22° Battaglione motorizzato (ten. col. H. V. Donald), 20° Reggimento corazzato
– 5ª Brigata di fanteria (5 NZ Infantry Brigade), gen. di brig. K. L. Stewart (catturato il 1° agosto), poi col. C. L. Pleasants — Sant’Andrea in Percussina, Faltignano, Poggio delle Monache, Giogoli: 21°, 23° e 28° Battaglione (Māori)
– Ai lati: 8ª Divisione indiana (a sinistra, cioè a ovest); 6ª Divisione corazzata sudafricana (a destra, cioè a est)

Tedeschi — Gruppo d’armate C (Heeresgruppe C), feldm. A. Kesselring; 14. Armee, gen. J. Lemelsen; I. Fallschirmkorps, gen. A. Schlemm
– 29. Panzergrenadier-Division (gen. W. Fries), di fronte ai neozelandesi dal 27 luglio: Panzergrenadier-Regiment 15 (Pz.Gren.Rgt. 15), di fronte alla 6ª Brigata a San Michele e Pian dei Cerri; Panzergrenadier-Regiment 71 (Pz.Gren.Rgt. 71), di fronte alla 4ª Brigata corazzata, con il III battaglione (III./Pz.Gren.Rgt. 71) a La Poggiona; Panzer-Abteilung 129
– 4. Fallschirmjäger-Division (H. Trettner): di fronte ai neozelandesi dal 22 al 27 luglio, poi più a est; Fallschirmjäger-Regiment 10 a Sant’Andrea in Percussina (30 luglio) e il suo II battaglione (II./Fsch.Jg.Rgt. 10) a Villa Mazzei e Palastra (31 luglio)
– schwere Panzer-Abteilung 508 (s.Pz.Abt. 508, carri Tiger), in appoggio; un Tiger della 3ª compagnia (3./s.Pz.Abt. 508) catturato a La Romola il 31 luglio

Fonti: Kay 1967; Burdon 1953; Norton 1952; Puttick 1960; Sinclair 1954; Dawson 1961; Ross 1959; Fusi 2011 (vedi le note).

Cronologia essenziale, dal 20 luglio all’11 agosto 1944
  • 20 luglio 1944 — Il XIII Corpo assegna alla 2ª Divisione neozelandese l’attacco su Firenze.
  • Notte 21–22 luglio — La 5ª Brigata dà il cambio ai marocchini del Corpo di spedizione francese fra San Donato e la Cassia.
  • 22 luglio — Attacco su San Martino a Cozzi e Tignano.
  • 23 luglio — Il I. Fallschirmkorps riceve l’ordine di tenere la linea Olga fino al 25; a Villa Bonazza il primo Tiger rivendicato dai neozelandesi.
  • 24–26 luglio — Avanzata in Val di Pesa; nella notte 26–27 i tedeschi ripiegano sulla linea Paula.
  • 27 luglio — I neozelandesi entrano a San Casciano e passano la Pesa a Cerbaia; davanti a loro entra in linea la 29. Panzergrenadier-Division.
  • 28 luglio — Saliente di Poggio Cigoli; contrattacco del Panzergrenadier-Regiment 15; tre Sherman distrutti nella valle della Sugana.
  • Notte 28–29 luglio — La compagnia D del 24° Battaglione occupa San Michele (ore 3.15).
  • 29 luglio — Ripetuti contrattacchi tedeschi; in serata il paese è conteso; verso le 23 i tedeschi lo lasciano.
  • 30 luglio — La compagnia B del 25° Battaglione rientra in paese (verso l’1.30); i civili delle cantine incontrano i neozelandesi; Sant’Andrea in Percussina è presa.
  • 31 luglio — Il 22° Battaglione prende La Romola e cattura un Tiger; le munizioni da 25 libbre non bastano e l’attacco generale è rinviato.
  • 1° agosto — Esplosione in un edificio di La Romola (dieci artiglieri morti); la quota 136 è abbandonata dai tedeschi; il comandante della 5ª Brigata è catturato.
  • Notte 1–2 agosto — Operazione PLONK: la 6ª Brigata sale da Castellare a Poggio Valicaia.
  • 2 agosto — La Poggiona è presa; il I. Fallschirmkorps annuncia il ripiegamento.
  • 3 agosto — Il settore di San Michele è libero; da La Poggiona si vede Firenze.
  • 4 agosto — Saltano i ponti di Firenze tranne il Ponte Vecchio; sudafricani e neozelandesi raggiungono l’Arno; liberazione di Scandicci.
  • 11 agosto — Insurrezione di Firenze.

4. Otto giorni a San Michele (27 luglio – 3 agosto 1944)

Le ore sono quelle delle fonti militari alleate; le distanze sono convertite in metri e arrotondate. Chi perde il filo può consultare la «Cronologia essenziale» alla fine della sezione 3, la carta del settore e la pianta del paese.

27 luglio — Oltre la Pesa

Il 27 luglio il 26° Battaglione passò la Pesa a Cerbaia, che trovò vuota; il 24° mise il comando a Castellare, poco più a nord-ovest. In serata, dopo ordini cambiati più volte, la 6ª Brigata ebbe il compito di prendere nella notte il crinale di mezzo: Poggio Cigoli il 26° Battaglione, La Liona il 24°.

Veduta in bianco e nero del paese di Cerbaia fra le colline della Val di Pesa.

Il paese di Cerbaia, in Val di Pesa, preso dal 26° Battaglione neozelandese, mentre la compagnia D del 24° avanzava su San Michele. Foto G. F. Kaye, «Italian village of Cerbaia captured by 26 New Zealand Battalion in World War II – Photograph taken by George F Kaye», Ref. DA-06504-F, Alexander Turnbull Library, Wellington, New Zealand (natlib.govt.nz/records/22797045).

Ora per ora: il passaggio della Pesa e gli ordini della sera

All’1.30 del 27 luglio La Ripa fu segnalata libera, e la compagnia A del 26° Battaglione avanzò dalla zona di San Pancrazio, oltre La Ripa, verso Cerbaia. Verso le 7 la fanteria arrivò alla Pesa: il ponte era appena saltato, e da Cerbaia si sentivano altre esplosioni. Tre uomini del battaglione morirono sotto il bombardamento. Fra le 8 e le 9 il maggiore A. R. McKinlay guadò il fiume: Cerbaia era vuota. Nel pomeriggio i carri dello squadrone C del 19° Reggimento corazzato passarono la Pesa, e il comando del 26° si sistemò in un edificio sulla piazza di Cerbaia; due carri finirono sulle mine.[47] Anche il 24° Battaglione passò il fiume e mise il comando a Castellare, circa 800 metri a nord-ovest di Cerbaia.[48]

In serata gli ordini cambiarono più volte: la divisione ne emanò alle 19.35 e alle 22.40, la 6ª Brigata ne trasmise altri alle 23.30. Il piano per la notte, annota il diario di Freyberg, fu «modificato, precisato e modificato di nuovo, come al solito».[49] Alla fine la 4ª Brigata ebbe il compito di prendere l’altura fra Faltignano e La Romola, la 6ª il suo primo obiettivo, «da Poggio Cigoli a Torri». Nella notte il 26° Battaglione doveva prendere Poggio Cigoli (quota 281: sulle carte militari le alture sono indicate dalla loro altezza) e il 24° La Liona (quota 261), sullo stesso crinale di mezzo. Gli obiettivi successivi, Poggio Valicaia (quota 382) e La Sughera (quota 395), furono rinviati. Il 25° Battaglione restava di riserva, a difesa della testa di ponte sulla Pesa.[50]

28 luglio — Troppo avanti: il saliente di Poggio Cigoli

Nella notte la compagnia C del 26° Battaglione salì lungo il crinale di mezzo fin oltre Poggio Cigoli, senza i carri e senza contatto con il 24° Battaglione; la compagnia A del 24°, partita in ritardo, all’alba si fortificò in una casa a metà strada fra Castellare e Poggio Cigoli. All’alba il fuoco tedesco arrivò da Pian dei Cerri e dai due crinali laterali, e i carri che appoggiavano la compagnia C furono quasi tutti distrutti o danneggiati.

Ora per ora: la notte e il mattino del 28 luglio sul crinale di mezzo

Poco prima dell’una del 28 luglio la compagnia C del 26° Battaglione, del maggiore G. T. Kain, partì da Cerbaia di Sopra lungo il crinale di mezzo. La fanteria lasciò presto indietro i carri, rallentati dalle interruzioni stradali e dalle mine. Alle 2 la compagnia era già oltre Poggio Cigoli; alle 3.30 i primi uomini erano circa 450 metri più a nord, senza contatto con il 24° Battaglione sulla sinistra e senza i carri. I tedeschi sembravano in ritirata, come nei giorni precedenti, e, osserva Kay, «tutti avevano in mente il pensiero di essere i primi a entrare a Firenze».[51] Alle 4.30 il comandante del battaglione ordinò di spingersi ancora più avanti, verso Poggio Valicaia e La Sughera: secondo il diario del battaglione, citato da Kay, fu un’iniziativa personale del tenente colonnello Fountaine, che andava oltre gli ordini.[52]

La compagnia A del 24° Battaglione, del maggiore I. G. Howden, partì verso le 2.30, con un’ora e mezza di ritardo: nel passare la Pesa sotto il tiro, una volta sull’altra riva aveva piegato verso Cerbaia invece di salire verso nord-est. Salì poi anch’essa lungo la strada da Castellare a Poggio Cigoli. Dopo circa 900 metri il lance-sergeant (caporale con funzioni di sergente) A. E. New, con il mitra inceppato, assalì a pugni una postazione di mitragliatrici: gli fu conferita la Military Medal. La compagnia fece cinque prigionieri e liberò due uomini del 26° catturati poco prima. All’alba Howden rinunciò per il momento a raggiungere La Liona e si fortificò in una casa lungo la strada, a metà fra Castellare e Poggio Cigoli.[53]

All’alba i tedeschi aprirono il fuoco con artiglieria e mortai pesanti da Pian dei Cerri, mentre semoventi (cannoni montati su scafo cingolato) e carri colpivano dal crinale di San Michele e da quello di La Romola. Dei sette carri dello squadrone C del 19° Reggimento che appoggiavano la compagnia C del 26°, due furono distrutti e quattro danneggiati.[54] Alle 9.30 carri tedeschi in posizione davanti a La Romola colpirono da circa un chilometro e mezzo il carro del capitano D. McInnes, comandante dello squadrone, che morì per le ferite il 31 luglio.[55] Più a destra, verso le 7, nella valle della Sugana, sotto La Romola, una pattuglia della 4ª Brigata perse tutti e tre i carri del 20° Reggimento, incendiati da colpi «che si pensò venissero da un semovente o da un Tiger». Un testimone del 22° Battaglione ricordava che «all’improvviso, come la bordata di una grande nave da guerra, tutta la collina aprì il fuoco nello stesso momento».[56]

Un carro armato Sherman fermo presso San Michele, fotografato nel 1944.

Il carro del 19th Armoured Regiment neozelandese detto «di McInnes», a San Michele; probabilmente lo Sherman del capitano D. McInnes, ferito il 28 luglio 1944 e morto il 31 luglio. Fotografo non identificato, «New Zealand army 19 Battalion McInnes’ tank, San Michele, Italy», Ref. DA-13423-F, Alexander Turnbull Library, Wellington, New Zealand (natlib.govt.nz/records/22872711).

Alle 10, secondo il diario della 14. Armee, il Panzergrenadier-Regiment 15 contrattaccò a nord di Cerbaia.[57] Verso la stessa ora la compagnia C del 26°, isolata e con molte perdite, si ritirò a piccoli gruppi, portando con sé i feriti, fino alla casa della compagnia A del 24°, e i suoi uomini si trincerarono più in basso lungo il crinale.[58] La casa resistette agli attacchi tedeschi fino a sera.

«Completamente circondati»: i messaggi radio della compagnia A

Alle 14.30 i tedeschi attaccarono anche quella casa e furono respinti. Verso le 19 attaccarono di nuovo, da nord e da nord-ovest. I messaggi della compagnia A, registrati nel diario del 24° Battaglione, restano una testimonianza asciutta di quelle ore:[59]

19.15

— «Completamente circondati.»
19.17 — «In buona posizione strategica. Faremo del nostro meglio…»
19.50 — «Ancora combattimento duro, posizione un po’ più facile.»
22.10 — «Ancora dura.»

La compagnia C del 26° Battaglione si era spinta in un cuneo che sporgeva in avanti sul crinale di mezzo, ed era stata colpita di fianco tanto dal crinale di San Michele, a ovest, quanto da quello di La Romola, a est. Per andare avanti bisognava prima togliere ai tedeschi i due capisaldi laterali: è ciò che Freyberg ordinò per la notte.[60]

Il 28 luglio visto dai comandi: 17.900 colpi e «le nostre ultime riserve»

Il diario di Freyberg registra che nelle ventiquattro ore fino a mezzogiorno del 28 luglio i cannoni da campagna e medi agli ordini della divisione spararono 17.900 colpi.[61] La sera la 14. Armee riferì che i combattimenti erano stati «estremamente duri e confusi, in particolare sul fronte della 29. Panzergrenadier-Division», che vi erano state impiegate «le nostre ultime riserve» e che le posizioni avanzate erano ancora tutte in mano tedesca. Con il linguaggio dei comandi di allora, il rapporto lodò la divisione per «la fermezza e l’ostinazione fanatica di ogni uomo». Ma il generale Lemelsen avvertì il Gruppo d’armate che il I. Fallschirmkorps non poteva tenere a lungo quella linea senza riserve fresche, che l’Armata non aveva, e che le munizioni cominciavano a mancare, perché la scarsità di carburante impediva di portarle avanti.[62]

Nel pomeriggio Freyberg visitò le brigate e approvò attacchi limitati per la notte: la 4ª Brigata doveva entrare a La Romola, «se possibile», la 6ª doveva prendere San Michele.[63]

Notte fra il 28 e il 29 luglio — La presa del paese

Il compito fu affidato alla compagnia D del 24° Battaglione, del maggiore Macdonald. Lungo la strada da Castellare, il 12° plotone prese il caposaldo tedesco di Mezzocolle e il 16° sorprese i tedeschi a Poggetto di Sotto.

Mezzocolle e Poggetto di Sotto: l’avvicinamento nella notte

Il comando del battaglione tornò oltre la Pesa, vicino a Montagnana, ma lasciò a Castellare un comando tattico agli ordini del maggiore E. W. Aked. Il 12° plotone della compagnia B, del tenente L. Rawley, doveva prendere un obiettivo intermedio, Mezzocolle, un caposaldo tedesco a metà della strada fra Castellare e San Michele. Dall’una alle 3 l’artiglieria sparò concentramenti a tempo sugli obiettivi (sull’efficacia di quel tiro gli storici neozelandesi non concordano).[64]

Rawley prese Mezzocolle senza molte difficoltà: due tedeschi uccisi, cinque prigionieri. La compagnia D passò a destra di Mezzocolle. A Poggetto di Sotto, alcune case ben avanti rispetto al paese, il 16° plotone del tenente Lea sorprese i tedeschi: in un breve scontro ne uccise sei e ne catturò sei, con tre feriti fra i suoi. La terza squadra del 17° plotone restò lì a guardia dei prigionieri e dei feriti.[65]

Alle 3.15 la compagnia D aveva occupato San Michele senza incontrare resistenza, catturando ancora uno o due tedeschi, e si era disposta in tre capisaldi, da sud a nord: il 16° plotone di Lea in tre case all’estremità sud; due squadre del 17° plotone del sergente Dynes nella scuola, al centro del paese; il comando di compagnia e il 18° plotone del sottotenente Smith nella chiesa, all’estremità nord. Su questi tre punti si giocò la giornata seguente.[66] Smith voleva spingersi fino all’incrocio, circa 200 metri oltre la chiesa, ma il comandante dei carri rifiutò di andare oltre la chiesa; Macdonald mise allora il suo comando nella cripta.[67]

Prima dell’alba arrivarono carri, genieri, mitraglieri e cannoni anticarro. Poco dopo, sulla strada per Castellare, una mina uccise insieme neozelandesi e prigionieri tedeschi.

Prima dell’alba: i rinforzi e la jeep sulla mina

Prima dell’alba arrivarono i rinforzi: i carri della 7ª troop (il plotone carri, di solito tre Sherman) dello squadrone B del 19° Reggimento corazzato, uno dei quali si fermò danneggiato lungo la strada; alcuni genieri; una sezione di due mitragliatrici Vickers del 27° Battaglione, che si unì al 17° plotone nella scuola; quattro cannoni anticarro da 6 libbre, due alla chiesa, uno alla scuola e uno con il 16° plotone; due mortai da 3 pollici, che restarono a Mezzocolle con il 12° plotone. Un carro si piazzò dietro la chiesa, l’altro più indietro nel paese.[68] Entrando in paese il caporale carrista M. K. Brenton fu ucciso da una raffica di mitragliatrice.[69]

Una jeep carica oltre misura riportava indietro due uomini della compagnia D e i cinque prigionieri di Mezzocolle. Dopo una trentina di metri, su una strada che era appena stata controllata, saltò su una mina anticarro Teller. Morirono i due neozelandesi, l’autista e i cinque tedeschi; si salvò, ferito, il sottotenente O’Brien. Lo storico del 24° Battaglione ipotizza che una pattuglia tedesca avesse trascinato la mina sulla strada con un filo.[70]

29 luglio — La giornata più lunga

Il volume curato da Fusi chiama il 29 luglio «il giorno più lungo» per il 24° Battaglione e per San Michele a Torri.[71]

Schema non in scala del borgo di San Michele a Torri. Una strada verticale sale da Castellare, in basso, passa per Mezzocolle e Poggetto di Sotto e attraversa il paese: in basso le case dell'estremità sud e un fienile di cemento, al centro la scuola, in alto la chiesa con cripta e campanile, poi un incrocio a T e un magazzino del vino. Una freccia blu dal basso indica la compagnia D del 24° Battaglione neozelandese, che occupa il paese alle 3.15 del 29 luglio; una freccia blu tratteggiata indica il contrattacco della compagnia B del 25° Battaglione il 30 luglio. Frecce rosse indicano gli attacchi tedeschi del 29 luglio da nord, nord-ovest e ovest; carri e semoventi tedeschi su un crinale a ovest sparano sul paese. A destra, il crinale di mezzo con la casa della compagnia A del 24° e Poggio Cigoli. Un riquadro descrive i rifugi dei civili nelle cantine della villa-fattoria (circa 200 persone) e di La Fratta (circa 60 persone).

San Michele a Torri fra il 28 e il 30 luglio 1944: schema del paese, non in scala. Lungo la strada di crinale, da sud: le case e il fienile del 16° plotone, la scuola del 17° plotone, la chiesa con la cripta dove si trovavano il comando della compagnia D del 24° Battaglione neozelandese e i feriti. In rosso gli attacchi tedeschi del 29 luglio, in blu la presa del paese nella notte fra il 28 e il 29 e il rientro della compagnia B del 25° Battaglione nella notte del 30. I civili si rifugiarono nelle cantine della villa-fattoria e di La Fratta, di cui le fonti non indicano la posizione esatta. Schema di Gotica Toscana aps (2026), dalle descrizioni di Kay (1967), Burdon (1953), Puttick (1960), Sinclair (1954), Dawson (1961), Murphy (1966) e Fusi (2011), con le testimonianze raccolte da G. Congedo.

Il mattino: gli attacchi alla chiesa

All’alba il fuoco tedesco cominciò su tutto il fronte. Alle 8.30 arrivò un primo attacco tedesco di saggio, respinto facilmente. Un’ora dopo venne quello vero: fanteria appoggiata da carri, mentre le artiglierie di ogni calibro battevano il paese.[74]

La chiesa dominava l’ingresso nord del paese, e su di essa si concentrarono il fuoco e gli attacchi tedeschi. La fanteria tedesca arrivò fin sotto i muri e fu respinta dal 18° plotone e dai serventi dei due cannoni anticarro. A metà mattina almeno un carro tedesco era al margine nord del paese e c’era fanteria infiltrata nella parte sud. Molti colpi arrivavano dal crinale a ovest, dove sembravano esserci semoventi o carri. Poi l’attacco perse forza: alle 10.45 la compagnia D poteva comunicare: «Per ora siamo abbastanza tranquilli».[77]

Ora per ora: il mattino del 29 luglio, dalla scuola al campanile

Poco dopo le 7 la compagnia D del 26°, sulla strada fra Cerbaia e La Romola, chiese con urgenza il fuoco su Il Monte, una piccola altura dove i tedeschi avevano un caposaldo con mortai, mitragliatrici e probabilmente carri o semoventi interrati. Nonostante i ripetuti tiri dell’artiglieria, Il Monte rimase attivo per due giorni.[72] Alla scuola il cannone anticarro fu distrutto da un colpo nelle prime ore del mattino; alle 7 semoventi e carri tedeschi concentrarono il tiro sull’edificio, e un gruppo di tedeschi che si avvicinava da nord-est fu disperso dal fuoco della compagnia A del 24°, dall’altro crinale, e da quello della chiesa.[73]

Dal settore del 26° Battaglione fu mandata in rinforzo un’altra troop dello squadrone B, la 5ª, del sottotenente Woolven.[75] Alle 9 il tenente Kelly, che comandava i mortai, fece sparare uno di essi da un carrier, il piccolo veicolo cingolato, per proteggere i serventi. Il mezzo fu colpito e prese fuoco; il caporale F. A. Jones tentò di portarlo via, ma il calore era troppo forte. Il mortaio superstite restò in azione montato su un altro carrier, che usciva da dietro la casa del 12° plotone per sparare e poi rientrava al riparo.[76]

Per tutto il giorno il tenente R. C. McCown, comandante della 7ª troop, diresse il tiro dell’artiglieria dal campanile, con un lungo cavo che lo collegava alla radio del suo carro. Più di una volta scese per combattere con il carro, e quando gli attaccanti entrarono nelle strade colpì un carro tedesco. Per essere efficaci, i colpi dovevano passare appena sopra il paese, perché i tedeschi erano subito oltre: McCown raccontò poi di aver sentito una salva di ventiquattro proiettili da 105 millimetri sfiorare la cima della torre.[78]

La storia del 19° Reggimento conta otto contrattacchi tedeschi in quella giornata, ciascuno preceduto da un bombardamento intenso; a un certo punto i tedeschi portarono fanteria su autocarri, dietro i carri, fino a circa 700 metri dalle posizioni. Il 6° Reggimento d’artiglieria da campagna avrebbe sparato quel giorno mille colpi per pezzo, e il fuoco tedesco non era da meno: molti veterani lo paragonarono a quello di Cassino.[79] Dalla parte tedesca, il volume di Fusi descrive un uso nuovo dei semoventi: i granatieri vi venivano caricati sopra e scaricati vicino al paese, per esporli il meno possibile al fuoco durante l’avvicinamento.[80]

Facciata della chiesa di San Michele a Torri in una fotografia in bianco e nero dell'agosto 1944.

La facciata della chiesa di San Michele a Torri, dove la compagnia D del 24° Battaglione neozelandese tenne testa ai Panzergrenadier tedeschi (agosto 1944). Foto G. F. Kaye, «Front view of San Michele church, Italy, where D Company of 24 NZ Battalion resisted German Panzer Grenadiers in World War II – Photograph taken by George Kaye», Ref. DA-06516-F, Alexander Turnbull Library, Wellington, New Zealand (natlib.govt.nz/records/22744611).

Mezzogiorno e pomeriggio: la chiesa, il fienile, la scuola

Verso mezzogiorno la situazione peggiorò: i tedeschi erano a ridosso della chiesa, ormai piena di brecce, e i feriti furono portati nella cripta. Nella parte sud del paese il 16° plotone del tenente Lea, cacciato dalle case dal bombardamento, si difese in un fienile di cemento e poi in una casa; da metà pomeriggio non ebbe più contatti con il comando di compagnia.

Il fuoco dei semoventi, dei carri e dei mortai tedeschi, e i colpi neozelandesi che cadevano corti, riducevano a poco a poco in macerie gli edifici del paese. I cannoni anticarro furono messi fuori uso, e i veicoli fermi nella strada distrutti o immobilizzati.[84] Verso le 16, quando gli uomini presidiavano ancora le finestre, il soldato G. S. Kirk, infermiere della compagnia, annotò: «tutti in silenzio, tesi, senza speranza di sopravvivere».[85]

La chiesa a mezzogiorno, il fienile, il carro perduto e i due artiglieri: episodi del pomeriggio

Verso mezzogiorno la situazione peggiorò. Alle 12.30 il 5° Reggimento d’artiglieria da campagna, guidato da uno dei carri in paese, tirava ormai sull’estremità nord della strada: segno che i tedeschi erano a ridosso della chiesa. I muri della chiesa erano pieni di brecce: l’unico modo di difenderla, scrisse poi Smith, fu di alzare un parapetto con le macerie in fondo alla navata e di coprire le brecce con fucili mitragliatori e fucili. I feriti furono portati nella cripta, che Smith giudicava sicura «praticamente al cento per cento».[81]

Nella parte sud del paese il comando del 16° plotone e una squadra, scacciati dalle case dal bombardamento, si erano riparati in un fienile di cemento. A mezzogiorno alcuni tedeschi salirono con una scala nel fienile superiore e cominciarono a lanciare bombe a mano su chiunque cercasse di uscire. Arrivarono due carri di Woolven: uno si rovesciò da una scarpata mentre manovrava per colpire il fienile. Gli uomini di Lea riuscirono comunque a uscire, coperti dal fuoco del resto del plotone, e poco dopo l’altro carro abbatté a cannonate il fienile superiore; tutto il plotone si raccolse in una casa.[82] Verso le 15 una pattuglia di Lea prese un edificio a una cinquantina di metri, con tre prigionieri, perché vi si potesse piazzare un carro; ma il carro, appena arrivato, fu distrutto da un semovente sul crinale a ovest. Da quel momento il 16° plotone non ebbe più contatti con il comando di compagnia.[83]

Il medico del 24° Battaglione, il capitano A. W. H. Borrie, scrisse che anche in un seminterrato qualche ora di bombardamento intenso sugli edifici può portare i soldati all’esaurimento.[86]

Quel giorno morirono due artiglieri neozelandesi, il tenente B. B. Graves, che stava per assumere il comando di una troop di cannoni del 5° Reggimento da campagna, e l’artigliere I. H. Henry: una granata colpì la scout car, la piccola autoblindo da ricognizione, su cui il maggiore Carson li accompagnava al posto d’osservazione. Graves morì sul colpo; Henry, ferito a morte, morì lo stesso giorno. Sono i soli due, fra i caduti di quei giorni sepolti a Firenze, per i quali il registro neozelandese indica come luogo di morte «San Michele».[87]

La sera: la chiesa crolla

Dopo le 17 cominciò l’ultimo e più deciso sforzo tedesco per riprendere il paese. Alle 19.15 il bombardamento riprese con violenza e la chiesa, nonostante lo spessore dei muri, cominciò a crollare. Alle 19.20 la compagnia D chiese il fuoco dell’artiglieria sul margine nord del paese: i tedeschi erano ormai vicinissimi.[90]

La sera del 29: movimenti tedeschi, carri neozelandesi fuori uso, venti minuti di fuoco

Dopo le 17 si vide molto movimento tedesco a nord e a nord-ovest. I cacciabombardieri colpirono due volte la zona di Santa Maria, più di un chilometro e mezzo a nord.[88] Cominciava, secondo la storia del 19° Reggimento, l’ultimo e più deciso sforzo tedesco per riprendere il paese. Nel bombardamento che lo preparava il carro di Woolven fu colpito; Woolven passò su quello del suo sergente, che poco dopo fu colpito anche lui, con la torretta bloccata, mentre il carro di McCown aveva il cannone inceppato.[89]

Il corrispondente ufficiale neozelandese scrisse due giorni dopo che dalle 19.30, per venti minuti, era caduta su San Michele la più forte concentrazione di artiglieria nemica che un ufficiale di fanteria avesse mai visto.[91]

I due Sherman ancora in grado di muoversi, con i cannoni fuori uso, si ritirarono. Due carri tedeschi entrarono in paese; uno si portò dietro la chiesa, e il 18° plotone scese nella cripta. I tre capisaldi della compagnia non comunicavano più fra loro.[92]

È il momento con cui si apre questo articolo. Macdonald, convinto che il paese non si potesse più tenere, decise di ritirare la compagnia; ma riuscirono a uscire soltanto Lea, Smith e uno dei suoi uomini, mentre un terzo fu colpito e catturato. Quando fu chiaro che nessun altro poteva uscire, Macdonald cambiò decisione e ordinò a tutti di tornare ai loro posti, nella cripta e al primo piano.[94]

Chi riuscì a uscire dalla chiesa, e dove andò

Vedendo i due Sherman ritirarsi davanti alla casa del suo plotone, il tenente Lea raggiunse il comando di compagnia per capire che cosa accadeva. Macdonald, convinto che il paese non si potesse più tenere, decise di ritirare la compagnia e ordinò a Lea di tornare dai suoi e di portarli in salvo. Per primi uscirono i due comandanti di plotone. Lea lasciò la chiesa, ma non poté raggiungere la casa del 16° plotone, sotto il tiro di un carro tedesco, e proseguì verso il punto di raccolta. Smith cercò di portare fuori il 18° plotone: uscì con un solo uomo; il terzo fu colpito e catturato, gli altri rimasero dentro. Lea e Smith tornarono poi a Castellare con la squadra del 17° plotone rimasta a Poggetto di Sotto.[93]

La fanteria tedesca tentò ancora di entrare nella chiesa, e fu respinta anche con l’aiuto delle mitragliatrici della scuola. Il carro tornò vicino alla chiesa. Il soldato Swann, che aveva subito una commozione cerebrale ed era steso nel seminterrato, prese un PIAT, il lanciagranate anticarro della fanteria, si portò a pochi metri dal carro e sparò quattro colpi, costringendolo a ritirarsi; fu decorato con la Military Medal. Il carro era con ogni probabilità un Panzer IV; un infermiere della compagnia ricordava un Panther, e Freyberg, nel rapporto dell’8 agosto, scrisse di Tiger: è un esempio della cautela di cui si è detto.[95] Il carro continuò a sparare sulla chiesa, e i tedeschi tentarono di entrare altre due volte. Alla fine la facciata crollò e sbarrò l’ingresso.[96]

La notte: la scuola resiste, i tedeschi se ne vanno

Alla scuola il 17° plotone e i mitraglieri resistettero per due ore e mezza agli attacchi che venivano da ovest, dove la fanteria tedesca cercava di attraversare la strada; i tedeschi non riuscirono mai a entrare nell’edificio.

Alla scuola: la Vickers sul tavolo di marmo, la corsa del caporale Haar, i cacciabombardieri delle 22.25

Verso le 21, quando si avvicinarono una trentina di tedeschi con un carro, il sergente Burgess e il soldato Herbert, del 27° Battaglione mitraglieri, portarono una Vickers al piano di sopra, la piazzarono su un tavolo di marmo e misero a tacere tre mitragliatrici tedesche; Herbert ebbe la Military Medal.[97] Alla stessa ora, dalla scuola, si videro soldati neozelandesi correre giù per la strada che veniva dalla chiesa. Le munizioni erano quasi finite e il collegamento con il comando di compagnia era interrotto: Dynes pensò che il paese venisse evacuato, ma, con il bombardamento ancora intenso e diversi feriti da curare, decise di restare. Il caporale F. Haar andò da solo fino a Castellare a chiedere ordini.[98]

Alle 22.25 sei cacciabombardieri attaccarono un’area vicino a San Michele dove alcuni civili avevano segnalato semoventi tedeschi.[99]

Verso le 23 i tedeschi abbandonarono il paese, e dopo quell’ora si sentirono i loro carri muoversi a nord. Più o meno nello stesso momento il 16° plotone, convinto che gli altri capisaldi fossero caduti, si ritirò dalla parte sud.[100] Secondo il volume di Fusi, alle 23.35 i comandi neozelandesi ristabilirono il contatto radio con gli uomini rimasti in paese.[101]

Per alcune ore, quella sera, San Michele fu conteso: tedeschi nelle strade, gruppi di neozelandesi asserragliati nella chiesa e nella scuola. Le fonti raccontano queste ore in modo diverso (approfondimento qui sotto).[102]

Le fonti non concordano: sette punti controversi

Chi teneva il paese la sera del 29 luglio?
– Per Kay, lo storico ufficiale, la compagnia D resistette nella chiesa e nella scuola finché i tedeschi rinunciarono, verso le 23.
– Per lo storico del 19° Reggimento corazzato, al buio «il nemico aveva il controllo effettivo del paese»: lo riferì un sergente carrista rimasto nascosto in una casa, che a mezzanotte attraversò l’abitato senza vedere altro che tedeschi.
– La storia del 26° Battaglione scrive che la situazione era «molto fluida, con le due parti che tenevano ciascuna una parte del paese», e che San Michele fu ripreso a tarda notte; quella del 25°, che il paese era stato «pesantemente attaccato e in gran parte occupato dal nemico».
– Il diario della 14. Armee scrive che il nemico «è stato fermato presso il villaggio di S. Michele da una serie di contrattacchi delle nostre ultime riserve locali». Un rapporto tedesco sostiene che prima dell’ordine di sgombero fossero entrati in paese da sud dodici carri e fanteria fresca neozelandesi; Kay lo dichiara smentito dai documenti neozelandesi.
– Secondo Fusi, i tedeschi ricevettero l’ordine di ritirarsi e di chiudere le linee a nord del paese.

Che cosa si può dire. Per alcune ore San Michele fu diviso: tedeschi nelle strade, neozelandesi nella chiesa e nella scuola. Verso le 23 i tedeschi lasciarono il paese.

Il contatto radio e il fuoco dell’una. Secondo Fusi, alle 23.35 i comandi ristabilirono il contatto radio con gli uomini in paese; le fonti non dicono con quale gruppo. Lo storico del 24° Battaglione scrive però che a Castellare il maggiore Aked, sulla base dei rapporti che gli arrivavano, riteneva il paese in mano tedesca, e il contrattacco dell’una fu preceduto da un tiro d’artiglieria che fece crollare la scuola sui suoi difensori. Il tiro era diretto appena a nord della chiesa e poi sulla strada a nord-ovest, non sul paese; non è documentato se i difensori ne fossero stati avvertiti.

Il carro respinto dalla chiesa. Un Panzer IV per lo storico del 24° Battaglione, per Plowman e per la stampa neozelandese del 1944; un Panther per l’infermiere G. S. Kirk; carri Tiger per il rapporto di Freyberg dell’8 agosto e per lo storico del 19° Reggimento.

Dove andarono Lea e Smith. Per Kay al punto di raccolta di Poggetto di Sotto; per lo storico del 24° Battaglione alla casa del 12° plotone, a Mezzocolle.

Il paese all’alba del 30 luglio. Per le fonti militari la compagnia B del 25° perquisì il paese fra l’1.30 e le 2.30 senza trovare tedeschi. I civili delle cantine ricordano invece tedeschi nella villa-fattoria fino all’arrivo dei neozelandesi, verso le 7.30 o le 8, e una parte del paese, verso la Palazzina, ancora in mano tedesca per altri tre giorni. Le due versioni possono riguardare luoghi diversi: la villa-fattoria non era necessariamente nel tratto di strada perquisito per primo.

La data del Tiger di La Romola. Il volume di Fusi data la cattura al 30 luglio; Kay e Donald al 31, coerentemente con l’ora dell’attacco (l’una del 31).

Il bombardamento di Cerbaia del 3 agosto. Kay lo colloca alle 16.30, per due ore e mezza, con un ufficiale morto, una trentina di feriti e sei veicoli distrutti; la storia del 26° Battaglione alle 4.30 del mattino, con «pochi soldati o civili feriti». La dinamica è molto simile: può trattarsi dello stesso episodio, datato in modo diverso.

Le fonti di ciascun punto sono nelle note del testo.

30 luglio — Il paese rioccupato

Nella notte, da Castellare, il contrattacco fu affidato alla compagnia B del 25° Battaglione, del maggiore J. Finlay, con nove carri. All’una l’artiglieria neozelandese aprì il fuoco per prepararlo; molti colpi caddero sul paese, e la scuola, colpita dalla propria artiglieria, crollò sui suoi difensori: due morirono prima di poter essere liberati.

Il contrattacco della notte e la scuola crollata sotto il fuoco amico

Nella notte fra il 29 e il 30, a Castellare, il maggiore Aked, che non dormiva da due giorni, riteneva, dai rapporti che gli arrivavano, che il paese fosse in mano tedesca, e voleva contrattaccare con i carrier del battaglione e con gli uomini di Lea appena rientrati. Un ufficiale di collegamento della 6ª Brigata gli comunicò che il contrattacco lo avrebbe fatto una compagnia del 25° Battaglione.[103] Fu la compagnia B, del maggiore J. Finlay, con nove carri: una troop ciascuno degli squadroni B e C del 19° Reggimento e dello squadrone A del 18°, al comando del capitano Carey. A guidarli fu Woolven, che si offrì volontario nonostante la giornata appena passata.[104]

All’una l’artiglieria neozelandese aprì il fuoco per preparare il contrattacco: per mezz’ora appena a nord della chiesa, poi sulla strada a nord-ovest del paese. Le batterie sparavano da un terreno più basso del paese, e molti colpi sfioravano gli edifici o vi esplodevano dentro. Le rovine della chiesa protessero chi era nella cripta; la scuola, colpita dalla propria artiglieria, dopo una decina di minuti cominciò a crollare sui suoi difensori. Per i cinquanta minuti successivi, scrisse Dynes, gli uomini scavarono per tirar fuori i compagni dalle macerie; due morirono prima di poter essere liberati. Il caporale R. B. Court, già ferito, continuò a scavare finché non fu stordito da un’esplosione, e fu decorato con la Military Medal.[105]

La compagnia B del 25° raggiunse il margine sud di San Michele verso l’1.30 e, nell’ora successiva, perquisì il paese senza trovare tedeschi; i civili delle cantine, come vedremo, ricordano invece tedeschi nella villa fino al mattino.[106] Gli uomini della compagnia D uscirono dalla cripta, dove erano rimasti per tutta la notte senza essere scoperti.[107]

Che cosa trovarono in paese i carristi e gli artiglieri

Lo storico del 18° Reggimento descrive quello che trovarono i carristi: il paese vuoto, salvo i pochi neozelandesi nella cripta, qualche cadavere, i resti ancora in fiamme dei carri del 19° Reggimento.[108] Gli artiglieri che portarono su i cannoni anticarro videro morti tedeschi sui ciottoli, un edificio in fiamme e una strada così stretta che gli autocarri non potevano evitare i corpi; un cannone fu piazzato circa 270 metri oltre la chiesa, accanto a un magazzino di vino.[109]

Macdonald tornò a Castellare con i superstiti della compagnia D. Lo sostituirono due plotoni della compagnia B del 24°, il 10° e l’11°. In mattinata il 18° Reggimento corazzato prese il posto del 19° in appoggio alla 6ª Brigata.[110] Quando il comando del 24° chiese alla compagnia B se il programma del giorno prima rischiava di ripetersi, la risposta fu: «Poco probabile». Fu così: San Michele restò sotto il fuoco delle artiglierie e dei mortai, ma non fu più contrattaccata.[111]

«Il posto più caldo della guerra»: il paese sotto il fuoco e il caposaldo della quota 136

Il fuoco, però, era tale che lo storico del 18° Reggimento scrive che il paese era diventato il bersaglio di tutto «l’odio» che l’esercito tedesco poteva scatenare. Un cannone ad alta velocità sul crinale a ovest colpiva ogni carro che si muovesse in paese, e uno Sherman del comando di reggimento prese fuoco. Il carrista F. L. Howard fu ucciso; una dozzina di fanti rimasero feriti o uccisi nel crollo di una casa. Un carrista annotò nel suo diario: «Il posto più caldo della guerra».[112] Verso le 18 la compagnia B del 25° segnalò due carri tedeschi circa 800 metri a nord: il tiro d’artiglieria richiesto cadde corto, sulle sue stesse posizioni, poi fu corretto, e uno dei carri tedeschi fu incendiato dall’artiglieria o dai cacciabombardieri. Una seconda segnalazione di carri si rivelò un falso allarme, e di nuovo il tiro cadde sulla compagnia.[113] Nella notte la compagnia C del 24° dette il cambio alla compagnia B del 25°, che il 30 luglio aveva avuto tre morti.[114]

A ovest di San Michele, su un altro crinale, i tedeschi tenevano un caposaldo, la quota 136 delle carte neozelandesi, circa 900 metri a ovest del paese e un po’ più indietro, verso la Pesa. Da lì, per tre giorni, semoventi e carri tedeschi colpirono i carri neozelandesi sul crinale di San Michele. Il 30 luglio una pattuglia di autoblindo e carri cercò di raggiungerlo: un’autoblindo Staghound fu colpita, con due morti e due feriti, due Sherman finirono sulle mine e uno di essi fu incendiato. Il 31, oltre la Pesa, altri due carri del 18° Reggimento, fermi a un incrocio, furono distrutti da proiettili anticarro.[115]

Carcassa distrutta di un autocarro militare fra le case del villaggio di San Michele.

I resti di un autocarro neozelandese nel villaggio di San Michele, agosto 1944. Foto G. F. Kaye, «Remains of a New Zealand truck, San Michele, Italy, during World War 2», Ref. DA-06514-F, Alexander Turnbull Library, Wellington, New Zealand (natlib.govt.nz/records/22364010).

Intanto, verso la Cassia: Sant’Andrea in Percussina

Sulla destra del fronte neozelandese, il 30 luglio, il 23° Battaglione prese Sant’Andrea in Percussina, difesa dai paracadutisti del Fallschirmjäger-Regiment 10; la sera, dietro il primo sbarramento mobile della campagna, la 5ª Brigata avanzò su Villa Mazzei, Palastra e Faltignano.

Sant’Andrea in Percussina, la casa di Machiavelli e la decisione di Freyberg

Sulla destra del fronte neozelandese si combatteva per Sant’Andrea in Percussina. Nella notte fra il 29 e il 30 luglio un primo attacco del 23° Battaglione era stato respinto. Al mattino, con il comandante del battaglione, il tenente colonnello W. B. Thomas, alla testa per il primo tratto e l’appoggio di tre Sherman del 20° Reggimento, la compagnia A prese il paese; i prigionieri erano del Fallschirmjäger-Regiment 10. La compagnia si sistemò nella chiesa e nella casa dove Niccolò Machiavelli aveva vissuto in esilio, che il proprietario, il conte Serrestori, conservava come museo.[116] Il tenente R. Karsten morì quella mattina, mentre il suo plotone avanzava verso l’estremità nord del paese, per un colpo che veniva da un punto dove poi fu visto un Tiger. Verso le 13.30 i tedeschi contrattaccarono con fanteria e con il Tiger, tenuto a distanza dai carri neozelandesi con fumogeni e proiettili perforanti. Dietro la casa che i tedeschi avevano usato come comando furono poi trovate ventisei tombe tedesche.[117]

Quella mattina Freyberg riunì i comandanti fino al livello di battaglione. Il peso dell’offensiva si spostò sulla destra, e si decisero attacchi a obiettivi limitati, perché il nemico, disse, «sta mettendo Tiger nei suoi obiettivi».[118] Già il giorno prima aveva annotato: «Non vedo altro modo per scacciarlo che una serie di attacchi notturni lungo quel crinale».[119] Alle 22 del 30 luglio cominciò il primo sbarramento mobile della campagna, un tiro d’artiglieria che avanzava a tempi prefissati davanti alla fanteria. Il 23° Battaglione prese Villa Mazzei e Palastra, il 28° Casa del Carpione, Faltignano e Villa Zaira.[120]

31 luglio — La Romola e la crisi delle munizioni

All’una del 31 luglio il 22° Battaglione del tenente colonnello Donald attaccò La Romola dalla valle della Sugana, con lo squadrone C del 20° Reggimento corazzato. All’alba la fanteria entrò nel paese, e un piccolo gruppo catturò un Tiger.

La Romola: l’attacco notturno e il Tiger del tenente Heberer

Fu un attacco confuso, con le comunicazioni interrotte e diversi ufficiali colpiti già sulla linea di partenza: il maggiore O’Reilly fu ferito, il tenente McNeil ucciso, e il sergente A. E. Eades prese il comando del suo plotone (ebbe la Distinguished Conduct Medal e la nomina a ufficiale sul campo). Il primo ad arrivare alle case fu il 15° plotone del tenente I. L. Thomas, decorato con la Military Cross; all’alba la 3ª compagnia entrò nel paese.[121] Donald scrisse molti anni dopo che quello fu, a suo giudizio, «lo scontro più terribile che il 22° abbia mai vissuto».[122] Quella notte la 1ª e la 3ª compagnia del 27° Battaglione mitraglieri spararono in tutto 108.000 colpi.[123]

All’alba, perquisendo alcune case, il sottotenente Woolcott e un piccolo gruppo del 5° plotone trovarono un Tiger che sembrava abbandonato. Il caporale Dillon cominciò ad arrampicarsi sul carro, «quando si alza il portello. Prima che potessi arrendermi io, si arrese il tedesco, con altri tre o quattro». Era, secondo lo storico Jeffrey Plowman, il carro del tenente Heberer, della 3ª compagnia della schwere Panzer-Abteilung 508. Riportato indietro perfettamente efficiente, il Tiger, il cui arrivo nessuno aveva annunciato, seminò l’allarme fra le retrovie neozelandesi.[124] A sera il 22° Battaglione teneva saldamente La Romola. La sua 2ª compagnia mise il comando a Villa Tattoli, «una specie di palazzo… pieno di civili terrorizzati».[125]

Soldati neozelandesi in piedi e seduti su un grande carro armato tedesco Tiger, fermo in un villaggio.

Soldati del 22° Battaglione neozelandese su un carro Tiger tedesco catturato a La Romola il 31 luglio 1944. Foto G. F. Kaye, «New Zealand soldiers on a captured German Tiger tank, Italy», Ref. DA-06506, Alexander Turnbull Library, Wellington, New Zealand (natlib.govt.nz/records/22341694).

Lo stesso giorno, a San Michele, il fronte era fermo: un angolo morto sotto il fuoco, sempre dominato dal crinale a ovest.[126]

Nel pomeriggio Freyberg comunicò al Corpo: «Niente munizioni, niente attacco». In tre giorni, dal 29 al 31 luglio, il deposito di Strada, sulla Cassia, aveva distribuito più di 100.000 colpi da 25 libbre, e la riserva non bastava per un attacco generale. 210 autocarri andarono a un deposito presso il Trasimeno e tornarono il giorno dopo con 38.640 colpi; l’attacco fu rinviato di ventiquattro ore.[128]

Il 31 luglio: un uomo nascosto davanti alla quota 136, e 50.000 colpi in una notte

A sera rientrò nelle linee un uomo del 17° plotone rimasto nascosto in territorio tedesco dalla notte dell’attacco. Da un nascondiglio vicino aveva osservato il caposaldo della quota 136: un semovente, tre carri, tre mortai e due mitragliatrici, e aveva visto un carro incendiato da un colpo diretto. Più tardi una pattuglia vide il semovente ritirarsi al chiaro di luna.[127]

Dalla parte tedesca, il diario della 14. Armee registrò che nella notte fra il 30 e il 31 luglio, nei settori della 29. Panzergrenadier-Division e della 4. Fallschirmjäger-Division, erano stati contati circa 50.000 colpi alleati: un volume di fuoco che «superava perfino quello dei giorni più duri dei combattimenti di Cassino». Nella notte fra il 31 luglio e il 1° agosto il I. Fallschirmkorps ripiegò su una linea intermedia, e fu dato l’ordine di preparare la distruzione dei ponti di Firenze, salvo il Ponte Vecchio.[129]

1° agosto — La sosta prima dell’ultimo attacco

Il 1° agosto fu un giorno di sosta, ma non di quiete: nelle prime ore un’esplosione distrusse a La Romola un edificio dove dormivano gli artiglieri anticarro, e all’alba il comandante della 5ª Brigata fu catturato oltre le linee.

L’esplosione di La Romola e la cattura del generale Stewart

Nelle prime ore del 1° agosto, a La Romola, crollò per un’esplosione un edificio dove dormivano gli artiglieri anticarro del 7° Reggimento. Secondo lo storico dell’artiglieria, W. E. Murphy, morirono nove uomini sul colpo e un decimo più tardi. La causa non fu accertata: probabilmente una carica a tempo lasciata dai tedeschi, oppure un colpo caduto su esplosivi tedeschi accatastati; nelle case vicine furono trovate e disinnescate altre cariche.[130] All’alba il comandante della 5ª Brigata, il generale di brigata K. L. Stewart, si spinse con una scout car oltre le linee e fu catturato con il suo autista; aveva con sé una carta con le posizioni segnate, che finì in mano tedesca. Il comando della brigata passò al colonnello C. L. Pleasants.[131]

Al mattino i neozelandesi trovarono vuoto il caposaldo della quota 136, a ovest di San Michele: i tedeschi se ne erano andati.[132]

Alle 18 una conferenza al comando della divisione definì l’operazione PLONK, che il diario di Freyberg descrive come «una serie piuttosto complicata di attacchi». L’obiettivo erano le tre ultime alture prima di Firenze: Poggio delle Monache, La Poggiona e Poggio Valicaia.

L’operazione PLONK: la manovra, le distanze, gli sbarramenti

Era in sostanza una conversione parziale verso destra di tutta la divisione, imperniata sulla 5ª Brigata all’estremità orientale, per portare il fronte a guardare verso nord, sulla linea delle tre ultime alture, Poggio delle Monache, La Poggiona e Poggio Valicaia: chi le teneva apriva una via breve e indifendibile verso Firenze.

Il 28° Battaglione (Māori) attaccò verso Villa Treggiaia, Poggio delle Monache e La Poggiona, dove c’erano almeno due Tiger, e nel pomeriggio ebbe l’ordine di consolidare le posizioni.[133]

La 5ª Brigata doveva avanzare di poco più di 900 metri, la 4ª di circa 1.800, la 6ª, sulla sinistra, di circa 2.700. Tre sbarramenti mobili d’artiglieria avrebbero accompagnato l’avanzata dalle 23 alle 3.45. Kay lo definisce uno dei piani di fuoco più complicati mai preparati dall’artiglieria neozelandese; i lucidi con le zone e i tempi del tiro arrivarono ai battaglioni solo dopo le 20.[134]

1–2 agosto — La linea Paula cede

Alle 23 del 1° agosto la 6ª Brigata riprese l’avanzata. Nella notte il 25° Battaglione prese Poggio Cigoli e la quota 337, una compagnia del 26° La Liona; all’alba il 25° era su Poggio Valicaia.

Ora per ora: la notte di PLONK sul crinale di mezzo

Il 25° Battaglione, con lo squadrone B del 18° Reggimento corazzato, partì da Castellare lungo la strada di Poggio Cigoli, sul crinale di mezzo. All’una la compagnia A aveva preso Poggio Cigoli (quota 281) e la vicina quota 282; la compagnia D del 26° Battaglione prese La Liona (quota 261) senza perdite.[135] Alle 2.33, durante l’avanzata, si sentì una forte scossa di terremoto.[136] Alle 3 la compagnia C del 25° era sulla quota 337, a metà strada fra Poggio Cigoli e Poggio Valicaia, con una trentina di prigionieri. Alle 5.30 le compagnie D e B arrivarono su Poggio Valicaia (quota 382); a circa 800 metri dalla partenza una granata aveva ucciso il sottotenente Cottam e il soldato Kerr.[137] Un rapporto tedesco del 7 agosto riferisce che il 2 agosto la 6ª compagnia del Panzergrenadier-Regiment 15, ridotta a trentacinque uomini, fu tagliata fuori a Pian dei Cerri e non tornò.[138]

In mattinata un carro tedesco si avvicinò alla quota 337 e fu distrutto con un solo colpo da un cannone anticarro da 17 libbre: la torretta volò in aria per quasi due metri. Dopo lo scontro il cappellano e un gruppo di soldati neozelandesi andarono a seppellire i carristi tedeschi.[140]

Panzer IV o Tiger? Il carro della quota 337

Era un Panzer IV modificato per sembrare un Tiger secondo i documenti neozelandesi, un Tiger secondo quelli tedeschi. Lo storico dell’artiglieria, Murphy, scrive che fu l’unico carro distrutto in Italia dal 7° Reggimento anticarro; Kay, più prudente, che è l’unico che risulti distrutto con certezza. La sera il fuoco tedesco aumentò e il cannone fu distrutto.[139]

Nuvole di fumo di esplosioni sopra le case di San Michele, sulla cresta di una collina.

Granate tedesche esplodono sul villaggio di San Michele, 2 agosto 1944, durante l’avanzata della Divisione neozelandese verso Firenze. Foto G. F. Kaye, «Enemy shells bursting on the village of San Michele during the advance of the New Zealand Division towards Florence», Ref. DA-06501-F, Alexander Turnbull Library, Wellington, New Zealand (natlib.govt.nz/records/22771436).

Veduta di colline toscane con colonne di fumo di esplosioni su una cresta; a sinistra il villaggio di San Michele.

Concentramenti dell’artiglieria neozelandese sulle posizioni tedesche lungo una delle alture che chiudono l’accesso a Firenze, visti dal comando della 6ª Brigata il 2 agosto 1944; a sinistra il villaggio di San Michele. Foto G. F. Kaye, «Approach to Florence showing the New Zealand `stonks’», Ref. DA-03266, Alexander Turnbull Library, Wellington, New Zealand (natlib.govt.nz/records/23208986).

Più a destra, il 22° Battaglione prese La Poggiona soltanto in serata, al secondo attacco. Quel giorno il I. Fallschirmkorps annunciò di dover ripiegare: alcuni battaglioni avevano «solo 10 o 15 uomini per compagnia».[142]

La Poggiona: il caporale Tsukigawa e i 18.000 colpi

Più a destra, il 22° Battaglione avanzò dal margine nord di La Romola verso Villa Tavernaccia, La Querciola e La Poggiona: prese il colle all’alba, ma ne fu respinto. Alle 18 la 2ª compagnia, del maggiore Hutcheson, rinnovò l’attacco, sotto un fuoco che gli uomini credevano provenisse dalla propria artiglieria. La sezione del caporale S. N. Tsukigawa si spinse fino al colle, ripiegò in un burrone e poi riferì a Hutcheson che La Poggiona era libera; il colle fu occupato. Tsukigawa ebbe la Military Medal per i combattimenti dell’1–2 agosto.[141] Dalla parte tedesca, il III battaglione del Panzergrenadier-Regiment 71, che teneva La Poggiona, fu proposto per una menzione nel bollettino ufficiale delle forze armate tedesche (Wehrmachtbericht); secondo i tedeschi, in due ore e mezza erano caduti sul colle 18.000 colpi.

Alle 22.30 il 21° Battaglione attaccò Poggio Issi e Poggio delle Monache, che prese entro le 2 del 3 agosto.[143]

Nel settore della 6ª Brigata la battaglia era finita.[144]

3 agosto — «Ci si poteva muovere liberamente»

All’alba del 3 agosto quasi tutto il fuoco cessò. Da La Poggiona si vedeva Firenze.[145] Alle 6.37 Freyberg comunicò a Kirkman: «L’abbiamo cacciato dalla cima della collina stanotte».[146] Le pattuglie del 25° Battaglione salirono verso Pian dei Cerri. In una casa nel burrone, prima della cima, un italiano e sua moglie, piangendo e ridendo, dissero loro che i tedeschi se ne erano andati quella mattina; più avanti una famiglia offrì del vino. Pian dei Cerri era deserta.[148]

Il 3 agosto intorno a San Michele: Villa Capponi, Cerbaia, Villa Franceschi

Il 28° Battaglione fu però fermato a Villa Capponi, sopra Giogoli, dove due Tiger furono poi trovati distrutti, probabilmente dall’artiglieria.[147]

La 6ª Brigata si raccolse fra Castellare e Cerbaia. Nel pomeriggio Cerbaia fu bombardata a lungo: secondo Kay un ufficiale morì e una trentina di uomini furono feriti.[149] La sera la compagnia D del 28° Battaglione occupò Villa Franceschi, fra il Vingone e Scandicci.[150]

Kay riassume così la giornata nel settore di San Michele: «Ci si poteva muovere liberamente fra San Michele, Cerbaia e La Romola senza attirare il fuoco. Dappertutto gli italiani tornavano alle loro case».[151]

5. 4 agosto: all’Arno

Nella notte fra il 3 e il 4 agosto il Gruppo d’armate C autorizzò il ritiro del I. Fallschirmkorps sulla Heinrich-Gebirgsstellung, a nord di Firenze, e la distruzione dei ponti sull’Arno, tranne il Ponte Vecchio, che doveva essere bloccato facendo saltare le case alle due estremità.

La notte dei ponti: le esplosioni e i partigiani al Ponte Vecchio

Dalle 2 del mattino del 4 agosto gli osservatori neozelandesi sentirono le esplosioni. Il diario della 14. Armee annota che i partigiani avevano tagliato le micce delle case a sud del Ponte Vecchio, che queste furono riparate e che, quando le case saltarono, i partigiani restarono sepolti fra le rovine.[152]

I primi soldati alleati a entrare a Firenze furono i sudafricani: l’Imperial Light Horse passò l’Ema al Galluzzo, e le sue pattuglie raggiunsero l’Arno all’alba del 4 agosto. Trovarono distrutti cinque dei sei ponti e bloccati gli accessi al Ponte Vecchio.[153]

I neozelandesi arrivarono più tardi, in mattinata. Contemporaneamente o forse prima, la compagnia D del 28° Battaglione (Māori), sui carri del 20° Reggimento, passò per Scandicci, dove il ponte sulla Greve era saltato, e un suo plotone raggiunse l’Arno al Ponte della Vittoria entro le 11.30.[155]

I neozelandesi a Firenze: Marignolle, i fiori sui carri, un punto d’onore e le parole di Freyberg

Un plotone della compagnia C e i tre della compagnia D del 23° Battaglione, sui carri dello squadrone A del 19° Reggimento, guadarono la Greve, attraversarono Marignolle ed entrarono nei sobborghi sud verso le 11, fra la folla che lanciava fiori e frutta sui carri; dal comando di brigata arrivò l’ordine di ritirarsi subito, e durante il rientro il tenente colonnello Thomas fu ferito a un polso.[154] Per molti reduci neozelandesi, scrive Fusi, essere stati «i primi a entrare a Firenze» è rimasto un punto d’onore.[156] La sera del 4 agosto, al generale Poole, comandante della 6ª Divisione sudafricana, che si complimentava, Freyberg rispose: «Andava fatto. Noi avevamo più possibilità di voi. Probabilmente vi ha risparmiato molte perdite».[157]

Fila di soldati neozelandesi con elmetto e fucile che cammina lungo una strada di campagna verso Firenze.

Fanteria neozelandese in marcia verso Firenze il 4 agosto 1944; al centro Allan Horn del 25° Battaglione. Foto G. F. Kaye, «New Zealand infantry moving along the road towards Florence, Italy», Ref. DA-06512, Alexander Turnbull Library, Wellington, New Zealand (natlib.govt.nz/records/22666113); copia ad alta risoluzione su Wikimedia Commons, pubblico dominio in Nuova Zelanda.

Soldati neozelandesi seduti su carri armati in una strada di Firenze, circondati da una folla di civili.

4 agosto 1944: uomini del 16° Plotone, compagnia D, 23° Battaglione neozelandese entrano a Firenze sui carri del 19th Armoured Regiment, circondati dai civili. Fotografo non identificato, «New Zealanders entering Florence, Italy, during World War II», Ref. DA-14277-F, Alexander Turnbull Library, Wellington, New Zealand (natlib.govt.nz/records/23217867).

Civili fiorentini attorno a un carro armato neozelandese in una strada dell'Oltrarno; sullo sfondo un uomo con un microfono.

Un carro neozelandese accolto dagli abitanti di Firenze a sud dell’Arno, 4 agosto 1944; sullo sfondo la Broadcasting Unit neozelandese, con A. Curry al microfono. Foto G. F. Kaye, «New Zealand tank being greeted by citizens of Florence», Ref. DA-06513-F, Alexander Turnbull Library, Wellington, New Zealand (natlib.govt.nz/records/23237941).

Un carro armato tedesco Tiger distrutto e uno Sherman rovesciato su una strada fra gli ulivi, a sud di Firenze, con alcuni soldati sullo sfondo.

Un Tiger della schwere Panzer-Abteilung 508 e uno Sherman neozelandese, probabilmente del 20th Armoured Regiment, distrutti davanti a villa Sfacciata, sulla strada fra Giogoli e Galluzzo, circa 4 agosto 1944. Foto G. F. Kaye, «Wrecked World War II tanks, south of Florence, Italy – Photograph taken by George Kaye», Ref. DA-06509, Alexander Turnbull Library, Wellington, New Zealand (natlib.govt.nz/records/22702295).

Il 4 agosto è anche la data in cui Scandicci ricorda ogni anno la propria liberazione.[158]

Scandicci e Casignano nei giorni della liberazione

In quei giorni un’unità sanitaria neozelandese si installò nella scuola Duca degli Abruzzi di Scandicci, e il Comitato di liberazione nazionale si insediò nei locali della Società di mutuo soccorso di via de’ Rossi.[159] A Casignano il parroco, don Pietro Mazzei, annotò nel Liber chronicus, il registro della parrocchia, l’arrivo dei carri, la sepoltura presso il paese di due neozelandesi morti al Vingone in uno scontro con un carro tedesco, nel quale morirono anche due soldati tedeschi, e un giovane soldato neozelandese che, la prima sera, chiese di entrare in chiesa e si inginocchiò a pregare.[160]

La divisione neozelandese rimase sulla riva sud dell’Arno fino alla notte fra il 15 e il 16 agosto, quando la sostituì la 85ª Divisione statunitense.[161] Il centro storico, a nord del fiume, restava in mano tedesca, e la città insorse l’11 agosto.[162] La distruzione delle difese tedesche sulle colline che dominavano gli accessi meridionali della città fu, scrive Kay, la svolta della battaglia per Firenze.[163]

6. Nelle cantine: i civili di San Michele

Il racconto militare lascia quasi sempre fuori chi in quei giorni viveva a San Michele. Le storie dei reparti neozelandesi non danno né nomi né numeri di civili morti in paese. La voce dei civili ci arriva soprattutto dalle testimonianze raccolte da Gabriella Congedo e pubblicate nel volume curato da Stefano Fusi, nella sezione intitolata «San Michele a Torri: l’odissea dei civili».

Già prima del 27 luglio gli abitanti della parte del paese ancora intatta si erano rifugiati con le provviste nelle cantine.[165] Le cantine erano due, le sole abbastanza grandi e sicure: quella di La Fratta, in via dell’Oratorio, che accolse circa sessanta persone, e quella della villa-fattoria di San Michele, che ne accolse circa duecento. Erano soprattutto donne, anziani e bambini; gli uomini validi restavano nascosti nei boschi per sfuggire ai rastrellamenti tedeschi. I tedeschi occupavano i piani alti e una parte delle cantine sia della villa sia della casa colonica di La Fratta, e i civili stavano stipati sul fondo.[167] Alla villa c’era una postazione di tiro tedesca. Per questo, scrive Congedo, la villa fu uno degli epicentri della battaglia, che raggiunse la massima intensità il 28 e il 29 luglio, mentre i rifugiati stavano fra le botti.[168]

Le testimonianze raccontano il pianto dei bambini, i colpi contati minuto per minuto, la fame e la sete, e due uomini che attraversarono il fronte per chiedere ai neozelandesi di non sparare sul paese.

Le voci delle cantine: le testimonianze di Loretta, Ida e La Fratta

Le citiamo nella nostra traduzione dall’edizione inglese del 2011; l’edizione italiana del 2009 ne riporta le parole originali.[164]

I testimoni danno cifre diverse: Remo Sereni ricordava una quarantina di persone a La Fratta al suo arrivo, Ida Agnoloni circa 160 nella cantina della villa, Loretta Verdiani «200 o 300».

Loretta Verdiani ricordava che una mattina i tedeschi li mandarono via da casa: «Andate via, stanotte tutte le case kaput!».[166]

«Eravamo 200 o 300, era pieno di gente», ricordava Loretta Verdiani. «C’erano 30 bambini piccoli, fra i due e i tre anni, che non smettevano di piangere.» Nella cantina più bassa c’erano anche un sacerdote, Francalanci, il fattore (l’amministratore della fattoria) Bucciolini e il sotto-fattore Conti; in quella di sopra stavano i tedeschi. Il carro tedesco usciva da sotto la loggia, sparava e tornava al riparo: «per questo tiravano su di noi». Il sacerdote contava i colpi minuto per minuto.[169] Una notte, verso le 2, due aerei sganciarono dodici bombe intorno alla casa colonica. Allora due uomini, Mario Michelangeli e il sotto-fattore Giuseppe Conti, attraversarono il fronte fino al comando neozelandese di Castellare per chiedere di cessare il fuoco, perché in paese c’erano molti civili.[170] Ida Agnoloni ricordava che alcuni giovani preparavano da mangiare e ogni tanto ne portavano giù, e che a un certo punto finì anche l’acqua.[171]

A La Fratta i tedeschi avevano un osservatorio con un telefono da campo, che dava le coordinate di tiro a un semovente poco lontano, puntato verso Cerbaia. Il 31 luglio fra i rifugiati di La Fratta si sparse la voce che gli Alleati preparavano un bombardamento a tappeto per scacciare definitivamente i tedeschi; mentre cercavano di mettersi in salvo incontrarono i primi neozelandesi, e così seppero che la zona era stata liberata.[172]

Le vittime civili di quei giorni non sono state contate, almeno nelle fonti disponibili. Le testimonianze ricordano casi singoli. Piero Pacifici, allora un bambino di nove anni, figlio di una famiglia ebrea fiorentina rifugiata a San Michele dopo l’8 settembre 1943, racconta di due persone che, non avendo trovato posto in un rifugio nel bosco, si erano scavate delle buche: una notte una bomba cadde vicino, e una di loro morì dissanguata. Il volume la identifica con Artemio Bianchi.[173]

I neozelandesi arrivarono alle cantine della villa la mattina del 30 luglio, verso le 7.30 o le 8, secondo i testimoni. Le fonti militari dicono invece che il paese, perquisito nella notte, era vuoto: le due versioni possono riguardare luoghi diversi (approfondimento «Le fonti non concordano», nella sezione 4).

Per i civili la prova non era finita. La Palazzina, più in alto, restava in mano tedesca, e Congedo scrive che una parte di San Michele rimase ai tedeschi per altri tre giorni.[176]

Dalla cantina a Montagnana: l’arrivo dei neozelandesi e la fuga dei civili

Nella bottega di Adriana, alla Palazzina, i tedeschi avevano allestito un posto di medicazione per i loro feriti.[174]

Pacifici ricordava una raffica di mitragliatrice alla porta: sapendo che nella casa c’erano tedeschi, i soldati salirono subito all’ultimo piano per catturarli. Loretta Verdiani ricordava i loro «cappelli grandi con la retina», e che davanti alla cantina c’erano solo sei tedeschi.[175]

Quella domenica mattina, ricordava Ida Agnoloni, all’uscita dalla cantina c’erano ancora tedeschi all’Uccellare, che spararono sui fuggiaschi; si buttarono a terra fra i filari, e lungo la strada videro animali morti e soldati tedeschi morti. Le famiglie raggiunsero Castellare attraverso i campi, sotto il tiro delle artiglierie tedesche, su un terreno pieno di mine, di cadaveri e di animali morti.[177]

A Castellare, mentre un ufficiale neozelandese parlava con i capifamiglia, una granata colpì il giovane soldato di guardia nel cortile. L’ufficiale propose di mandare le famiglie a Siena con un camion; quando gli uomini rifiutarono, le fece passare oltre la Pesa, verso Montagnana e Montepaldi, dove i contadini le accolsero nelle loro case e prepararono per loro un brodo di carne, con vitelli macellati di nascosto: «ci sembrò un banchetto». Le famiglie della Palazzina ebbero l’ordine di sgomberare verso Montagnana, e da lì guardavano, «quasi come al cinema», i bombardamenti alleati su Marciola e Pian dei Cerri. Piero Pacifici, fuggito verso Montagnana, cadde e si ruppe un braccio, e un’ambulanza alleata lo portò all’ospedale civile di Siena.[178]

Al ritorno, dopo la liberazione di Scandicci, trovarono le case distrutte, gli alberi bruciati, carcasse di mezzi militari, armi, munizioni e bombe abbandonate, e i corpi dei soldati ancora dove erano caduti.

Il ritorno: «Non abbiamo dormito per un mese»

«Davanti alla bottega di Adriana», ricordava Loretta Verdiani, «c’erano tre camion militari, due già pieni di cadaveri, e si vedevano quei ragazzi con i capelli biondi. […] Non abbiamo dormito per un mese per l’impressione.» A San Michele, scrive Congedo, non ci fu l’aria di festa che aveva accompagnato il passaggio degli Alleati altrove: i neozelandesi erano ripartiti subito.[179]

Silvano Vignozzi raccontava che suo padre, con l’aiuto di un altro uomo, aveva messo un soldato tedesco morto su una scala e lo aveva sepolto in una trincea. Lui aveva conservato i documenti del soldato, con nome e cognome:

«Avrei voluto scrivere alla sua famiglia, ma non c’era nessuno che sapesse scrivere in tedesco.»[180]

La battaglia lasciò tracce per anni. Le mine e gli ordigni abbandonati continuarono a uccidere. Il 6 agosto Aldo Bonifazzi, allora un ragazzo, fu ferito a una gamba da una mina mentre portava le pecore al pascolo. Il 31 marzo 1945, vigilia di Pasqua, Umberto Poli, otto anni, fu ucciso da un ordigno a San Michele insieme al compagno di giochi Marcellino Lotti.[181]

Le tracce della battaglia: bestiame, schegge, mine e trappole esplosive

Il bestiame era quasi scomparso, fra cannonate e razzie; le schegge piantate nel terreno e nei tronchi rompevano le seghe. Fusi ricorda che i tedeschi lasciavano trappole esplosive anche negli alberi da frutto e nelle cantine, e che queste uccisero civili a volte molto tempo dopo la fine della guerra.[182]

La famiglia di Piero Pacifici aveva una merceria in Borgo Pinti, a Firenze; dopo l’8 settembre 1943 si era rifugiata a San Michele a Torri.

«Tutti a San Michele sapevano che eravamo ebrei, ma nessuno ci ha mai denunciato.»[183]

I civili non furono soltanto vittime della battaglia: alcuni passarono le linee per informare i neozelandesi, altri diedero notizie sbagliate, e nelle ville della zona molti sfollati vissero quei giorni accanto ai cannoni.

Non solo vittime: informazioni, partigiani, sfollati

Il 29 luglio alcuni passarono le linee e informarono il 26° Battaglione sulle posizioni, sui depositi di munizioni e sui cannoni tedeschi; raccontarono anche che sulle colline a nord circa duecento partigiani, male armati e guidati da prigionieri di guerra evasi, tormentavano i tedeschi. Nella zona fra la Pesa e l’Arno era attiva la 3ª Brigata «Carlo Rosselli».[184] Quella sera, come si è visto, i cacciabombardieri colpirono i semoventi segnalati dai civili.[185] Altre informazioni si rivelarono sbagliate e costarono care: il 23 luglio a Fabbrica e il 30 luglio a La Romola notizie di civili sulla partenza dei tedeschi portarono i neozelandesi sotto il fuoco. Kay, a proposito di Fabbrica, osserva che quelle informazioni potevano essere date per paura di rappresaglie, «ma non ce n’è prova».[186] Dalla parte tedesca, il diario della 14. Armee del 22 luglio lamentava la crescente ostilità della popolazione, che guidava le pattuglie alleate e rivelava le posizioni tedesche.[187]

Nelle ville della zona si erano rifugiati molti sfollati: circa duecento a Villa Montepaldi il 28 luglio, secondo il diario di un mitragliere neozelandese.[188] In una villa nella zona del 22° Battaglione, probabilmente Villa Tattoli, almeno quaranta italiani stavano in un rifugio vicino ai cannoni. Fra loro c’era una giovane donna che, si diceva, era una cantante d’opera fiorentina: accompagnata dal padre su un pianoforte Bechstein trovato nella villa, cantò per i soldati, fra l’altro l’Ave Maria di Schubert.[189]

Nelle stesse settimane, nella zona attraversata dalla divisione neozelandese, soldati tedeschi uccisero numerosi civili; a San Michele a Torri, a La Romola e a Giogoli, nei giorni della battaglia, la banca dati nazionale delle stragi non registra episodi.

Le uccisioni di civili in Val di Pesa e dintorni, 17 luglio – 3 agosto 1944: luogo per luogo

L’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, la banca dati nazionale delle uccisioni intenzionali di civili, non registra alcun episodio a San Michele a Torri, a La Romola o a Giogoli nei giorni della battaglia. Nella zona attraversata dalla divisione neozelandese, però, nelle stesse settimane, soldati tedeschi uccisero numerosi civili. Gli episodi vanno ricordati ciascuno con il suo luogo e la sua data, senza spostarli a San Michele.[190]

  • Il Casone, San Vincenzo a Torri (Scandicci), 17 luglio. I fratelli Domizio e Loris Vezzosi furono uccisi durante un rastrellamento per rappresaglia, dopo che il giorno prima, presso la fattoria I Lami, un soldato tedesco era stato ucciso e un altro ferito; Loris fu impiccato, Domizio ucciso con un colpo alla testa. Le vedove parlarono di due SS; i responsabili non sono stati identificati. L’episodio è precedente all’arrivo dei neozelandesi e avvenne in un’altra frazione.[191]
  • Badia a Settimo (Scandicci), 18 luglio. Durante un rastrellamento furono uccisi Ofelia Mancini e il dodicenne Vittorio Masiani.[192]
  • San Martino a Cozzi (Tavarnelle Val di Pesa), 22 luglio. Due soldati tedeschi in ritirata, della 4. Fallschirmjäger-Division secondo la scheda dell’Atlante, uccisero il contadino Giuseppe Scarpelli, 59 anni. Era il giorno dell’attacco del 23° Battaglione al paese.[193]
  • Pratale (Tavarnelle Val di Pesa), 23 luglio. Paracadutisti della 2ª compagnia del Fallschirmjäger-Regiment 12 fucilarono dodici uomini. Dopo una denuncia del Comune di Tavarnelle, nel 2011 la Procura militare identificò sei militari; nel 2013 il procedimento si chiuse per la morte degli imputati.[194]
  • Fabbrica (San Casciano in Val di Pesa), 24 luglio (il cippo indica il 23). Quattro uomini furono arrestati e mitragliati presso la fornace: Giuseppe Vermigli, Brunetto Bartalesi e Bruno Viviani morirono; Carlo Viviani, ferito, si salvò fingendosi morto (morì nel 1948).[195]
  • San Gaudenzio a Campoli (San Casciano), 24 luglio. Fu ucciso il contadino Gino Bini.[196]
  • Tondo de le Corti (San Casciano), 25 luglio. Furono uccisi i contadini Pasquale e Guido Taddei e Donato Vermigli e il cappuccino fra Ruffino (Angelo Sani), la cui morte è registrata dallo stato civile al 26.[197]
  • Montignana (San Casciano), 26 o 27 luglio. Un soldato tedesco, che la scheda dell’Atlante attribuisce alla 4. Fallschirmjäger-Division, uccise il contadino Guido Lapini.[198]
  • Cancelli – Torre Rossa (Impruneta), 3 agosto. Guido Fornari e Natalina Picchietti furono uccisi da una bomba a mano tedesca.[199]

Anche i bombardamenti e i tiri d’artiglieria alleati colpirono i paesi e i loro abitanti: San Casciano fu bombardata più volte il 26 luglio, con gravi distruzioni, e a San Michele i civili furono esposti per giorni al fuoco di entrambe le parti. Queste vittime, che l’Atlante per sua natura non registra, non sono state contate.[200]

7. Che cosa costò

Un bilancio della sola battaglia di San Michele non esiste. Le fonti danno cifre con perimetri diversi, che non vanno sommate né confrontate fra loro. Nelle fonti militari «perdite» significa morti, feriti, prigionieri e dispersi insieme.

L’intera avanzata neozelandese. Secondo la storia ufficiale di Kay, dal 22 luglio al 4 agosto 1944, in un’avanzata di oltre 30 chilometri da San Donato all’Arno, la 2ª Divisione neozelandese ebbe 953 perdite: 214 morti (caduti o morti per ferite), 710 feriti e 29 prigionieri. Durante la sosta sull’Arno, fino al 15–16 agosto, se ne aggiunsero 34 morti e 107 feriti.[201] È il dato della storia ufficiale neozelandese, e va preferito alle stime più alte, prive di fonte, circolate in passato.

Le cifre provvisorie di Freyberg e i carri perduti

Il 3 agosto Freyberg aveva trasmesso in Nuova Zelanda cifre provvisorie più basse: 126 morti, 575 feriti, 39 dispersi.[202] Fra il 22 luglio e il 16 agosto la 4ª Brigata corazzata ebbe 52 carri messi fuori combattimento, molti definitivamente: «la forza di un intero reggimento».[203]

San Michele, 29 luglio. Per la giornata più dura in paese Kay stima circa 30 perdite neozelandesi e perdite tedesche maggiori, ma avverte che «è impossibile dare cifre esatte».[204] Gli squadroni B e C del 19° Reggimento corazzato ebbero in quei due giorni tante perdite quante l’intero reggimento nell’operazione DICKENS a Cassino.[205]

Il registro dei caduti. L’Online Cenotaph dell’Auckland War Memorial Museum, il registro dei militari neozelandesi, permette di contare chi riposa al Florence War Cemetery, il cimitero di guerra del Commonwealth al Girone. Vi sono sepolti 198 militari neozelandesi morti fra il 22 luglio e il 4 agosto 1944, e 131 morti fra il 27 luglio e il 4 agosto. Non sono però tutti caduti di San Michele: il registro dà la data di morte e la tomba, non il luogo dello scontro.

Giorno per giorno: i caduti nel registro neozelandese, e che cosa il registro non dice

I morti fra il 27 luglio e il 4 agosto sepolti al Florence War Cemetery, giorno per giorno: 27 luglio 6; 28 luglio 19; 29 luglio 8; 30 luglio 19; 31 luglio 11; 1° agosto 28; 2 agosto 17; 3 agosto 20; 4 agosto 3.[206] Il 1° agosto, giorno di sosta, è quello con più morti: fra loro dodici uomini del 7° Reggimento anticarro, compresi i dieci che Murphy indica come morti nell’esplosione di La Romola, e otto o nove uomini del 28° Battaglione.[207] Il registro dà la data di morte e la tomba, non il luogo dello scontro: comprende i morti per ferite negli ospedali e i morti per incidente, e per la maggior parte indica come luogo di morte un generico «Italia». Solo due, Graves e Henry, risultano morti «a San Michele», e tre «a La Romola». Non sono quindi tutti caduti di San Michele.[208]

I tedeschi. Secondo rapporti incompleti giunti alla 14. Armee, citati da Kay, fra il 22 luglio e il 4 agosto il I. Fallschirmkorps ebbe circa 1.700 perdite fra morti, feriti e dispersi; la 29. Panzergrenadier-Division e la 4. Fallschirmjäger-Division ne ebbero almeno 500 ciascuna.[209] Tre settimane dopo la battaglia uno degli uomini di Macdonald tornò a San Michele e contò 47 tombe tedesche; ventisei se ne trovarono a Sant’Andrea in Percussina.[211]

Le perdite tedesche: il rapporto del 29 luglio e le stime da scartare

Per il 29 luglio un rapporto tedesco dà alla 29. Panzergrenadier-Division 4 morti, 29 feriti e 22 dispersi in tutto il suo settore.[210] Le stime dei testimoni neozelandesi sui tedeschi uccisi, molto più alte, non trovano conferma: lo stesso Robin Kay, nella storia del 27° Battaglione mitraglieri, cita un ufficiale che parlava di «300/400» morti tedeschi a San Michele e commenta che in realtà i tedeschi ebbero meno perdite.[212]

I civili. Il numero dei civili morti a San Michele a Torri e nelle frazioni vicine durante la battaglia e nei mesi successivi non è noto: le fonti danno nomi e casi singoli, non un totale. Lo si potrebbe ricostruire dagli atti di morte del Comune di Scandicci e dai registri parrocchiali del 1944–45. Gotica Toscana accoglie volentieri documenti, fotografie e ricordi di famiglia su quei giorni, da chiunque li conservi.

Le cifre e il loro perimetro: la tabella completa

Ogni cifra riguarda un periodo e un gruppo diversi: non vanno sommate fra loro. «Perdite» significa morti, feriti, prigionieri e dispersi insieme. Le cifre per reparto sono quelle delle storie di reparto o della storia ufficiale; il trattino indica che la fonte non dà il dato.[213]

Che cosa si conta Periodo e luogo Morti Feriti Prigionieri o dispersi Fonte
2ª Divisione neozelandese, intera avanzata 22 luglio – 4 agosto, dal Chianti all’Arno 214 710 29 Kay 1967
2ª Divisione neozelandese, sosta sull’Arno fino al 15–16 agosto 34 107 — Kay 1967
Neozelandesi in paese (stima) San Michele, 29 luglio circa 30 perdite in tutto Kay 1967
24° Battaglione 29 luglio 4 18 3 Kay 1967
Compagnia D del 24° Battaglione 29 luglio (relazione di Macdonald) 2 15 2 Kay 1967
24° Battaglione luglio 1944, Monte Camurcina e San Michele insieme 18 (di cui 1 per ferite) 75 5 Burdon 1953
Compagnia C del 26° Battaglione 28 luglio, saliente di Poggio Cigoli 2 10 3 Norton 1952
26° Battaglione 27 luglio – 2 agosto 9 47 5 Norton 1952
25° Battaglione, compagnia B 30 luglio, San Michele 3 — — Puttick 1960
25° Battaglione 1–2 agosto, Poggio Cigoli – Poggio Valicaia 9 30 — Kay 1967; Puttick 1960
22° Battaglione 31 luglio, La Romola 8 22 2 Kay 1967
22° Battaglione 1–2 agosto, La Poggiona 2 39 — Kay 1967
22° Battaglione dall’avanzata lungo la Cassia a La Poggiona 116 perdite in tutto Donald 2005
19° Reggimento corazzato 29 luglio 1 13 — Kay 1967
20° Reggimento corazzato 27 luglio – 4 agosto (e 6 carri distrutti) 9 13 2 Pringle, Glue 1957
27° Battaglione mitraglieri 29 luglio (non tutti a San Michele) 2 3 1 Kay 1967
Neozelandesi sepolti al Florence War Cemetery morti fra il 22 luglio e il 4 agosto (fra il 27 luglio e il 4 agosto: 131) 198 — — Online Cenotaph
Neozelandesi morti in Italia, in tutti i cimiteri 22 luglio – 4 agosto 218 — — Online Cenotaph
I. Fallschirmkorps tedesco 22 luglio – 4 agosto circa 1.700 perdite in tutto (rapporti incompleti) 14. Armee, in Kay 1967
29. Panzergrenadier-Division e 4. Fallschirmjäger-Division 22 luglio – 4 agosto almeno 500 perdite ciascuna 14. Armee, in Kay 1967
29. Panzergrenadier-Division 29 luglio, tutto il settore 4 29 22 rapporto tedesco, in Kay 1967
Tombe tedesche San Michele, tre settimane dopo 47 — — relazione di Macdonald, in Kay 1967
Tombe tedesche Sant’Andrea in Percussina 26 — — Ross 1959
Civili San Michele e frazioni numero non noto —

Le fonti complete sono nelle note della sezione 7 e della sezione 4.

Glossario: reparti, gradi, armi e parole di questa storia

Reparti e gradi
– Armata, corpo d’armata, divisione, brigata. Livelli dell’organizzazione militare, dal più grande al più piccolo: un’armata riunisce più corpi d’armata, un corpo d’armata più divisioni, una divisione più brigate. A San Michele: 8ª Armata britannica → XIII Corpo → 2ª Divisione neozelandese → 6ª Brigata.
– Battaglione. Reparto di fanteria di alcune centinaia di uomini, diviso in compagnie. I battaglioni di fanteria neozelandesi erano numerati dal 21° al 28°.
– Compagnia. Parte di un battaglione, di circa un centinaio di uomini. Nel 24°, 25° e 26° Battaglione le compagnie fucilieri si chiamavano A, B, C e D; il 22° le numerava (1ª, 2ª, 3ª…).
– Plotone. Parte di una compagnia, di circa trenta uomini, comandato in genere da un tenente o da un sottotenente e diviso in squadre. Nei battaglioni neozelandesi i plotoni erano numerati in sequenza in tutto il battaglione: nel 24°, per esempio, il 7°, l’8° e il 9° erano della compagnia A, il 10°, l’11° e il 12° della B, il 16°, il 17° e il 18° della D.
– Squadra (ingl. section). La parte più piccola del plotone, una decina di uomini al comando di un caporale o di un sergente.
– Reggimento corazzato. Reparto di carri armati, diviso in squadroni (A, B, C). Un reggimento corazzato neozelandese aveva la forza di un battaglione carri: Kay chiama «la forza di un intero reggimento» 52 carri. Il 18°, il 19° e il 20° Reggimento corazzato erano nati come battaglioni di fanteria: per questo i loro libri si intitolano «Battalion and Armoured Regiment».
– Troop. Nei reggimenti corazzati, il plotone carri (di solito tre carri al comando di un tenente o sottotenente); nell’artiglieria, una frazione della batteria.
– Reggimento d’artiglieria da campagna. Reparto d’artiglieria con cannoni-obici da 25 libbre. Il 5° e il 6° appoggiavano la 6ª Brigata. Da non confondere con la fanteria.
– Reggimento d’artiglieria media. Reparto con pezzi di calibro maggiore e di gittata più lunga.
– Reggimento anticarro. Reparto con cannoni contro i carri armati (il 7° Reggimento anticarro neozelandese), diviso in batterie.
– 27° Battaglione mitraglieri. Battaglione armato di mitragliatrici Vickers, le cui compagnie venivano assegnate alle brigate.
– Divisional Cavalry. Il reparto esplorante della divisione neozelandese, con autoblindo e carri leggeri.
– 28° Battaglione (Māori). Battaglione formato da soldati māori, il popolo indigeno della Nuova Zelanda.
– Generale di brigata (Brigadier). Nell’esercito britannico e neozelandese, il grado del comandante di una brigata, fra il colonnello e il generale. Da non confondere con il brigadiere dei Carabinieri, che è un sottufficiale.
– Lance-sergeant e lance-corporal. Caporale con funzioni di sergente; soldato con funzioni di caporale.
– Comando tattico. Piccolo posto di comando avanzato, vicino ai combattimenti.
– GOC (General Officer Commanding). Il comandante della divisione, cioè Freyberg; il «diario del GOC» è il suo diario di guerra.

Reparti tedeschi
– Numeri con il punto (14. Armee, 29. Panzergrenadier-Division, I. Fallschirmkorps). In tedesco il punto dopo il numero indica l’ordinale: 14. Armee = 14ª Armata. I battaglioni di un reggimento si indicano con numeri romani (III./Pz.Gren.Rgt. 71 = III battaglione del Panzergrenadier-Regiment 71), le compagnie con numeri arabi (6./Pz.Gren.Rgt. 15 = 6ª compagnia).
– Gruppo d’armate C (Heeresgruppe C). Il comando di tutte le forze tedesche in Italia, guidato dal feldmaresciallo Kesselring.
– 14. Armee. La 14ª Armata tedesca, da cui dipendevano i corpi d’armata schierati davanti alla divisione neozelandese.
– I. Fallschirmkorps. Il I Corpo paracadutisti, da cui dipendevano le divisioni tedesche davanti ai neozelandesi.
– Panzergrenadier (granatieri corazzati). Fanteria tedesca motorizzata, destinata a combattere insieme ai carri.
– Fallschirmjäger (paracadutisti). Nel 1944 combattevano in Italia come fanteria, non con lanci dal cielo.
– schwere Panzer-Abteilung 508. Il 508° Battaglione carri pesanti, equipaggiato con carri Tiger.
– Panzer-Abteilung 129. Il battaglione carri della 29. Panzergrenadier-Division.
– Wehrmachtbericht. Il bollettino ufficiale quotidiano delle forze armate tedesche; esservi menzionati era un riconoscimento.
– Diario di guerra (Kriegstagebuch; ingl. war diary). Registro giornaliero tenuto da ogni comando, con ordini, messaggi e avvenimenti: è la fonte principale per ricostruire ore e movimenti.
– Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge. L’ente tedesco che cura le tombe dei caduti tedeschi.

Armi e mezzi
– Sherman. Carro armato medio di fabbricazione americana, usato dai reggimenti corazzati neozelandesi.
– Tiger. Carro armato pesante tedesco, armato con un cannone da 88 mm. Era così temuto che i soldati alleati tendevano a chiamare «Tiger» qualunque carro tedesco.
– Panzer IV. Carro armato medio tedesco, il più diffuso. Uno di quelli distrutti presso Pian dei Cerri era stato modificato per sembrare un Tiger.
– Panther. Carro armato tedesco, più pesante del Panzer IV.
– Semovente. Cannone montato su uno scafo cingolato, di solito senza torretta girevole.
– Carrier. Piccolo veicolo cingolato e corazzato, aperto, usato per trasportare armi pesanti, munizioni e feriti.
– Scout car. Piccola autoblindo da ricognizione e collegamento.
– Staghound. Autoblindo di fabbricazione americana.
– M10. Cacciacarri cingolato (tank destroyer) americano, in dotazione anche ai reggimenti anticarro neozelandesi.
– PIAT (Projector, Infantry, Anti-Tank). Lanciagranate anticarro portatile della fanteria britannica e del Commonwealth, efficace solo a breve distanza.
– Vickers. Mitragliatrice pesante britannica, raffreddata ad acqua.
– Bren. Fucile mitragliatore, l’arma automatica della squadra di fanteria britannica e del Commonwealth.
– Spandau. Nome che i soldati alleati davano alle mitragliatrici tedesche.
– Cannone da 25 libbre. Il pezzo standard dell’artiglieria da campagna britannica e del Commonwealth; «25 libbre» indica il peso del proiettile, circa 11 chili.
– Cannone anticarro da 6 e da 17 libbre. Cannoni britannici contro i carri armati; il 17 libbre era il più potente.
– Mortaio. Arma che spara bombe con traiettoria molto curva, adatta a colpire dietro i ripari; da 3 pollici nei battaglioni di fanteria, da 4,2 pollici nelle batterie di mortai pesanti.
– Mina Teller. Mina anticarro tedesca a forma di piatto (Teller vuol dire piatto).
– Cacciabombardiere. Aereo da caccia armato di bombe e razzi, usato per colpire bersagli a terra in appoggio alle truppe.

Termini tattici
– Linea (Olga, Paula, Heinrich…). Nell’estate 1944 i tedeschi ripiegarono da una linea all’altra: spesso non erano fortificazioni continue, ma posizioni tracciate sulla carta dove il terreno favoriva la difesa.
– Linea Gotica. La linea difensiva tedesca sull’Appennino tosco-emiliano, che i tedeschi cercavano di completare guadagnando tempo in Toscana.
– Caposaldo (strongpoint). Posizione difensiva rinforzata, tenuta anche quando i reparti vicini cedono.
– Saliente. Tratto del fronte che sporge in avanti nel territorio nemico ed è quindi esposto al fuoco da più lati.
– Testa di ponte. Area conquistata oltre un fiume, da difendere per permettere il passaggio del resto delle truppe.
– Quota (ingl. Point). Altura indicata sulle carte militari con il numero della sua altezza in metri (per esempio «quota 281»), usato come nome quando il luogo non ne ha uno.
– Concentramento. Tiro di più cannoni su uno stesso punto per un tempo stabilito.
– Sbarramento mobile (creeping barrage). Tiro d’artiglieria che avanza a tempi prefissati poco davanti alla fanteria, come un muro di esplosioni che la precede.
– Conversione. Manovra in cui un reparto ruota il proprio fronte attorno a un’estremità, come una porta sui cardini.
– Nome in codice. Parola convenzionale usata negli ordini e alla radio al posto del nome vero di un luogo o di un’operazione (ATLANTA, BROOKLYN, PLONK, SKEGNESS).
– Perdite. Nelle fonti militari indica insieme morti, feriti, prigionieri e dispersi.

Decorazioni
– Military Medal (MM). Decorazione britannica al valore per sottufficiali e soldati.
– Distinguished Conduct Medal (DCM). Decorazione britannica per sottufficiali e soldati, di grado superiore alla Military Medal.
– Military Cross (MC). Decorazione britannica al valore per ufficiali subalterni.

Memoria e luoghi
– Onore di battaglia (battle honour). Nella tradizione britannica e del Commonwealth, il nome di una battaglia che un reparto è autorizzato a portare sulle proprie insegne.
– Online Cenotaph. Il registro online dei militari neozelandesi caduti e reduci, curato dall’Auckland War Memorial Museum.
– CWGC (Commonwealth War Graves Commission). L’ente che cura i cimiteri e i registri dei caduti del Commonwealth, fra cui il Florence War Cemetery.
– Anzac Day. Il 25 aprile, giornata della memoria dei caduti in Australia e in Nuova Zelanda; in Italia coincide con la Festa della Liberazione.
– Haka. Danza rituale māori, eseguita anche in occasioni solenni e commemorative.
– Kiwi. Soprannome dei neozelandesi.
– Fattoria, fattore, sotto-fattore, casa colonica. In Toscana la fattoria era una grande azienda agricola formata da molti poderi, ciascuno con la sua casa colonica abitata da una famiglia contadina; il fattore la amministrava per conto del proprietario, aiutato dal sotto-fattore.
– Liber chronicus. Il registro in cui il parroco annotava gli avvenimenti della parrocchia.
– ANPI. Associazione nazionale partigiani d’Italia.
– CLN. Comitato di liberazione nazionale, l’organo politico della Resistenza.

8. La memoria e i luoghi

«Piccola Cassino»: storia di una formula

Fin dall’agosto 1944 la stampa e i comandi neozelandesi paragonarono San Michele a Cassino, e la formula «piccola Cassino» passò poi nelle storie ufficiali; oggi a Scandicci la battaglia si ricorda con quel nome.

Da dove viene la formula «piccola Cassino»: giornali, comandi, storie ufficiali

Per i soldati neozelandesi Cassino era il termine di paragone di ogni battaglia dura. Lì, fra il febbraio e il maggio 1944, la stessa divisione aveva combattuto a lungo senza riuscire a sfondare, e vi aveva perso, secondo Fusi, 343 uomini; quelle perdite avevano reso i comandi neozelandesi più prudenti, al punto di preferire, quando possibile, gli attacchi notturni e l’impiego massiccio di artiglieria e carri.[214]

Il paragone nacque già nell’estate del 1944. Il 2 agosto il Gisborne Herald, riprendendo agenzie da Londra, titolava su una «nuova Cassino»: i tedeschi, scriveva, sembravano decisi a resistere «secondo il modello di Cassino».[215] L’8 agosto il corrispondente ufficiale della forza di spedizione neozelandese, tornato fra le rovine del paese, scrisse: «Aveva ragione chi l’ha chiamata “piccola Cassino”».[216] Lo stesso giorno Freyberg, nel suo rapporto al ministro della Difesa neozelandese, scriveva che i rinforzi «trovarono la nostra fanteria che resisteva fra gli edifici demoliti, proprio come avevano fatto a Cassino i paracadutisti nemici».[217] Il paragone era venuto in mente anche ai tedeschi: il diario della 14. Armee aveva confrontato con Cassino il fuoco alleato della notte fra il 30 e il 31 luglio.[218]

La formula passò poi nelle storie ufficiali neozelandesi. Lo storico del 19° Reggimento corazzato (1954) riferisce che, secondo molti soldati esperti, il fuoco a San Michele era stato ancora più concentrato di quello di Cassino. Robin Kay, nella storia del 27° Battaglione mitraglieri (1958), parla di una «Cassino in miniatura», dove però le perdite neozelandesi erano state «notevolmente poche, meno di trenta». Lo storico del 18° Reggimento (1961) scrive che San Michele fu, dal 28 luglio, il teatro dell’azione più violenta dei neozelandesi dopo Cassino.[219] Nel 2011 il volume curato da Fusi ricorda che la battaglia è stata più volte definita «una seconda Cassino», a indicare che il suo prezzo in vite umane fu secondo solo a quello di Cassino.[220] Se si mettono a confronto le cifre, 343 morti neozelandesi a Cassino secondo lo stesso Fusi e 214 per l’intera avanzata dal Chianti all’Arno secondo Kay, il confronto sul prezzo in vite umane vale per l’avanzata nel suo insieme, non per il solo paese. Oggi a Scandicci si parla di «piccola Cassino».[221]

A nostro giudizio il paragone ha un senso preciso. Riguarda il modo di combattere, casa per casa fra le macerie, in un paese su un’altura, e l’intensità del fuoco d’artiglieria dalle due parti. Non riguarda la durata, perché a Cassino si combatté per mesi e a San Michele per una settimana, né le dimensioni dello scontro.

Una battaglia «dimenticata»? Due memorie diverse

San Michele, la battaglia dimenticata è il titolo del libro di Claudio Biscarini (2005; seconda edizione ampliata, 2006), la prima monografia italiana dedicata alla battaglia, a quanto risulta dal catalogo del Servizio bibliotecario nazionale.[222] Su questo sito se ne può leggere la recensione. Il titolo va letto dall’Italia: in Nuova Zelanda il nome non è mai stato dimenticato.

San Michele nella memoria neozelandese: stampa, storie ufficiali, onori di battaglia

Nell’agosto 1944 la stampa neozelandese titolava su San Michele, e fra il 1952 e il 1967 le storie ufficiali le dedicarono capitoli e sezioni: il capitolo della storia del 24° Battaglione si intitola «Monte Camurcina e San Michele», e la sezione IV del capitolo di Kay sull’avanzata verso Firenze semplicemente «San Michele».[223] Lo storico del 18° Reggimento scrisse che La Romola e San Michele, «due piccoli, oscuri borghi di campagna», sarebbero rimasti scritti «a lettere grandi e permanenti» nella storia della divisione.[224] Anche la tradizione militare ne conservò il nome. Nella tradizione britannica e del Commonwealth i reparti ricevono «onori di battaglia» (battle honours), cioè il nome delle battaglie a cui hanno preso parte, da portare sulle proprie insegne. Il 3 marzo 1958 il quotidiano The Press di Christchurch riferì l’annuncio del ministro della Difesa neozelandese, P. G. Connolly: la Regina aveva approvato gli onori di battaglia della Seconda guerra mondiale per diciannove reparti dell’esercito neozelandese, e fra quelli dei reggimenti eredi del 20° Reggimento corazzato, il 3rd Armoured Regiment e i Nelson-Marlborough Mounted Rifles, figurava «San Michele».[225]

In Italia, per molto tempo, la memoria fu diversa. Fusi racconta che la gente del Chianti ricordò a lungo i soldati arrivati da sud come «americani», perché parlavano inglese e perché molti uomini del 28° Battaglione avevano la pelle scura; e scrive che in Italia questi fatti sono stati riscoperti «solo di recente».[226]

Dopo il libro di Biscarini la memoria locale è cresciuta. Il monumento di San Michele è dell’agosto 2006.[229] La prospettiva tedesca resta invece la meno raccontata: dei granatieri corazzati e dei paracadutisti tedeschi che tennero queste colline sappiamo quasi soltanto ciò che dicono i rapporti dei loro comandi e i racconti dei loro avversari di allora.

La memoria italiana: una battaglia poco conosciuta, poi riscoperta (2009–2014)

La battaglia per Pian dei Cerri, osserva Fusi, è una delle operazioni meno conosciute della campagna di Toscana.[227] A San Michele, inoltre, le truppe neozelandesi ripartirono subito, e la popolazione non conobbe l’aria di festa che altrove aveva accompagnato il passaggio degli Alleati.[228]

Nel 2009 l’edizione italiana del volume curato da Fusi, I giorni della Liberazione, promossa dai Comuni di San Casciano, Scandicci e Tavarnelle, fu presentata il 25 aprile, che è anche l’Anzac Day, con una delegazione neozelandese e i reduci Jack Cummins e Doug Leckie.[230] Nel maggio 2014 il pellegrinaggio neozelandese «Ngarimu VC», legato alla memoria del 28° Battaglione (Māori), visitò il monumento di San Michele insieme a partigiani italiani e, guidato dal reduce Nolan Raihania, il Florence War Cemetery.[231]

Il monumento e le stele

Il monumento ai soldati neozelandesi sorge in via di San Michele, presso la villa di San Michele, a circa 170 metri di altitudine. È una composizione in acciaio corten a forma di uccello stilizzato, con un’iscrizione in italiano, in inglese e in māori, firmata «la città di Scandicci» e datata agosto 2006. Il testo italiano esprime «il nostro ricordo e la nostra gratitudine ai soldati neozelandesi»; quello inglese ricorda «quei soldati neozelandesi che sacrificarono la vita su queste colline».[232] Ogni anno, il 4 agosto, il Comune di Scandicci vi tiene la commemorazione della Liberazione, con l’ANPI, le associazioni combattentistiche, il Comitato permanente della Memoria e la Filarmonica «V. Bellini».[233]

Il 4 agosto 2026 il monumento è stato affiancato da nuove stele, poste alle spalle della struttura esistente, con i nomi e le età di 198 neozelandesi caduti «per la libertà di Scandicci e del Chianti». Le stele ricordano i caduti neozelandesi dell’intera avanzata dal Chianti all’Arno, non soltanto quelli di San Michele.

La cerimonia del 2026 e chi ricordano le stele: i 198 nomi confrontati con il registro neozelandese

La sindaca Claudia Sereni e l’incaricata d’affari dell’ambasciata neozelandese Joanna Heslop hanno scoperto le stele, e i nomi sono stati letti ad alta voce; il programma prevedeva anche un intervento dello storico Gianni Silei e una haka dei ragazzi dello Scandicci Rugby.[234]

Il Comune presenta quei nomi ora come caduti «per la libertà di Scandicci e del Chianti», ora, nelle parole della sindaca, come caduti «nella battaglia di San Michele a Torri».[235]

L’elenco si può confrontare con l’Online Cenotaph. Dei 198 nomi, 195 corrispondono ai neozelandesi sepolti al Florence War Cemetery e morti fra il 22 luglio e il 4 agosto 1944, cinque dei quali con una grafia leggermente diversa. Tre nomi delle stele riguardano uomini che il registro dà morti più tardi, l’11 e il 12 agosto, o con una data evidentemente errata; tre neozelandesi morti il 4 agosto e sepolti a Firenze non compaiono sulle stele. Il criterio con cui il Comune ha compilato l’elenco non è stato reso noto, e le differenze possono dipendere dalle fonti usate o da date di morte registrate in modo diverso. Nell’insieme, comunque, le stele ricordano i caduti neozelandesi dell’intera avanzata dal Chianti all’Arno, dal 22 luglio al 4 agosto, non soltanto quelli di San Michele.[236]

File di lapidi bianche sul prato del cimitero di guerra del Commonwealth al Girone, presso Firenze.

Il Florence War Cemetery al Girone (Fiesole), dove sono sepolti i caduti del Commonwealth della battaglia per Firenze, fra cui i neozelandesi caduti a San Michele. Foto Vignaccia76, 2007, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0.

Visitare oggi i luoghi

Molte ville e case citate in questo articolo sono oggi abitazioni private: si possono vedere dalla strada, rispettando la proprietà.

Visitare oggi i luoghi: il monumento, dieci luoghi della battaglia, il cimitero di guerra
  • Il monumento ai soldati neozelandesi si trova in via di San Michele, presso la villa di San Michele, a San Michele a Torri (Comune di Scandicci). Dietro il monumento del 2006 ci sono le stele del 2026 con i 198 nomi.
  • La commemorazione del Comune di Scandicci si tiene ogni anno il 4 agosto, anniversario della Liberazione di Scandicci, al monumento di San Michele; negli ultimi anni alle 19.[237]
  • I luoghi della battaglia, da collocare sulla carta del settore:
    1. Cerbaia: il guado della Pesa e il primo comando del 26° Battaglione (27 luglio).
    2. Castellare: il comando tattico del 24° Battaglione e il rifugio dei civili fuggiti dalle cantine.
    3. La Liona e Poggio Cigoli, sul crinale di mezzo: il saliente del 28 luglio e la casa della compagnia A del 24°.
    4. Mezzocolle e Poggetto di Sotto, sulla strada da Castellare a San Michele: i primi scontri della notte fra il 28 e il 29 luglio.
    5. San Michele: la chiesa, la scuola, le case del 16° plotone; la villa-fattoria e le sue cantine; La Fratta in via dell’Oratorio.
    6. La Palazzina, l’Uccellare, Santa Maria: le posizioni tedesche a nord del paese.
    7. Poggio Valicaia e Pian dei Cerri: gli obiettivi dell’operazione PLONK (1–3 agosto).
    8. La Romola, Villa Tattoli e la valle della Sugana: il settore del 22° Battaglione e della 4ª Brigata corazzata.
    9. La Poggiona, Poggio delle Monache, Villa Capponi e Giogoli: le ultime alture prima di Firenze.
    10. Sant’Andrea in Percussina e Faltignano, verso la Cassia: il settore della 5ª Brigata.
  • Il Florence War Cemetery, al Girone, raccoglie 1.632 sepolture di caduti del Commonwealth, di cui 1.616 identificate (dati CWGC), fra cui 243 neozelandesi. Vi riposano anche militari morti negli ospedali e caduti dei mesi successivi. Si trova in via Aretina 38, al Girone (Comune di Fiesole), alla periferia est di Firenze; è descritto nella scheda del sito dedicata al cimitero.[238]
  • Cercare un caduto. Per i neozelandesi: l’Online Cenotaph dell’Auckland War Memorial Museum e il servizio «Find War Dead» della Commonwealth War Graves Commission. Per i soldati tedeschi: la ricerca delle tombe (Gräbersuche) del Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge.
  • Per approfondire. Il Museo Gotica Toscana (MuGot) a Ponzalla, Scarperia, e le pagine del sito elencate nell’approfondimento «Sul sito», in fondo all’articolo.

Le stele portano i nomi dei neozelandesi morti per liberare queste colline e il Chianti. Ma ogni nome, letto il 4 agosto davanti al monumento, ricorda anche le altre vite perdute in quei giorni: i soldati tedeschi sepolti da un contadino in una trincea o da un cappellano neozelandese accanto al loro carro, i prigionieri tedeschi morti sulla stessa jeep dei feriti neozelandesi, i civili morti nelle buche scavate nei boschi o uccisi mesi dopo da un ordigno abbandonato.

Sul sito: le pagine di Gotica Toscana collegate a questa storia

Note al testo

Nota sulle fonti e sulle citazioni. Il racconto si fonda soprattutto sulle storie ufficiali neozelandesi della Seconda guerra mondiale (War History Branch e Historical Publications Branch, Wellington, 1952–1967): la storia della campagna d’Italia di Robin Kay e le storie dei singoli battaglioni e reggimenti, scritte da storici che ebbero accesso ai diari di guerra e alle relazioni di reparto, e quindi viste dalla parte neozelandese. I documenti tedeschi (il diario di guerra della 14. Armee e i rapporti dei comandi) sono noti attraverso gli estratti tradotti in inglese da Kay o citati nel volume curato da Stefano Fusi: le citazioni tedesche sono dunque tradotte in italiano da quella traduzione inglese. Le testimonianze dei civili, raccolte da Gabriella Congedo, sono tradotte dall’edizione inglese del volume di Fusi (2011); l’edizione italiana (2009) ne riporta le parole originali. La stampa neozelandese del 1944 era sottoposta alla censura militare. Le citazioni sono tradotte da chi scrive; l’originale inglese è riportato in nota quando il passo è significativo.

Abbreviazioni e forme brevi. Per i dati completi vedi la Bibliografia.
– Kay 1967 = R. Kay, Italy Volume II: From Cassino to Trieste, 1967, cap. 4 «The Advance to Florence» (pp. 113–190). Il numero romano indica la sezione del capitolo (I–VII; sez. III da p. 137; IV «San Michele», pp. 147–154; V «La Romola», pp. 155–166; VI «Breaking the Paula Line», pp. 167–179; VII «Down to the Arno», pp. 180–190), quello fra parentesi la sottosezione: per esempio «Kay 1967, IV (ii)».
– Kay 1958 = R. Kay, 27 (Machine Gun) Battalion, 1958, cap. 21.
– Burdon 1953 = R. M. Burdon, 24 Battalion, cap. 15. Norton 1952 = F. D. Norton, 26 Battalion, cap. 16. Sinclair 1954 = D. W. Sinclair, 19 Battalion and Armoured Regiment, cap. 21 (e cap. 24). Ross 1959 = A. Ross, 23 Battalion, cap. 15. Cody 1956 = J. F. Cody, 28 (Maori) Battalion, cap. 15. Henderson 1958 = J. Henderson, 22 Battalion, cap. 11. Per queste storie si cita il capitolo dell’edizione elettronica (NZETC), che non riporta la numerazione delle pagine a stampa.
– Dawson 1961 = W. D. Dawson, 18 Battalion and Armoured Regiment, cap. 36. Puttick 1960 = E. Puttick, 25 Battalion, cap. 14. Murphy 1966 = W. E. Murphy, 2nd New Zealand Divisional Artillery, cap. 19. Pringle, Glue 1957 = D. J. C. Pringle, W. A. Glue, 20 Battalion and Armoured Regiment, cap. 17. Stout 1956 = T. D. M. Stout, New Zealand Medical Services in Middle East and Italy, cap. 16. Per queste si citano le pagine a stampa.
– Documents = Documents relating to New Zealand’s Participation in the Second World War 1939–45, vol. II, 1951, doc. 330: rapporto del tenente generale B. Freyberg al ministro della Difesa, 8 agosto 1944.
– Donald 2005 = H. Donald, In Peace & War: A Civilian Soldier’s Story, 2005, cap. 10.
– Fusi 2011 = S. Fusi (a cura di), To the Gateways of Florence: New Zealand Forces in Tuscany, 1944, 2011. Congedo 2011 = G. Congedo, «San Michele a Torri: the civilian odyssey», in Fusi 2011, cap. 7, pp. 219–232. Plowman 2011 = J. Plowman, «Tiger Country», in Fusi 2011, cap. 3.
– Biscarini 2005 = C. Biscarini, San Michele, la battaglia dimenticata, 2005 (2ª ed. 2006).
– OC = Online Cenotaph, Auckland War Memorial Museum. FWC = Florence War Cemetery. CWGC = Commonwealth War Graves Commission.
– Atlante = Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, https://www.straginazifasciste.it/ .
– Diario del GOC = diario di guerra del comandante della divisione (Freyberg), citato da Kay.
– Le storie ufficiali neozelandesi sono consultabili sul New Zealand Electronic Text Collection (NZETC), https://nzetc.victoria.ac.nz/ ; le pagine web citate sono state consultate il 16 ottobre 2026.

[1] Kay 1967, IV (ii), che cita le relazioni del magg. K. H. Macdonald e del sottoten. R. N. Smith; Burdon 1953. Macdonald: «As the position looked hopeless at this moment, I decided to withdraw the company from the village…»; poi «decided to fight it out to the end, ordering everyone back to their posts both in the crypt and on the first floor». Nella cripta stavano il comando della compagnia D e i feriti; il 18° plotone vi scese quando un carro tedesco si portò dietro la chiesa.

[2] Kay 1967, IV (ii); Burdon 1953: «when the Germans finally drew off at 11 p.m.».

[3] Congedo 2011, p. 224: circa 60 persone nella cantina di via dell’Oratorio (La Fratta) e circa 200 in quella della villa («manorhouse»).

[4] San Michele a Torri non va confuso con San Vincenzo a Torri, un’altra frazione di Scandicci poco distante, dove avvenne l’uccisione dei fratelli Vezzosi del 17 luglio 1944 (approfondimento nella sezione 6).

[5] Per la presa di Roma, Fusi 2011, cap. 1; per le linee tedesche e la Linea Gotica, Kay 1967, I (v), e Fusi 2011, p. 56; per i capisaldi, Kay 1967, III (iii); per l’arrivo all’Arno, Kay 1967, VII (iv). Le fonti sono riprese, con i dettagli, nelle sezioni 1–5. Per la ricostruzione complessiva della battaglia, che qui si segue nelle linee generali, cfr. Biscarini 2005.

[6] Biscarini 2005; le date che propone per la battaglia (27 luglio – 3 agosto) corrispondono alla ricostruzione di Kay 1967, III–VII. Biscarini si basa sulle relazioni originali dei reparti neozelandesi e tedeschi e sul diario di guerra di Freyberg.

[7] Fusi 2011, p. 19 (insurrezione dell’11 agosto); Kay 1967, VII (iv) e (vi).

[8] Fusi 2011, introduzione, pp. 8–9: «For a long time the local population remembered the foreign soldiers… as being Americans».

[9] Fusi 2011, p. 56: l’avanzata alleata doveva essere ritardata il più a lungo possibile lungo l’Arno, «because the last defensive line would be the Gothic Line».

[10] Kay 1967, I (v) e nota: «Irmgard, Karin, Maedchen, Nora, Olga and Paula. These were not connected areas of fortified or even dug-in defences…».

[11] Kay 1967, II (iii) (Nora, «Strada–Fabbrica»), II (x) (Olga), III (i) (Paula, da Montelupo, «at the confluence of the Arno and Pesa rivers», «about five miles south of Florence»), VII (iv) (Heinrich-Gebirgsstellung, «on the northern outskirts of Florence»). Lo Strada di Kay è la località sulla Statale 2 fra Tavarnelle e Sambuca, non Strada in Chianti: lo mostra la carta di Kay e lo conferma Kay 1967, VI (ii) («the New Zealand ammunition point at Strada (on Route 2, five or six miles south of San Casciano)»); Fusi 2011, nota 2 al cap. 2, p. 72, parla della linea difensiva tedesca «between Romita and Fabbrica». Sulle linee di ritardo tedesche fra il Chianti e la Pesa si veda anche, su questo sito, la sintesi dei primi due capitoli di Biscarini 2005: «Luglio di guerra in Toscana, raccontato da Claudio Biscarini».

[12] Kay 1967, I (i)–(ii): Kirkman non intendeva farsi coinvolgere in combattimenti di strada; le istruzioni chiedevano di prendere intatti i ponti «with the help of Italian partisans where available». La distanza è data in «about 60 miles».

[13] Kay 1967, I (iii)–(iv); II (ii). Alle 6.20 aprì il fuoco il 5° Reggimento d’artiglieria da campagna; la fanteria partì «at daybreak». Alle 13.30 la parola in codice SKEGNESS autorizzò l’avanzata e la ricomparsa delle insegne neozelandesi; il comando del settore passò dal Corpo di spedizione francese al XIII Corpo a mezzanotte fra il 22 e il 23 luglio. Per San Martino a Cozzi anche Ross 1959. Per l’avanzata dal 22 luglio si veda anche la sintesi del lavoro di Biscarini su questo sito, «Luglio di guerra in Toscana, raccontato da Claudio Biscarini».

[14] Kay 1967, II (iv) e nota 1, che per il racconto cita Dawson 1961, p. 508; la frase «the first Tiger tank claimed by the New Zealand Shermans» è di Kay. La fotografia ufficiale DA-06426 (Alexander Turnbull Library) è del 26 luglio: è la data dello scatto, non dello scontro.

[15] Kay 1967, II (vi), dal diario della 14. Armee (trad. ingl. in Kay): «Very hard fighting… Both sides lost heavily.» Schlemm a Lemelsen: «the division had New Zealanders opposite it». Per la lettura dal lato tedesco di queste giornate il riferimento è Biscarini 2005, che ha lavorato sulle relazioni originali dei reparti tedeschi.

[16] Kay 1967, II (viii)–(ix): la colonna «Armcav» riuniva carri, autoblindo della Divisional Cavalry e fanteria motorizzata.

[17] Kay 1967, II (xii). Il diario di Freyberg del 26 luglio, ore 13.30, citato in Fusi 2011, cap. 7, p. 215, descrive San Casciano bombardata dai cacciabombardieri, poi colpita dall’artiglieria e bombardata di nuovo nel pomeriggio.

[18] Kay 1967, II (xv): «as planned».

[19] Kay 1967, II (xiv)–(xv) (fanteria del 22° Battaglione a San Casciano «shortly before 10 a.m.»); Burdon 1953 e Norton 1952 danno le 11. Documents, p. 299: San Casciano «was occupied after slight opposition».

[20] Kay 1967, III (i): «He discussed plans for the opening of a New Zealand club in the city. By the evening, however, it was obvious that the Division had run up against more determined opposition than it had yet encountered in the campaign». Entrambe le frasi sono di Kay, non del diario di Freyberg. Sulla giornata del 27 luglio, e sul diario di guerra di Freyberg, che Biscarini ha usato direttamente, si veda Biscarini 2005.

[21] Kay 1967, II (xv): «the final and hardest-fought stage of its advance to Florence».

[22] Kay 1967, III (ii) (le tre strade da Cerbaia e Castellare); Burdon 1953: la compagnia A del 24°, salendo da Castellare verso Poggio Cigoli, aveva «on their right… La Romola and on their left the ridge of San Michele»; il crinale di San Michele sale «north-eastward from the Pesa». Per la valle della Sugana fra il crinale di mezzo e La Romola, Kay 1967, III (iv) e V (vi).

[23] Kay 1967, III (i): colline «rising in places over 1000 feet», da cui «both the Pesa valley to the south and the Arno valley and Florence to the north could be dominated by fire».

[24] Burdon 1953: «bestriding the ridge’s narrow back at its highest point stood San Michele, a mere clump of houses scattered sparsely along either side of a road»; «At the further end of the village a road junction formed the shape of a badly crossed T». Lo storico del 18° Reggimento vi vede poco più di «a church and a double line of houses straggling for two or three hundred yards along the dusty ridgetop road» (Dawson 1961, p. 523).

[25] Kay 1967, IV (ii) (la chiesa all’estremità nord, la scuola «three-storied» al centro, le case del 16° plotone a sud); Burdon 1953 (il fienile «concrete barn»; colloca la chiesa all’estremità nord-est); Sinclair 1954 (il campanile); Congedo 2011, pp. 224–225 (villa, cantine, La Fratta). Puttick 1960, p. 464, nomina anche un edificio detto «Monastery», circa 230 metri a sud della casa all’incrocio nord, non identificato.

[26] Congedo 2011, p. 219.

[27] Kay 1967, III (iii): «a thinly held sector of the German defences between the strongpoints at La Romola and San Michele».

[28] Burdon 1953: un attacco su tre brigate «could scarcely be undertaken with hope of success while the Pesa crossings near Cerbaia were still dominated by the high ridge of San Michele».

[29] Kay 1967, III (ii) e nota 1. I nomi in codice furono annullati il 29 luglio.

[30] Kay 1967, carta «The Advance to Florence» (N.Z.M.S., Lands & Survey); Fusi 2011, p. 28. Il tracciato preciso andrebbe confrontato con gli ordini tedeschi originali, conservati negli archivi militari.

[31] Kay 1967, I–III e VII (vii). Per la storia della divisione si veda la scheda del sito collegata nel testo.

[32] Kay 1967, II (xv) (Hutchens, Fountaine e Norman); III (ii), nota 2, dal diario di guerra del comando della 6ª Brigata: ai suoi ordini il 19° Reggimento corazzato (meno uno squadrone), la 33ª Batteria anticarro, la 39ª Batteria mortai pesanti, la 2ª Compagnia del 27° Battaglione mitraglieri e l’8ª Compagnia genio da campagna; in appoggio di fuoco il 5° e il 6° Reggimento d’artiglieria da campagna e il 70° e 75° Reggimento d’artiglieria media britannici. Le iniziali dei comandanti sono nelle note biografiche e nell’indice di Kay 1967. Una scheda didattica del Comune di Firenze sul ponte della Greve (https://quartieri.comune.fi.it/istruzione/system/files/2025-05/ponte%20lato%20SX%20Greve%20NZL%20e%20NISEI.pdf) attribuisce il 24° e il 26° Battaglione alla «5ª Brigata»; appartenevano invece alla 6ª.

[33] Kay 1967, III (i), (iv); V (ii) (la 5ª Brigata prende il fianco destro la sera del 29 luglio); V–VI; Burdon 1953 (la 5ª Brigata «west of Route 2»); Donald 2005.

[34] Kay 1967, IV (ii), note biografiche a Macdonald (nato ad Auckland il 25 novembre 1916, «clerk»), Lea (nato in Inghilterra il 27 aprile 1921, «clerk»), Dynes (nato a Thames il 17 giugno 1921, «schoolteacher»), Smith (nato a Hagley, Inghilterra, il 17 aprile 1919, «farmer», Hamilton) e Swann (nato a Frankton l’8 agosto 1914, residente a Te Aroha; la nota non indica il mestiere). Il NZEF Times del 7 agosto 1944, citato in Fusi 2011, p. 52, dice Swann «from Mount Eden». Le età sono calcolate al 29 luglio 1944.

[35] Kay 1967, I (v); II (vi).

[36] Kay 1967, II (ii)–(iii); Fusi 2011, pp. 30–31: «Heinz Trettner’s paratroopers, with the 11th and 12th regiments of the 4th Paratrooper Division», in gran parte «very young soldiers». Per i reparti tedeschi schierati sulla linea Paula il riferimento resta Biscarini 2005, fondato anche sulle relazioni originali dei reparti.

[37] Kay 1967, III (i): il punto di contatto fra il I. Fallschirmkorps e il XIV. Panzerkorps fu spostato verso est «to about two miles west of Cerbaia», così da dare al I. Fallschirmkorps un settore più piccolo, «which enabled the enemy to thicken the concentration of armour, artillery and infantry opposing the two divisions—the New Zealand and South African—most closely approaching Florence». Fusi 2011, p. 49, chiama Fries «Lieutenant General».

[38] Kay 1967, III (v): «15 Panzer Grenadier Regiment (on 29 Division’s right facing 6 NZ Infantry Brigade)»; VI (v), nota 1 (III./Pz.Gren.Rgt. 71 a La Poggiona). Per una ricostruzione completa dal lato tedesco si rinvia a Biscarini 2005.

[39] Kay 1967, V (ii) («10 Parachute Regiment» a Sant’Andrea, 30 luglio); Ross 1959 (II./Fsch.Jg.Rgt. 10 a Villa Mazzei e Palastra, 31 luglio). Il confine con i paracadutisti passava «half-way between La Romola and Route 2» (Kay 1967, V (ii), nota 4).

[40] Kay 1967, III (v) e nota, dal rapporto della 14. Armee del 28 luglio: «129 and 508 Pz Bns».

[41] Dawson 1961, p. 521, citato in Kay 1967, II (i), nota 3: «…just as in the desert every German gun was an “eighty-eight”, so here every tracked vehicle heard over in German territory was a Tiger.»

[42] Kay 1967, II (iv) (Bonazza); V (ii) (Sant’Andrea); V (vi) (La Romola); VI (ii) (Villa Treggiaia e Poggio delle Monache: «at least two Tigers»); VII (i) (Villa Capponi); V (v) (Faltignano: «possibly two or three Tigers», «what was thought to be a Tiger»); IV (ii): «probably numbered no more than three or four». Un bollettino dell’intelligence statunitense del gennaio 1945 scrive che nella battaglia per Firenze una divisione neozelandese ebbe il suo primo incontro «on a fairly large scale» con i Tiger: «Notes on Tiger Tanks in the Battle for Florence», Intelligence Bulletin, ripubblicato da Lone Sentry, https://mobile.lonesentry.com/tigerflorence/index.html . Sui carri tedeschi nella battaglia per le colline a sud di Firenze cfr. anche Biscarini 2005.

[43] Kay 1967 cita il diario di guerra della 14. Armee e i rapporti tedeschi in molte note delle sezioni III–VII; Fusi 2011, note al cap. 2, p. 72, cita «A.O.K. 14, Kriegstagebuch» presso i National Archives di Washington. Chi voglia leggere la battaglia dal lato tedesco ricorra a Biscarini 2005, che ha lavorato sui documenti originali (nota successiva).

[44] Biscarini 2005. Il libro è recensito su questo sito (link nel testo, sezione 8).

[45] Congedo 2011, p. 219.

[46] Testimonianza di Silvano Vignozzi, in Congedo 2011, pp. 219–222. Secondo alcuni testimoni i primi colpi caddero in via dell’Oratorio il 24 luglio (Fusi 2011, p. 48).

[47] Kay 1967, II (xv); Norton 1952 (all’1.30 La Ripa segnalata libera; tre morti sotto il bombardamento); Burdon 1953 (partenza dalla zona di San Pancrazio); Sinclair 1954 (i carri dello squadrone C e le mine). Sulla giornata del 27 luglio e sul passaggio della Pesa si veda anche Biscarini 2005.

[48] Burdon 1953: Castellare, «half a mile north-west of Cerbaia»; Kay 1967, II (xv).

[49] Kay 1967, III (i)–(ii), dal diario del GOC: «modified and qualified and modified again in the usual manner». Il messaggio delle 23.30 è della 6ª Brigata.

[50] Kay 1967, III (ii), dal diario di guerra del comando della 6ª Brigata; Burdon 1953 (l’obiettivo della compagnia A del 24° è «Point 261 on the ridge running parallel to that on which San Michele was situated»). Le quote sono i Points delle carte alleate.

[51] Kay 1967, III (ii)–(iii); Norton 1952. Originale: «The thought of being the first into Florence was in everyone’s mind.» Norton dà per l’arrivo oltre Poggio Cigoli le 4 e una distanza di 600 iarde (circa 550 metri); Kay le 3.30 e 500 iarde. Il maggiore G. T. Kain era un agricoltore di Geraldine, nato nel 1917 (Kay 1967, III, nota biografica).

[52] Kay 1967, III, nota 1 a (iii), che cita il diario del GOC e il diario di guerra del 26° Battaglione: «26 Bn’s war diary suggests that the CO (Lt-Col Fountaine) on his own volition…». Sulla giornata del 28 luglio e sul saliente di Poggio Cigoli si veda anche Biscarini 2005.

[53] Burdon 1953 (il ritardo: la compagnia, attraversato il fiume sotto il tiro, «turned right towards Cerbaia instead of moving on in a north-easterly direction»; New dopo «a thousand yards»; la casa fortificata), e nota biografica a New; Kay 1967, III (iii), e IV (ii) (la compagnia A «about half-way along the road between Castellare and Poggio Cigoli (Point 281)»). Tenuta la casa, le armi d’appoggio dei carri attirarono un violento tiro di mortai, e i due plotoni trincerati un centinaio di metri più avanti dovettero rientrare, non senza morti e feriti (Burdon 1953).

[54] Kay 1967, III (iii).

[55] Sinclair 1954 (colpito da circa 1.700 iarde; morto «at the MDS two days later»); OC, scheda di Douglas McInnes, data di morte 31 luglio 1944, FWC VIII.B.7.

[56] Kay 1967, III (iv), che cita E. B. Paterson in Henderson 1958 (22 Battalion, pp. 312–313). Originali: «thought to come from a self-propelled gun or Tiger tank»; «Suddenly like a broadside from a huge battleship, the whole hillside opened fire simultaneously».

[57] Kay 1967, III (v), dal diario della 14. Armee. Fusi 2011, pp. 48–49, colloca il contrattacco alle 8 e lo attribuisce al II battaglione del reggimento (II./Pz.Gren.Rgt. 15); riporta anche un rapporto tedesco che lo colloca «at about 3 p.m.», probabilmente una fase successiva della giornata. Per il contrattacco visto dal lato tedesco, con le relazioni originali dei reparti, il rinvio è a Biscarini 2005.

[58] Kay 1967, III (iii); Burdon 1953 («the company withdrew to Howden’s defence line. As the house was already crowded, the 26 Battalion men dug in further down the ridge»); Norton 1952 (le perdite della compagnia C: 2 morti, 10 feriti, 3 prigionieri; vedi la tabella nella sezione 7).

[59] Kay 1967, III (iii), dal diario di guerra del 24° Battaglione: «completely surrounded»; «in good strategical position. We will do our best….»; «still fighting hard, posn a little easier, tanks engaging SP gun and MG posts»; «still grim». Burdon 1953 per l’attacco delle 14.30, respinto «with considerable loss to the enemy, while A Company escaped without casualties».

[60] Ricostruzione fondata su Kay 1967, III (iii) (il fuoco dai crinali di San Michele e di La Romola sulla compagnia C del 26°) e IV (i) (gli obiettivi fissati per la notte: La Romola e San Michele).

[61] Kay 1967, III (v), nota 4.

[62] Kay 1967, III (v) e note, dal diario della 14. Armee (trad. ingl. in Kay): «Fighting was extremely hard and confused, particularly on 29 Pz Gren Div’s front… We committed our last reserves»; «the staunchness and fanatical stubbornness of every man». Nella stessa sede la 14. Armee rivendica 18 carri alleati distrutti: è una cifra di parte, non verificabile. Per la parte tedesca di queste giornate, ricostruita anche sulle relazioni originali dei reparti, si veda Biscarini 2005.

[63] Kay 1967, IV (i): «Fourth Brigade was to get into La Romola if possible, and 6 Brigade was to attack San Michele.»

[64] Kay 1967, IV (ii) (Mezzocolle «about half-way along the Castellare – San Michele road»; concentramenti a tempo dall’una alle 3 del 29 luglio); III (ii), nota 2 (5° e 6° Reggimento da campagna); Burdon 1953 (Mezzocolle è «a house about 400 yards short of the village», circa 350 metri prima del paese). Sul tiro: Burdon 1953 scrive che un cannone tirava corto; Murphy 1966, pp. 623–624 e nota 22, risponde che le batterie controllate tiravano correttamente e che «there was, of course, no creeping or lifting barrage». Plowman 2011, p. 80, parla invece di un attacco «under a barrage».

[65] Kay 1967, IV (ii); Burdon 1953 (il mitragliere tedesco di Mezzocolle era stato ferito dal tiro d’artiglieria; a Poggetto di Sotto i prigionieri sono cinque).

[66] Kay 1967, IV (ii). Sulla carta allegata a Kay il paese porta l’indicazione «B/24 29 Jul»; il testo di Kay, Burdon 1953 e Stout 1956 attribuiscono però la presa alla compagnia D, mentre della compagnia B c’era solo il 12° plotone a Mezzocolle. Sulla presa del paese nella notte fra il 28 e il 29 luglio si veda anche Biscarini 2005.

[67] Burdon 1953 (incrocio a 250 iarde oltre la chiesa); Plowman 2011, p. 80, che dà il nome del comandante della 7ª troop («Lieutenant McCowan», cioè McCown).

[68] Kay 1967, IV (ii) («One of the tanks was disabled on the way; one went into position behind the church and one farther back in the village»); Kay 1958, p. 427.

[69] Sinclair 1954 («At dawn No. 7 Troop entered the village… Corporal Brenton was killed by spandau fire»). L’OC registra Mervyn Keith Brenton morto il 28 luglio 1944 (FWC VII.C.6): fra le due date c’è un giorno di differenza, come accade spesso fra il registro e le storie di reparto.

[70] Kay 1967, IV (ii) («two men from D Company, the driver and the five prisoners taken by 12 Platoon were all killed and an officer wounded when their grossly overcrowded jeep ran over a mine… This happened after the road had been searched for mines»); Burdon 1953 («scarcely more than thirty yards»; l’ipotesi del filo); Fusi 2011, p. 49.

[71] Fusi 2011, p. 49: «the longest day for both the 24th Battalion and San Michele a Torri».

[72] Kay 1967, IV (ii) («Shortly after 7 a.m.»); Fusi 2011, p. 49 («Casa Il Monte»).

[73] Burdon 1953.

[74] Sinclair 1954; Plowman 2011, p. 80.

[75] Kay 1967, IV (ii); Sinclair 1954. Le fonti non permettono di contare con sicurezza i carri neozelandesi entrati in paese il 29 luglio. Secondo Sinclair un carro della 5ª troop si rovesciò lungo la strada e in paese entrarono quello di Woolven e quello del suo sergente; secondo Kay e Plowman 2011, p. 80, arrivarono due carri, uno dei quali si rovesciò mentre manovrava contro il fienile. Plowman fa distruggere il carro di Woolven nel pomeriggio, presso l’edificio preso dalla pattuglia di Lea; Sinclair, durante il bombardamento delle 17.

[76] Burdon 1953, che cita il racconto del tenente Kelly. Dopo che il carrier prese fuoco, si incendiò anche il fienile vicino, su cui spararono i carri neozelandesi credendolo occupato dal nemico; Kelly ritirò uomini e materiali nella casa del 12° plotone.

[77] Kay 1967, IV (ii), dal diario di guerra del 24° Battaglione: «We are quite happy at the moment.»

[78] Sinclair 1954 (i colpi da 105 millimetri «firing directly over the tower and bursting perhaps less than 200 yards away»; «twenty-four of these shells»). Il nome completo è nella nota biografica: «Capt R. C. McCown, MC». Plowman 2011, p. 81, precisa che il carro tedesco colpito da McCown era un Panzer IV.

[79] Sinclair 1954: «The enemy counter-attacked at San Michele on eight separate occasions»; i tedeschi portarono fanteria su autocarri «to within 800 yards»; «according to many experienced soldiers the shelling was even more concentrated than that encountered at Cassino». Plowman 2011, p. 80, dopo i primi due attacchi delle 8.30 e delle 9.30, conta «another eight counterattacks», cioè dieci in tutto; Kay 1967, VI (i), dal diario della 14. Armee, parla di «a series» di contrattacchi. Per la sequenza dei contrattacchi del 29 luglio, anche dal lato tedesco, il rinvio è a Biscarini 2005.

[80] Fusi 2011, p. 51.

[81] Kay 1967, IV (ii), che cita la relazione di R. N. Smith: «the only method of defence left was to build a parapet from the rubble at the rear of the long chapel and cover the gaps with brens and rifles. This effectively stopped the Germans from entering the church»; la cripta era «practically 100 per cent safe». Sulla chiesa e sulla cripta di San Michele si veda anche Biscarini 2005.

[82] Kay 1967, IV (ii) («Nevertheless Lea’s men got clear of the barn… The other tank blasted the loft off the barn»); Burdon 1953; Plowman 2011, p. 80 («after the section below had made their getaway under supporting fire from the rest of their platoon»).

[83] Burdon 1953 («fifty yards»; il collegamento interrotto «since three o’clock»); Kay 1967, IV (ii).

[84] Kay 1967, IV (ii): «The fire from German self-propelled guns, tank guns and mortars, and shells from the New Zealand guns which fell short, were gradually reducing buildings in San Michele to rubble.»

[85] Stout 1956, pp. 586–587, racconto del soldato G. S. Kirk, infermiere della compagnia D: «Everyone very quiet and tense with no expectation of survival.»

[86] Stout 1956, p. 587: «Intensive artillery bombardment of buildings after a few hours can cause acute exhaustion among troops even in a basement…» (capitano A. W. H. Borrie, ufficiale medico del 24° Battaglione).

[87] Murphy 1966, p. 624 e note 24–25 («A shell struck the scout car»; ferito anche il magg. Carson del 5° Reggimento da campagna); OC, schede di Brian Bentley Graves (FWC VII.C.8) e Ivan Harold Henry (FWC VII.C.7), luogo di morte «San Michele». L’OC registra Graves al 4° Reggimento da campagna (26ª Batteria); Murphy lo indica come nuovo comandante della F Troop del 5°. Le fonti non danno l’ora.

[88] Kay 1967, IV (ii).

[89] Sinclair 1954: «At 5 p.m. the last and most determined effort was made by the enemy to recapture the village.» Plowman 2011, p. 81, scrive che i due ultimi carri neozelandesi furono ritirati anche per le notizie di Tiger in arrivo.

[90] Burdon 1953 (alle 19.15 la chiesa «began to collapse under the renewed bombardment»); Kay 1967, IV (ii) (alle 19.20 la richiesta di tiro). Sulla sera del 29 luglio e sulla distruzione della chiesa cfr. anche Biscarini 2005.

[91] Auckland Star, 2 agosto 1944, «Aucklanders in brilliant action. San Michele epic», corrispondenza del corrispondente ufficiale NZEF del 31 luglio, https://paperspast.natlib.govt.nz/newspapers/AS19440802.2.69 : «At 7.30 German artillery of all calibres came down on San Michele with what one infantry officer described as the heaviest concentration of enemy artillery to be seen. It lasted for 20 minutes.»

[92] Kay 1967, IV (ii); Burdon 1953.

[93] Kay 1967, IV (ii), che cita la relazione di Macdonald («I decided to withdraw the company from the village and instructed Mr LEA to rejoin his platoon and get them away to safety»); Burdon 1953. Kay fa andare Lea e Smith al punto di raccolta di Poggetto di Sotto; Burdon alla casa del 12° plotone, a Mezzocolle, dove attesero mezz’ora prima di tornare a Castellare.

[94] Kay 1967, IV (ii); Burdon 1953.

[95] Kay 1967, IV (ii) e nota biografica a Swann (MM; ferito il 30 luglio 1944); Burdon 1953 («a Mark IV tank»). Panzer IV anche in Kay 1958, p. 428; nell’Auckland Star del 2 agosto 1944 («Mark IV Special»); in Plowman 2011, p. 81; nel NZEF Times del 7 agosto 1944, citato in Fusi 2011, p. 52 («a Mark 4»). Panther nel racconto di G. S. Kirk, in Stout 1956, p. 586 («a German Panther tank appeared»). Tiger nel rapporto di Freyberg, Documents, p. 300 («Tiger tanks had possession of the street»), e in Sinclair 1954. Il PIAT (Projector, Infantry, Anti-Tank) era il lanciagranate anticarro della fanteria britannica e del Commonwealth.

[96] Kay 1967, IV (ii); Burdon 1953.

[97] Kay 1967, IV (ii), che cita la relazione di B. W. Dynes («For two and a half hours the platoon and attached personnel engaged the enemy with Tommy, Bren, Vickers guns and grenades….»); Kay 1958, p. 428: «About 9 p.m., when thirty Germans and a tank closed in, Sergeant Burgess and Private Herbert carried a Vickers gun upstairs… marble table… silenced three spandaus».

[98] Burdon 1953.

[99] Fusi 2011, p. 51.

[100] Kay 1967, IV (ii) e nota 1; Burdon 1953.

[101] Fusi 2011, p. 51: «The New Zealand commanding officers managed to re-establish radio contact and get a clearer idea of the situation from those barricaded in the village at 11.35 p.m.».

[102] Kay 1967, IV (ii) e nota 1 a (ii) («A German report that “12 more enemy tanks and some fresh infantry entered the village from the south” before orders were given to evacuate San Michele is disproved by the New Zealand records»); Sinclair 1954 («at dark the enemy was in effective control of the village»; rapporto del sergente Jones, 5ª troop); Norton 1952 («The situation was very fluid, with both sides holding parts of the village… Late that night San Michele was recaptured»); Puttick 1960, p. 464 («San Michele, which in fact had been heavily attacked and largely occupied by the enemy»); diario della 14. Armee del 29 luglio, in Kay 1967, VI (i) («The enemy … was stopped at the village of S. Michele by a series of counter attacks by our last local reserves….»); Fusi 2011, p. 51 (l’ordine tedesco di ritirarsi «and close the lines north of San Michele», collocato «at 1 a.m.» di «quella mattina»: la frase è ambigua, ma la ritirata tedesca dal paese è della sera del 29 luglio, verso le 23); Burdon 1953 (Aked). Per le altre voci dell’approfondimento: note sul carro di Swann, su Lea e Smith, sull’arrivo dei neozelandesi alle cantine, sul Tiger di La Romola e sul bombardamento di Cerbaia. Sulla serata del 29 luglio cfr. anche, come lettura di riferimento, Biscarini 2005.

[103] Burdon 1953: «For two days and nights he had been without sleep or rest… Assuming from reports coming in that San Michele must be in German hands, he proposed to organise a counter-attack with the battalion’s carrier platoon and Lea’s men».

[104] Kay 1967, IV (ii); Sinclair 1954 (il comando del capitano Carey; Woolven volontario). Il maggiore J. Finlay era un impiegato di Feilding, nato nel 1916 (Kay 1967, IV, nota biografica).

[105] Kay 1967, IV (ii): «As the guns were shooting from ground lower than the village, many of their shells either skimmed the buildings or exploded among them… 17 Platoon’s building, “after about ten minutes of almost continual pounding … commenced to collapse. For the next fifty minutes we were kept busy extricating men from the fallen debris….” Two men died before they could be released from the rubble.» Burdon 1953: «Our bombardment fell heavily on the house occupied by 17 Platoon»; nota biografica a Court.

[106] Kay 1967, IV (ii). Sinclair 1954 colloca l’attacco all’1.15; Puttick 1960, p. 464, scrive che la compagnia era sulla linea di partenza alle 2 ed entrò in paese entro un’ora.

[107] Sinclair 1954: «The infantry emerged from the crypt where they had remained undiscovered all night». Sulla rioccupazione del paese il 30 luglio si veda anche Biscarini 2005.

[108] Dawson 1961, p. 528: «empty except for the handful of Kiwis in the crypt, a few corpses, the still burning remains of 19 Regiment’s tanks».

[109] Murphy 1966, p. 624: morti tedeschi «on the cobblestones»; il cannone J1 piazzato a 300 iarde oltre la chiesa, accanto a «a Chianti wine store».

[110] Kay 1967, IV (ii) («Later in the morning»); Sinclair 1954 (alle 7); Dawson 1961, p. 529.

[111] Kay 1967, IV (iii), dal diario di guerra del 24° Battaglione: «Can you give any indication that yesterday’s programme is likely to be repeated» – «Not likely.»

[112] Dawson 1961, p. 529: «the target for all the “hate” the whole German Army could unleash»; «Trooper Howard was killed and two more of Speakman’s men wounded»; «Hottest spot of war». OC, scheda di Francis Leonard Howard, 18° Reggimento corazzato, morto il 30 luglio 1944 (FWC VII.C.11).

[113] Kay 1967, IV (iii); Puttick 1960, p. 464.

[114] Kay 1967, IV (iii); Puttick 1960, p. 464 («on the 30th three men killed»; il cambio «early in the morning of the 31st»). Fusi 2011, p. 51, scrive che all’alba del 30 luglio due soldati neozelandesi furono uccisi dal fuoco nemico.

[115] Kay 1967, IV (iii): «A German strongpoint on this ridge at Point 136, about 1000 yards to the left rear of San Michele, was a constant source of trouble»; per i due carri del 31 luglio, la metà dello squadrone C del 18° Reggimento rimandata oltre la Pesa. Come le altre quote, il numero indica l’altezza sulla carta; il caposaldo stava sul crinale a ovest, più in basso del paese. Fusi 2011, pp. 51–52, descrive nell’«area di San Niccolò a Torri» una posizione tedesca con la stessa dotazione (un semovente, tre carri, tre mortai, due mitragliatrici), attiva fino al 1° agosto: è con ogni probabilità lo stesso caposaldo.

[116] Ross 1959 («the historic house of exile of Niccolo Machiavelli… Count Serrestori had preserved it as a museum with all the items of Machiavelli’s writing room kept as they were in 1513»); Kay 1967, V «La Romola», (ii); Plowman 2011, p. 82. All’alba alcuni uomini di una squadra della compagnia A si erano rifiutati di ripartire («the defiant refusal to fight on the part of one section»), e per questo Thomas guidò di persona il primo tratto dell’attacco (Ross 1959).

[117] Ross 1959 (racconto del comandante della compagnia, Duncan: «Later we found that Karsten had been blown through the street wall… at that point a slight curve in the road brought us into view of a Tiger»; il contrattacco «around 1.30 p.m.»; le ventisei tombe). Le perdite della compagnia A sono date da Ross in un ufficiale morto, due ufficiali e sette uomini feriti. L’OC registra Roy Karsten morto il 30 luglio 1944 (FWC VIII.B.12).

[118] Kay 1967, V (iii), dal diario del GOC: «is putting tiger tanks in his objectives».

[119] Kay 1967, V (i), diario del GOC, 29 luglio: «I cannot see any way of getting him out except by a series of night attacks along that ridge.»

[120] Murphy 1966, p. 625: «the guns fired the first creeping barrage of the campaign. It was of 17 lifts… starting at 10 p.m. on the 30th»; Kay 1967, V (iii)–(v); Ross 1959.

[121] Kay 1967, V (vi) e note; Donald 2005, pp. 120–121 (Thomas: «He was first to reach the objective and was awarded a Military Cross»); Fusi 2011, p. 47. Per il quadro in cui si inseriscono i combattimenti di La Romola si rinvia a Biscarini 2005.

[122] Donald 2005, p. 120: «The ensuing battle was, in my belief, the most horrific encounter the 22nd ever experienced.»

[123] Kay 1967, V (vi), nota 2: «That night 1 and 3 MG Companies fired 108,000 rounds»; Kay 1958, p. 430. La 3ª compagnia appoggiava il 22° Battaglione, la 1ª la 5ª Brigata (Kay 1967, V (iii)).

[124] Kay 1967, V (vi), che cita il racconto del caporale (lance-corporal) Dillon: «when up comes the lid. Before I could surrender, the German did, with three or four others….»; «Later the tank, in perfect order, was driven towards the rear, where its unheralded approach caused alarm.» Donald 2005, p. 122; Plowman 2011, p. 83 (il tenente Heberer e il suo equipaggio, 3ª compagnia della schwere Panzer-Abteilung 508). Fusi 2011, p. 47, data la cattura al 30 luglio; Kay e Donald al 31.

[125] Kay 1967, V (vi), che cita Henderson 1958, p. 324: «sort of palace [Tattoli] … full of terrified civilians». Le perdite del battaglione sono nella tabella della sezione 7; il battaglione stimò di aver fatto 21 prigionieri e ucciso fra 40 e 50 tedeschi.

[126] Dawson 1961, p. 530: «San Michele was now more or less a backwater».

[127] Kay 1967, IV (iii).

[128] Kay 1967, VI «Breaking the Paula Line», (ii): «No ammunition, no attack»; Murphy 1966, p. 627. Fusi 2011, p. 53, scrive che i neozelandesi avevano esaurito tutte le munizioni da 25 libbre («had used up all of their 25-pound cannon ammunition»); Kay parla della necessità di accumulare una riserva sufficiente. Sulle giornate del 31 luglio e del 1° agosto cfr. anche Biscarini 2005.

[129] Kay 1967, VI (i), dal diario della 14. Armee: «about 50,000 rounds were counted… This even surpassed the weight of the fire during the heaviest days of the Cassino fighting.»

[130] Murphy 1966, pp. 625–626 e nota 27; Kay 1967, V (vi) («10 of whom were killed»). I nomi, secondo Murphy: sergente W. J. Foley, bombardiere F. J. H. Whitehorn, artiglieri R. J. Clark, W. F. S. Craine, B. R. Curry, W. M. Lennane, J. H. F. Reid, S. G. Shrimpton, K. W. Telfar; l’artigliere R. V. Davies morì in seguito. Murphy nomina però il sergente Foley anche fra i morti del cacciacarri M10 «D3», insieme a A. S. Chapman (nota 28): l’elenco non è del tutto sicuro. Fusi 2011, p. 47, scrive di nove morti sul colpo e di altri dieci morti in seguito; la cifra non trova riscontro nelle altre fonti.

[131] Kay 1967, VI (ii); Pringle, Glue 1957, nota 38 (catturato «early on 1 August» con l’autista, su una scout car della troop di ricognizione).

[132] Kay 1967, IV (iii); Fusi 2011, p. 52.

[133] Kay 1967, VI (ii).

[134] Kay 1967, VI (iii): «for a rather complicated series of attacks… a sort of three-brigade attack on a three-battalion front at different times with different artillery programmes» (diario del GOC); «a partial right-wheel for the Division, pivoting on 5 Brigade on the eastern flank, to bring the front to face north along the line Poggio delle Monache – La Poggiona – Poggio Valicaia, the three eastern crests of the hills, possession of which would open a short and indefensible route to Florence»; avanzate di «slightly over 1000 yards», «2000 yards» e «nearly 3000 yards»; «The fire plan was one of the most complicated devised by the New Zealand Artillery». Murphy 1966, p. 628.

[135] Kay 1967, VI (iv) («along the road» verso i Points 281 e 282); Puttick 1960, pp. 465–466 (asse d’avanzata: «a road running to the north-east», da una linea di partenza 1.500 iarde a sud-ovest della quota 281); Plowman 2011, p. 83 («up the Poggio-Cigoli Road»); Norton 1952 (la compagnia D del 26° a La Liona «without loss»). Dawson 1961, p. 531, scrive che «just past San Michele» la troop di carri del tenente Oxbrow, che seguiva il 25° Battaglione «on the Castellare road», ebbe un breve scontro a fuoco fra le case.

[136] Kay 1967, VI (iv): «a sharp earthquake».

[137] Kay 1967, VI (iv) (quota 337 «about half-way between Poggio Cigoli and Poggio Valicaia»); Puttick 1960, p. 466 («At 3 a.m. C Company reported itself in position on Point 337, having captured thirty prisoners»; Cottam e Kerr uccisi «half a mile from the start»). OC: Sydney Graham Cottam e Stephen Victor Kerr, 25° Battaglione, morti il 1° agosto 1944 (FWC VII.C.16 e VII.D.2). Sull’attacco della notte fra il 1° e il 2 agosto, con cui la linea Paula cedette, si veda anche Biscarini 2005.

[138] Kay 1967, VI (iv), nota, che cita un rapporto del XIV. Panzerkorps del 7 agosto: «6/15 Pz Gren Regt (35 men) was cut off … at Pian dei Cerri and has not returned».

[139] Kay 1967, VI (iv) e nota 3 («the first and only German tank definitely known to have been knocked out»); Murphy 1966, pp. 630–631: «a Pzkw IV altered to look like a Tiger. It was the one and only tank destroyed by the 7th Anti-Tank in Italy»; Puttick 1960, pp. 467–468 (torretta sbalzata di «about 6 feet»; un solo colpo a 300 iarde); Dawson 1961, pp. 531–532 (il carro avanzava con l’equipaggio seduto fuori; colpo a 100 iarde). Le distanze del tiro date dalle fonti variano fra 100 e 300 iarde; Fusi 2011, p. 53, scrive che il carro cominciò a ripiegare a meno di 400 metri dagli Alleati. Fusi 2011, p. 53, descrive un Panzer IV colpito da un 17 libbre piazzato nell’aia della fattoria di Carbognano, con la torretta sbalzata per quasi due metri: è con ogni probabilità lo stesso episodio. Per il confronto fra documenti neozelandesi e tedeschi in questa fase si rinvia a Biscarini 2005, che ha lavorato sulle relazioni originali di entrambe le parti.

[140] Puttick 1960, pp. 467–468, testimonianza del caporale Gordon: «the Padre and a party went to bury the German crew».

[141] Kay 1967, VI (v) e nota 3 (Tsukigawa è «Corporal» nel racconto, «L-Sgt» nella nota biografica); Donald 2005, p. 125: «Corporal Tsukigawa inspired the hard pressed forward troops… won a well deserved Military Medal».

[142] Kay 1967, VI (v), nota 1, e (viii) e nota, dal diario della 14. Armee: «Some of the battalions had only 10 or 15 men per company». Fusi 2011, p. 49, riferisce una proposta analoga di menzione nel bollettino per l’intera 29. Panzergrenadier-Division «of Lieutenant General Fries».

[143] Kay 1967, VI (vii).

[144] Kay 1967, VI (vii); VII (iii).

[145] Kay 1967, VI (v): «almost all local firing ceased».

[146] Kay 1967, VII «Down to the Arno», (i): «We pushed him off the top of the hill last night…».

[147] Kay 1967, VII (i).

[148] Puttick 1960, pp. 470–471, racconto di Shinnick: «a very startled Italian and his wife… crying and laughing… Jerry had pulled out that morning».

[149] Kay 1967, VII (iii). Norton 1952 parla di un bombardamento alle 4.30 del mattino con «few soldiers or civilians were injured»: vedi l’approfondimento «Le fonti non concordano».

[150] Kay 1967, VII (i), (iv).

[151] Kay 1967, VII (iii): «It was possible to move freely between San Michele, Cerbaia and La Romola without drawing fire. Everywhere the Italians were returning to their homes.» Il 3 agosto è anche il termine che Biscarini 2005 assegna alla battaglia.

[152] Kay 1967, VII (iv) e nota 4, dal diario della 14. Armee: «Partisans cut the fuzes leading to the houses south of the Ponte Vecchio, but they were repaired, and when the houses blew up the partisans were buried among the ruins.»

[153] Kay 1967, VII (iv): «The South Africans were the first Allied troops to enter Florence»; Documents, p. 301: «South African tanks and infantry were the first to reach the outskirts of Florence».

[154] Kay 1967, VII (iv): «another platoon of this company and the three of D, mounted on the tanks of A Squadron, 19 Regiment»; Ross 1959 (il 13° e il 15° plotone della compagnia C e i tre della D; il 13° fu poi dirottato); Sinclair 1954.

[155] Kay 1967, VII (iv) e nota 4: «Men from the Maori Battalion may have entered the southern suburbs of Florence about the same time as Thomas’s column, if not earlier»; Cody 1956.

[156] Fusi 2011, p. 56.

[157] Kay 1967, VII (vi), dal diario del GOC: «It had to be done. We had a better chance than you did. It has probably saved you a lot of casualties.»

[158] GoNews, «Martedì 4 agosto è il 76esimo della Liberazione di Scandicci: le celebrazioni», 28 luglio 2020, https://www.gonews.it/2020/07/28/martedi-4-agosto-e-il-76esimo-della-liberazione-di-scandicci-le-celebrazioni-2/amp/ .

[159] Fusi 2011, pp. 54–55, che per l’unità sanitaria cita Stout 1956.

[160] Fusi 2011, p. 55, che cita il Liber chronicus della parrocchia di San Zanobi a Casignano (manoscritto inedito, p. 120 e segg.): i due neozelandesi «who died at Vingone in an encounter with a German tank in which two German soldiers also died».

[161] Kay 1967, VII (vi); Burdon 1953 (la sostituzione con la 85ª Divisione statunitense).

[162] Fusi 2011, p. 19.

[163] Kay 1967, VII (vi): «The New Zealand Division’s destruction of the German defences on the hills commanding the city’s southern approaches had been the turning point of the battle for Florence.»

[164] Congedo 2011, cap. 7 «Seems like yesterday: Italian witnesses remember the passing of the Front», pp. 219–232. Edizione italiana: I giorni della liberazione, NTE, 2009 (vedi Bibliografia).

[165] Fusi 2011, p. 48 («had taken refuge»: il testo non dà la data).

[166] Testimonianza di Loretta Verdiani, in Congedo 2011, pp. 223–224: «Go away, tonight all houses kaput!».

[167] Congedo 2011, p. 224 (le due cantine, le cifre di 60 e 200, gli uomini nei boschi, i tedeschi ai piani alti e in parte delle cantine); testimonianze di Remo Sereni e di Ida Agnoloni, p. 225 («about 40 people»; «about 160 people in the cellar at the manorhouse»), e di Loretta Verdiani, p. 225. Sulla popolazione di San Michele nei giorni della battaglia, e sulle testimonianze raccolte sul posto, si veda anche Biscarini 2005.

[168] Congedo 2011, p. 224: «one of the epicentres of the battle, which reached maximum intensity on 28 and 29 July».

[169] Testimonianza di Loretta Verdiani, in Congedo 2011, p. 225: «There were 200 or 300 of us, it was full of people. There were 30 small children aged between two and three years old, the poor things just didn’t stop crying… there was also Francalanci the priest, Bucciolini the fattore and Conti the sotto-fattore»; «That was why they were firing at us»; «Father Francalanci counted minute by minute how many fell». Non è documentato se don Francalanci fosse il parroco di San Michele; il corrispondente neozelandese che visitò il paese l’8 agosto vi trovò un parroco di settantun anni, da quarantasei in quella chiesa, di cui non dà il nome (vedi la nota sulla «piccola Cassino», sezione 8).

[170] Testimonianza di Loretta Verdiani, in Congedo 2011, p. 225: «At about 2 a.m. on Saturday night we heard two planes passing overhead… 12 bombs, all around the farmhouse… So Mario Michelangeli and Giuseppe Conti, the sotto-fattore, crossed the Front and went to the Castellare where there was a command post, to tell them to cease firing because there were lots of civilians in the village.» La testimonianza non permette di stabilire la notte esatta.

[171] Testimonianza di Ida Agnoloni, in Congedo 2011, p. 225.

[172] Congedo 2011, p. 225.

[173] Testimonianza di Piero Pacifici, in Congedo 2011, pp. 222–223, e nota 1 a p. 232 («Artemio Bianchi. The episode is also remembered by Loretta Verdiani»). La data dell’episodio non è indicata. Per l’età di Pacifici, p. 228.

[174] Congedo 2011, nota 9 a p. 232; per la Palazzina, testimonianze di Loretta Verdiani (p. 227) e Ida Agnoloni (p. 222).

[175] Testimonianze di Piero Pacifici e di Loretta Verdiani, in Congedo 2011, pp. 226–227: «They had those big hats with netting on them»; «there were only six Germans in front of the cellar». Congedo 2011, p. 224, scrive che i rifugiati furono liberati dai neozelandesi il 30 luglio; anche Fusi 2011, p. 51, scrive che all’alba del 30 luglio i neozelandesi raggiunsero «the church and the farm at San Michele». Per la perquisizione notturna del paese, Kay 1967, IV (ii).

[176] Congedo 2011, p. 226: «part of San Michele remained in German hands for another three days». Anche Pacifici ricorda che «the Germans regained part of San Michele» (p. 226). Per la memoria dei civili si veda anche la seconda edizione di Biscarini 2005 (2006), ampliata con nuove testimonianze secondo la recensione pubblicata su questo sito.

[177] Testimonianza di Ida Agnoloni, in Congedo 2011, p. 226 («That Sunday morning, when we all left the cellar, there were still Germans at Uccellare»; il 30 luglio 1944 era domenica); Congedo 2011, p. 226.

[178] Congedo 2011, p. 226 (le famiglie della Palazzina verso Montagnana; i bombardamenti su Marciola e Pian dei Cerri visti «almost as if they were at the movies»); testimonianze di Ida Agnoloni (p. 226: il brodo, «we thought it was a banquet»), di Piero Pacifici (pp. 226–227: il braccio rotto, l’ospedale di Siena) e di Loretta Verdiani (p. 227: la granata nel cortile di Castellare, il camion per Siena, Montagnana e Montepaldi). La testimonianza non dice a quale esercito appartenesse il soldato di guardia colpito.

[179] Congedo 2011, p. 227, e testimonianza di Loretta Verdiani, ivi: «There were three military trucks in front of Adriana’s shop – two were already full of dead bodies – and we could see those young men with their blond hair… We didn’t sleep for a month because of the impression it made on us.»

[180] Testimonianza di Silvano Vignozzi, in Congedo 2011, p. 227: un altro uomo «had helped him [il padre] put the soldier on a ladder»; «I had all his documents, with his name and surname. I would have liked to have written to his family, but there was no one who could write in German».

[181] Congedo 2011, p. 228, con la testimonianza di Aldo Bonifazzi (p. 228) e, per Umberto Poli, quella del padre Dante Poli (nota 10 a p. 232). Il 1° aprile 1945 era Pasqua.

[182] Fusi 2011, p. 52.

[183] Testimonianza di Piero Pacifici, in Congedo 2011, pp. 228–229: «Everyone in San Michele knew we were Jews but no one ever turned us in.»

[184] Norton 1952: i civili «gave details of the enemy’s troop dispositions, ammunition dumps, and gun positions» e riferirono che «200 poorly equipped partisans led by escaped prisoners of war were harassing the enemy in the hills north of the town». Il numero è un’informazione raccolta dai civili e la fonte non dice di quale esercito fossero i prigionieri evasi. Per la 3ª Brigata «Carlo Rosselli», Atlante, scheda del Casone (nota dell’approfondimento sulle uccisioni di civili).

[185] Fusi 2011, p. 51.

[186] Kay 1967, II (v) e nota 2 («but there is no proof of this», a proposito di Fabbrica); V (vi) (La Romola).

[187] Kay 1967, II (iii), nota 2, dal diario della 14. Armee. Lo stesso passo riferisce che «in one divisional sector 26 Italians were shot as a reprisal», senza indicare il settore: l’episodio non può essere localizzato e non va riferito a San Michele.

[188] Kay 1958, p. 427, dal diario del soldato Ross, 5° plotone del 27° Battaglione: «Bed down in large villa [at Montepaldi]…. About 200 refugees also taking shelter».

[189] Kay 1958, p. 431, dal diario del soldato Gain: «at least forty Italians, among them a singularly attractive girl who was said to be an opera singer from Florence»; Fusi 2011, pp. 53–54 e nota 22 a p. 72, che identifica la villa «probabilmente» con Villa Tattoli.

[190] Atlante, ricerca per Comune (https://www.straginazifasciste.it/?page_id=776). Per il Comune di Scandicci l’Atlante registra in quel periodo il Casone (17 luglio) e Badia a Settimo (18 luglio); nessuna scheda riguarda San Michele a Torri, La Romola o Giogoli. L’Atlante registra le uccisioni intenzionali di civili, non le vittime dei combattimenti e dei bombardamenti. Per il quadro generale: G. Fulvetti, Uccidere i civili. Le stragi naziste in Toscana (1943–1945), Roma, Carocci, 2009, pp. 129–130 e 152–153; M. Mazzoni, Il passaggio del fronte tra Val di Pesa e Val d’Elsa, Firenze, Polistampa, 2014. Sulle violenze ai civili fra Val di Pesa e Val d’Elsa cfr. inoltre, come lettura di riferimento, C. Biscarini, Quando piovevano le cannonate. 1944: violenze e «guerra ai civili» tra la Val di Pesa e Val d’Elsa, Arcidosso, Effigi, 2012 (d’ora in poi Biscarini 2012).

[191] Atlante, scheda «Casone, Scandicci, 17.07.1944» (compilatore F. Fusi), https://www.straginazifasciste.it/wp-content/uploads/schede/CASONE%20SCANDICCI%2017.07.1944.pdf : i due fratelli, «due contadini… forse partigiani della 3ª “Rosselli”»; nella vicina Villa Lazzeri era di stanza la Feldgendarmerie-Abteilung 541; responsabili «ignoti». La testimonianza di Giovanna Fondelli, nuora di Loris, in Congedo 2011, pp. 230–232, parla di un soldato tedesco ferito, ricorda che Loris aveva lavorato alle ferrovie e poi alla fattoria Sassoli, e respinge l’ipotesi, avanzata da alcune ricostruzioni, che i fratelli fossero legati alla formazione partigiana. La scheda dell’Atlante rinvia anche a Biscarini 2005, pp. 68–70.

[192] Atlante, scheda «Badia a Settimo, Scandicci, 18.07.1944» (ricerca per Comune, nota precedente).

[193] Atlante, scheda «San Martino a Cozzi, Tavarnelle Val di Pesa, 22.07.1944», https://www.straginazifasciste.it/wp-content/uploads/schede/SAN%20MARTINO%20A%20COZZI%20TAVARNELLE%20VAL%20DI%20PESA%2022.07.1944.pdf (fonti della scheda: Mazzoni 2014, p. 152; AUSSME, N1/11, b. 2132).

[194] Atlante, scheda «Pratale, Tavarnelle Val di Pesa, 23.07.1944», https://www.straginazifasciste.it/wp-content/uploads/schede/PRATALE%20TAVARNELLE%20VAL%20DI%20PESA%2023.07.1944.pdf (non luogo a procedere del giudice per le indagini preliminari, 20 maggio 2013). Fusi 2011, nota 7 a p. 72, dà i dodici nomi. Fra le fonti della scheda: Biscarini 2012, pp. 87–103.

[195] Atlante, scheda «Fabbrica, San Casciano in Val di Pesa, 24.07.1944», https://www.straginazifasciste.it/wp-content/uploads/schede/FABBRICA%20SAN%20CASCIANO%20IN%20VAL%20DI%20PESA%2024.07.1944.pdf : «Solo Carlo Viviani, ferito, sopravvive fingendosi morto». La scheda ipotizza come reparto la 2ª compagnia del Fallschirmjäger-Regiment 12, la stessa di Pratale. Fusi 2011, nota 7 a p. 72, dà i nomi; il «Bruno Villani» del testo inglese va letto Bruno Viviani. Fra le fonti della scheda: Biscarini 2012, pp. 148–155.

[196] Atlante, scheda «San Gaudenzio a Campoli, San Casciano in Val di Pesa, 24.07.1944», https://www.straginazifasciste.it/wp-content/uploads/schede/SAN%20GAUDENZIO%20A%20CAMPOLI%20SAN%20CASCIANO%20IN%20VAL%20DI%20PESA%2024.07.1944.pdf (reparto attribuito alla 4. Fallschirmjäger-Division).

[197] Atlante, scheda «Tondo de le Corti, San Casciano in Val di Pesa, 25.07.1944», https://www.straginazifasciste.it/wp-content/uploads/schede/TONDO%20DE%20LE%20CORTI%20SAN%20CASCIANO%20IN%20VAL%20DI%20PESA%2025.07.1944.pdf (reparto attribuito alla 4. Fallschirmjäger-Division).

[198] Atlante, scheda «Montignana, San Casciano in Val di Pesa, 26–27.07.1944», https://www.straginazifasciste.it/wp-content/uploads/schede/MONTIGNANA%20SAN%20CASCIANO%20IN%20VAL%20DI%20PESA%2026-27.07.1944.pdf (il Comune dà il 26, i Carabinieri il 27).

[199] Atlante, scheda «Cancelli – Torre Rossa, Impruneta, 03.08.1944» (ricerca per Comune, nota dell’approfondimento).

[200] Kay 1967, II (xii); Fusi 2011, cap. 7, pp. 214–215 (le distruzioni dell’abitato di San Casciano e il diario di Freyberg del 26 luglio).

[201] Kay 1967, VII (vi): «During the Division’s advance of over 20 miles which began on 22 July, its casualties were almost a thousand: 214 were killed or died of wounds, 710 were wounded, and 29 became prisoners of war, a total of 953.» Per la stessa avanzata Fusi 2011, p. 29, stima «more than 200» neozelandesi morti; la pagina «Italy – October 1943–April 1945» di NZ History (https://nzhistory.govt.nz/node/646) parla di circa mille perdite fra luglio e il 4 agosto, compresa Arezzo. Le cifre sono coerenti; qui vale quella della storia ufficiale.

[202] Kay 1967, VII (vi), nota 4.

[203] Kay 1967, VII (vi): «52 of 4 Armoured Brigade’s tanks, the strength of one whole regiment, were put out of action, many of them permanently».

[204] Kay 1967, IV (ii) e nota 4: «may have been about 30, and the enemy losses greater… It is impossible to give exact figures.» Sulle perdite delle due parti a San Michele cfr. anche Biscarini 2005.

[205] Sinclair 1954: «B and C Squadrons of the 19th in close support had as many casualties during the two days of the action as the whole regiment had sustained during operation DICKENS at Cassino».

[206] Auckland War Memorial Museum, Online Cenotaph, https://www.aucklandmuseum.com/war-memorial/online-cenotaph , interrogazione dell’API pubblica (https://api.aucklandmuseum.com/search/cenotaph/_search) sui campi «data di morte» e «luogo di sepoltura», 16 ottobre 2026. Lo stesso registro dà 218 neozelandesi morti in Italia fra il 22 luglio e il 4 agosto, sepolti al FWC (198), a Bolsena (9), ad Assisi (8), ad Arezzo, Caserta e Anzio (uno ciascuno): cifra coerente con i 214 di Kay.

[207] OC, 16 ottobre 2026: 28 neozelandesi sepolti al FWC con data di morte 1° agosto 1944. Del 7° Reggimento anticarro sono dodici: i dieci di Murphy (nota sull’esplosione di La Romola) più A. S. Chapman e P. L. Scannell. Del 28° Battaglione otto con l’indicazione del reparto, più un nono registrato come «Infantry».

[208] OC, 16 ottobre 2026: sui 131 morti fra il 27 luglio e il 4 agosto, il luogo di morte è «Italy» per 119, «Florence» per 7, «La Romola» per 3, «San Michele» per 2. Le date del registro possono differire di un giorno da quelle delle storie di reparto (si veda la nota su Brenton).

[209] Kay 1967, VII (vi), nota 5: «according to incomplete reports to Fourteenth Army, 1 Parachute Corps’ casualties were about 1700 killed, wounded and missing; 29 Pz Gren Div and 4 Para Div each had at least 500 casualties». Per la parte tedesca cfr., come lettura di riferimento, Biscarini 2005, fondato anche sulle relazioni originali dei reparti tedeschi.

[210] Kay 1967, IV (ii), nota 4.

[211] Kay 1967, IV (ii), nota 4, relazione di Macdonald: «three weeks later one of my men was in SAN MICHELE and counted 47 German graves»; Ross 1959 (Sant’Andrea).

[212] Kay 1958, pp. 427–428, che cita il tenente I. McLennan, del 6° plotone mitraglieri: «the total dead is reckoned to be 300/400. [The Germans actually had fewer casualties.]».

[213] Kay 1967, IV (ii), nota 4 (24° Battaglione, compagnia D, 19° Reggimento corazzato e 27° Battaglione il 29 luglio; i 29 tedeschi del 29 luglio; le 47 tombe); V (vi) e VI (v), nota 2 (22° Battaglione: 8 morti, 22 feriti e 2 dispersi a La Romola; 2 morti e 39 feriti «on 1 and 2 August»); VI (v), nota 1 (25° Battaglione: 9 morti e 30 feriti; Puttick 1960, p. 469, dà 2 ufficiali e 6 uomini morti, 1 morto per ferite e 30 feriti); VII (vi) e note 4–5 (intera avanzata, sosta sull’Arno, perdite tedesche). Burdon 1953, tabella delle perdite nelle azioni di Monte Camurcina e San Michele: 2 ufficiali e 15 uomini morti, 1 morto per ferite, 4 ufficiali e 71 uomini feriti, 5 prigionieri (le due azioni non sono distinte). Norton 1952 (compagnia C, 28 luglio; il battaglione, 27 luglio – 2 agosto). Puttick 1960, p. 464 (compagnia B del 25°, 30 luglio). Donald 2005, pp. 126–127: «We have had our casualties, 116 in all since 2 Company started its successful advance along Route 2». Pringle, Glue 1957, p. 473: «nine killed and thirteen wounded… six tanks destroyed. Two troopers were missing», dal 27 luglio. Ross 1959 (Sant’Andrea). OC, come alla nota successiva sul registro.

[214] Fusi 2011, p. 29: la battaglia di Cassino era costata ai neozelandesi «the sacrifice of 343 lives»; quelle perdite «prompted the New Zealand commanding officers to be more cautious», tanto che molti attacchi furono condotti di notte, «mainly using artillery and armed vehicles in order to reduce human loss». Sulla presenza della divisione a Cassino fra febbraio e maggio 1944, Fusi 2011, appendice; R. Kay, Italy Volume II, 1967, cap. 1 (operazione DICKENS).

[215] Gisborne Herald, 2 agosto 1944, «New “Cassino”» (Reuter ed Exchange Telegraph, Londra, 1° agosto), https://paperspast.natlib.govt.nz/newspapers/GISH19440802.2.29 : «determined to make a stand after the Cassino pattern».

[216] Auckland Star, 11 agosto 1944, «”Little Cassino”. Site of N.Z. victory. Ruins of San Michele», corrispondenza del corrispondente ufficiale NZEF dell’8 agosto, https://paperspast.natlib.govt.nz/newspapers/AS19440811.2.23 : «The man who called this “Little Cassino” was right.» Nello stesso articolo il corrispondente descrive il paese dopo la battaglia: «There is nothing there of note, only a few peasants and a priest.» Il parroco, settantunenne e da quarantasei anni in quella chiesa, sedeva davanti alla porta chiusa: dentro c’erano solo macerie, mentre il campanile era rimasto in piedi «with its bells and ropes».

[217] Documents, p. 300: «…they found our infantry holding on in demolished buildings just as the enemy paratroops did at Cassino.»

[218] Kay 1967, VI (i) (nota sul diario della 14. Armee, sezione 4, 31 luglio).

[219] Sinclair 1954; Kay 1958, p. 429: «The New Zealand casualties in this miniature Cassino were remarkably few, less than thirty»; Dawson 1961, p. 527: «It was the scene, from 28 July, of the Kiwis’ most violent action since Cassino.»

[220] Fusi 2011, introduzione, pp. 8–9: «…has more than once been described as a “second Cassino”, testifying to the view that its price in human lives was second only to the better-known battle for the famous monastery».

[221] Comune di Scandicci, comunicato del 3 agosto 2026 (nota sulle stele); F. Morviducci, «Gli eroi della piccola Cassino. Omaggio ai neozelandesi che liberarono Scandicci», La Nazione, 2026, https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/gli-eroi-della-piccola-cassino-87811afa («La battaglia, chiamata la piccola Cassino per la violenza dei combattimenti»). Fusi 2011, p. 52, parla del piccolo borgo «nicknamed “little Cassino” due to the violence of the battle».

[222] OPAC SBN, IT\ICCU\CFI\0728318 (Scandicci, CentroLibro, 2005, 223 p., collana «Radici», 7; soggetto «Guerra mondiale 1939-1945 – San Michele a Torri») e IT\ICCU\LO1\1122892 (2006, 239 p.).

[223] Kay 1967, IV «San Michele»; Burdon 1953, cap. 15 «Monte Camurcina and San Michele»; Norton 1952, cap. 16 «The Advance on Florence». Per la stampa: Auckland Star, 2 e 11 agosto 1944 (note sul corrispondente e sulla «piccola Cassino»).

[224] Dawson 1961, p. 523: «two obscure little rural hamlets», da scrivere «in large, permanent letters» nella storia della divisione.

[225] «Army Battle Honours. Approval By Queen», The Press (Christchurch), 3 marzo 1958, https://paperspast.natlib.govt.nz/newspapers/CHP19580303.2.57 : per il 3rd Armoured Regiment (20th Armoured Regiment) «Orsogna, Cassino I, Advance to Florence, San Michele…»; per i Nelson-Marlborough Mounted Rifles «Same as the 3rd Armoured Regiment». La notizia è riferita nella forma data dalla stampa; il testo dell’assegnazione nella New Zealand Gazette non è citato qui. La stampa neozelandese di quegli anni riporta «San Michele» anche negli elenchi ufficiali del 19° Reggimento corazzato («Separate engagements… were at Perano, San Michele, and at St. Angelo in Salute»: «19th Battalion To Hold Big Reunion», Evening Post, Wellington, 7 giugno 1957, https://paperspast.natlib.govt.nz/newspapers/EP19570607.2.155) e del 27° Battaglione mitraglieri («Cerbaia. San Michele, Paula line»: «Machine-Gunners’ Flag Has Historic Associations», The Press, 8 maggio 1958, https://paperspast.natlib.govt.nz/newspapers/CHP19580508.2.31). Sul passaggio degli onori ai reparti territoriali, Sinclair 1954, cap. 24 «Repatriation and Rehabilitation».

[226] Fusi 2011, introduzione, pp. 8–9: «If we in Italy have only recently become aware and rediscovered these facts…». È la stessa constatazione da cui muove il titolo di Biscarini 2005.

[227] Fusi 2011, p. 48: «one of the least-known military operations of the campaign that crossed Tuscany from July to September 1944».

[228] Congedo 2011, p. 227.

[229] MEMO – La mappa dei monumenti (ANPI), scheda «Monumento ai soldati Neozelandesi», San Michele a Torri, censimento di G. Baldini, 4 giugno 2007, https://memo.anpi.it/monumenti/459/monumento-ai-soldati-neozelandesi/ (testi CC BY 4.0); la stessa scheda su Resistenza Toscana (ISRT), https://resistenzatoscana.org/monumenti/scandicci/monumento_ai_soldati_neozelandesi/ . Il monumento segue di un anno il libro di Biscarini (Biscarini 2005), la prima monografia italiana sulla battaglia.

[230] I giorni della liberazione. 21 luglio–4 agosto 1944: le truppe neozelandesi da San Donato alle porte di Firenze, Campi Bisenzio, NTE, 2009; Fusi 2011, introduzione, p. 9, e ringraziamenti, p. 10 («Jack Cummins, president of the Italy Star Association»). Il nome è stampato «Cummings» una sola volta, a p. 9; «Cummins» ricorre nei ringraziamenti, in una didascalia e nelle didascalie dell’appendice.

[231] 28th Māori Battalion, fotografie del pellegrinaggio Ngarimu VC, maggio 2014: https://28maoribattalion.org.nz/node/26656 (monumento di San Michele, con partigiani italiani) e https://28maoribattalion.org.nz/node/26650 («Veteran Nolan Raihania leads the Ngarimu VC tour group onto Florence War cemetery»); copie dell’Internet Archive del 28 febbraio 2023.

[232] MEMO – ANPI e Resistenza Toscana (nota sul monumento); per il testo māori anche 28th Māori Battalion, https://28maoribattalion.org.nz/node/26656 . Originale inglese: «…those New Zealand soldiers who sacrificed their lives on these hills…». L’iscrizione data la battaglia al «giugno 1944» (in māori «pipiri 1944»): i combattimenti sono invece della fine di luglio e dell’inizio di agosto.

[233] GoNews, 28 luglio 2020 (cerimonia del 4 agosto «al Cippo per i Caduti Neozelandesi a San Michele a Torri»); «La Liberazione ottant’anni dopo: una domenica dedicata al ricordo», La Nazione, 1° agosto 2024, https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/la-liberazione-ottantanni-dopo-una-domenica-dedicata-al-ricordo-701978dd .

[234] Comune di Scandicci, «Liberazione: il 4 agosto saranno inaugurate le stele con i nomi dei 198 caduti per la libertà di Scandicci e del Chianti», 3 agosto 2026, aggiornato il 5 agosto, https://www.comune.scandicci.fi.it/novita/notizie/liberazione-il-4-agosto-saranno-inaugurate-le-stele-con-i-nomi-dei-198-caduti-la ; «Il ricordo dei martiri della Liberazione», La Nazione, 6 agosto 2026, https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/il-ricordo-dei-martiri-della-a77a1f57 (le stele scoperte da Sereni ed Heslop; i nomi letti ad alta voce); «Scandicci, proseguono le celebrazioni per la Liberazione: nuove stele per i caduti neozelandesi», 055firenze, 27 luglio 2026, https://www.055firenze.it/art/242541/scandicci-proseguono-le-celebrazioni-per-la-liberazione-delle-nuove-stele-per-caduti-neozelandesi (il programma).

[235] Comune di Scandicci, comunicato del 3 agosto 2026, e 055firenze, 27 luglio 2026 (nota precedente).

[236] Confronto fra l’elenco pubblicato dal Comune di Scandicci (3 agosto 2026) e l’OC (sepolti al FWC, morti fra il 22 luglio e il 4 agosto 1944), 16 ottobre 2026. Grafie diverse: Henry/Henare Hapi Kutia, Philip/Phillip D’Arcy Brewer, Roy Lesley/Leslie Priaulx, Stuart/Stewart Fulton Middlemiss, Teua/Te Ua Keepa. Sulle stele ma morti, secondo l’OC, fuori dall’intervallo: Alexander Dunbar, 22° Battaglione, 12 agosto 1944; Togo Naera, 28° Battaglione, 11 agosto 1944; Thomas James Borthwick, 22° Battaglione, per il quale l’OC dà la data, evidentemente errata, dell’«8/1/1944». Morti il 4 agosto 1944, sepolti al FWC e assenti dalle stele: Claude Uatuku (28° Battaglione), Leslie Stewart e Robert Charles Lilley (26° Battaglione).

[237] GoNews, 28 luglio 2020, e La Nazione, 1° agosto 2024 (nota sulla commemorazione).

[238] Commonwealth War Graves Commission, Florence War Cemetery («1,632 Commonwealth burials»; «Total identified casualties 1616»; via Aretina 38, 50061 Girone – Compiobbi), copia dell’Internet Archive del 26 gennaio 2025, https://web.archive.org/web/20250126130415/https://www.cwgc.org/visit-us/find-cemeteries-memorials/cemetery-details/2036800/florence-war-cemetery/ ; NZ War Graves Project, https://nzwargraves.org.nz/ («NZ Casualties: 243»); OC (243 neozelandesi).

Bibliografia
Opera di riferimento
  • Biscarini, C., San Michele, la battaglia dimenticata, Scandicci, CentroLibro, 2005 (Radici, 7), 223 p.; 2ª ed. ampliata, Scandicci, CentroLibro, 2006, 239 p. La prima monografia italiana sulla battaglia, fondata sulle relazioni originali dei reparti neozelandesi e tedeschi e sul diario di guerra di Freyberg: il riferimento per la ricostruzione completa e per la parte tedesca. Recensione su questo sito.
  • Gotica Toscana aps, «Luglio di guerra in Toscana, raccontato da Claudio Biscarini», sintesi dei primi due capitoli del libro (l’avanzata dal Chianti alla Pesa). https://www.goticatoscana.eu/it/portfolio/luglio-di-guerra-in-toscana-raccontato-da-claudio-biscarini/ ; versione inglese: https://www.goticatoscana.eu/en/portfolio/july-of-war-in-tuscany-recounted-by-claudio-biscarini/
Storie ufficiali e documenti neozelandesi
  • Burdon, R. M., 24 Battalion, Wellington, War History Branch, Department of Internal Affairs, 1953 (Official History of New Zealand in the Second World War 1939–45), cap. 15 «Monte Camurcina and San Michele», pp. 262–278. NZETC: https://nzetc.victoria.ac.nz/tm/scholarly/tei-WH2-24Ba-c15.html
  • Cody, J. F., 28 (Maori) Battalion, Wellington, War History Branch, 1956, cap. 15. NZETC: https://nzetc.victoria.ac.nz/tm/scholarly/tei-WH2-28Ba-c15.html
  • Dawson, W. D., 18 Battalion and Armoured Regiment, Wellington, War History Branch, 1961, cap. 36 «Florence—But not Quite», pp. 523–538. NZETC: https://nzetc.victoria.ac.nz/tm/scholarly/tei-WH2-18Ba-c36.html
  • Documents relating to New Zealand’s Participation in the Second World War 1939–45, vol. II, Wellington, War History Branch, 1951, doc. 330 (rapporto del tenente generale B. Freyberg al ministro della Difesa, 8 agosto 1944), pp. 296–302. NZETC: https://nzetc.victoria.ac.nz/tm/scholarly/tei-WH2-2Doc-c13-27.html
  • Henderson, J., 22 Battalion, Wellington, War History Branch, 1958, cap. 11 «La Romola». https://22battalion.org.nz/publications/22-Ba/tei-WH2-22Ba-c11.html
  • Kay, R., 27 (Machine Gun) Battalion, Wellington, War History Branch, 1958, cap. 21 «Florence», pp. 419–436. NZETC: https://nzetc.victoria.ac.nz/tm/scholarly/tei-WH2-27Ba-c21.html
  • Kay, R., Italy Volume II: From Cassino to Trieste, Wellington, Historical Publications Branch, Department of Internal Affairs, 1967, cap. 4 «The Advance to Florence», pp. 113–190, e carta «The Advance to Florence». NZETC: https://nzetc.victoria.ac.nz/tm/scholarly/tei-WH2-2Ita-c4.html
  • Murphy, W. E., 2nd New Zealand Divisional Artillery, Wellington, War History Branch, 1966, cap. 19, pp. 620–631. NZETC: https://nzetc.victoria.ac.nz/tm/scholarly/tei-WH2Arti-c19-7.html e pagine seguenti
  • Norton, F. D., 26 Battalion, Wellington, War History Branch, 1952, cap. 16 «The Advance on Florence», pp. 409–441. NZETC: https://nzetc.victoria.ac.nz/tm/scholarly/tei-WH2-26Ba-c16.html
  • Pringle, D. J. C., Glue, W. A., 20 Battalion and Armoured Regiment, Wellington, War History Branch, 1957, cap. 17 «To Florence», pp. 443–475. NZETC: https://nzetc.victoria.ac.nz/tm/scholarly/tei-WH2-20Ba-c17.html
  • Puttick, E., 25 Battalion, Wellington, War History Branch, 1960, cap. 14 «Advance on Florence», pp. 446–477. NZETC: https://nzetc.victoria.ac.nz/tm/scholarly/tei-WH2-25Ba-c14.html
  • Ross, A., 23 Battalion, Wellington, War History Branch, 1959, cap. 15 «On to Florence», pp. 356–383. NZETC: https://nzetc.victoria.ac.nz/tm/scholarly/tei-WH2-23Ba-c15.html
  • Sinclair, D. W., 19 Battalion and Armoured Regiment, Wellington, War History Branch, 1954, cap. 21, pp. 418–441, e cap. 24 «Repatriation and Rehabilitation». NZETC: https://nzetc.victoria.ac.nz/tm/scholarly/tei-WH2-19Ba-c21.html
  • Stout, T. D. M., New Zealand Medical Services in Middle East and Italy, Wellington, War History Branch, 1956, cap. 16, pp. 585–588. NZETC: https://nzetc.victoria.ac.nz/tm/scholarly/tei-WH2Medi-c16-5.html
Memorie
  • Donald, H., In Peace & War: A Civilian Soldier’s Story, Masterton, Fraser Books, 2005, cap. 10 «The Road to Florence», pp. 117–127. NZETC: https://nzetc.victoria.ac.nz/tm/scholarly/tei-HadInPe-t1-body-d10.html
Documenti tedeschi (citati di seconda mano)
  • Armeeoberkommando 14, Kriegstagebuch, luglio–agosto 1944, e rapporti del I. Fallschirmkorps e del XIV. Panzerkorps, citati in Kay 1967 e in Fusi 2011. Originali presso il Bundesarchiv-Militärarchiv, Friburgo; copia del diario della 14. Armee presso i National Archives, Washington.
Intelligence alleata
  • «Notes on Tiger Tanks in the Battle for Florence», Intelligence Bulletin, Military Intelligence Service, U.S. War Department, gennaio 1945, ripubblicato da Lone Sentry: https://mobile.lonesentry.com/tigerflorence/index.html
Stampa
  • Auckland Star, 2 agosto 1944, «Aucklanders in brilliant action. San Michele epic». https://paperspast.natlib.govt.nz/newspapers/AS19440802.2.69
  • Auckland Star, 11 agosto 1944, «”Little Cassino”. Site of N.Z. victory. Ruins of San Michele». https://paperspast.natlib.govt.nz/newspapers/AS19440811.2.23
  • Evening Post (Wellington), 7 giugno 1957, «19th Battalion To Hold Big Reunion». https://paperspast.natlib.govt.nz/newspapers/EP19570607.2.155
  • Gisborne Herald, 2 agosto 1944, «New “Cassino”». https://paperspast.natlib.govt.nz/newspapers/GISH19440802.2.29
  • The Press (Christchurch), 3 marzo 1958, «Army Battle Honours. Approval By Queen». https://paperspast.natlib.govt.nz/newspapers/CHP19580303.2.57
  • The Press (Christchurch), 8 maggio 1958, «Machine-Gunners’ Flag Has Historic Associations». https://paperspast.natlib.govt.nz/newspapers/CHP19580508.2.31
  • GoNews, 28 luglio 2020; La Nazione, 1° agosto 2024, 2026 («Gli eroi della piccola Cassino»), 6 agosto 2026; 055firenze, 27 luglio 2026 (URL nelle note).
Studi
  • Biscarini, C., Quando piovevano le cannonate. 1944: violenze e «guerra ai civili» tra la Val di Pesa e Val d’Elsa, Arcidosso, Effigi, 2012.
  • Congedo, G., «San Michele a Torri: the civilian odyssey», in S. Fusi (a cura di), To the Gateways of Florence, cit., cap. 7 «Seems like yesterday: Italian witnesses remember the passing of the Front», pp. 219–232.
  • Fulvetti, G., Uccidere i civili. Le stragi naziste in Toscana (1943–1945), Roma, Carocci; Firenze, Regione Toscana, 2009.
  • Fusi, S. (a cura di), To the Gateways of Florence: New Zealand Forces in Tuscany, 1944, trad. J. Gabriel, Auckland, Ubro International / Oratia Media, 2011; in particolare cap. 2, pp. 27–56. PDF: https://www.nzsappers.org.nz/wp-content/uploads/2024/07/Gateway-to-Florence.pdf
  • I giorni della liberazione. 21 luglio–4 agosto 1944: le truppe neozelandesi da San Donato alle porte di Firenze, Campi Bisenzio, NTE, 2009 (edizione italiana del precedente).
  • Mazzoni, M., Il passaggio del fronte tra Val di Pesa e Val d’Elsa: civili e violenze di guerra nell’estate del 1944, Firenze, Polistampa, 2014.
  • Plowman, J., «Tiger Country», in S. Fusi (a cura di), To the Gateways of Florence, cit., cap. 3, pp. 80–86.
Registri, banche dati, memoria
  • Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, schede Casone e Badia a Settimo (Scandicci), San Martino a Cozzi e Pratale (Tavarnelle Val di Pesa), Fabbrica, San Gaudenzio a Campoli, Tondo de le Corti e Montignana (San Casciano in Val di Pesa), Cancelli – Torre Rossa (Impruneta). https://www.straginazifasciste.it/
  • Auckland War Memorial Museum, Online Cenotaph. https://www.aucklandmuseum.com/war-memorial/online-cenotaph
  • Commonwealth War Graves Commission, Florence War Cemetery. https://www.cwgc.org/
  • Comune di Firenze, scheda didattica sul ponte della Greve (vedi la nota sulla 6ª Brigata).
  • Comune di Scandicci, «Liberazione: il 4 agosto saranno inaugurate le stele con i nomi dei 198 caduti per la libertà di Scandicci e del Chianti», 3 agosto 2026. https://www.comune.scandicci.fi.it/novita/notizie/liberazione-il-4-agosto-saranno-inaugurate-le-stele-con-i-nomi-dei-198-caduti-la
  • MEMO – La mappa dei monumenti (ANPI), «Monumento ai soldati Neozelandesi». https://memo.anpi.it/monumenti/459/monumento-ai-soldati-neozelandesi/
  • NZ History (Manatū Taonga), «Italy – October 1943–April 1945». https://nzhistory.govt.nz/node/646
  • NZ War Graves Project. https://nzwargraves.org.nz/
  • OPAC SBN, Servizio bibliotecario nazionale. https://opac.sbn.it/
  • Resistenza Toscana (ISRT), «Monumento ai soldati neozelandesi». https://resistenzatoscana.org/monumenti/scandicci/monumento_ai_soldati_neozelandesi/
  • 28th Māori Battalion, fotografie del pellegrinaggio Ngarimu VC, 2014. https://28maoribattalion.org.nz/node/26656 ; https://28maoribattalion.org.nz/node/26650
Fotografie
  • Alexander Turnbull Library, Wellington, New Zealand, collezione PAColl-4161, «World War 1939-1945 official negatives – DA Series»: DA-06515, DA-06516-F, DA-06514-F, DA-06503-F, DA-06501-F, DA-03266, DA-06504-F, DA-13423-F, DA-06426, DA-06506, DA-06509, DA-06512, DA-14277-F, DA-06513-F (crediti completi nelle didascalie).
  • Bundesarchiv, Bild 101I-310-0880-38 / Engel / CC-BY-SA 3.0.
  • Wikimedia Commons, Vignaccia76: «Chiesa san michele a torri.jpg» (2008) e «Cimitero del girone 1.jpg» (2007), CC BY-SA 3.0.
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