Gli americani verso l’Arno: da Volterra a Pontedera

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ricerche e testo a cura di Daniele Baggiani

Gli americani verso l’Arno: da Volterra a Pontedera
Dalla costa livornese a Pisa e San Miniato, luglio 1944

Fra il 3 e il 25 luglio 1944 il IV Corpo d’armata della 5ª Armata americana risalì le colline fra la costa livornese e la Val d’Elsa fino all’Arno. Alle 9 del 18 luglio una compagnia di fanteria arrivò sulla riva del fiume a Pontedera; nella notte successiva gli americani entrarono a Livorno, il 23 nella parte di Pisa a sud dell’Arno, fra il 23 e il 24 a San Miniato. Poi si fermarono per sei settimane, mentre sull’altra riva i civili restavano sotto l’occupazione tedesca. È la prima tappa della serie che Gotica Toscana dedica alle battaglie che prepararono la liberazione di Firenze.

Fotografia in bianco e nero: soldati americani camminano in fila, distanziati, su una strada coperta di macerie che sale verso le mura di Volterra; a destra un edificio merlato, ai lati pilastri in pietra.

Volterra, 9 luglio 1944. Una squadra della compagnia B del 349° Reggimento, 88ª Divisione americana, sale verso la città fra le macerie: secondo la didascalia dell’epoca fu la prima a entrare. I tedeschi, aggirati, se n’erano andati nella notte senza combattere per la città. (U.S. Army Signal Corps, foto McWhirter; National Archives, 111-SC-191694, pubblico dominio)

In breve: tutta la storia in sette punti
  • Dove e quando. Dalla bassa Val di Cecina all’Arno, su un fronte che andava dal mare alle colline di San Miniato: la costa e le colline livornesi e pisane, la valle dell’Era (la Valdera), le colline di Palaia e di Montaione. L’avanzata durò dal 3 al 25 luglio 1944; seguirono sei settimane di fronte fermo sul fiume, fino al 1° settembre.
  • Chi. Il IV Corpo d’armata americano del generale Willis D. Crittenberger, nella 5ª Armata del generale Mark W. Clark: la 34ª Divisione di fanteria con il 442° Regimental Combat Team nippo-americano, l’88ª e la 91ª Divisione di fanteria, la 1ª Divisione corazzata. Di fronte, il XIV Corpo corazzato tedesco del generale Fridolin von Senger und Etterlin, con la 16ª Divisione granatieri corazzati SS «Reichsführer-SS», due divisioni della Luftwaffe, la 26ª Divisione corazzata e altri reparti.
  • Perché contava. Gli Alleati volevano il porto di Livorno e la linea dell’Arno, da cui muovere contro la Linea Gotica. I tedeschi volevano guadagnare tempo per completare la Gotica sull’Appennino. Intanto la 5ª Armata cedeva divisioni allo sbarco in Provenza e restava con un fronte di quattro divisioni.
  • Che cosa accadde. Rosignano fu presa casa per casa; Volterra fu lasciata dai tedeschi senza combattere dopo l’aggiramento dell’88ª Divisione; a Lajatico un attacco notturno portò alla cattura di circa 400 prigionieri. Il 18 luglio la compagnia K del 361° Reggimento (91ª Divisione) raggiunse l’Arno a Pontedera; il 19 luglio Livorno era in mano americana, il 23 la parte di Pisa a sud dell’Arno.
  • I civili. A San Miniato, il 22 luglio, 55 civili che i soldati tedeschi avevano radunato nel Duomo morirono per l’esplosione di un proiettile: gli studi raccolti nel 2004–2005 da Leonardo Paggi per il Comune di San Miniato e per la Regione Toscana lo attribuiscono all’artiglieria americana. Lungo la ritirata reparti tedeschi uccisero civili a Rosignano, a San Piero a Grado, a Empoli; nelle sei settimane di fronte fermo, a nord dell’Arno, ci furono le stragi di agosto, dal Pisano al Padule di Fucecchio.
  • Il costo. Nel solo luglio 1944 gli americani della 5ª Armata ebbero 7.081 perdite, cioè morti, feriti e dispersi, 1.276 delle quali morti; l’88ª Divisione ne ebbe 2.399 nei ventitré giorni da Volterra al cambio di fine luglio. Le perdite tedesche sono note solo in parte. Le vittime civili vanno contate comune per comune (sezione 9).
  • La memoria. Molti comuni sul fiume ricordano la liberazione a settembre, quando il IV Corpo passò l’Arno. L’avanzata è stata ricostruita da studi locali, soprattutto da Claudio Biscarini e da Andrea Pestelli, ma resta poco conosciuta fuori dalla Toscana.
Come leggere questo articolo

Il racconto principale si legge da solo, dall’inizio alla fine. Dopo molti paragrafi si trovano gli approfondimenti, chiusi: chi vuole saperne di più li apre e vi trova i dettagli ora per ora, i reparti, le persone, le cifre e le divergenze fra le fonti. Alla fine della sezione 2 quattro approfondimenti servono da strumenti: «Chi è chi», «Glossario», «I reparti» e «Cronologia». L’avanzata si racconta per colonne, da ovest a est: la costa (sezione 3), le colline di Volterra (4), la Valdera (5), poi Livorno e Pisa (6) e San Miniato (7). I reparti americani sono indicati in italiano (88ª Divisione, 351° Reggimento, 3° Battaglione), con la forma inglese alla prima menzione. I reparti tedeschi, nel racconto, sono indicati in italiano con la forma originale alla prima menzione; negli approfondimenti e nelle tabelle, nella forma tedesca degli studi (26. Panzer-Division, Grenadier-Regiment 1060, I Battaglione con il numero romano). Quando parliamo di «liberazione» distinguiamo sempre l’arrivo dei reparti americani dalla data ricordata dal Comune: in molti comuni sull’Arno non coincidono (sezione 8). Il 18 luglio 1944, la data sotto cui questo articolo compare nell’elenco della rubrica, è quella dell’arrivo degli americani al fiume. Ogni affermazione ha la sua nota, raccolte in fondo nell’approfondimento «Note al testo»; dove le fonti non concordano, lo diciamo, e le divergenze principali sono raccolte nell’approfondimento «Le fonti non concordano».

In questo articolo: 1. Dopo Roma: verso l’Arno, mentre la guerra si decideva altrove · 2. Il terreno, gli uomini, l’avversario · 3. Sulla costa: Rosignano, Castellina, quota 140 · 4. Volterra e le colline: la strada dell’88ª · 5. La 91ª in Valdera: da Chianni a Pontedera · 6. Livorno e Pisa · 7. San Miniato: il Duomo e l’ingresso in città · 8. Fermi sull’Arno · 9. Che cosa costò · 10. Ricordare oggi · Note al testo · Bibliografia


Alle 5 del mattino del 18 luglio 1944 i fanti americani del 361° Reggimento (361st Infantry), della 91ª Divisione, ripresero l’attacco verso nord. Il 1° Battaglione prese Orceto; il 3° avanzò verso Pontedera con i carri armati e i cacciacarri, i semoventi anticarro.[1] Alle 8 una compagnia di fanteria, la compagnia K, entrò in città con i carri del 1° Reggimento corazzato. Un’ora dopo, messe a tacere alcune mitragliatrici e i tiratori isolati, quei fanti arrivarono sulla riva sud dell’Arno.[2] Il grosso dei reparti tedeschi era già passato oltre il fiume; dalla riva nord arrivavano colpi di mortaio e d’artiglieria, e fra le macerie c’erano trappole esplosive.[3] La storia della 5ª Armata, scritta nel 1945, registra quegli uomini come «i primi americani a raggiungere l’Arno».[4]

La compagnia K ebbe l’ordine di tenere la città, e Pontedera rimase per sei settimane sulla linea del fronte: a Pisa, a Pontedera e in pochi altri punti, annota la storia della 5ª Armata, le prime linee americane erano sulla riva stessa del fiume.[5] Per questo, in molti comuni sull’Arno, la liberazione ha due date. Gli americani entrarono nella parte di Pisa a sud del fiume il 23 luglio; la città ricorda la liberazione il 2 settembre, il giorno dopo che i reparti americani ebbero passato l’Arno. La Regione Toscana indica il 2 settembre anche per Pontedera.[6]

Più a est, l’8ª Armata britannica combatteva ancora nel Chianti: arrivò all’Arno a Firenze il 4 agosto, più di due settimane dopo gli americani di Pontedera.[7]

Di questa avanzata, fuori dai paesi che attraversò, si parla poco, anche se gli studi non mancano. In Toscana l’hanno ricostruita ricercatori locali: Claudio Biscarini, che dalla fine degli anni Ottanta studia il fronte dell’Arno e nel 2022 ha dedicato un libro all’88ª Divisione da Volterra a San Miniato, e Andrea Pestelli, che nel 2021 ha raccontato le operazioni della 5ª Armata dalla Maremma all’Arno.[8] Sono le opere di riferimento per chi voglia andare oltre questo articolo (lo spieghiamo qui sotto); pubblicate da editori locali, circolano poco fuori dalla Toscana, e l’avanzata resta meno conosciuta della battaglia per Firenze e della Linea Gotica.[9]

Questo articolo racconta quelle tre settimane e le sei settimane di fronte fermo che seguirono, con lo stesso rispetto per i soldati americani che avanzavano, per i soldati tedeschi che si ritiravano combattendo e per i civili che si trovarono fra i due eserciti.

Perché questa storia è poco conosciuta, e su quali studi si fonda questo articolo

Le storie americane. La 5ª Armata pubblicò la propria storia ufficiale già nel 1945; il volume della storia ufficiale dell’esercito americano sulla campagna d’Italia dopo Cassino, di Ernest F. Fisher, uscì nel 1977 e dedica all’avanzata dalla Cecina all’Arno due capitoli. Le divisioni scrissero le loro storie fra il 1945 e il 1954.[10] Sono storie complete, ma scritte dal punto di vista dei reparti: i paesi toscani vi compaiono come obiettivi, i civili quasi mai. Nessuna è tradotta in italiano.[11] Nel 1986 lo storico John Sloan Brown ha intitolato la sua storia dell’88ª Draftee Division, «divisione di coscritti».[12]

Gli studi locali. In Toscana l’avanzata e le sei settimane di fronte fermo sul fiume sono state ricostruite soprattutto da Claudio Biscarini, spesso con Giuliano Lastraioli, Luciano Niccolai e Fabrizio Mandorlini, su documenti americani e tedeschi: Arno-Stellung. La quarantena degli alleati davanti a Empoli (con Lastraioli, 1988–1991), i volumi su Montopoli (1998), su Santa Croce, Castelfranco e Santa Maria a Monte (1999), su Montelupo (2003); La strada per l’Arno dei Blue Devils. L’88th US Infantry Division da Volterra a San Miniato (7–24 luglio 1944) (2022); Fronte dell’Arno luglio–settembre 1944, sulla guerra da San Miniato a Empoli nei documenti inediti degli archivi tedeschi (2024).[13] Andrea Pestelli, Gli Americani dalla Maremma al fiume Arno (2021), è una cronaca delle operazioni della 5ª Armata nelle province di Grosseto, Pisa e Livorno.[14] Ci sono poi gli studi di Fabrizio Pettinelli sulla Valdera e sulla provincia di Pisa (1990 e 2005), di Giuseppe Barsotti su Pisa occupata (2017), i diari dei parroci della diocesi di Volterra (2017), il diario di guerra di Luciano Forte a Pontedera (2024), le pubblicazioni dei Comuni per gli anniversari.[15]

Gli studi sulle stragi e sulla memoria. Dal 1997 la storiografia accademica ha studiato a fondo le stragi tedesche dell’estate 1944 in Toscana e la loro memoria: Michele Battini e Paolo Pezzino, Gianluca Fulvetti, Carlo Gentile, l’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, e per San Miniato il volume curato da Leonardo Paggi (2004–2005). In questi studi gli americani compaiono soprattutto come sfondo delle violenze tedesche o, a San Miniato, come autori involontari della strage del Duomo.[16]

Che cosa manca. Manca, per quanto mostrano i cataloghi, uno studio che metta insieme operazioni, civili e memoria dell’avanzata americana nel Pisano e nel Livornese; mancano studi specifici su Lajatico, Chianni, Terricciola, Palaia, Ponsacco e Peccioli nel 1944; nessuno degli studi locali è tradotto in inglese, e diversi titoli chiave si trovano in pochissime biblioteche.[17] È una valutazione di chi scrive, fondata sui cataloghi delle biblioteche, non un giudizio sulla qualità degli studi.

Su che cosa si fonda questo articolo. Per questo articolo non è stato ancora possibile consultare i libri di Claudio Biscarini, che su questo sito ha raccontato il luglio di guerra in Toscana, né quelli di Andrea Pestelli e gli altri studi locali citati qui: li indichiamo come opere di riferimento, senza attribuire loro contenuti che non abbiamo letto. Il racconto si fonda sulla storia ufficiale della 5ª Armata e su quella di Fisher, sulle storie delle divisioni e del 442°, sulla storia ufficiale neozelandese di Robin Kay, sui documenti tedeschi citati da Fisher e da Carlo Gentile, sull’Atlante delle stragi e sul volume curato da Leonardo Paggi. Chi confronterà questo racconto con i libri di Biscarini e di Pestelli vi troverà certamente più dettagli, e forse qualche data diversa: le segnalazioni dei lettori, e degli autori, sono benvenute.

Fotografia in bianco e nero: tre soldati americani al riparo di un muro sulla riva dell'Arno a Pisa; uno indica l'altra sponda; sul muro una scritta tedesca con una freccia; sullo sfondo il fiume e le case.

Pisa, fine luglio 1944. Una pattuglia americana di tre uomini osserva l’Arno dalla riva sud, al riparo di un muro con un cartello stradale tedesco. Di là dal fiume la città restava in mano tedesca, e lo sarebbe rimasta fino al 1° settembre. (U.S. Army Signal Corps, MM-5-44-7684; scansione Signal Corps Archive, Wikimedia Commons; pubblico dominio)


1. Dopo Roma: verso l’Arno, mentre la guerra si decideva altrove

Il 1° luglio 1944 il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante delle forze tedesche in Italia, stabilì che l’Arno sarebbe stato l’ultima linea su cui ritardare gli Alleati prima della Linea Gotica; fino ad allora andavano tenuti alcuni settori chiave, fra cui Rosignano Solvay, sulla costa.[18] Le armate tedesche non si ritirarono su una linea fortificata, ma per linee successive di ripiegamento, tracciate sulla carta dove il terreno favoriva la difesa: linee che, precisa lo storico ufficiale neozelandese Robin Kay, non erano nemmeno trincerate. Le linee intermedie avevano nomi femminili, come Irmgard, Karin, Olga e Paula; quella del basso Arno, dal mare fino alla confluenza dell’Elsa, si chiamava invece linea Heinrich.[19]

Sul fronte alleato, intanto, la guerra si decideva altrove. All’inizio di luglio i vertici militari alleati ordinarono lo sbarco nella Francia meridionale, se possibile il 15 agosto, e la campagna d’Italia dovette cedere divisioni alla nuova operazione: la 5ª Armata del generale Mark W. Clark ne perse sette, e nella seconda metà di luglio, scrive Kay, era «ridotta a un fronte di quattro divisioni».[20] Il settore lasciato dai francesi passò a mezzanotte fra il 22 e il 23 luglio all’8ª Armata britannica, di cui facevano parte i neozelandesi: per questo furono loro ad arrivare alle porte di Firenze e a combattere a San Michele a Torri.[21]

Le quattro divisioni rimaste al fronte erano quelle del IV Corpo d’armata del generale Willis D. Crittenberger. Sulla costa combatteva la 34ª Divisione di fanteria, con il 442° Regimental Combat Team nippo-americano; all’interno la 1ª Divisione corazzata, che l’8 luglio, davanti a Volterra, cedette il posto all’88ª Divisione di fanteria. Il 12 luglio arrivò in prima linea, per la prima volta al completo, la 91ª Divisione.[22] Il compito era prendere Livorno, con il suo porto, e portare il fronte sull’Arno: per i comandi alleati arrivare sulla linea da Pisa a Rimini, da un mare all’altro, era la condizione di ogni operazione successiva.[23]

Lo sbarco in Provenza e la campagna d’Italia: un dibattito di ottant’anni

La decisione. Il 2 luglio i Capi di stato maggiore combinati (Combined Chiefs of Staff), i vertici militari americani e britannici, ordinarono al generale britannico Henry Maitland Wilson, comandante alleato del Mediterraneo, di sbarcare nella Francia meridionale, se possibile il 15 agosto. Il 5 luglio Wilson avvertì il generale Harold Alexander, che comandava le armate alleate in Italia, che la nuova operazione aveva la precedenza sulla campagna d’Italia: gli sarebbero state tolte fino a quattro divisioni francesi e tre americane, sostituite dalla 92ª Divisione di fanteria americana, afroamericana, e da una divisione brasiliana. La 5ª Armata perse il Corpo di spedizione francese e il VI Corpo d’armata americano.[24]

Lo sbarco e il dibattito. Lo sbarco nella Francia meridionale (operazione ANVIL, poi chiamata DRAGOON) avvenne il 15 agosto 1944. La 7ª Armata americana, formata da reparti americani e francesi, in un mese risalì la valle del Rodano e si congiunse con le armate sbarcate in Normandia.[25] Sul valore dell’operazione il giudizio si divise subito. Il generale Dwight D. Eisenhower scrisse che nessun avvenimento di quel periodo aveva contribuito alla vittoria finale «in modo più decisivo». Per Alexander, invece, l’effetto sulla campagna d’Italia fu «disastroso»: le armate alleate, «in pieno inseguimento di un nemico battuto», furono richiamate dalla caccia, e Kesselring ebbe il tempo di riorganizzare le sue forze disperse.[26] Clark giudicò l’indebolimento della campagna d’Italia «uno dei più gravi errori politici della guerra». Rudolf Böhmler, ufficiale paracadutista tedesco che aveva difeso Montecassino, scrisse che ANVIL «strappò la lancia dalla mano di Alexander». Il generale Fridolin von Senger und Etterlin, che in quelle settimane comandava il corpo d’armata tedesco schierato proprio di fronte agli americani, osservò che la resistenza tedesca davanti a Bologna nell’inverno 1944–45 non sarebbe stata così efficace se diverse divisioni alleate non fossero state ritirate.[27]

Kay, che nella storia ufficiale neozelandese riassume il dibattito, giudica le sette divisioni tolte alla 5ª Armata sostituite in modo inadeguato. Invita però alla prudenza: i critici di ANVIL presumono che un’offensiva alleata oltre i confini dell’Italia sarebbe riuscita, mentre le armate alleate avrebbero potuto essere fermate, come lo erano state a sud di Roma.[28] Per gli americani di questo articolo la conseguenza più concreta furono le sei settimane di fronte fermo sull’Arno, raccontate nella sezione 8.

2. Il terreno, gli uomini, l’avversario

Fra la costa e la Val d’Elsa il paesaggio è fatto di colline e di valli: la Val di Cecina e la valle dell’Era, la Valdera, che si apre sulla piana dell’Arno. Gli americani avanzarono su quattro direttrici, che qui chiamiamo colonne, da ovest a est:

  • sulla costa e sulle colline livornesi e pisane, la 34ª Divisione e il 442°;
  • da Volterra per Lajatico e Villamagna, l’88ª;
  • dalle colline di Chianni attraverso la Valdera, la 91ª;
  • sul fianco destro, per Palaia e Montaione verso San Miniato, reparti dell’88ª e un raggruppamento corazzato, la Task Force Ramey.[29]
Carta della Toscana occidentale fra Cecina, Volterra, Livorno, Pisa ed Empoli, con la costa, l'Arno, l'Era, l'Elsa e il Cecina. Frecce verdi salgono da sud verso l'Arno con i reggimenti e le date. Sulla costa la 34ª Divisione va da Cecina e Rosignano, 3–8 luglio, a Livorno, 19 luglio. Il 442° RCT va dalla zona del Terriccio, 4–8 luglio, per Santa Luce e Luciana fino a Collesalvetti, 19 luglio. La Task Force Williamson va da Livorno a Marina di Pisa e a Pisa sud, 23 luglio. Al centro la 91ª Divisione va da Chianni e Terricciola, 14 luglio, a Ponsacco, 17 luglio, e a Pontedera, 18 luglio. A est l'88ª Divisione aggira Volterra l'8 luglio e prende Lajatico il 12–13, Villamagna il 13–14, Palaia il 17 e San Miniato nella notte fra il 23 e il 24. La Task Force Ramey entra a Montaione nella notte sul 18. Una linea rossa dentellata segna il fronte tedesco sulla riva nord dell'Arno dal 19–25 luglio. Etichette rosse indicano i reparti tedeschi. Un riquadro ricorda che alle 9 del 18 luglio la compagnia K del 361° Reggimento raggiunse l'Arno a Pontedera.

L’avanzata del IV Corpo americano dalla Val di Cecina all’Arno, fra il 1° e il 25 luglio 1944. Sulla costa la 34ª Divisione e il 442° RCT nippo-americano raggiungono Livorno il 19 luglio e la parte sud di Pisa il 23. All’interno l’88ª Divisione passa per Volterra, Lajatico e Palaia fino a San Miniato, mentre la 91ª passa per Chianni, Terricciola e Ponsacco fino a Pontedera, dove il 18 luglio i primi americani arrivano sul fiume. Carta di Gotica Toscana aps (2026), dalla Fifth Army History, da Fisher (1977) e dalle storie delle divisioni; frecce schematiche. Base: confini ISTAT (Openpolis, CC-BY), fiumi © OpenStreetMap contributors (ODbL). Clicca sulla carta per aprirla a piena risoluzione.

Gli uomini erano diversi fra loro. La 34ª veniva dalla battaglia di Cecina, che al solo 133° Reggimento era costata 404 uomini fra morti, feriti e dispersi: per Fisher, la più costosa per un reparto americano dalla presa di Roma.[30] Il 442° Regimental Combat Team, con il 100° Battaglione reclutato alle Hawaii, era formato da nippo-americani, figli di immigrati giapponesi; molti si erano arruolati volontari dai campi in cui il governo americano aveva rinchiuso le loro famiglie (sezione 3).[31]

Di fronte avevano la 14ª Armata tedesca (14. Armee) del generale Joachim Lemelsen, e in particolare il XIV Corpo corazzato (XIV. Panzerkorps) del generale Fridolin von Senger und Etterlin. Sulla costa combatteva la 16ª Divisione granatieri corazzati SS «Reichsführer-SS» (16. SS-Panzergrenadier-Division), una divisione delle Waffen-SS, le formazioni militari delle SS, con due divisioni formate con personale dell’aviazione, la 19ª e la 20ª della Luftwaffe; all’interno la 26ª Divisione corazzata (26. Panzer-Division), la 90ª Divisione granatieri corazzati (90. Panzergrenadier-Division) davanti a Volterra e reggimenti di altre divisioni.[32]

Il compito dei reparti tedeschi non era fermare gli americani, ma rallentarli. Il 7 luglio, sulle colline a est di Rosignano, prigionieri del 36° Reggimento SS dissero agli uomini del 442° di avere l’ordine di tenere la linea finché non fossero pronte le difese di Pisa.[33] Nella notte fra il 12 e il 13 luglio, dopo la perdita di Volterra, la 14ª Armata «ruppe il contatto su tutto il fronte e ripiegò sull’Arno», scrive Fisher citando il suo diario: non sul fiume, ma sulla linea successiva.[34] Fino al 17 luglio le retroguardie contrattaccarono con fanteria e carri a Soiana, Le Selve, Orceto e Fauglia.[35]

Dall’altra parte: la ritirata tedesca, i reparti, un taccuino

Le fonti. La prospettiva tedesca è meno documentata di quella americana: i diari della 14ª Armata, conservati a Friburgo, sono noti qui soltanto attraverso le citazioni di Fisher, e le altre fonti tedesche attraverso gli studi di Carlo Gentile.[36]

La ritirata vista dai comandi. Il racconto principale ne riassume le tappe (sezione 2). Il 2 luglio Lemelsen ritirò la 29. Panzergrenadier-Division dal fronte e la mandò in riserva sull’Arno, a ovest di Firenze.[37] La perdita di Volterra, secondo Fisher, aprì una falla nel settore della 90. Panzergrenadier-Division.[38] Il ripiegamento della notte fra il 12 e il 13 luglio non fu una fuga, né l’arrivo sul fiume: fu il passaggio alla linea successiva. La storia della 5ª Armata parla di un ritiro improvviso lungo il fronte montano, i diari del 442° di un ripiegamento di circa 10 chilometri.[39]

I reparti. La 16. SS-Panzergrenadier-Division «Reichsführer-SS», comandata dall’SS-Gruppenführer Max Simon, fu assegnata a fine giugno al XIV. Panzerkorps: un reggimento combatté a Cecina, il resto stava in riserva presso Livorno. La divisione arrivò sull’Arno a fine luglio e all’inizio di agosto teneva la costa.[40] Le due divisioni della Luftwaffe erano formate con personale dell’aviazione impiegato come fanteria; dal 1° giugno 1944 si chiamavano ufficialmente Luftwaffen-Sturm-Division, anche se le fonti americane continuano a chiamarle Luftwaffe Field Division. A fine luglio, a nord di Pisa, venivano fuse in una sola formazione: la 19ª fu sciolta in agosto e la sua artiglieria passò alla 20ª.[41] La 26. Panzer-Division, comandata fino a luglio da Smilo von Lüttwitz e poi da Eduard Crasemann, il 1° luglio aveva assorbito una brigata di granatieri, la 1027; gli americani ne identificarono in Valdera i Panzergrenadier-Regimenter 9 e 67 e il Panzer-Artillerie-Regiment 93.[42] La 362. Infanterie-Division si stava ricostituendo dietro il fronte, mentre i suoi reggimenti 1059 e 1060 erano in linea.[43] La 3. Panzergrenadier-Division del generale Hans Hecker era tornata in linea verso il 10 luglio a nord di Volterra e di San Gimignano; fra il 14 e il 23 luglio suoi reparti erano a San Miniato e dintorni.[44]

Fotografia in bianco e nero: un sottufficiale tedesco di profilo, con berretto da campagna e fascia da braccio con la scritta Afrika, davanti al portone di una casa di Palaia; sullo sfondo passa una donna.

Palaia, 19 luglio 1944. Il sergente Heinz Rodrian, già nell’Afrika Korps e ferito a Cassino, nel campo di raccolta dei prigionieri: nome e notizie vengono dalla didascalia americana dell’epoca, secondo la quale era scontento della cattura e ancora convinto che la Germania avrebbe vinto. Dietro di lui, una donna del paese. (U.S. Army Signal Corps, SC 192056-S, foto McWhirter; scansione Signal Corps Archive, Wikimedia Commons; pubblico dominio)

Un soldato. Il taccuino di un soldato ventenne della 16. SS, morto il 14 luglio 1944, citato da Carlo Gentile, è riportato nella sezione 3, a proposito di Rosignano.

Combattere e uccidere. La stessa divisione fu, in quella ritirata, un avversario militare degli americani e il reparto responsabile di molte uccisioni di civili. Secondo Gentile, il I Battaglione del 36° Reggimento SS uccise circa 60 civili nella zona di Pisa, fra cui le vittime di due stragi a San Biagio in Cisanello all’inizio di agosto; l’Atlante delle stragi attribuisce alla divisione anche le uccisioni di San Piero a Grado (23–24 luglio) e, ad agosto, quelle della Romagna e di Nozzano, di Nodica e Migliarino, di Laiano. Reparti della 26. Panzer-Division compirono il 23 agosto la strage del Padule di Fucecchio (sezione 8).[45] Le due cose stanno insieme, e nessuna delle due cancella l’altra.

Che cosa non sappiamo. Le fonti consultate non danno i nomi dei comandanti della 90. Panzergrenadier-Division nel luglio 1944, della 362. Infanterie-Division, delle due divisioni della Luftwaffe e del LXXV. Armeekorps, che a fine luglio teneva la foce dell’Arno e Pisa. Le perdite tedesche sono note solo per frammenti (sezione 9).[46]

Chi è chi: le persone di questa storia

Americani

  • Mark W. Clark (Lieutenant General, generale di corpo d’armata): comandante della 5ª Armata. Il 21 luglio sostituì il comandante della 34ª; decise di non fare operazioni estese lungo l’Arno, per risparmiare il II Corpo in vista della Gotica.
  • Alfred M. Gruenther (Major General): capo di stato maggiore della 5ª Armata.
  • Willis D. Crittenberger (Major General, generale di divisione): comandante del IV Corpo d’armata, al quale appartenevano tutti i reparti americani di questo articolo fino al 25 luglio.
  • Geoffrey Keyes (Major General): comandante del II Corpo d’armata, che dal 25 luglio prese il settore destro del fronte sull’Arno.
  • Charles W. Ryder (Major General): comandante della 34ª Divisione fino al 21 luglio, quando Clark lo sostituì per esaurimento, «senza pregiudizio». Gli succedette Charles L. Bolte.
  • John E. Sloan (Major General): comandante dell’88ª Divisione; il 9 agosto lasciò il comando per un ricovero nell’ospedale di Livorno, e poi fu rimpatriato. Gli succedette il vicecomandante Paul W. Kendall (Brigadier General, generale di brigata; promosso Major General nel gennaio 1945), che a Lajatico aveva portato gli ordini dell’attacco notturno.
  • William G. Livesay (Major General): comandante della 91ª Divisione.
  • Raymond E. S. Williamson (Brigadier General): vicecomandante della 91ª, al comando della Task Force Williamson a Livorno e a Pisa.
  • Ernest N. Harmon e Vernon E. Prichard (Major General): comandanti della 1ª Divisione corazzata, con il passaggio di comando a metà luglio.
  • Rufus S. Ramey (Brigadier General): comandante della Task Force Ramey; dal 9 agosto vicecomandante dell’88ª.
  • Cecil L. Rutledge (Brigadier General): comandante della 45ª Brigata contraerea e della Task Force 45.
  • I comandanti dei reggimenti: il colonnello William H. Schildroth (133°), il colonnello James C. Fry (350°), il colonnello Arthur S. Champeny (351°), il colonnello John W. Cotton (362°), il colonnello W. Fulton Magill jr. (363°), il colonnello C. W. Pence (442°).
  • Harold B. Ayers (Captain): vicecomandante del 3° Battaglione del 351°, al comando del battaglione nell’attacco a Lajatico.
  • Roy W. Harmon (Sergeant): compagnia C del 362° Reggimento, ucciso il 12 luglio presso Casaglia; Medal of Honor alla memoria.
  • Frank H. Ono, William K. Nakamura, Ted T. Tanouye, Kaoru Moto, Kazuo Otani: soldati nippo-americani del 442° e del 100° Battaglione, decorati con la Distinguished Service Cross per azioni dal 4 al 15 luglio nelle colline di Castellina Marittima e di Santa Luce; nel 2000 la decorazione fu trasformata in Medal of Honor. Nakamura morì il 4 luglio, Otani il 15 luglio, Tanouye il 6 settembre 1944.
  • Masato Nakae (Private): compagnia A del 100° Battaglione, Medal of Honor per un’azione del 19 agosto 1944 presso Pisa, sul fronte fermo dell’Arno.
  • E. J. Ruffo (Captain): ufficiale del 362° Reggimento (91ª Divisione), il 28 luglio 1944 condusse la prima inchiesta americana sulla strage del Duomo di San Miniato.

Tedeschi

  • Albert Kesselring (Generalfeldmarschall): comandante delle forze tedesche in Italia (Gruppo d’armate C). Il 1° luglio fissò l’Arno come ultima linea di ritardo prima della Gotica.
  • Joachim Lemelsen: comandante della 14. Armee dal 6 giugno 1944.
  • Fridolin von Senger und Etterlin: comandante del XIV. Panzerkorps, di fronte al IV Corpo americano. Le sue memorie, Krieg in Europa (1960; in inglese Neither Fear Nor Hope, 1963), sono una fonte di primo piano, da leggere con lo spirito critico che si deve alle memorie.
  • Alfred Schlemm: comandante del I. Fallschirmkorps (I Corpo paracadutisti), a est, davanti ai francesi e poi al XIII Corpo britannico.
  • Max Simon (SS-Gruppenführer): comandante della 16. SS-Panzergrenadier-Division «Reichsführer-SS» dall’ottobre 1943 all’ottobre 1944.
  • Smilo von Lüttwitz, poi Eduard Crasemann: comandanti della 26. Panzer-Division. Crasemann fu condannato nel 1947 a dieci anni per la strage del Padule di Fucecchio.
  • Hans Hecker (Generalmajor): comandante della 3. Panzergrenadier-Division dal 25 giugno al 3 ottobre 1944.

Italiani

  • Ugo Giubbi: vescovo di San Miniato. Il 22 luglio fece da tramite fra i comandi tedeschi e la popolazione radunata nel Duomo; la relazione del giudice Giannattasio (1945) lo scagionò da ogni accusa.
  • Carlo Giannattasio: giudice del Tribunale di Firenze, autore nel 1945 della relazione sulla strage del Duomo per la commissione comunale di San Miniato.
  • Emilio Baglioni: sindaco di San Miniato dopo la liberazione, presidente della commissione d’inchiesta del Comune.[47]
Glossario: le parole militari di questa storia, spiegate
  • Armata, corpo d’armata, divisione. L’armata (5ª Armata americana, 14. Armee tedesca) riuniva più corpi d’armata; il corpo d’armata (IV e II Corpo; XIV. Panzerkorps) più divisioni. Una divisione di fanteria americana aveva tre reggimenti di fanteria, oltre all’artiglieria, al genio e ai servizi.
  • Reggimento, battaglione, compagnia, plotone. Il reggimento di fanteria americano (per esempio il 361°, «361st Infantry») aveva tre battaglioni (1°, 2°, 3°); ogni battaglione tre compagnie di fucilieri e una compagnia armi pesanti, indicate da lettere (la compagnia K apparteneva al 3° Battaglione); la compagnia era divisa in plotoni.
  • Regimental Combat Team (RCT). «Gruppo di combattimento reggimentale»: un reggimento di fanteria con artiglieria, genio e servizi propri, capace di combattere da solo. Il 442° era un RCT.
  • Task Force. Raggruppamento temporaneo di reparti diversi, chiamato di solito con il nome del comandante: Task Force Ramey, Task Force Williamson; la Task Force 45 prende il nome dalla 45ª Brigata contraerea.
  • Quota. Sulle carte militari un’altura prende il nome dalla sua altezza in metri: la quota 140, la quota 634.
  • Perdite. Nel linguaggio militare le perdite non sono soltanto i morti: comprendono i feriti e i dispersi, e a volte gli infortunati e i malati. Ogni cifra va letta con la sua categoria (sezione 9).
  • Ripulire. Calco dell’inglese to clear o to mop up: eliminare le ultime resistenze in un paese o su un’altura.
  • Guastatori. Soldati del genio incaricati di demolizioni, mine e sbarramenti.
  • Reparto esplorante. Il reparto di ricognizione della divisione (Reconnaissance Troop), su veicoli leggeri.
  • Cacciacarri. Semoventi cingolati armati di cannone, impiegati contro i carri armati (tank destroyers).
  • Gradi americani. Lieutenant General ≈ generale di corpo d’armata; Major General ≈ generale di divisione; Brigadier General ≈ generale di brigata; Colonel, colonnello; Captain, capitano; Sergeant, sergente; Private, soldato semplice.
  • G-1, G-3. Gli uffici dello stato maggiore americano per il personale (G-1, che contava anche le perdite) e per le operazioni (G-3).
  • Medal of Honor. La più alta decorazione militare americana per il valore in combattimento.
  • Distinguished Service Cross. La seconda decorazione dell’esercito americano per il valore in combattimento. Nel 2000 alcune di quelle concesse a soldati di origine asiatica furono trasformate in Medal of Honor.
  • Distinguished Unit Citation. Encomio collettivo a un reparto per un’azione in combattimento.
  • Nisei. In giapponese «seconda generazione»: i figli, nati negli Stati Uniti, degli immigrati giapponesi.
  • Panzergrenadier. Granatieri corazzati: la fanteria motorizzata o su veicoli corazzati delle divisioni corazzate tedesche e delle Panzergrenadier-Division.
  • Waffen-SS. Le formazioni armate delle SS, distinte dalla Wehrmacht (le forze armate tedesche: esercito, aviazione e marina), ma impiegate al fronte sotto i comandi dell’esercito: in luglio la 16. SS-Panzergrenadier-Division «Reichsführer-SS» dipendeva dal XIV. Panzerkorps.
  • Luftwaffen-Feld-Division, Luftwaffen-Sturm-Division. Divisioni di fanteria formate con personale dell’aviazione tedesca; dal 1° giugno 1944 quelle in Italia si chiamavano ufficialmente Sturm-Division.
  • Organizzazione Todt. L’organizzazione tedesca per le costruzioni militari, che realizzava fortificazioni e opere difensive.
  • Kriegstagebuch (KTB). Diario di guerra di un comando tedesco. Quello della 14. Armee (AOK 14) è citato da Fisher.
  • Linee di ripiegamento tedesche. Linee segnate sulla carta per il ripiegamento: le intermedie con nomi femminili (Irmgard, Karin, Olga, Paula…), quella dell’Arno «linea Heinrich» (sezione 1).
  • Tiger. Carro armato pesante tedesco (Panzer VI). Nelle memorie molti carri tedeschi diventano «Tiger»; qui la parola si usa solo dove la fonte la usa.
  • Patrioti (Patriots). Il termine con cui le fonti alleate indicavano i partigiani italiani.
  • AMG. Allied Military Government, il governo militare alleato dei territori liberati.
  • CLN. Comitato di liberazione nazionale: a San Miniato nominò la giunta che si insediò il 29 luglio 1944.
  • Data della liberazione. In questo articolo distinguiamo l’arrivo dei reparti alleati, documentato dalle fonti militari, dalla data ricordata dal Comune o indicata dalla Regione Toscana (sezione 8).[48]
I reparti americani e tedeschi: chi era dove, luglio – agosto 1944

Americani (5ª Armata, Fifth Army)

Reparto Comandante Che cosa fece nel periodo
IV Corpo d’armata (IV Corps) Willis D. Crittenberger Tutto il fronte dal mare all’Elsa fino al 25 luglio; poi il settore occidentale, da Pisa verso est
II Corpo d’armata (II Corps) Geoffrey Keyes Dal 25 luglio il settore orientale, con 85ª, 88ª e 91ª
34ª Divisione di fanteria (34th Infantry Division), «Red Bull» Charles W. Ryder; dal 21 luglio Charles L. Bolte Costa: Rosignano, Castellina Marittima, Fauglia, Livorno, Pisa sud. Reggimenti: 133°, 135°, 168°. Esce di linea a scaglioni dal 23 al 27 luglio
442° Regimental Combat Team (442nd RCT), con il 100° Battaglione di fanteria (100th Infantry Battalion) Col. C. W. Pence Aggregato alla 34ª: quota 140, Santa Luce, Luciana, Collesalvetti; il 100° in presidio a Livorno dal 19 luglio
88ª Divisione di fanteria (88th Infantry Division), «Blue Devils» John E. Sloan; dal 9 agosto Paul W. Kendall Dall’8 luglio: Volterra, Lajatico, Villamagna, Palaia, Montaione, San Miniato, San Romano. Reggimenti: 349°, 350°, 351°
91ª Divisione di fanteria (91st Infantry Division), «Powder River» William G. Livesay Dal 12 luglio: Chianni, Terricciola, Ponsacco, Pontedera. Reggimenti: 361°, 362°, 363° (quest’ultimo come Task Force Williamson a Livorno e Pisa)
1ª Divisione corazzata (1st Armored Division), «Old Ironsides» Ernest N. Harmon; poi Vernon E. Prichard Davanti a Volterra fino all’8 luglio; carri aggregati alla 91ª; riorganizzata dal 20 luglio (i carri medi scendono da 250 a 154);[49] poi di nuovo in linea con la Task Force Ramey
Task Force Ramey Rufus S. Ramey Raggruppamento corazzato sul fianco destro; con il 1° Battaglione del 351° prende Montaione (17–18 luglio); dal 31 luglio tiene l’ex settore della 91ª
Task Force Williamson Raymond E. S. Williamson Il 363° Reggimento rinforzato, dal 17 luglio: Livorno e Pisa sud
Task Force 45 Cecil L. Rutledge Costituita il 26 luglio con battaglioni contraerei impiegati come fanteria e un reggimento contraereo britannico, per dare il cambio alla 34ª sulla costa e a Pisa
85ª Divisione di fanteria (85th Infantry Division), «Custer» — In riserva; dal 14–17 agosto sull’Arno al posto dei neozelandesi e della 91ª

Tedeschi (14. Armee)

Reparto Comandante Dove, secondo le fonti
XIV. Panzerkorps (XIV Corpo corazzato) Fridolin von Senger und Etterlin Ala destra della 14. Armee, davanti al IV Corpo; a fine luglio sull’Arno fino all’Elsa
LXXV. Armeekorps (LXXV Corpo d’armata) — A fine luglio, foce dell’Arno e Pisa
I. Fallschirmkorps (I Corpo paracadutisti) Alfred Schlemm A est, davanti ai francesi; a fine luglio da Castelfiorentino verso il Chianti
16. SS-Panzergrenadier-Division «Reichsführer-SS» Max Simon Cecina, Rosignano, Livorno; a fine luglio sull’Arno e sulla costa
19. e 20. Luftwaffen-Sturm-Division (19ª e 20ª divisione della Luftwaffe) — Rosignano e colline livornesi; a fine luglio fuse in una sola a nord di Pisa
26. Panzer-Division Smilo von Lüttwitz; poi Eduard Crasemann Monte Vaso (Panzergrenadier-Regiment 9); Valdera (Panzergrenadier-Regimenter 9 e 67, Panzer-Artillerie-Regiment 93); in agosto sulla riva nord
90. Panzergrenadier-Division — Volterra
29. Panzergrenadier-Division — Dal 2 luglio in riserva sull’Arno, a ovest di Firenze
362. Infanterie-Division — In ricostituzione; i Grenadier-Regimenter 1059 e 1060 in linea a Lajatico e in Valdera
3. Panzergrenadier-Division Hans Hecker Statale 68 (inizio luglio); San Miniato e dintorni (14–23 luglio: Grenadier-Regiment 8 e Panzer-Aufklärungs-Abteilung 103); Empoli (24 luglio: Grenadier-Regiment 29)
65. Infanterie-Division — A nord dell’Arno da fine luglio (Piavola, 23 luglio, secondo l’Atlante); in linea all’inizio di agosto (FAH VI, p. 101)

Le denominazioni seguono G. Tessin, Verbände und Truppen der deutschen Wehrmacht und Waffen-SS. Si nominano solo i reparti documentati da un documento tedesco citato da una storia ufficiale o da uno studio, o da un’identificazione americana. Non si nomina il battaglione di carri pesanti Tiger che comparve a Fauglia il 17 luglio: le fonti consultate non lo identificano.[50]

Cronologia essenziale, dal 1° luglio al 2 settembre 1944
Data Dove Che cosa
1–2 luglio Cecina Il 133° Reggimento (34ª) conclude la battaglia di Cecina. Kesselring fissa l’Arno come ultima linea di ritardo
2 luglio — I Capi di stato maggiore combinati ordinano lo sbarco nella Francia meridionale
3–8 luglio Rosignano Marittimo Il 135° Reggimento (34ª) prende la città casa per casa
4–8 luglio Quota 140 (Castellina Marittima) Il 442° attacca le posizioni tedesche; il 3° Battaglione occupa la quota l’8 luglio
6 luglio Castellina Marittima Il 1° Battaglione del 168° (34ª) entra in paese
8–9 luglio Volterra L’88ª aggira la città; i tedeschi la lasciano nella notte; il 9 mattina entrano le pattuglie
12 luglio Chianni, Casaglia Prima azione della 91ª come divisione completa; muore il sergente Roy W. Harmon
11–13 luglio Lajatico Il 351° (88ª) attacca l’11; assalto notturno alle 3 del 12, cresta presa alle 3 del 13; circa 400 prigionieri
notte 12–13 luglio — La 14ª Armata si stacca dagli americani e ripiega verso l’Arno per linee successive
13–14 luglio Villamagna, Chianni, Santa Luce Villamagna presa dall’88ª; Chianni occupata dalla 91ª; il 442° a Santa Luce
14 luglio Terricciola Presa dal 362° (91ª) al calar della sera
16 luglio Aiale (Lari) Un colpo dell’artiglieria tedesca uccide 15 civili e alcuni soldati americani
17 luglio Ponsacco, Fauglia, Palaia Ponsacco presa dal 361°; Fauglia dal 168° dopo un contrattacco con sette Tiger; Palaia dal 349°
notte 17–18 luglio Montaione Il 1° Battaglione del 351° con la Task Force Ramey
18 luglio Pontedera Alle 8 la compagnia K del 361° entra in città, alle 9 è sulla riva sud dell’Arno
notte 18–19 luglio Livorno Il 363° (Task Force Williamson) alla periferia est la sera del 18; il 3° Battaglione del 135° entra in città alle 2 del 19
19 luglio Arno Pattuglie dell’88ª e della 91ª al fiume
21 luglio — Bolte sostituisce Ryder al comando della 34ª
22 luglio San Miniato Strage del Duomo: 55 civili morti
22–23 luglio — Il settore francese passa al XIII Corpo britannico (8ª Armata)
23 luglio Pisa Il 363° raggiunge Marina di Pisa e la parte della città a sud dell’Arno
23 luglio Calenzano (San Miniato) La compagnia G del 349° assediata in una casa
23–24 luglio San Miniato La compagnia G entra in città; il Comune ricorda il 24
24 luglio Empoli 29 civili fucilati per rappresaglia in piazza Ferrucci (oggi piazza XXIV Luglio)
25 luglio San Romano Il 351° ripulisce il paese; il II Corpo prende il settore destro
26 luglio Costa Costituita la Task Force 45, che dà il cambio alla 34ª
2 agosto San Biagio in Cisanello (Pisa) Strage di 23 civili, reparto della 16. SS
11–14 agosto Empoli I neozelandesi ripuliscono la città e la riva sud
14–17 agosto Empoli, Isola L’85ª dà il cambio ai neozelandesi e alla 91ª
22 agosto Empoli La 6ª Divisione corazzata sudafricana passa sotto il IV Corpo americano
23 agosto Padule di Fucecchio Strage di 174 civili, reparti della 26. Panzer-Division
notte 31 agosto – 1° settembre Arno I reparti del IV Corpo cominciano a passare il fiume
1° settembre Pisa nord La Task Force 45 occupa la parte di Pisa sulla riva nord
2 settembre Pisa, Pontedera, Empoli Data della liberazione ricordata dai Comuni

Le fonti di ogni riga sono nelle note delle sezioni 3–8.

3. Sulla costa: Rosignano, Castellina, quota 140 (3–19 luglio)

Il 3 luglio la 34ª Divisione cominciò l’avanzata verso Livorno, con il 135° Reggimento a sinistra, verso il mare, il 442° al centro e il 168° a destra, verso l’interno.[51] La prima resistenza fu a Rosignano Marittimo, il paese tenuto dagli stessi reparti della 16ª SS che avevano combattuto a Cecina. Per attraversarlo ci vollero quattro giorni di combattimenti casa per casa. «Dai piani alti delle case i difensori lanciavano bombe a mano; dai piani bassi e dalle cantine sparavano raffiche di armi automatiche», scrive la storia della 5ª Armata.[52] La sera del 7 luglio gli americani erano al margine nord, e l’8 il paese era ripulito, cioè liberato dagli ultimi difensori; sulle alture a nord, però, i tedeschi resistettero ancora per alcuni giorni. La Regione Toscana indica il 12 luglio come data della liberazione.[53]

Fotografia in bianco e nero: due soldati americani e un partigiano italiano camminano su un cumulo di macerie in una via stretta di Rosignano, fra case con i muri sventrati.

Rosignano Marittimo, 13 luglio 1944. Due fanti della 34ª Divisione e un partigiano italiano camminano fra le case distrutte: il paese era stato preso casa per casa. (U.S. Army Signal Corps, foto Hartman; National Archives, 111-SC-191903; scansione Signal Corps Archive, Wikimedia Commons; pubblico dominio)

Fra i difensori c’era un soldato ventenne della 16ª SS, che morì il 14 luglio. Lo storico Carlo Gentile cita il suo taccuino. Il 7 luglio: «Siamo distesi al margine di Rosignano con il mitra. Fuoco d’artiglieria. Speriamo di riuscire a cavarcela da questo schifo». L’8 luglio: «Teniamo ancora Rosignano. Presto dovrebbero darci il cambio, ma quando?».[54]

In quei giorni, nel territorio di Rosignano, reparti tedeschi non identificati uccisero civili due volte. Il 2 luglio, nel podere «Saracino» a Rosignano Solvay, morirono otto persone della famiglia Ricciarelli, quattro uomini e quattro donne, tre dei quali con più di settant’anni. Il 4 luglio furono uccisi sette uomini, fra cui quattro della famiglia Nocchi, il più giovane di diciassette anni, prelevati per lavori di rinforzo delle difese; i corpi furono ritrovati dopo il 12 luglio.[55]

Al centro, il 442° si trovò davanti la quota 140, un’altura nella zona del Terriccio, nel comune di Castellina Marittima: sulle carte militari le alture prendono il nome dalla loro altezza in metri. Dal 4 al 7 luglio i nippo-americani attaccarono senza riuscire a passare, e l’8 luglio il 3° Battaglione occupò la quota. I soldati la ribattezzarono «Little Cassino», piccola Cassino.[56] Per azioni compiute fra il 4 e il 15 luglio, cinque soldati del 442° e del 100° Battaglione ebbero la Distinguished Service Cross, la seconda decorazione americana al valore, trasformata nel 2000 nella più alta, la Medal of Honor; due di loro, William K. Nakamura e Kazuo Otani, morirono nell’azione per cui furono decorati.[57]

A destra, il 168° impiegò quattro giorni per arrivare a Castellina Marittima: il suo 1° Battaglione vi era entrato entro mezzogiorno del 6 luglio, e ripulì il paese dopo duri combattimenti. Lo stesso giorno il 363° Reggimento, aggregato alla 34ª, prese il monte Vaso, la quota 634, circa quattro chilometri a nord-est del paese, nel comune di Chianni. Il 7 luglio un contrattacco del 9° Reggimento granatieri corazzati della 26ª Divisione corazzata tedesca lo ricacciò indietro; il 9 luglio la quota fu ripresa.[58] La Regione indica anche per Castellina Marittima il 12 luglio.[59]

Dopo il ripiegamento tedesco della notte fra il 12 e il 13 luglio l’avanzata si fece più rapida: il 13 il 442° entrò a Santa Luce, il 16 il 168° superò Lorenzana. Il 17 luglio, a Fauglia, i tedeschi contrattaccarono con un battaglione di fanteria e sette carri pesanti Tiger; il fuoco concentrato dell’artiglieria li fermò, e alle 22 il paese era preso. Quella sera il 133° Reggimento sbucò nella piana dell’Arno.[60] La Regione indica per Fauglia il 23 luglio.[61]

Fotografia in bianco e nero: su una collina con l'erba alta, alcuni soldati tedeschi camminano in fila con le mani alzate; un soldato americano li segue con il fucile; sullo sfondo colline.

Zona di Orciano Pisano, 15 luglio 1944. Dopo un breve scontro a fuoco, alcuni soldati tedeschi si arrendono ai fucilieri del 100° Battaglione. Per loro la guerra finiva lì, nei campi di prigionia. (U.S. Army Signal Corps, foto Baker; National Archives, 111-SC-192069-S, pubblico dominio)

Chi erano i Nisei del 442°, e che cosa accadde sulla quota 140

I Nisei. Nisei, in giapponese «seconda generazione», erano i figli, nati negli Stati Uniti e quindi cittadini americani, degli immigrati giapponesi. Il 442° Regimental Combat Team era formato da loro; il 100° Battaglione di fanteria, reclutato alle Hawaii, gli era stato aggregato l’11 giugno 1944.[62] Molti dei soldati venuti dal continente si erano arruolati come volontari mentre le loro famiglie erano rinchiuse nei campi d’internamento del governo americano: il Go For Broke National Education Center, che conserva la loro memoria, ricorda che William K. Nakamura si arruolò «dietro il filo spinato» del campo di Minidoka, nell’Idaho, e Kazuo Otani dal campo di Gila River. Il governo li chiamava relocation centers, «centri di trasferimento»: era il nome ufficiale, e un eufemismo.[63]

Il reggimento in Toscana. Il 442° era aggregato alla 34ª Divisione. Combatté sulle colline fra Castellina Marittima, Santa Luce e Pastina fino a metà luglio; i diari del reggimento annotano che i partigiani italiani aiutavano di tanto in tanto a localizzare le postazioni e i campi minati tedeschi.[64] Il 18 luglio il 100° Battaglione passò al 135° Reggimento e il 19 entrò a Livorno con compiti di polizia; fra il 20 e il 22 luglio pattuglie del 442° arrivarono all’aeroporto e al margine sud di Pisa, una con una guida partigiana fino al margine nord della città. Il 27 luglio il generale Clark consegnò al 100° Battaglione i nastri della Distinguished Unit Citation per i combattimenti di Belvedere e Sassetta del 26–27 giugno; il 28 luglio il 2° Battaglione fece da guardia d’onore a re Giorgio VI del Regno Unito, in visita a Cecina.[65] Dal 26 giugno all’11 luglio il 100° e il 3° Battaglione ebbero, secondo i diari del reggimento, circa 400 fra morti e feriti; da Roma all’Arno, dal 26 giugno all’inizio di settembre, il 442° perse 1.272 uomini, più di un quarto della sua forza (sezione 9).[66]

La quota 140. Le fonti americane d’armata non la nominano; nella memoria del reggimento è il luogo simbolo di quei giorni. Le posizioni tedesche, annotano i diari del 442°, erano state costruite, a quanto si diceva, dall’Organizzazione Todt, e resistevano ai bombardamenti più pesanti dell’artiglieria.[67] I diari del 442° la collocano nella zona del Terriccio; la motivazione della Medal of Honor di Ted T. Tanouye parla di un luogo «near Molino A Ventoabbto» (così, storpiato, nella motivazione), che gli stessi diari identificano con Il Terriccio. Non va confusa con il monte Vaso, la quota 634 del 363° Reggimento, né collocata «presso Livorno», come fanno alcune pagine divulgative: sta molto più a sud-est, sulle colline di Castellina. I diari registrano combattimenti dal 4 al 7 luglio e l’occupazione dell’8; il Go For Broke National Education Center data al 4 luglio l’attacco e le azioni di Ono e Nakamura.[68] La posizione esatta della quota va ancora verificata sulle carte topografiche dell’epoca.

Le cinque motivazioni. Frank H. Ono e William K. Nakamura, della compagnia G del 442°, furono decorati per il 4 luglio, «presso Castellina»; Nakamura morì quel giorno. Ted T. Tanouye, della compagnia K, per il 7 luglio presso Il Terriccio; morì il 6 settembre 1944. Kaoru Moto, della compagnia C del 100° Battaglione, per il 7 luglio, «presso Castellina». Kazuo Otani, della compagnia G, per il 15 luglio, presso Pieve di Santa Luce, dove morì. Un sesto soldato nippo-americano, Masato Nakae, della compagnia A del 100° Battaglione, ebbe la Medal of Honor per il 19 agosto, presso Pisa, sul fronte fermo dell’Arno.[69]

Per saperne di più. Il Go For Broke National Education Center (Los Angeles) e il Densho Digital Repository conservano le storie, le fotografie e le interviste dei veterani nippo-americani; in italiano esiste una raccolta di testimonianze, D. Del Giudice, Purple Heart Regiment (2022), non consultata per questo articolo.[70]

Fotografia in bianco e nero: due soldati americani con l'elmetto, seduti fra altri commilitoni su un mezzo militare, si accendono una sigaretta.

Zona di Castellina Marittima, 15 luglio 1944. Il tenente Charles Coyne e il sergente Nakoto Taguchi (così nella didascalia originale), del 100° Battaglione aggregato al 442°, si accendono una sigaretta prima di lasciare la linea, dopo sedici giorni di combattimenti sulle colline. Taguchi veniva da Lihue, nell’isola di Kauai, Hawaii. (Courtesy of the Seattle Nisei Veterans Committee and the U.S. Army. «Leaving for reserve», ddr-densho-114-53, Densho, Seattle Nisei Veterans Committee Collection. Riuso non commerciale ed educativo.)

4. Volterra e le colline: la strada dell’88ª (8–25 luglio)

L’8 luglio l’88ª Divisione diede il cambio alla 1ª corazzata davanti a Volterra. All’alba, invece di attaccarla di fronte, il 350° Reggimento del colonnello James C. Fry la aggirò da ovest, verso Lajatico, e il 349° da est, prendendo Roncolla; alle 22 i due reggimenti erano sugli obiettivi a nord e a est delle mura.[71] Nella notte i reparti tedeschi se ne andarono, e la mattina dopo le pattuglie americane entrarono in città.[72] La Regione indica per Volterra l’8 luglio.[73]

Fotografia in bianco e nero: due soldati americani camminano in una stretta via lastricata di Volterra, fra alti palazzi di pietra; in fondo un palazzo con una torre merlata.

Volterra, 9 luglio 1944. Due uomini della squadra del sergente Laurier O. Belanger (349° Reggimento, 88ª Divisione) percorrono una via del centro, vuota. La didascalia americana ricorda che la città era stata per otto giorni un caposaldo tedesco. (U.S. Army Signal Corps, foto McWhirter; National Archives, 111-SC-360638, pubblico dominio)

Tre giorni dopo l’88ª trovò una resistenza decisa a Lajatico, il paese sul crinale che guarda la valle dell’Era. Il 351° Reggimento lo attaccò di notte: alle 3 del 12 luglio il 2° Battaglione da ovest e il 3°, guidato dal capitano Harold B. Ayers, da est. Alle 3 del 13 luglio tutta la cresta era presa.[74] Secondo la storia della 5ª Armata furono presi circa 400 prigionieri, «con poche perdite per le nostre truppe»; la storia della divisione parla di più di 420 prigionieri e di oltre 250 tedeschi uccisi. Sono cifre americane sulle perdite dell’avversario, da leggere con cautela.[75] Il 3° Battaglione del 351° ricevette per quella battaglia un encomio collettivo, la Distinguished Unit Citation.[76] La Regione indica per Lajatico il 13 luglio.[77]

Fotografia in bianco e nero: decine di soldati tedeschi prigionieri seduti e sdraiati sull'erba di un pendio; un soldato americano di spalle parla con loro; colline sullo sfondo.

Settore di Lajatico, 12 luglio 1944. Soldati tedeschi catturati dal 351° Reggimento dell’88ª Divisione durante l’attacco notturno al paese. La didascalia americana dell’epoca dice che sorridevano all’interrogatore, contenti di essere fuori dalla guerra: è lo sguardo di chi scattò la foto, e non sappiamo che cosa pensassero davvero. (U.S. Army Signal Corps, SC 192054-S, foto McWhirter; scansione Signal Corps Archive, Wikimedia Commons; pubblico dominio)

Lajatico, 11–13 luglio: l’attacco nella notte e l’encomio al battaglione

Il reggimento. Il 351° Reggimento era comandato dal colonnello Arthur S. Champeny; il 3° Battaglione era guidato in quei giorni dal suo vicecomandante (executive officer), il capitano Harold B. Ayers, che ne aveva preso il comando quando il comandante del battaglione era stato ferito.[78]

La sequenza. Alle 3 dell’11 luglio il 351° Reggimento, fino ad allora in riserva, mosse ai piedi del colle; all’alba il suo 1° Battaglione restò inchiodato sulle pendici ovest, e il generale di brigata Paul W. Kendall, vicecomandante della divisione, portò al reggimento gli ordini per un attacco di notte.[79] La storia della 5ª Armata colloca il secondo assalto notturno, quello decisivo, alle 3 del 12 luglio. La storia della divisione racconta che Kendall arrivò al posto comando del reggimento «il 12» alle 21 con gli ordini; poi vennero l’attacco, la luce del giorno, la ripresa a mezzanotte e la cresta presa «alle 3 del 13». La sequenza torna solo se gli ordini sono della sera dell’11: l’assalto fu dunque della notte fra l’11 e il 12, e l’occupazione delle creste si completò alle 3 del 13.[80]

Il reparto tedesco. Le storie dell’88ª indicano davanti al 351° il I Battaglione del 1060° Reggimento, il cui posto comando fu raggiunto nel buio dal 3° Battaglione: We Were There lo chiama «1060th Grenadier Regiment», Delaney «1060th Panzer-grenadier Regiment». Il nome esatto è Grenadier-Regiment 1060: dal 20 giugno 1944 apparteneva alla 362. Infanterie-Division, che si stava ricostituendo dietro il fronte. Secondo le storie americane, nell’attacco fu ucciso il comandante del battaglione.[81]

L’encomio. La Distinguished Unit Citation era il riconoscimento collettivo che il Dipartimento della guerra americano concedeva a un reparto per un’azione in combattimento; i suoi uomini portavano da allora un nastro sull’uniforme. Le storie dell’88ª riportano l’encomio per la «four-day battle at Laiatico», la «battaglia di quattro giorni», ma non il numero dell’ordine che lo concesse, da cercare negli archivi dell’esercito americano. La citazione fu consegnata il 17 gennaio 1945, alla presenza del generale Clark; fu la prima Distinguished Unit Citation dell’88ª.[82]

La memoria. Il 13 luglio, la data indicata dalla Regione, è il giorno in cui la cresta fu presa. Le fonti consultate non segnalano nell’Atlante delle stragi episodi di violenza contro i civili a Lajatico né a Volterra; non segnalano neppure un monumento o una lapide che ricordi i combattimenti, che resta da cercare sul posto.[83]

Dopo Lajatico l’88ª riprese l’avanzata per le colline: Villamagna il 13 luglio, Palaia il 17, Montaione nella notte sul 18. Il 19 luglio le sue prime pattuglie raggiunsero l’Arno, e il 25 la divisione aveva ripulito il terreno fino all’argine, da San Romano alle porte di San Miniato (sezione 7).[84]

Da Villamagna a San Romano, tappa per tappa (13–25 luglio)
  • 13–14 luglio, Villamagna. Alle 12.22 del 13 un plotone del reparto esplorante della divisione entrò a Villamagna, frazione di Volterra; nella notte la occupò il 3° Battaglione del 349°, mentre il 2° combatteva sulle due alture vicine che i soldati chiamarono «Bloody Ridge», la cresta insanguinata.[85]
  • 14–17 luglio, da Belvedere a Montaione. Il 14 il 351° prese Belvedere, il 16 passò per Montefoscoli. Il 17 luglio, alle 19, il 3° Battaglione del 349° prese Palaia e le alture a nord; quel pomeriggio il 1° Battaglione del 351°, aggregato alla Task Force Ramey, attaccò Montaione alle 17.15 e la occupò nella notte. La Regione indica per Montaione il 17 luglio, per Palaia genericamente «luglio 1944».[86]
  • 18–19 luglio, all’Arno. Il 18 le unità dell’88ª si fermarono sulle alture cinque o sei chilometri a nord di Palaia, con l’ordine di mandare pattuglie al fiume; il 19 le prime pattuglie di combattimento raggiunsero l’Arno.[87]
  • 24–25 luglio, San Romano. Il 24 il 351° respinse una compagnia tedesca a Ponte a Evola e occupò Angelica e San Romano, nel comune di Montopoli in Val d’Arno; il 25, dopo nuove infiltrazioni tedesche, San Romano era ripulita del tutto. Le fonti americane nominano anche una località «Buche», presso San Romano lungo la ferrovia, che non è stato possibile identificare sulla carta.[88]

La spinta fino all’Arno, «la spinta di venticinque miglia» (una quarantina di chilometri) della storia della divisione, costò cara: nei ventitré giorni fra Volterra e il cambio di fine luglio l’88ª ebbe 2.399 perdite fra morti, feriti e dispersi (142 ufficiali e 2.257 soldati), più che in tutto il tratto da Minturno, sul Garigliano, fino a oltre Roma.[89] Il 29 luglio la divisione si ritirò verso Villamagna e Volterra, per addestrarsi agli attraversamenti dei fiumi.[90]

5. La 91ª in Valdera: da Chianni a Pontedera (12–18 luglio)

La 91ª Divisione entrò in battaglia come divisione completa il 12 luglio. Alle 3 del mattino, dopo quarantacinque minuti di fuoco d’artiglieria, il 363° Reggimento attaccò a sud di Chianni e il 362° del colonnello John W. Cotton lungo la valle della Sterza e la strada da Casaglia a Capannoli.[91] Quel giorno, presso Casaglia, il sergente Roy W. Harmon della compagnia C del 362° fu ucciso nell’azione per cui ebbe, alla memoria, la Medal of Honor.[92] A sera i combattimenti erano arrivati a meno di un chilometro da Chianni.

Sul Poggio Le Grotte, scrive la storia della divisione del 1945, il 362° ebbe «il suo primo vero battesimo del fuoco»; e Robbins, nella storia del 1947: «la vista della morte violenta colpì duramente gli uomini, con la consapevolezza della brutalità della guerra».[93] Per l’insieme dei reparti americani della 5ª Armata, il 12 luglio fu il giorno più costoso del mese: 567 fra morti, feriti e dispersi, 118 dei quali morti.[94]

Nella notte i tedeschi si staccarono dagli americani. In quattro giorni la 91ª scese per la Valdera: Chianni il 14 luglio, dove i partigiani avevano preceduto gli americani, Terricciola la sera stessa, Morrona e Soiana il 15.[95] La sera del 16 luglio i primi reparti del 361° raggiunsero l’ultima altura: da lì, scrive la storia della 5ª Armata, guardavano giù «sul fondo piatto della valle dell’Arno».[96]

Da Chianni a Le Selve, giorno per giorno (12–16 luglio)
  • 12 luglio. Alle 4.15 la compagnia C del 362° incontrò il primo avamposto tedesco, circa tre chilometri a sud-est di Chianni. Un tiratore isolato uccise il capitano Hugh S. French, della compagnia B; il 2° Battaglione del 362° respinse un attacco di dodici carri.[97]
  • Chianni. I partigiani, racconta la storia della divisione, riferirono che i tedeschi se n’erano andati e che stavano ripulendo il paese da soli; su loro richiesta l’artiglieria sospese il tiro. Il 14 luglio il 3° Battaglione del 363° occupò Chianni senza combattere e alle 20 entrò a Bagni di Casciana; al calar della sera il 362° prese Terricciola. La Regione indica per Chianni il 12 luglio, per Terricciola il 15.[98]
  • 15 luglio. Alle 4 il 361° passò attraverso il 363° a Bagni e prese Morrona; un plotone della compagnia E prese Soiana, con una trentina di prigionieri; il 362° aggirò Selvatelle.[99]
  • 16 luglio. Nel pomeriggio (verso le 16 secondo Robbins, alle 18 secondo la storia della divisione del 1945) l’artiglieria spezzò un contrattacco che si stava formando a Le Selve, e i tedeschi ripiegarono su Orceto; secondo la storia della 5ª Armata quel giorno furono distrutti due carri Tiger e un carro leggero.[100]

Quello stesso 16 luglio, ad Aiale, nel comune di Lari, i civili usciti dai rifugi per festeggiare l’arrivo dei soldati americani furono colpiti da un proiettile dell’artiglieria tedesca, sparato dai boschi di Lari. Morirono quindici civili, fra cui due bambini, e con loro circa tre soldati americani. L’episodio è registrato nell’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, il censimento delle uccisioni intenzionali di civili e di partigiani curato dall’Istituto nazionale Ferruccio Parri e dall’ANPI, che lo classifica come «cannoneggiamento volontario»; il reparto non è stato identificato.[101]

Il 17 luglio il 362° attraversò Capannoli, passò l’Era e respinse tre contrattacchi a ovest di Forcoli e presso Camugliano, dove morì il sergente Carroll D. Eggers, della compagnia H. A mezzogiorno le compagnie I e K del 361° erano a Ponsacco, che i carri avevano avvolto: la guarnigione si arrese.[102] La Regione indica per Ponsacco il 17 luglio. Dieci giorni prima, il 7 luglio, vi era stato ucciso Augusto Vanni, accusato di sostenere i partigiani; l’Atlante non identifica il reparto, e una lapide lo ricorda nel municipio.[103]

In sette giorni e mezzo, dal 12 al 19 luglio, la 91ª ebbe 904 perdite: 143 morti (12 ufficiali e 131 soldati) e 761 fra feriti e infortunati.[104]

Pontedera, 18 e 19 luglio, ora per ora
  • Dalle 5 alle 9 del 18 luglio. La sequenza è raccontata all’inizio dell’articolo: alle 5 la ripresa dell’attacco e la presa di Orceto, alle 8 l’ingresso in città della compagnia K con i carri della compagnia D del 1° Reggimento corazzato, alle 9 la riva sud dell’Arno.[105] Robbins aggiunge che il 1° plotone della compagnia K entrò in città meno di tre ore dopo l’inizio dell’attacco. La compagnia K, rinforzata con mitragliatrici pesanti, mortai e il plotone anticarro del battaglione, ebbe l’ordine di tenere la città.[106]
  • Il telegramma. Il generale Willis D. Crittenberger, comandante del IV Corpo d’armata, telegrafò il 18 luglio al generale William G. Livesay, comandante della divisione: «Well done 91st Division», ben fatto, 91ª Divisione.[107]
  • Nella stessa giornata il 362° si fermò sull’ultima cresta, circa tre chilometri a sud del fiume; l’88ª sulle alture a nord di Palaia. A ovest, la sera, il 363° arrivava alla periferia di Livorno (sezione 6).[108]
  • Il 19 luglio una pattuglia del reparto esplorante della 91ª passò il fiume a guado, si scontrò con i tedeschi sull’altra riva e rientrò; alle 15 il 362° era sui suoi obiettivi e mandava pattuglie al fiume.[109]
  • Che cosa resta da sapere. Le fonti consultate non dicono nulla della popolazione di Pontedera in quei giorni. Il diario di guerra di Luciano Forte, che copre il periodo dal 1° gennaio all’8 settembre 1944 ed è stato pubblicato nel 2024, è la fonte da leggere per raccontarlo; non è stato consultato per questo articolo. Nell’Atlante delle stragi non risultano episodi a Pontedera.[110]
Fotografia in bianco e nero, tono seppia: un carro armato americano percorre una strada sterrata accanto a un carro armato tedesco distrutto, davanti a una casa di campagna.

Presso Ponsacco, 18 luglio 1944. Un carro americano supera un Panzer IV tedesco distrutto. Quella mattina, alle 5, il 361° Reggimento e i carri del 1° Reggimento corazzato partirono da Ponsacco verso Pontedera; alle 9 erano sull’Arno. Di Pontedera in quei giorni non abbiamo trovato fotografie. (U.S. Army Signal Corps; scansione Signal Corps Archive, Wikimedia Commons; pubblico dominio)

6. Livorno e Pisa (17–28 luglio)

Mentre la 91ª scendeva in Valdera, il suo 363° Reggimento partì verso Livorno come Task Force Williamson, dal nome del vicecomandante della divisione, il generale Raymond E. S. Williamson.[111] Nella notte fra il 18 e il 19 luglio entrarono in città i reparti del 363° e quelli del 135° Reggimento, della 34ª Divisione, che risaliva la costa; il 100° Battaglione nippo-americano arrivò al mattino, con compiti di polizia.[112] Livorno ricorda la liberazione il 19 luglio; su chi vi entrò per primo le storie dei reparti non concordano.[113]

Fotografia in bianco e nero: un soldato americano con il fucile, in piedi in una strada di Livorno, osserva mentre più avanti vengono fatte esplodere delle mine.

Livorno, 19 luglio 1944. Il caporale Duane T. Moen, del 316° Battaglione genio della 91ª Divisione, sorveglia la strada mentre i compagni fanno brillare le mine disseminate in una delle vie che portano al porto. Nelle settimane successive, scrive Fisher, centinaia di soldati americani furono vittime di mine e trappole esplosive. (U.S. Army Signal Corps, SC 192055-S = MM-5-44-7771, foto Baker, 3131st Signal Service Co.; scansione Signal Corps Archive, Wikimedia Commons; pubblico dominio)

Il porto era distrutto e la città minata. Migliaia di mine e trappole esplosive, scrive Fisher, fecero centinaia di vittime fra i soldati americani nelle prime settimane.[114] Il 20 luglio il 1° Battaglione del 363° superò il canale a nord della città: sotto il fuoco non si poteva gettare un ponte, e i «patrioti» italiani, come i documenti alleati chiamavano i partigiani, fecero da portatori per rifornire i reparti avanzati.[115]

Il 23 luglio il 363° entrò nella parte di Pisa a sud dell’Arno.[116] Di notte il tiro tedesco era diretto da un osservatorio sulla Torre pendente, al di là del fiume; il fuoco era così pesante che Williamson ritirò un battaglione a sud della città, e fu vietato rispondere al fuoco.[117] Più tardi, annota la storia della 5ª Armata, si scoprì che la Torre e quasi tutti i monumenti più noti della città vecchia avevano avuto soltanto danni superficiali: l’artiglieria americana aveva sparato poco sulla parte di Pisa a nord del fiume.[118] Quella storia non nomina il Camposanto monumentale. Il 27 luglio, nei combattimenti fra i tedeschi a nord dell’Arno e gli Alleati a sud, un proiettile d’artiglieria ne colpì il tetto e incendiò le capriate di legno. La città era senz’acqua, e il fuoco non si poté spegnere: il calore e il piombo fuso della copertura, colato lungo le pareti, distrussero gran parte degli affreschi. La fonte non dice da quale parte venisse il colpo.[119]

Fotografia in bianco e nero in controluce: due soldati americani con il fucile camminano su una strada davanti al cartello con la scritta Pisa, fra alberi e cespugli.

Pisa, 23 luglio 1944. Uomini della compagnia H del 363° Reggimento, 91ª Divisione, passano davanti al cartello del confine comunale. Quel pomeriggio il reggimento arrivò nella parte della città a sud dell’Arno; tutti i ponti erano distrutti. (U.S. Army Signal Corps, foto Edwards, SC 192179 = MM-5-44-7715; scansione Signal Corps Archive, Wikimedia Commons; pubblico dominio)

A San Piero a Grado, nella parte del comune di Pisa a sud del fiume, il 23 luglio un reparto della 16ª SS uccise tre uomini che, sentito dire che «stanno arrivando gli americani», erano tornati a casa dalla macchia di Tombolo; uno aveva diciassette anni. Il giorno dopo uccise il maresciallo dei carabinieri Valfredo Zanuccoli e Francesco Guidi, andati a cercarli.[120] La Task Force Williamson restò a Pisa sotto il fuoco fino alla notte del 28 luglio, quando fu sostituita.[121] La parte di Pisa a nord dell’Arno restò in mano tedesca fino al 1° settembre (sezione 8).

Livorno: chi entrò per primo?

È una classica rivendicazione di primato fra storie di reparto.

  • La partenza. Il 363° Reggimento, come Task Force Williamson, lasciò la zona di raccolta alle 18.17 del 17 luglio.[122]
  • La storia della 91ª (1945) e Robbins (1947): la città «cadde in mano alla Task Force Williamson» alle 21 del 18 luglio; primi a entrare il 1° Battaglione del 363° e il 2° plotone del 91° reparto esplorante.
  • La storia della 5ª Armata: alle 20.45 del 18 il 1° Battaglione del 363°, con elementi del 752° Battaglione carri, è nella periferia orientale; il 3° Battaglione del 135° entra in città alle 2 del 19; il 2° Battaglione del 135° e il 1° e il 2° del 363° circa due ore dopo.
  • La storia del 135° Reggimento: «la notte del 18 luglio le pattuglie entrarono in città».
  • Fisher: i due reggimenti entrano «prima dell’alba del 19».
  • I diari del 442° e il riepilogo della storia della 5ª Armata danno Livorno caduta il 18; la Regione e la memoria cittadina il 19.

Che cosa si può dire. La sera del 18 luglio i primi reparti del 363° raggiunsero la periferia orientale; nella notte entrarono in città anche quelli del 135°; il 19 luglio, la data ufficiale e ricordata, Livorno era in mano americana. Il primato della Task Force Williamson resta una rivendicazione della 91ª: la storia della 5ª Armata conferma la periferia alle 20.45, non la «caduta» della città alle 21.[123]

Pisa, 23 luglio: l’arrivo, la Torre come osservatorio, il divieto di tiro e un ricordo da verificare

Il 23 luglio, ora per ora. Alle 3.30 il 1° Battaglione del 363° raggiunse Marina di Pisa; alle 5.30 le prime pattuglie erano in città; alle 13.30 il 2° Battaglione arrivò lungo la via Aurelia nella parte di Pisa a sud dell’Arno, seguito tre ore dopo dal 3°.[124] «Trovati distrutti tutti i ponti», scrive Fisher, «gli uomini si trincerarono lungo la riva sud, mentre i cannoni e i mortai nemici sparavano con violenza.»[125] Quella sera la 34ª teneva la riva sud dal mare fino a una quindicina di chilometri a est di Pisa.[126]

La Torre. Le fonti americane coeve concordano: dopo il 23 luglio i tedeschi usarono la Torre come osservatorio per dirigere il tiro sui reparti americani a sud del fiume, e il tiro di risposta fu vietato (sezione 6).[127]

Un racconto più personale viene da Leon Weckstein, che serviva nella 91ª Divisione. Nel suo libro di memorie, Through My Eyes, racconta di aver ricevuto l’ordine di dirigere il tiro dell’artiglieria sulla Torre, e di non averlo eseguito.[128] È una testimonianza scritta molti anni dopo, che non abbiamo potuto confrontare con documenti: la riportiamo come tale.

Le fotografie del Signal Corps mostrano soldati americani a Pisa dal 23 luglio, sulla riva sud, e il 6 settembre, quando attraversarono il fiume sul ponte ferroviario distrutto e passarono sotto la Torre, ormai lontana dal fronte.[129]

Fotografia in bianco e nero: soldati americani con l'elmetto osservano un veicolo militare tedesco distrutto in una strada di Livorno.

Livorno, 19 luglio 1944. Soldati del 100° Battaglione, nippo-americani delle Hawaii, accanto a un mezzo tedesco ancora fumante, il giorno in cui entrarono in città con compiti di polizia. La didascalia dell’epoca li chiama «hawaiani-americani giapponesi». (U.S. Army Signal Corps, SC 192072-S, foto Baker; scansione Signal Corps Archive, Wikimedia Commons; pubblico dominio)

7. San Miniato: il Duomo e l’ingresso in città (14–24 luglio)

Nel luglio del 1944 a San Miniato, la città sul colle che domina il basso Valdarno, si erano rifugiati molti sfollati, fuggiti dai bombardamenti alleati sui paesi della ferrovia fra Pisa e Firenze. La popolazione aveva scavato rifugi nel tufo, con badili e picconi, anche per gli animali.[130] Fra i tedeschi e la popolazione la tensione era alta. Il 17 luglio, riferisce un messaggio dell’ufficio informazioni della 14ª Armata citato da Carlo Gentile, i tedeschi avevano fermato nella zona cinquanta uomini sospettati di appartenere alle «bande», come chiamavano i partigiani, e cinque erano stati uccisi «durante un tentativo di fuga».[131] Con l’avanzata americana la città fu colpita sempre più spesso dall’artiglieria piazzata nella valle: secondo la statistica del Comune, cannonate e scoppi di granata uccisero 9 persone il 18 luglio, 13 il 19, 5 il 20, 4 il 21.[132]

Quanti soldati tedeschi restassero, le fonti lo dicono in modo diverso. Secondo le testimonianze raccolte dopo la guerra, il grosso della 3ª Divisione granatieri corazzati tedesca (3. Panzergrenadier-Division) aveva passato l’Arno il 16 luglio, lasciando in città poche decine di guastatori; ma gli elenchi delle perdite studiati da Gentile collocano reparti della divisione a San Miniato e nei dintorni fino al 23 luglio, e quel giorno, a Calenzano, circa 180 tedeschi attaccarono una compagnia americana. La città poteva essere quasi vuota di soldati, mentre le alture intorno erano ancora difese.[133]

La mattina di sabato 22 luglio i soldati tedeschi ordinarono alla popolazione di lasciare i rifugi e di radunarsi sul prato del Duomo; il vescovo Ugo Giubbi fece da tramite fra i comandi e la gente. Molti entrarono nella cattedrale: si parla di circa 1.500 persone. Alle porte c’erano sentinelle tedesche. «Sette o otto», disse poi il vescovo agli inquirenti americani. «Stavano là per impedire alle persone di uscire dalla chiesa.»[134] Il vescovo, dopo un breve discorso e la benedizione, lasciò il Duomo per i rifugi del vescovado. Verso le 10, dopo alcuni colpi caduti sulla Rocca, sul campanile e sulla sacrestia, un proiettile entrò nella chiesa ed esplose sopra la folla. Morirono 55 persone, sul colpo o per le ferite, secondo la statistica del Comune; molte altre furono ferite.[135] Gina Scardigli vi perse tre figli e la suocera.[136]

Per decenni la strage fu attribuita ai tedeschi: le prime inchieste americane, nel 1944, parlarono di una mina, la relazione del giudice Carlo Giannattasio, nel 1945, di una granata tedesca, e nel 1954 il Comune pose una lapide che parlava di «gelido assassinio tedesco».[137] Nello stesso 1954, però, il canonico Enrico Giannoni, studiando il percorso del colpo dentro la chiesa, sostenne che la granata era americana.[138] Nel 2001 Giuliano Lastraioli e Claudio Biscarini pubblicarono il diario di quelle ore del 337° Battaglione d’artiglieria da campagna dell’88ª Divisione: secondo i due autori, dimostra che un proiettile americano colpì la chiesa per errore.[139] Gli studi raccolti nel 2004–2005 da Leonardo Paggi per il Comune e per la Regione Toscana, su documenti americani e tedeschi, sono giunti alla stessa conclusione: la strage fu provocata da una granata dell’artiglieria americana, tirata sulle posizioni tedesche.[140]

Lapide di marmo con un lungo testo in maiuscolo che ricorda l'eccidio del 22 luglio 1944 nella cattedrale di San Miniato, firmata dal Comune nel decimo anniversario.

San Miniato, la lapide posta dal Comune nel 1954, nel decimo anniversario, con il testo che attribuiva la strage del Duomo ai tedeschi; gli studi successivi hanno attribuito il colpo all’artiglieria americana. Secondo la descrizione dell’autore, la foto è stata scattata nel 2019 nei Loggiati di San Domenico. (Foto Mongolo1984, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0)

Resta aperta una domanda, che Gentile e Paggi pongono: perché i tedeschi radunarono la popolazione in un luogo così esposto, alla vigilia dello scontro per la città? Le risposte proposte restano ipotesi. «Qualunque sia stata la dinamica balistica della strage», scrive Paggi, «non grava forse, indiscutibilmente, sui tedeschi la responsabilità di aver concentrato, nell’imminenza dello scontro finale per il controllo della città, una grande massa di persone inermi in un luogo palesemente esposto ai tiri delle artiglierie americane?»[141] Nel 1994 fu posta in Duomo una nuova lapide, a nome del Capitolo della Cattedrale, dell’Arciconfraternita di Misericordia e dei familiari, che ricorda «le 55 persone decedute il 22 luglio del 1944» come «vittime incolpevoli delle guerre, della violenza, dell’intolleranza».[142]

Lapide di marmo bianco in una cornice grigia, all'interno del Duomo di San Miniato, con un lungo elenco di nomi in due colonne e le date 1944 e 1994.

San Miniato, Duomo. La lapide posta nel 1994 ricorda per nome le vittime del 22 luglio 1944, «vittime incolpevoli delle guerre», senza attribuire la colpa. (Foto Prof.Quatermass, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0)

Il 23 luglio a Calenzano, frazione di San Miniato poco a est della città (non il comune vicino a Firenze), una quarantina di uomini della compagnia G del 349° Reggimento restò assediata in una casa fino all’arrivo dei carri.[143] Quella notte la compagnia G entrò a San Miniato. Trovò la città abbandonata dai tedeschi, che prima di andarsene avevano fatto saltare la Rocca e minato le strade e le case in rovina.[144] Il Comune ricorda la liberazione il 24 luglio; alcune fonti indicano il 23.[145] Il 24, racconta una storia della città pubblicata nel 1981, padre Ambrogio accolse così i primi soldati, che entravano «guardinghi, titubanti»: «Sono delle settimane che il grosso della truppa è passato […] E voi per giorni e giorni ci avete tirato migliaia di cannonate e avete tardato tanto a venire!»[146] Il 29 luglio si insediò la giunta nominata dal Comitato di liberazione nazionale. Ma la pianura fra la ferrovia e l’Arno restò in mano tedesca fino a metà agosto, e la città restò sotto il tiro dell’artiglieria tedesca fino alla fine di agosto.[147]

Il Duomo di San Miniato: ottant’anni di inchieste e di memoria

Le parole. Non si tratta di «fuoco amico»: le vittime erano civili. Gentile parla di «tragica fatalità», uno dei tanti «effetti collaterali» della guerra; il giudizio è suo.[148] L’Atlante delle stragi naziste e fasciste, che raccoglie le uccisioni intenzionali di civili, non include il Duomo di San Miniato.[149]

La memoria. La lapide del 1954, con un testo di Luigi Russo e un discorso di Ferruccio Parri, parlava di «gelido assassinio tedesco»; la Chiesa non la benedisse. Il film dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani La notte di San Lorenzo (1982) ripropose la responsabilità tedesca. La lapide del 1994, in Duomo, ricorda le vittime senza attribuire la colpa. Per Paggi la memoria antitedesca non fu «un falso, cinicamente costruito dalla politica», ma «una spontanea elaborazione collettiva». Nel luglio 2024 una copia del bassorilievo danneggiato dallo scoppio è stata collocata in cattedrale.[150]

La domanda aperta. Sul perché del raduno nel Duomo Gentile elenca alcune ipotesi: una punizione, la preparazione di una deportazione, la sicurezza durante le demolizioni, una semplice precauzione. Nessuna è documentata; il contesto di tensione con la popolazione nei giorni precedenti sì (nota 131).[151]

Le cifre. Le vittime sono 55 secondo la statistica del Comune del 1944–45 e la lapide del 1994; Gentile ne indica 56, una nota americana del 16 novembre 1944 «circa 60»; Barzacchi, nel 1944, parlava di «centocinquanta fra feriti e morti». L’elenco nominativo è nell’archivio storico del Comune di San Miniato; non è stato consultato per questo articolo.[152]

Il reparto americano. Il 337° Battaglione d’artiglieria da campagna (337th Field Artillery Battalion) apparteneva all’88ª Divisione. La sua storia, scritta dopo la guerra, registra in luglio posizioni a Mazzolla, a Montefoscoli e una «posizione di San Miniato», e il tiro del 23 luglio su Calenzano, ma non nomina il Duomo. Il documento su cui si fonda l’attribuzione al battaglione è il diario quotidiano del 21–22 luglio, dalle 18 alle 18, pubblicato nel 2001 da Lastraioli e Biscarini: secondo i due autori, dimostra che il tiro americano colpì la chiesa per errore. La prima inchiesta americana fu invece condotta da un ufficiale di un’altra divisione, la 91ª; le fonti consultate non dicono perché.[153]

Le inchieste e gli studi, in ordine. Per chi vuole seguire tutti i passaggi, ecco le inchieste e gli studi in ordine di tempo.

Quando Chi Su quali basi Che cosa concluse
luglio 1944 Cesare Barzacchi, fotografo pisano, testimone esperienza diretta, fotografie le cannonate che precedettero lo scoppio erano tedesche, «venivano da Fucecchio»; evoca anche una «bomba a orologeria»
28 luglio 1944 capitano E. J. Ruffo, del 362° Reggimento (91ª Divisione) deposizioni di testimoni; relazione del chirurgo del reggimento; relazione firmata il 30 luglio dal vescovo e da tre sacerdoti e laici una mina predisposta dai tedeschi per rappresaglia; conclusione «non avvalorata da riscontri di carattere tecnico», osserva lo storico Pier Luigi Ballini
1° agosto 1944 capitano James R. Gromer rapporto la stessa convinzione
10–14 agosto 1944 commissione nominata dal comando della 5ª Armata (maggiori Edwin S. Booth, Carl H. Cundiff e un terzo ufficiale) otto testimoni un’atrocità commessa da soldati tedeschi non identificati; la chiesa sarebbe stata minata prima dell’ingresso della popolazione
18 ottobre 1944 tenenti Charles R. Jacobs e Paul L. Sunberg la testata di una granata americana trovata nel Duomo due granate: una americana, di cui c’era il reperto, e una tedesca, ritenuta la causa della strage, di cui il reperto non c’era
settembre 1944 – giugno 1945 commissione della giunta comunale, presieduta dal sindaco Emilio Baglioni testimonianze, in prevalenza a favore della mina affida il giudizio al giudice Giannattasio
23 marzo 1945 tenente colonnello Cino Cini, perito incaricato dal sindaco perizia come Jacobs e Sunberg, ma il secondo ordigno sarebbe un piccolo proiettile fumogeno americano
13 luglio 1945 giudice Carlo Giannattasio, Tribunale di Firenze il memorandum Jacobs, la perizia Cini, l’assenza di un cratere, le schegge nei corpi esclude la mina; due granate, una da nord-nordest (tedesca) e una da sud-sudovest (americana); la strage fu causata «esclusivamente dalla granata germanica»; scagiona il vescovo e il clero
1947 J. P. Delaney, storia dell’88ª Divisione storia di reparto attribuisce la strage a due carri tedeschi che avrebbero sparato a bruciapelo sui civili chiusi nella chiesa: è la versione divisionale dell’immediato dopoguerra
luglio–agosto 1954 canonico Enrico Giannoni, articoli sul «Giornale del Mattino» il percorso del colpo dentro la chiesa granata americana, entrata da un semirosone del lato sud, che colpì il bassorilievo dell’Annunciazione nella cappella del Sacramento ed esplose due o tre metri sopra la folla. «Le schegge non fanno curve»
1988–1990 Giuliano Lastraioli; Claudio Biscarini e Giuliano Lastraioli, Arno-Stellung documenti d’archivio americani e tedeschi provenienza americana della granata; Arno-Stellung ripubblica gli articoli di Giannoni
1997 Michele Battini, Paolo Pezzino, Guerra ai civili i verbali delle inchieste del 1944–45 tengono aperte sia l’ipotesi della granata americana sia quella di un ordigno a scoppio ritardato piazzato dai tedeschi
2000 Paolo Paoletti, 1944, San Miniato. Tutta la verità sulla strage documenti americani e italiani granata americana
2001 Giuliano Lastraioli, Claudio Biscarini, Un documento risolutivo sulla strage nel Duomo di San Miniato il diario quotidiano del 337° Battaglione d’artiglieria da campagna americano, 21–22 luglio 1944, e la cartografia alleata il tiro americano colpì la chiesa per errore
2004–2005 Leonardo Paggi (a cura di), con saggi di Giovanni Contini, Simone Moroni, Carlo Gentile, Pier Luigi Ballini archivi americani e tedeschi, diari di guerra, critica delle inchieste, perizie granata americana. Gentile: proiettili delle artiglierie alleate tirati sulle posizioni tedesche, «una tragica fatalità»; Paggi: l’antica «vulgata» della granata tedesca non è «più oltre proponibile»
2022 Comitato «Giuseppe Gori» di Cigoli incarico a un perito esplosivista per nuove indagini esito non noto alla data di questo articolo

Le inchieste del 1944–45 sono note qui attraverso le citazioni del volume curato da Paggi; i loro testi sono pubblicati in Battini e Pezzino (1997) e in parte in Paoletti (2000).[154]

Calenzano, 23 luglio: la casa assediata

Il 23 luglio l’88ª Divisione ebbe l’ordine di ripulire il terreno fino all’argine dell’Arno. A Calenzano, frazione di San Miniato, circa 900 metri a est della città, un ufficiale e una quarantina di uomini della compagnia G del 349° Reggimento, con il capitano Lyons, vicecomandante del battaglione, restarono circondati in una casa. Respinsero otto attacchi tedeschi finché arrivò la compagnia I con i carri. Il 337° Battaglione d’artiglieria sparò intorno alla casa, per tenere lontani i tedeschi, 2.950 colpi secondo la sua storia, 3.500 secondo le storie della divisione; tutta l’artiglieria, secondo la storia della 5ª Armata, oltre 5.000. La stessa storia stima in circa 180 i tedeschi che attaccarono e riferisce di 25 prigionieri e di circa 75 perdite tedesche: sono cifre americane sulle perdite dell’avversario.[155] Le fonti divergono anche sul numero degli assediati, 41 o 45. La data del 23 luglio è quella della storia del 337°; le storie della divisione non danno il giorno.

8. Fermi sull’Arno (25 luglio – 1° settembre)

Il 25 luglio il II Corpo d’armata del generale Geoffrey Keyes prese il settore destro del fronte, con l’85ª, l’88ª e la 91ª Divisione; il 26 la Task Force 45, formata con reparti contraerei, diede il cambio alla 34ª sulla costa e a Pisa.[156] Clark, scrive Fisher, «non intendeva fare operazioni estese lungo l’Arno», perché voleva risparmiare il corpo di Keyes per l’attacco principale contro la Linea Gotica.[157] Il fronte restò fermo per sei settimane: in agosto gli avamposti americani stavano per lo più lungo il rilevato della ferrovia, circa 800 metri a sud del fiume.[158] Da una riva all’altra si continuava a sparare, e civili italiani passavano le linee per portare notizie delle posizioni tedesche.[159]

Fotografia in bianco e nero: vista ravvicinata del falso ponte sull'Arno, un'intelaiatura a traliccio di travi e listelli rivestita in parte di strisce di tela, con le ombre proiettate sull'acqua; sullo sfondo la riva con alberi.

Presso Pisa, 18 agosto 1944. Un ponte finto, di tela e di juta, costruito di notte dal genio mimetizzatori americano per ingannare i tedeschi, che lo vedevano dalle alture a nord della città e lo avevano già colpito con l’artiglieria. Per sei settimane il fronte restò fermo sull’Arno, ma non tranquillo. (U.S. Army Signal Corps, foto Hartman; National Archives, 111-SC-219213, pubblico dominio)

Carta del basso Valdarno dalla foce dell'Arno a Montelupo Fiorentino. Il fiume divide una riva nord rosata, tenuta dai tedeschi fino al 1°–2 settembre 1944, da una riva sud verde, in mano alleata dal luglio. Lungo la riva nord corre una linea rossa dentellata, il fronte tedesco. Sotto ogni comune ci sono due date: in verde l'arrivo dei reparti alleati, in grassetto la data di liberazione ricordata. Pisa: 23 luglio la parte sud, 1° settembre la parte nord, 2 settembre la data ricordata. Pontedera: 18 luglio e 2 settembre. San Miniato: 23–24 luglio e 24 luglio. Empoli: 11–13 agosto e 2 settembre. Santa Croce sull'Arno, Castelfranco di Sotto e Fucecchio: 1° settembre. Due zone tratteggiate sulla riva sud mostrano dove i tedeschi restarono fino ad agosto: Empoli e la pianura di San Miniato. Tre frecce attraversano il fiume il 1° settembre: la Task Force 45 a Pisa, la 1ª Divisione corazzata al centro e i sudafricani appena a ovest di Empoli. Piccoli rombi segnano le stragi di civili con data e numero delle vittime: Piavola, via Sant'Andrea e San Biagio in Cisanello a Pisa, San Rossore, Nodica e Migliarino, Laiano di Filettole, il Padule di Fucecchio con 174 vittime. Un riquadro riassume le vicende di Empoli dal 22 luglio al 2 settembre.

Il fronte dell’Arno dalla fine di luglio al 1° settembre 1944. A sud del fiume, i comuni raggiunti dagli Alleati in luglio; a nord, quelli rimasti sotto l’occupazione tedesca fino al passaggio del IV Corpo americano, il 1° settembre: per questo molti comuni ricordano una data di liberazione diversa da quella dell’arrivo dei primi reparti. Con un piccolo rombo scuro, le principali stragi di civili a nord del fiume, secondo l’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia. Carta di Gotica Toscana aps (2026). Base: confini ISTAT (Openpolis, CC-BY), fiumi © OpenStreetMap contributors (ODbL). Clicca sulla carta per aprirla a piena risoluzione.

Il confine con l’8ª Armata britannica passava poco a est di San Miniato.[160] Empoli, più a est, stava nel settore britannico: nel luglio del 1944, diversamente da come molti ricordano, non fu liberata dagli americani. I tedeschi tenevano la città e la riva sud; il 24 luglio, per rappresaglia dopo uno scontro con i partigiani a Pratovecchio, un reparto della 3ª Divisione granatieri corazzati fucilò 29 civili in piazza Ferrucci, oggi piazza XXIV Luglio.[161] La sera dell’11 agosto entrarono in città i neozelandesi.[162] Dovevano preparare il passaggio del fiume del II Corpo americano, ma l’attacco fu annullato, scrive Kay, perché le armate alleate spostarono l’offensiva principale sull’Adriatico, con l’operazione Olive contro la Linea Gotica orientale.[163] Dal 14–16 agosto i fanti dell’85ª Divisione americana tennero Empoli per una decina di giorni; poi il settore passò ai sudafricani, che il 1° settembre attraversarono l’Arno.[164] Il ricordo di americani a Empoli ha dunque un fondamento, ma riguarda l’agosto, non il luglio; il Comune ricorda la liberazione il 2 settembre.[165]

A nord del fiume, per sei settimane, i civili restarono esposti alla ritirata tedesca. Bandi per il lavoro obbligatorio, evacuazioni forzate e rastrellamenti finirono più volte in stragi, da Pisa al Serchio. La più grave fu quella del Padule di Fucecchio, il 23 agosto, dove reparti della 26ª Divisione corazzata tedesca uccisero 174 persone. Secondo l’Atlante delle stragi vi prese parte probabilmente anche il 9° Reggimento granatieri corazzati, lo stesso che gli americani avevano avuto di fronte in luglio.[166] Sono stragi tedesche, che non nacquero dai combattimenti con gli americani. Ma il fronte fermo prolungò di sei settimane l’occupazione della riva nord, e per sei settimane l’Arno separò chi si era già lasciato alle spalle l’occupazione tedesca da chi vi restava sotto.

Il 29 agosto Kesselring ordinò a Lemelsen di ripiegare, e il ritiro cominciò due giorni dopo. Il 1° settembre i reparti del IV Corpo passarono l’Arno: la Task Force 45 entrò nella parte di Pisa a nord del fiume, la 1ª corazzata attraversò al centro, i sudafricani sull’ala destra.[167] I comuni della riva nord, da Santa Croce sull’Arno a Fucecchio, ricordano la liberazione il 1° o il 2 settembre.[168] L’88ª, la 91ª e l’85ª, con il II Corpo, si preparavano intanto all’attacco alla Linea Gotica, sull’Appennino a nord di Firenze.[169]

Fotografia in bianco e nero: due soldati americani con l'elmetto scavalcano le travi contorte e le macerie di un ponte ferroviario distrutto sull'Arno a Pisa; sullo sfondo pali e case.

Pisa, 6 settembre 1944. Soldati americani attraversano l’Arno sul ponte ferroviario distrutto ed entrano nella parte della città a nord del fiume, lasciata dai tedeschi il 1° settembre. Il fronte era ormai sull’Appennino. (U.S. Army Signal Corps, MM-5-44-10250; scansione Signal Corps Archive, Wikimedia Commons; pubblico dominio)

Perché Pisa, Pontedera ed Empoli hanno due date di liberazione

Tre situazioni diverse. Nei comuni interamente a sud del fiume, raggiunti in luglio (Volterra, la Valdera, Livorno), la data ricordata è di regola vicina all’arrivo dei reparti, con scarti di qualche giorno (Rosignano, Fauglia, Chianni: vedi la tabella); fa eccezione Pontedera, che pur stando sulla riva sud ricorda il 2 settembre. I comuni attraversati dal fiume, o con una parte rimasta in mano tedesca, ne hanno due: Pisa (23 luglio la parte a sud, 1° settembre la città a nord); San Miniato (la città il 23–24 luglio, la pianura verso l’Arno a metà agosto). I comuni della riva nord furono liberati quando il IV Corpo passò l’Arno, il 1° settembre e nei giorni seguenti.[170]

Le date ricordate non si correggono: si spiegano. La data della liberazione ricordata da un Comune può indicare l’ingresso delle truppe, la fine dei combattimenti nel territorio comunale, la fine del tiro dall’altra riva o l’insediamento delle nuove autorità. Le pagine della Regione Toscana, che non dichiarano la fonte, riprendono le tabelle pubblicate nel 1994–95 dall’AICCRE (Associazione italiana del Consiglio dei comuni e delle regioni d’Europa) per il cinquantesimo, che a loro volta raccolgono le date indicate dai Comuni.[171] Per Pontedera, sulla riva sud, la Regione indica il 2 settembre; le fonti consultate non spiegano perché. Un indizio: già nel 1948 una mostra del Comune sulla ricostruzione della città la faceva partire dal 1° settembre 1944, il giorno in cui gli americani passarono il fiume. Che la data ricordata segni la fine del tiro tedesco dalla riva nord è però un’ipotesi, non un fatto documentato.[172] Per Empoli la ragione è militare: la città restò in mano tedesca fino all’11–13 agosto, e i tedeschi tennero la riva nord fino al 31 agosto.

Comune Arrivo dei reparti alleati (fonti militari) Data indicata dalla Regione o ricordata dal Comune
Rosignano Marittimo 3–8 luglio, 135° Reggimento (34ª); alture a nord fino all’11–12 12 luglio
Castellina Marittima 6 luglio, 168° Reggimento (34ª) 12 luglio
Volterra 8–9 luglio, 88ª Divisione 8 luglio
Lajatico 12–13 luglio, 351° Reggimento (88ª) 13 luglio
Chianni 14 luglio, 363° Reggimento (91ª); ritiro tedesco nella notte fra il 12 e il 13 12 luglio
Casciana Terme (Bagni di Casciana) 14 luglio, 20.00, 3° Battaglione del 363° (91ª) 14 luglio
Terricciola 14 luglio, sera, 362° Reggimento (91ª) 15 luglio
Ponsacco 17 luglio, 361° Reggimento (91ª) 17 luglio
Fauglia 17 luglio, 22.00, 168° Reggimento (34ª) 23 luglio
Palaia 17 luglio, 19.00, 3° Battaglione del 349° (88ª) «luglio 1944»
Montaione notte fra il 17 e il 18 luglio, 1° Battaglione del 351° con la Task Force Ramey 17 luglio
Pontedera 18 luglio, compagnia K del 361° (91ª) 2 settembre
Livorno notte fra il 18 e il 19 luglio, 135° e 363° Reggimento 19 luglio
Pisa 23 luglio la parte a sud (363°); 1° settembre la parte a nord (Task Force 45) 2 settembre
San Miniato notte fra il 23 e il 24 luglio la città (compagnia G del 349°); la pianura a metà agosto 24 luglio
Montopoli in Val d’Arno 24–25 luglio San Romano (351°) «luglio 1944»
Empoli 11–13 agosto, neozelandesi; dal 14–16 agosto 85ª Divisione 2 settembre
Santa Croce sull’Arno, Castelfranco di Sotto, Fucecchio 1° settembre, reparti del IV Corpo 1° settembre
Calcinaia, Vicopisano 1–2 settembre, reparti del IV Corpo 2 settembre

Le fonti di ogni riga sono nelle note delle sezioni 3–8.[173]

Empoli, dal 22 luglio al 2 settembre: chi c’era, e quando
  • 22–23 luglio. A mezzanotte il settore francese lungo l’Elsa passa al XIII Corpo britannico; l’8ª Divisione indiana rileva i marocchini fino a Castelfiorentino. Davanti a Empoli i tedeschi tengono la riva sud. Il 22 luglio comincia quella che Biscarini e Lastraioli hanno chiamato «la quarantena degli alleati davanti a Empoli».
  • 23–24 luglio. Scontro fra un’unità del Grenadier-Regiment 29 e i partigiani a Pratovecchio; il 24 la rappresaglia di piazza Ferrucci, 29 morti. La fucilazione, cominciata a Pratovecchio, è interrotta dall’arrivo di un ricognitore alleato e dai colpi dell’artiglieria britannica; alcuni ostaggi fuggono, gli altri sono portati in piazza. L’unico sopravvissuto alla fucilazione in piazza, Arturo Passerotti, raccontò che l’ufficiale tedesco, «vista la impossibilità di eseguire lì la fucilazione, decise di portarci a Empoli in Piazza Ferrucci».[174]
  • Fino al 6 agosto. L’8ª Divisione indiana tiene il settore fra Lastra a Signa ed Empoli.
  • 6–7 agosto. La 2ª Divisione neozelandese dà il cambio agli indiani. Nella terra di nessuno sulla riva sud, scrive Kay, vivevano ancora nelle loro case «molti italiani, sfollati, partigiani, fascisti, simpatizzanti e informatori delle due parti».
  • 10–11 agosto. La 5ª Brigata neozelandese attacca; sul suo fianco sinistro c’è il 362° Reggimento americano. La sera dell’11 la compagnia B del 28° Battaglione Māori, formato da soldati maori, il popolo indigeno della Nuova Zelanda, entra in città da sud; il 13 la compagnia A ripulisce il lato ovest.
  • 13 agosto. Una pattuglia della 91ª prende contatto con la cavalleria neozelandese e annuncia l’occupazione di Isola per la sera. Prima dell’arrivo degli americani, i cannoni del II Corpo sparano volantini di propaganda su Isola e anche sulle posizioni neozelandesi.
  • Alba del 14 agosto. Cessa ogni resistenza organizzata a sud del fiume.
  • 14–16 agosto. L’85ª Divisione americana rileva i neozelandesi: nel settore di Empoli il 338° e il 339° Reggimento.
  • 16–22 agosto. Un ordine del comando delle armate alleate del 16 agosto assegna la 6ª Divisione corazzata sudafricana al IV Corpo americano, per occupare le alture oltre il fiume fra Empoli e il confine fra i corpi d’armata; il passaggio ha effetto dal 22.
  • 24–26 agosto. I sudafricani rilevano l’85ª su un fronte di oltre trenta chilometri; la 24ª Brigata Guardie a ovest. Davanti a loro, fino a Empoli, la 3. Panzergrenadier-Division.
  • Notte fra il 31 agosto e il 1° settembre. Reparti sudafricani passano sulla riva nord; appena a ovest di Empoli lo fa il 3° Battaglione delle Coldstream Guards.
  • 2 settembre. I sudafricani avanzano verso il Monte Albano quasi senza resistenza. È la data della liberazione ricordata dal Comune di Empoli.[175]

Dalle fonti consultate non risulta quale reparto entrò per primo nei paesi della riva nord di fronte a Empoli, Vinci, Capraia e Limite e Cerreto Guidi, che la Regione data al 2 e al 3 settembre. Il volume di Neil Orpen sui sudafricani in Italia, che probabilmente lo dice, non è stato raggiungibile; le opere di riferimento sul fronte davanti a Empoli sono Arno-Stellung di Biscarini e Lastraioli e Fronte dell’Arno di Biscarini.[176]

Sull’altra riva: le uccisioni di civili a nord dell’Arno, luglio – agosto 1944, luogo per luogo

Riportiamo le principali, con il reparto indicato dall’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia quando è documentato. Non sono fatti dell’avanzata americana; li ricordiamo perché accaddero sull’altra riva del fronte fermo, dove i civili vissero le settimane più dure dell’occupazione.

  • Piavola (Buti), 23 luglio: 18 uomini fra i 16 e i 62 anni, dopo l’uccisione di prigionieri tedeschi da parte di una banda partigiana; 65. Infanterie-Division.
  • Termine (Vicopisano), 25 luglio: 3 sfollati della famiglia Petri, in cerca di cibo; 65. Infanterie-Division.
  • Via Sant’Andrea (Pisa), 1° agosto: 12 vittime, fra cui Giuseppe Pardo Roques, presidente della Comunità ebraica di Pisa; un reparto SS non identificato. L’Atlante la definisce un massacro di stampo razziale.
  • San Biagio in Cisanello (Pisa), 2 agosto: 23 vittime, dopo il rastrellamento seguito all’estensione a Pisa del bando tedesco per la manodopera; 3ª compagnia del I Battaglione del 36° Reggimento SS (16. SS), battaglione comandato dal capitano (SS-Hauptsturmführer) Ludwig Gantzer. Un procedimento della Procura di Stoccarda si chiuse nel 1970 senza condanne («assoluzione per insufficienza di prove», nelle parole dell’Atlante).
  • La Romagna e Nozzano, 6–11 agosto: i rastrellati della Romagna, tenuti nella scuola di Nozzano, furono uccisi a gruppi l’11 agosto a Balbano, Quiesa, Sassaia, Ripafratta e in altri luoghi del Serchio: 76 vittime nelle cinque schede consultate; 16. SS.
  • San Rossore (Pisa), 9 agosto: 9 sfollati, sette dei quali donne e bambine; 16. SS.
  • Nodica e Migliarino (Vecchiano), 14 agosto: 25 sfollati nella bonifica; reparto esplorante della 16. SS.
  • Via Donateschi (Fucecchio), 18 agosto: i coniugi Ficini, uccisi mentre difendevano una donna da un sottufficiale; 26. Panzer-Division.
  • San Giovanni alla Vena (Vicopisano), 19 agosto: 5 giovani donne sfollate, violentate e fucilate, e un uomo; Grenadier-Regiment 145, 65. Infanterie-Division.
  • Padule di Fucecchio, 23 agosto: 174 vittime, secondo il conteggio che l’Atlante indica come corretto (le stime vanno da 174 a 184); reparto esplorante e battaglione genio della 26. Panzer-Division, probabilmente con il Panzergrenadier-Regiment 9, e con fascisti locali come guide. Il comandante della divisione, Eduard Crasemann, fu condannato nel 1947 a dieci anni; nel 2011 un tribunale italiano condannò all’ergastolo in contumacia tre ex soldati tedeschi.
  • Laiano di Filettole (Vecchiano), 26–27 agosto: 37 vittime; Feldgendarmerie della 16. SS.[177]

9. Che cosa costò

Le cifre della guerra vanno lette sapendo che cosa contano: chi, in quale periodo, con quale categoria. Nel linguaggio militare le «perdite» non sono soltanto i morti: comprendono i feriti e i dispersi. Nel solo luglio 1944, secondo la tabella giornaliera della storia della 5ª Armata, gli americani ebbero 7.081 perdite, 1.276 delle quali morti;[178] dal 5 giugno, il giorno dopo la presa di Roma, al 15 agosto, 11.259, 1.933 delle quali morti.[179] Le storie delle divisioni danno cifre di periodi diversi (sezioni 4 e 5), che non si possono sommare: il dettaglio è nella tabella qui sotto.[180]

Delle perdite tedesche non esiste un totale per questo settore. Per tutto il fronte italiano, da metà giugno a metà agosto, i comandi tedeschi registrarono 63.500 fra morti, feriti e dispersi; la 5ª Armata, dal 5 giugno al 15 agosto, fece 16.969 prigionieri. Secondo Carlo Gentile la sola 16ª Divisione SS perse, in un mese di combattimenti fra Grosseto e l’Arno, 3.587 uomini.[181]

I civili vanno contati con lo stesso scrupolo, distinguendo chi fu ucciso deliberatamente da chi morì per i combattimenti, i bombardamenti e le mine. A San Miniato il Comune contò 172 cittadini morti per cause di guerra fra il febbraio 1944 e l’ottobre 1945, compresi i 55 del Duomo.[182] Fra il 1° e il 25 luglio, a sud dell’Arno, l’Atlante delle stragi registra uccisioni intenzionali di civili quasi tutte di poche vittime, salvo Aiale (15), Empoli (29) e i due episodi di Rosignano (8 e 7); le più gravi accaddero dopo, a nord del fiume.[183] Per molti comuni, Pontedera compresa, le fonti consultate non danno il numero delle vittime civili.

Tutte le cifre, una per una: chi contano, in che periodo, secondo quale fonte
Reparto Periodo Categoria Cifra Fonte
5ª Armata, tutte le nazionalità 5 giugno – 15 agosto 1944 morti, feriti, dispersi 17.959 (3.278 morti, 13.807 feriti, 874 dispersi), compresi 5 britannici e 15 italiani Fifth Army History, VI, pp. 106 e 138
5ª Armata, americani e francesi «fra Roma e l’Arno» morti, feriti, dispersi 17.939 («circa 18.000» nel testo di Fisher) Fisher, p. 294 e n. 28
5ª Armata, americani 5 giugno – 15 agosto 1944 morti, feriti, dispersi 11.259 (1.933 morti, 8.777 feriti, 549 dispersi) Fifth Army History, VI, pp. 106 e 137–138; Fisher, n. 28
5ª Armata, americani 1–31 luglio 1944 morti, feriti, dispersi 7.081 (1.276 morti, 5.460 feriti, 345 dispersi); 5.471 dal 3 al 18 luglio; 567 il 12 luglio somma delle righe giornaliere, Fifth Army History, VI, allegato 2
5ª Armata, francesi fra Roma e l’Arno morti, feriti, dispersi 6.680 (1.342 morti) Fisher, p. 281; Fifth Army History, VI, p. 106
133° Reggimento (34ª) battaglia di Cecina, 29 giugno – 2 luglio morti, feriti, dispersi 404 (16 ufficiali, 388 soldati) Fisher, p. 265
34ª Divisione luglio 1944 — nessuna cifra trovata; la storia della 5ª Armata scrive che dopo Cecina le perdite della divisione «non furono particolarmente alte» Fifth Army History, VI, p. 85
88ª Divisione dall’8 luglio al cambio di fine luglio morti, feriti, dispersi 2.399 (142 ufficiali, 2.257 soldati) dati G-1 in We Were There
91ª Divisione 12–19 luglio morti; feriti o infortunati 904: 143 morti, 761 feriti o infortunati (dispersi esclusi) Robbins, p. 75
442° RCT con il 100° Battaglione da Roma all’Arno (26 giugno – inizio settembre) morti, feriti, infortuni fuori combattimento, dispersi 1.272: 239 morti, 972 feriti, 44 infortuni, 17 dispersi Go For Broke National Education Center
100° e 3° Battaglione del 442° 26 giugno – 11 luglio morti e feriti circa 400 diari del 442°
5ª Armata, mezzi americani 9 giugno – 12 agosto carri e cacciacarri perduti 100 carri leggeri, 151 carri medi, 40 cacciacarri Fifth Army History, VI, pp. 106 e 142
Tedeschi, Comando Sud-Ovest (tutta l’Italia) metà giugno – metà agosto morti, feriti, dispersi 63.500 Fisher, p. 294, da Verluste der Wehrmacht
Tedeschi, prigionieri della 5ª Armata 5 giugno – 15 agosto prigionieri 16.969 (14.889 presi dagli americani) Fifth Army History, VI, pp. 106 e 138
16. SS-Panzergrenadier-Division un mese, fra Grosseto e l’Arno perdite in combattimento 3.587 (71 ufficiali, 446 sottufficiali, 3.070 soldati), più circa 600 malati Gentile NST
Tedeschi a Lajatico 12–13 luglio prigionieri; morti circa 400 prigionieri (Fifth Army History); più di 420 prigionieri e oltre 250 morti (storie dell’88ª) cifre americane

Non abbiamo sommato né mediato cifre con perimetri diversi. Le cifre date da una parte sulle perdite dell’altra (prigionieri, morti tedeschi stimati dagli americani) sono indicate come tali. I caduti americani sepolti nel cimitero di Firenze (sezione 10) non sono un totale: molti caduti furono riportati in patria. La cifra di 502 morti della 34ª dal 26 giugno al 26 luglio, che compare in alcune pagine, non ha una fonte rintracciabile e non è usata.[184]

Le uccisioni di civili a sud dell’Arno, 1–25 luglio 1944, luogo per luogo

L’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia registra le uccisioni intenzionali di civili e di partigiani; non registra le vittime dei combattimenti, dei bombardamenti e delle mine. Nel periodo dell’avanzata americana, a sud del fiume, riporta questi episodi; tra parentesi il compilatore della scheda.

  • 2 luglio, Botteghino (Crespina Lorenzana): tre giovani renitenti alla leva di Guasticce, Lorenzino Adorni, Antonio e Domenico Mammarella, fucilati e poi appesi a delle acacie; un reparto SS non identificato (G. Fulvetti).
  • 2 luglio, podere «Saracino», Rosignano Solvay: otto persone della famiglia Ricciarelli; reparto non identificato (G. Fulvetti).
  • 4 luglio, Rosignano Marittimo: sette uomini, fra cui quattro della famiglia Nocchi; reparto non identificato (G. Fulvetti).
  • 7 luglio, Ponsacco: Augusto Vanni, accusato di sostenere i partigiani (M. Conti, F. Creatini).
  • 11 luglio, San Frediano (Cascina): Piero Betti, operaio (F. Gori).
  • 13 luglio, Perignano (Casciana Terme Lari): Gino Barsotti, trovato con una pistola, torturato (M. Conti, F. Creatini).
  • 13 luglio, La Catena (San Miniato): due militari italiani fuggiti nel 1943 da un trasporto tedesco e nascosti dai contadini, uccisi per rappresaglia dopo l’uccisione di un sottufficiale tedesco (D. Bonciolini).
  • 13–14 luglio, San Benedetto e Titignano (Cascina): sei uomini, quattro accusati di sabotaggio e due dopo l’uccisione di un soldato SS (F. Gori).
  • 16 luglio, Aiale (Lari): quindici civili usciti dai rifugi per accogliere gli americani, colpiti dall’artiglieria tedesca; con loro morirono alcuni soldati americani (C. Brogi).
  • 23–24 luglio, San Piero a Grado (Pisa): cinque uomini; 16. SS-Panzergrenadier-Division (G. Fulvetti).
  • 24 luglio, Empoli, piazza Ferrucci: ventinove uomini rastrellati a Pratovecchio; Grenadier-Regiment 29, 3. Panzergrenadier-Division (F. Fusi).

Nei comuni di Volterra, Lajatico, Chianni, Terricciola, Peccioli, Capannoli, Palaia, Montopoli in Val d’Arno, Pontedera e Montaione l’Atlante non registra episodi; questo non significa che non vi siano morti civili di guerra. Altri episodi minori sulla riva nord, a Montefalcone (Castelfranco di Sotto), sono registrati per il 6, il 15 e il 22 luglio.[185]

10. Ricordare oggi

Molti dei soldati americani morti in quell’estate riposano nel cimitero americano di Firenze, il Florence American Cemetery: vi sono sepolti 4.392 militari, e altri 1.409 nomi sono incisi sulle lapidi dei dispersi. La maggior parte, scrive l’ente che lo gestisce, cadde nei combattimenti che seguirono la presa di Roma (4 giugno 1944).[186] I soldati tedeschi caduti in questo settore riposano nei cimiteri del Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, l’ente tedesco per le sepolture di guerra: quelli delle province di Pisa e di Firenze nel cimitero militare germanico del passo della Futa, sull’Appennino, quelli della provincia di Livorno a Pomezia, a sud di Roma.[187]

A San Miniato la memoria è doppia, come le lapidi. Il 22 luglio 2024, ottant’anni dopo, la Diocesi ha ricordato in Duomo le vittime della strage; il 24 luglio il Comune ricorda la liberazione insieme all’ANPI, e nel 2023 alla cerimonia ha partecipato il console generale degli Stati Uniti.[188] Nel 2025 il sindaco ha dichiarato che la versione della responsabilità tedesca non è la posizione ufficiale del Comune.[189] A Empoli la piazza dove furono fucilati i 29 ostaggi si chiama oggi piazza XXIV Luglio.[190]

Nei paesi fra Rosignano e San Miniato, ottant’anni dopo, le date di luglio e di settembre ricordano persone diverse: i fanti della 34ª, dell’88ª e della 91ª Divisione, i nippo-americani partiti dai campi in cui erano rinchiuse le loro famiglie, il soldato ventenne della 16ª SS che a Rosignano sperava di cavarsela, i civili usciti dai rifugi di Aiale per accogliere gli americani, i 55 morti del Duomo, i 29 di piazza Ferrucci. Questo articolo ha provato a metterli nella stessa storia.

Chi conserva in famiglia ricordi, fotografie o documenti di quei giorni, o trova qui qualcosa da correggere, può segnalarcelo scrivendo a info@goticatoscana.eu o dalla pagina Contatti del sito. Il prossimo articolo della serie seguirà i sudafricani della 6ª Divisione corazzata nel Chianti, dalla Greve a Porta Romana, fino alla liberazione di Firenze.

Visitare oggi i luoghi, e cercare un caduto
  • I luoghi dell’avanzata, da ovest a est:
    1. Rosignano Marittimo: il paese preso casa per casa fra il 3 e l’8 luglio; nel territorio comunale, Rosignano Solvay e il podere «Saracino».
    2. Il Terriccio e la quota 140 (Castellina Marittima): le colline del 442°; Castellina Marittima e il monte Vaso.
    3. Santa Luce, Pieve di Santa Luce, Pastina, Lorenzana, Fauglia, Luciana: le colline pisane dal 13 al 17 luglio.
    4. Volterra, aggirata dall’88ª l’8 luglio; Mazzolla e Roncolla.
    5. Lajatico, il crinale dell’attacco notturno del 12 luglio; Villamagna e la «Bloody Ridge».
    6. Chianni, Casaglia, Poggio Le Grotte: il primo giorno della 91ª.
    7. Terricciola, Soiana, Morrona, Capannoli, Le Selve, Orceto, Ponsacco: la Valdera dal 14 al 17 luglio; Aiale (Lari).
    8. Pontedera: la riva sud dell’Arno, raggiunta alle 9 del 18 luglio.
    9. Palaia, Montefoscoli, Montaione, San Romano, Angelica: il fianco destro.
    10. San Miniato: il Duomo, con la lapide del 1994 e la copia del bassorilievo danneggiato; la lapide del 1954; la Rocca; Calenzano.
    11. Livorno, il porto; Pisa, i lungarni a sud del fiume e la Torre; San Piero a Grado.
    12. Empoli, piazza XXIV Luglio.
  • Cercare un caduto. Per i soldati americani, la banca dati dell’American Battle Monuments Commission (ABMC). Per i nippo-americani del 442° e del 100° Battaglione, gli elenchi del Go For Broke National Education Center e del 100th Infantry Battalion Veterans Education Center, con l’elenco dei caduti per battaglia. Per i soldati tedeschi, la ricerca delle tombe (Gräbersuche) del Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge.[191]
  • Per approfondire. Il Museo Gotica Toscana (MuGot) a Ponzalla, Scarperia, e le pagine del sito elencate nell’approfondimento «Sul sito», qui sotto.
Le fonti non concordano: i punti controversi
  1. Chi prese Volterra. La domanda: chi entrò per primo in città, e quando? Le fonti: Fisher scrive che il 350° Reggimento dell’88ª prese Volterra l’8 luglio; le storie dell’88ª che il 349° la aggirò da est e la sera dell’8 ne bloccò gli ingressi con le pattuglie; la storia della 5ª Armata che le pattuglie entrarono la mattina del 9; l’opuscolo del Center of Military History di Laurie che Volterra «cadde l’8 luglio alla 1ª Divisione corazzata». Perché: la 1ª corazzata era davanti alla città fino alla mattina dell’8, quando passò il settore all’88ª; l’opuscolo di Laurie, senza note, semplifica. Che cosa si può dire: l’88ª aggirò la città l’8 luglio, i tedeschi la lasciarono nella notte, le pattuglie del 349° vi entrarono fra la sera dell’8 e la mattina del 9. Aperto: il dettaglio fra 349° e 350°, che la storia della 1ª corazzata di Howe e il libro di Biscarini del 2022 potrebbero chiarire.[192]
  2. Pontedera: 18 luglio. La storia della 5ª Armata, le due storie della 91ª e Biscarini (2005) concordano sul 18 luglio: alle 8 l’ingresso in città, alle 9 la riva dell’Arno. Una data del 17 luglio, che circolava anche su questo sito, nasce probabilmente da uno scambio con Ponsacco, presa quel giorno.[193]
  3. «I primi all’Arno». Le storie della 91ª lo rivendicano per la compagnia K del 361°; la storia della 5ª Armata lo conferma; Fisher scrive che il 133° Reggimento sbucò il 17 luglio dalle colline che guardano l’Arno. Perché: avere il fiume in vista non è arrivare sulla riva. Che cosa si può dire: secondo la storia della 5ª Armata, i primi americani sull’Arno furono quelli del 361°, a Pontedera, alle 9 del 18 luglio.[194]
  4. Livorno: 18 o 19 luglio, e chi per primo. Vedi l’approfondimento della sezione 6. Che cosa si può dire: la sera del 18 il 363° alla periferia, nella notte e il 19 l’ingresso in forze del 135° e del 363°.
  5. Pisa e il 442°. Il Go For Broke National Education Center scrive che fra il 18 e il 20 luglio il 2° e il 3° Battaglione del 442° «presero» Pisa; i diari dello stesso reggimento parlano di pattuglie di ricognizione fra il 20 e il 22 luglio, e la storia della 5ª Armata e Fisher danno la parte sud di Pisa occupata dal 363° il 23 luglio. Le storie della 91ª scrivono in un punto «24 luglio». Che cosa si può dire: il 23 luglio, 363° Reggimento; le pattuglie del 442° del 20–22 luglio arrivarono fino al margine della città.[195]
  6. 12 o 13 luglio per la 91ª. La storia della 5ª Armata, in due pagine, data al 13 luglio la prima azione della 91ª; tutte le altre fonti, compresa la stessa storia in un’altra pagina e la motivazione della Medal of Honor di Roy W. Harmon, la datano al 12. È un errore interno della storia d’armata. Che cosa si può dire: il 12 luglio.[196]
  7. Lajatico, la notte dell’assalto. La storia della 5ª Armata pone l’assalto decisivo alle 3 del 12 luglio; la storia dell’88ª fa arrivare gli ordini «il 12» alle 21 e la cresta presa alle 3 del 13. La sequenza torna se gli ordini sono della sera dell’11 (approfondimento della sezione 4). Che cosa si può dire: assalto decisivo alle 3 del 12 luglio, creste prese alle 3 del 13.[197]
  8. San Miniato: 23 o 24 luglio. Alcune testimonianze e Ballini indicano il 23; altre testimonianze, Paggi, il Comune e la Regione il 24; le fonti americane portano la compagnia G in città nella notte fra il 23 e il 24. Che cosa si può dire: la notte fra il 23 e il 24 luglio; il Comune ricorda il 24.[198]
  9. Quanti tedeschi restavano a San Miniato. Le fonti: le testimonianze raccolte nel volume curato da Paggi parlano di un grosso passato oltre l’Arno il 16 luglio e di poche decine di guastatori rimasti in città («32 uomini»); padre Ambrogio, il 24, disse ai primi soldati che il grosso della truppa era passato da settimane; gli elenchi delle perdite tedesche studiati da Gentile collocano reparti della 3. Panzergrenadier-Division a San Miniato e dintorni fino al 23 luglio; la storia della 5ª Armata stima in circa 180 i tedeschi che il 23 attaccarono la compagnia G a Calenzano. Perché: le testimonianze guardano la città, le fonti militari le alture intorno. Che cosa si può dire: in città restavano pochi guastatori, ma le posizioni tedesche intorno a San Miniato furono tenute fino alla notte del 23.[199]
  10. Le vittime del Duomo: 55, 56 o 60. Vedi l’approfondimento della sezione 7. Che cosa si può dire: 55, secondo la statistica del Comune e la lapide del 1994.
  11. Il comandante della 1ª corazzata: 17 o 20 luglio. Fisher data al 17 luglio il passaggio di comando da Harmon a Prichard, la storia della 5ª Armata al 20. La storia della divisione di Howe, non consultata, potrebbe decidere. Che cosa si può dire: fra il 17 e il 20 luglio; la data esatta resta aperta.[200]

Altre differenze minori, sulle ore di Montaione e di Ponsacco, sulle date di Castellina Marittima, di Rosignano, di Terricciola e di Fauglia, dipendono dalla distinzione fra ingresso militare e data ricordata dal Comune (sezione 8). Un’ultima avvertenza: la storia della 5ª Armata scrive in un punto che l’8ª Divisione indiana avrebbe ripulito Empoli; le storie neozelandesi e il Comune di Empoli attribuiscono l’ingresso in città ai neozelandesi del 28° Battaglione, l’11 agosto, e qui si segue questa versione, che si fonda sui documenti dei reparti che vi combatterono.[201]

Sul sito: le pagine di Gotica Toscana collegate a questa storia

Note al testo

Nota sulle fonti e sulle citazioni. Le ore sono quelle delle fonti militari americane; le distanze, date nelle fonti in miglia e iarde, sono convertite in chilometri e metri e arrotondate. I toponimi sono nella forma ufficiale italiana (Lajatico, Terricciola, Livorno), anche quando le fonti americane scrivono «Laiatico», «Terriciola» o «Leghorn». Il racconto militare si fonda soprattutto sulla storia ufficiale della 5ª Armata americana, scritta dal suo comando nel 1945 sui rapporti dei reparti, e sul volume della storia ufficiale dell’esercito americano di Ernest F. Fisher (1977), che cita in nota i documenti americani e i diari di guerra della 14. Armee tedesca; poi sulle storie delle divisioni e del 442° lette per questo articolo, scritte fra il 1945 e il 1949, ricche di dettagli ma di parte, e sugli estratti dei diari del 442°. Per l’8ª Armata, Empoli e il quadro strategico si usa la storia ufficiale neozelandese di Robin Kay (1967). I documenti tedeschi sono noti di seconda mano, attraverso Fisher, Kay e gli studi di Carlo Gentile: le citazioni tedesche sono tradotte in italiano dalla loro traduzione inglese. Per i civili si usano l’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia e, per San Miniato, il volume curato da Leonardo Paggi (2005), con le testimonianze e i documenti che cita. Non sono stati consultati gli archivi originali (National Archives di Washington, Bundesarchiv-Militärarchiv di Friburgo, archivi comunali), né, per ora, gli studi locali di Claudio Biscarini, di Andrea Pestelli e degli altri autori citati nell’approfondimento sullo stato degli studi, né la storia della 1ª Divisione corazzata di G. F. Howe e la storia ufficiale sudafricana di N. Orpen. Le storie mensili del 133° e del 135° Reggimento sono state lette solo in sintesi. Le cifre della Fifth Army History sono state lette sulle immagini delle pagine della scansione. Le citazioni dall’inglese sono tradotte da chi scrive; l’originale è riportato in nota.

Abbreviazioni e forme brevi. Per i dati completi vedi la Bibliografia.

  • FAH VI = Headquarters Fifth Army, Fifth Army History, Part VI, Pursuit to the Arno (5 giugno – 15 agosto 1944), [1945]; pagine a stampa. FAH VII = idem, Part VII, cap. I.
  • Fisher 1977 = E. F. Fisher Jr., Cassino to the Alps, Washington, Center of Military History, 1977; pagine a stampa.
  • Kay 1967 = R. Kay, Italy Volume II: From Cassino to Trieste, Wellington, 1967. Si citano capitolo, sezione (numero romano) e sottosezione (fra parentesi): per esempio «Kay 1967, cap. 5, II (iii)».
  • 91-IE 1945 = 91st Infantry Division. Powder River. Let ‘Er Buck, I-E Section, 1945, cap. III (trascrizione Lone Sentry, con numeri di pagina approssimativi). Robbins 1947 = R. A. Robbins, The 91st Infantry Division in World War II, 1947.
  • WWT 1945 = We Were There. From Gruber to Brenner Pass. With the 88th Division, Italy, 1945, parti III («Volterra to the Arno») e IV. Delaney 1947 = J. P. Delaney, The Blue Devils in Italy, 1947. WLH = Th. St. John Arnold, We Left Home, storia del 337th Field Artillery Battalion.
  • Diari 442° = Battle Campaigns: Excerpts from the 442nd Journals, «Rome to Arno», 2011. GFB = Go For Broke National Education Center, pagine web citate (consultate il 18 ottobre 2026).
  • 34-133 = storia mensile del 133° Reggimento, luglio 1944; 34-135 = A Partial History, 135th Infantry Regiment (34th Infantry Division Association, 34ida.org).
  • Laurie [1994] = C. D. Laurie, Rome-Arno, CMH Pub 72-20.
  • Paggi 2005 = L. Paggi (a cura di), Stragi tedesche e bombardamenti alleati, 2005; Contini 2005, Gentile 2005, Ballini 2005 = i saggi di G. Contini, C. Gentile e P. L. Ballini nello stesso volume. Paggi 2004 = l’edizione del Comune di San Miniato.
  • Gentile NST = schede di C. Gentile sul portale «The German Massacres in Occupied Italy (1943–45)», ns-taeter-italien.org (CC BY-NC-SA 4.0).
  • Tessin = G. Tessin, Verbände und Truppen der deutschen Wehrmacht und Waffen-SS im Zweiten Weltkrieg 1939–1945, voll. 4, 9, 13 (scansioni del Bundesarchiv).
  • Atlante = Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, https://www.straginazifasciste.it/ ; si cita la scheda con il compilatore (consultazione del 18 ottobre 2026).
  • RT = Regione Toscana, «I giorni della Liberazione», pagine delle province di Pisa, Livorno e Firenze (aggiornate al 23 aprile 2020).
  • Cody 1956, Norton 1952, Ross 1959 = le storie ufficiali neozelandesi del 28° (Māori), del 26° e del 23° Battaglione, citate per capitolo dell’edizione elettronica (NZETC).
  • Scientia Militaria 1974 = «6 S.A. Armoured Division in Italy», Scientia Militaria, 4, 2, 1974.
  • Le pagine web citate sono state consultate il 18 ottobre 2026.

[1] FAH VI, pp. 87–88: attacco alle 5 del 18 luglio; il 1° Battaglione del 361° prende Orceto, il 3° Battaglione con carri e cacciacarri punta a nord. Robbins 1947, p. 70.

[2] FAH VI, p. 87: «Company K and tanks from Company D, 1st Armored Regiment, entered this sizeable river city at 0800, 18 July.» 91-IE 1945, p. 29: «An hour later, at 180900, having disposed of the enemy machine gun and sniper fire, the Company pushed to the south bank of the Arno to become the first element of Fifth Army to reach the river.» Robbins 1947, p. 70: il 1° plotone della compagnia K entrò in città «less than three hours after the attack opened», cioè prima delle 8; la stessa pagina data l’arrivo al fiume «16 July», refuso per il 18. Il 1° Reggimento corazzato (1st Armored Regiment) era uno dei reggimenti carri della 1ª Divisione corazzata, prima della riorganizzazione di fine luglio.

[3] FAH VI, pp. 87–88; 91-IE 1945, pp. 29 e 31.

[4] FAH VI, p. 87: «While troops forming the long spearhead of the 361st Infantry thrust ahead to the river and became the first Americans to reach the Arno…». La storia della 5ª Armata è una fonte di comando superiore, distinta dalle storie della 91ª, che rivendicano lo stesso primato («the first element of Fifth Army to reach the river», 91-IE 1945, p. 29). Nessuna delle fonti consultate indica un reparto americano sul fiume prima del 18 luglio: il 17 luglio il 133° Reggimento della 34ª Divisione arrivò in vista della valle («emerging from hills overlooking the Arno on 17 July», Fisher 1977, p. 276), ma non sulla riva; l’88ª mandò pattuglie al fiume il 19 (WWT 1945, parte III; FAH VI, p. 90). La storia della 5ª Armata poggia probabilmente sugli stessi rapporti della divisione: per questo scriviamo «secondo la storia della 5ª Armata».

[5] Robbins 1947, p. 70 (la compagnia K, con una sezione di mitragliatrici pesanti, una di mortai da 81 mm e il plotone anticarro del 3° Battaglione, «was ordered to hold Pontedera»); FAH VI, p. 103: «In Pisa, Pontedera, and at scattered other spots our forward lines were located on the banks of the river.»

[6] Pisa sud: FAH VI, p. 84; Fisher 1977, p. 281. Pisa nord: il 1° settembre la Task Force 45 «also crossed the river to occupy that part of Pisa lying on the north bank» (Fisher 1977, p. 319); il Comune celebra la liberazione il 2 settembre (GoNews, 2 settembre 2021). RT, provincia di Pisa: Pisa, Pontedera e altri comuni del basso Arno, 2 settembre 1944. Le pagine della Regione non dichiarano la fonte; le loro date coincidono con la tabella «Provincia di Pisa. I giorni della liberazione» del volume dell’AICCRE per il cinquantesimo (1943–1945. La liberazione in Toscana. La storia, la memoria. Libri e ricordi nel cinquantesimo, Firenze, Pagnini, [1995], p. 186, consultato solo in frammenti su Google Libri), che raccoglie le date indicate dai Comuni.

[7] Roma: Kay 1967, cap. 1, VI. L’arrivo all’Arno a Firenze: Kay 1967, cap. 4, VII; su questo sito, «Liberare Firenze: la battaglia di San Michele a Torri».

[8] C. Biscarini, La strada per l’Arno dei Blue Devils. L’88th US Infantry Division da Volterra a San Miniato (7–24 luglio 1944), Arcidosso, Effigi, 2022 (OPAC SBN IT\ICCU\IEI\0694255; nella scheda SBN il titolo ha il refuso «San Marino»); A. Pestelli, Gli Americani dalla Maremma al fiume Arno (giugno–luglio ’44), Arcidosso, Effigi, 2021 (SBN IT\ICCU\GRO\0000058). Per gli altri studi di Biscarini sul fronte dell’Arno vedi l’approfondimento che segue e la Bibliografia. I due libri non sono stati letti direttamente per questo articolo.

[9] Valutazione di chi scrive, fondata sui cataloghi: secondo OPAC SBN (consultato il 18 ottobre 2026) il libro di Biscarini del 2022 è posseduto da nove biblioteche, quello di Pestelli da nessuna biblioteca di Pisa, Livorno o Pontedera.

[10] FAH VI (1945); Fisher 1977, capp. XV–XVI (pp. 271–294). Storie divisionali: 91-IE 1945 e Robbins 1947 (91ª); WWT 1945 e Delaney 1947 (88ª); Hougen 1949 (34ª); Schultz 1949 (85ª); Shirey 1946 (442°); Murphy 1954 (100° Battaglione); Howe 1954 (1ª corazzata).

[11] OPAC SBN, ricerca del 18 ottobre 2026.

[12] Brown 1986, dal titolo: Draftee Division. The 88th Infantry Division in World War II. Il libro è citato per il titolo e non è stato letto per questo articolo.

[13] Biscarini, Lastraioli 1991 (estratto dal Bullettino storico empolese, a. 32–34, n. 9, 1988–1990); Biscarini, Niccolai, Mandorlini 1998; Biscarini, Niccolai, Mandorlini 1999; Biscarini 2003; Biscarini 2022; Biscarini 2024 (periodo trattato: 15 luglio – 4 settembre 1944, secondo la prefazione di M. Guerrini, scheda FLORE dell’Università di Firenze). Dati completi nella Bibliografia.

[14] Pestelli 2021. Il sottotitolo: «Cronaca delle operazioni militari che portarono alla liberazione delle province di Grosseto, Pisa e Livorno ad opera della Quinta Armata americana del Gen. Mark Clark».

[15] Pettinelli 1990 e 2005; Barsotti 2017 (2ª ed. 2018); Costagli 2017; Forte 2024; fra le pubblicazioni comunali, San Miniato 1944–1984 (1984) e Batistini, Cavallini, Lorenzini 2014 (Volterra). Nessuna di queste opere è stata letta direttamente.

[16] Battini, Pezzino 1997; Fulvetti 2009; Gentile 2015 (ed. orig. 2012); Atlante; Paggi 2004 (edizione del Comune di San Miniato) e Paggi 2005 (Carocci – Regione Toscana).

[17] Valutazione fondata su OPAC SBN (18 ottobre 2026). Un esempio: dell’opuscolo di Lastraioli e Biscarini sul diario del 337° Battaglione d’artiglieria (2001; vedi la sezione 7) SBN registra un solo esemplare, a Perugia.

[18] Fisher 1977, p. 270, dal diario dell’AOK 14 (Ia KTB Nr. 4, 1° luglio 1944, cit. ivi, n. 31): l’Arno come ultima linea di ritardo prima della Gotica; Rosignano Solvay fra i tre settori da tenere.

[19] Kay 1967, cap. 4, I (v), nota 1: «The German withdrawal towards the Arno was based on a series of phase lines known by girls’ names, which included Irmgard, Karin, Maedchen, Nora, Olga and Paula. These were not connected areas of fortified or even dug-in defences, but merely lines of withdrawal marked on the map where the topography seemed to offer advantageous delaying positions. The Heinrich Line appears to have been the name given to the line of the Arno River from the sea to about the Elsa River confluence».

[20] Kay 1967, cap. 5, I (i): la 5ª Armata «had been deprived of the French Expeditionary Corps… and 6 US Corps, altogether seven of its best divisions»; cap. 4, I (iv): «Fifth Army, reduced to a front of four divisions to release troops for the landing in southern France, penetrated over Route 67…, entered the southern part of Pisa on 23 July, and began to regroup along the Arno.»

[21] Kay 1967, cap. 4, I (iv): il settore preso dalle divisioni neozelandese e indiana «passed from the French Expeditionary Corps of Fifth Army to 13 Corps of Eighth Army at midnight on 22–23 July»; Fisher 1977, p. 281.

[22] 34ª e 442°: Fisher 1977, p. 262 (la 34ª dà il cambio alla 36ª il 26 giugno, il 442° prende il posto del 517° paracadutisti); Diari 442°, p. 1 (General Order 44 della 34ª, 12 giugno 1944, che le aggrega il 442°). 88ª: FAH VI, p. 88. 91ª: Fisher 1977, p. 275; FAH VI, p. 81; 91-IE 1945, p. 24; Robbins 1947, p. 53 (prima azione come divisione completa, 12 luglio); il 361° era aggregato alla 1ª corazzata (Fisher 1977, p. 260), il 363° alla 34ª dal 4 luglio (Fisher 1977, pp. 274 e 276; FAH VI, p. 81).

[23] FAH VI, cap. VI, «Capture of Leghorn and Pisa» (pp. 77–95). Kay 1967, cap. 3, I (iii), sulla decisione dei Capi di stato maggiore combinati del 14 giugno: «All such plans were contingent on the completion of the ground advance to the Pisa-Rimini line…». Kay annota anche che il bisogno di un porto in più per sbarcare in Francia le divisioni americane fu l’argomento decisivo a favore di ANVIL (cap. 5, I, nota 2).

[24] Kay 1967, cap. 3, I (iii): «Wilson received a directive from the Combined Chiefs of Staff on 2 July that he was to carry out the operation against southern France, on the target date of 15 August if possible. He informed Alexander on the 5th that the new operation must receive priority over the Italian campaign but assured him that not more than four French and three American divisions were to be taken from his command; they were to be replaced by 92 US (Negro) Infantry Division and a Brazilian infantry division.»

[25] Kay 1967, cap. 5, I (i).

[26] Kay 1967, cap. 5, I (i). Eisenhower (Crusade in Europe, p. 294, cit. ivi): «There was no development of that period which added more decisively to our advantage or aided us more in accomplishing the final and complete defeat of the German forces than did this secondary attack coming up the Rhone Valley.» Alexander (The Allied Armies in Italy, p. 2930, cit. ivi): «Whatever value the invasion of Southern France may have had as a contribution to the operations in North-western Europe, its effect on the Italian campaign was disastrous. The Allied Armies in full pursuit of a beaten enemy were called off from the chase, Kesselring was given a breathing space to reorganise his scattered forces…»

[27] Kay 1967, cap. 5, I (i). Clark (Calculated Risk, pp. 368–372, cit. ivi): «the weakening of the campaign in Italy in order to invade southern France instead of pushing on into the Balkans was one of the outstanding political mistakes of the war». Böhmler (Monte Cassino: A German View, p. 297, cit. ivi): «had not Anvil snatched the spear from Alexander’s hand…». Von Senger (Neither Fear Nor Hope, cit. ivi): «German resistance in the Bologna area in the winter of 1944/45 could not have been so effective if several Allied divisions had not been withdrawn.»

[28] Kay 1967, cap. 5, I (i): le sette divisioni «were inadequately replaced by one American division (the 92nd Negro) and the 25,000-strong inexperienced Brazilian Expeditionary Force»; «Thus Böhmler, like Clark and others, presumes that an Allied offensive beyond the Italian frontier would have succeeded. Nevertheless the Allied armies might have been checked—as they had been in the peninsula south of Rome…».

[29] FAH VI, cap. VI (pp. 77–95), sezioni «Advance of the 34th Division, 2–26 July» e «Action in the Center, 8–26 July» (91ª, 88ª, fianco destro); per la Task Force Ramey, FAH VI, pp. 90–91.

[30] Fisher 1977, pp. 264–265: 16 ufficiali e 388 soldati fra morti, feriti e dispersi; la battaglia fu «the costliest for an American unit since the fall of Rome».

[31] GFB, «Rome-Arno Campaign – Livorno»: il 100° Battaglione fu aggregato al 442° l’11 giugno 1944; Nakamura «had volunteered to serve while behind the barbed wire of the Minidoka incarceration camp in Idaho»; Otani era «a volunteer from Gila River camp» (consultato il 18 ottobre 2026). Per il 100° Battaglione, Murphy 1954 (The Story of Hawaii’s 100th Battalion).

[32]

  1. Armee e XIV. Panzerkorps: Fisher 1977, pp. 231 e 274 (Lagekarten, Anlagen AOK 14, luglio 1944, cit. ivi, n. 5); Kay 1967, cap. 4, I (v). 16. SS e 19. e 20. divisione della Luftwaffe: Fisher 1977, pp. 262 e 273–274; FAH VI, p. 79. 26. Panzer-Division: FAH VI, p. 80; Robbins 1947, pp. 53 e 61; 91-IE 1945, p. 26. 90. Panzergrenadier-Division: Fisher 1977, p. 275 (AOK 14, Ia KTB Nr. 4, 8–12 luglio 1944, cit. ivi, n. 10). Grenadier-Regimenter 1059 e 1060: WWT 1945, parte III; Delaney 1947, p. 109; 91-IE 1945, p. 26; appartenenza alla 362. Infanterie-Division dal 20 giugno 1944: Tessin, Bd. 13 e Bd. 9. 3. Panzergrenadier-Division: Gentile 2005, pp. 91–92.

    [33] Diari 442°, p. 6: «Prisoners taken belonged to the 36th SS Regiment and reported that they had orders to hold the line until defenses at Pisa had been completed». I prigionieri furono presi nel settore del 442°, sulle colline di Castellina Marittima a est di Rosignano, e non a Rosignano, dove combatteva il 135° Reggimento (FAH VI, pp. 79–80).

    [34] Fisher 1977, p. 275: «the loss of Volterra on 8 July to the 88th Division, which opened a wide gap in a sector occupied by the 90th Panzer Grenadier Division»; «Even as the 91st Division during the night of 12 July prepared to attack, the Fourteenth Army broke contact across its entire front and fell back on the Arno» (AOK 14, Ia KTB Nr. 4, 8–12 luglio 1944, cit. ivi, n. 10). La traduzione italiana è fatta sulla traduzione inglese di Fisher.

    [35] FAH VI, pp. 82–83 e 86–87; Robbins 1947, pp. 62–73; 91-IE 1945, pp. 26–27.

    [36] Gli originali sono nel Bundesarchiv-Militärarchiv di Friburgo (fondo RH 20-14 per la 14. Armee) e in copia nei microfilm dei documenti tedeschi catturati presso i National Archives di Washington; non sono stati consultati per questo articolo.

    [37] Fisher 1977, p. 264 (AOK 14, Ia KTB Nr. 4, 1° luglio 1944, cit. ivi, n. 24).

    [38] Fisher 1977, p. 275 (AOK 14, Ia KTB Nr. 4, 8–12 luglio 1944, cit. ivi, n. 10): «the loss of Volterra on 8 July to the 88th Division, which opened a wide gap in a sector occupied by the 90th Panzer Grenadier Division».

    [39] FAH VI, p. 81: «sudden withdrawal along the mountain front», nella notte fra il 12 e il 13 luglio; Diari 442°, p. 9 (ripiegamento di circa 10 chilometri).

    [40] Fisher 1977, p. 262 (OKW KTB e Lagekarten, cit. ivi, nn. 21–22); Gentile NST, scheda «16. SS-Panzer-Grenadier-Division “Reichsführer-SS”» (comandante e movimenti); FAH VI, p. 101 (inizio di agosto).

    [41] Tessin, Bd. 4 («durch Umbenennung am 1.6.1944»); Fisher 1977, pp. 273–274 e FAH VI, p. 106 usano «Luftwaffe Field Division» o «GAF Field Division»; Kay 1967, cap. 4, I (v): «North of Pisa two German Air Force divisions were being converted into one formation».

    [42] Comandanti: Gentile NST, scheda «26th Panzer-Division». Grenadier-Brigade 1027: Tessin, Bd. 13 (sciolta il 1° luglio 1944 e incorporata nella 26. Panzer-Division: il I Battaglione nel Panzergrenadier-Regiment 67, il II nel 9). Identificazioni americane: Robbins 1947, pp. 53 e 61; 91-IE 1945, p. 26 (che scrive «93rd Artillery Regiment» e «1027th Regiment»); FAH VI, p. 80.

    [43] Tessin, Bd. 9, p. 298 («Juni/Juli (Auffr.) z. Vfg. 14. Armee»).

    [44] Gentile 2005, pp. 91–92, dagli elenchi delle perdite della Wehrmacht (WASt): a San Miniato e dintorni il Grenadier-Regiment (mot.) 8 e la Panzer-Aufklärungs-Abteilung 103.

    [45] Gentile NST, scheda «16. SS-Panzer-Grenadier-Division “Reichsführer-SS”»: il I/SS-Panzergrenadier-Regiment 36 «was demonstrably responsible for the murder of ca. 60 civilians in the area of Pisa», con «two massacres in San Biagio Cisanello in early August». Atlante, schede San Piero a Grado 23 e 24 luglio 1944 (G. Fulvetti), San Biagio in Cisanello 2 agosto 1944 (G. Fulvetti, M. Conti), Nodica e Migliarino 14 agosto 1944, Laiano di Filettole 26–27 agosto 1944, La Romagna e Nozzano 6–11 agosto 1944 (G. Fulvetti, M. Conti, J. Pieri); Padule di Fucecchio 23 agosto 1944 (M. Conti).

    [46] Kay 1967, cap. 4, I (v): il LXXV Corpo «disposed one division around the mouth of the Arno River and on the Ligurian coast to the north, and another in the Pisa area».

    [47] Comandanti americani: FAH VI, p. 149 (Gruenther); Fisher 1977, pp. 275, 281, 285–286; 91-IE 1945, pp. 31–32; WWT 1945, parti III e IV; Robbins 1947, p. 53; Diari 442°, p. 13; Delaney 1947, p. 109. Ryder: «a relief without prejudice» (Fisher 1977, p. 281). Harmon–Prichard: il 17 luglio secondo Fisher 1977, p. 285, il 20 secondo FAH VI, p. 100. Sloan e Kendall: WWT 1945, parti III e IV (il 9 agosto Sloan lascia il comando per un ricovero nell’ospedale di Livorno, e Kendall è designato comandante dalla 5ª Armata); en.wikipedia, «John E. Sloan» (John Emmitt Sloan; «John S. Sloan» in una didascalia di WWT 1945 è un refuso); Lone Sentry, elenco dei comandanti dell’88ª. Champeny: en.wikipedia, «Arthur S. Champeny»; WWT 1945, parte IV. Ramey: Rufus Stanley Ramey («Rufus S.» in Fisher; «Rufus T.» in WWT 1945 è un refuso; valor.militarytimes.com, scheda di Rufus Stanley Ramey). Decorati: GFB (motivazioni delle Medal of Honor); Fisher 1977, p. 275, n. 8 (Harmon); Diari 442°, p. 19 (morte di Tanouye). Ruffo: Ballini 2005, p. 107; Contini 2005, p. 63. Comandanti tedeschi: Fisher 1977, pp. 231, 270, 275; Gentile NST; Gentile 2005, p. 94 (Hecker); de.wikipedia, «3. Panzergrenadier-Division (Wehrmacht)», elenco dei comandanti (Hecker dal 25 giugno al 3 ottobre 1944). Lemelsen: Fisher 1977, p. 231 (6 giugno); altre fonti danno il 5 giugno. Von Senger, memorie: dati dalla bibliografia di Kay 1967. Crasemann: Gentile NST, scheda «26th Panzer-Division». Giubbi, Giannattasio, Baglioni: Paggi 2005, pp. 17–21; Ballini 2005, pp. 107–108.

    [48] Le definizioni seguono le fonti citate nell’articolo; per le denominazioni tedesche, Tessin; per le decorazioni americane, GFB (motivazioni delle Medal of Honor) e WWT 1945, parte IV (Distinguished Unit Citation).

    [49] Fisher 1977, pp. 285–286 e n. 2 (G. F. Howe, The Battle History of the 1st Armored Division, pp. 363–366); FAH VI, p. 88.

    [50] Tessin, Bd. 4, 9 e 13; Fisher 1977, pp. 262–286; FAH VI, pp. 79–106; Kay 1967, cap. 4, I (v); Gentile NST; Gentile 2005, pp. 91–94. Task Force 45: FAH VI, p. 99 (91° e 107° Gruppo contraereo, con i Battaglioni 435°, 439°, 536° e 898°; 2nd Armored Group con il 39° Reggimento contraereo leggero britannico; 751° Battaglione carri; artiglieria della 34ª). Fauglia: FAH VI, p. 82 («seven Tiger tanks»), senza indicazione del reparto.

    [51] FAH VI, pp. 78–80; Fisher 1977, p. 274.

    [52] FAH VI, p. 79: Rosignano era «garrisoned by the same tough 16th SS Panzer Grenadier Division units which had resisted so fiercely at Cecina»; «From the top floors of these houses the defenders threw hand grenades; from the lower floors and cellars they poured out heavy fire from automatic weapons.» Il 4 luglio, secondo la storia del 135°, alle 18 metà del paese era in mano americana (34-135).

    [53] FAH VI, p. 79 (alle 20.30 del 7 luglio il 3° Battaglione del 135° al margine nord, con case isolate ancora tenute dai tedeschi) e p. 105 («finally cleared» l’8 luglio); Fisher 1977, p. 274 («late on 7 July»); 34-135 (l’11 luglio attacchi in forze ricacciano i tedeschi dalle alture); il taccuino del soldato della 16. SS citato da Gentile NST: il 10 luglio il suo reparto è sulle «back heights of Rosignano». RT, provincia di Livorno: Rosignano Marittimo, 12 luglio. La data della Regione corrisponde alla fine dei combattimenti sul territorio comunale più che all’ingresso nel paese.

    [54] Gentile NST, scheda «16. SS-Panzer-Grenadier-Division “Reichsführer-SS”», nella traduzione inglese di J. Golb: «We’re lying on the edge of Rosignano with the S[ub]M[achine]G[un]. Artillery fire. Hopefully, we’ll manage to escape this shit» (7 luglio); «We’re still holding Rosignano. We should soon be replaced, but when?» (8 luglio). La traduzione italiana è fatta sulla traduzione inglese; l’originale tedesco non è stato consultato.

    [55] Atlante, schede Rosignano Solvay (Rosignano Marittimo), 2 luglio 1944, e Rosignano Marittimo, 4 luglio 1944, compilatore G. Fulvetti. Per l’episodio del 2 luglio L. Piazzano (Cecina anni di guerra, 1987) indica la 16. SS; la scheda dell’Atlante annota che i materiali di Carlo Gentile non lo confermano, e lascia il reparto non identificato.

    [56] Diari 442°, pp. 4–7 («8 July – The 3rd Battalion occupied Hill 140»); GFB, «Rome-Arno Campaign – Livorno»: «As the casualties mounted, the men renamed Hill 140 “Little Cassino.”» Per la collocazione della quota nel comune di Castellina Marittima, anche la mostra «The battle of Castellina Marittima» (Terre di Pisa, 2022).

    [57] GFB, motivazioni delle Medal of Honor di F. H. Ono, W. K. Nakamura, T. T. Tanouye, K. Moto e K. Otani (consultate il 18 ottobre 2026); per la data della conversione delle Distinguished Service Cross in Medal of Honor, GFB.

    [58] FAH VI, p. 80 (Castellina presa entro mezzogiorno del 6 luglio; «Mount Vase (Hill 634)», «two and one-half miles northeast of Castellina»; contrattacco del 7 luglio alle 11.30 del 9th Panzer Grenadier Regiment, «reportedly… brought from the area around Siena», che ricaccia il 3° Battaglione del 363° sulla quota 553) e p. 81 (il 1° Battaglione del 363° riprende la quota il 9 luglio); Fisher 1977, p. 274 (il 168° impiega «four days»). La fonte americana scrive «Mount Vase»: è il monte Vaso (634 m), nel comune di Chianni, sopra la frazione di Montevaso.

    [59] RT, provincia di Pisa: Castellina Marittima, 12 luglio. La storia mensile del 133° Reggimento registra il 10 luglio che «the town of Castellina was occupied by our troops» (34-133, letta solo in sintesi): forse si riferisce a località del suo settore.

    [60] FAH VI, pp. 81–83 (Santa Luce e Pieve di Santa Luce; Lorenzana ripulita prima di mezzogiorno del 16; Fauglia: «The last German effort was a strong counterattack at 1800 supported by seven Tiger tanks, but the massed fire of all available artillery broke this threat; after regrouping the 2d Battalion finally captured the town at 2200»; il 133° nella piana verso le 18 del 17); Fisher 1977, p. 276; Diari 442°, pp. 9–11 (Luciana, ripulita prima di mezzanotte).

    [61] RT, provincia di Pisa: Fauglia, 23 luglio.

    [62] GFB, «Rome-Arno Campaign – Livorno» (aggregazione dell’11 giugno 1944); Murphy 1954, dal titolo.

    [63] GFB, «Rome-Arno Campaign – Livorno», che usa per i campi l’espressione «incarceration camp». «Relocation center» era la denominazione ufficiale dei campi gestiti dall’amministrazione federale americana; nella versione inglese dell’articolo si segue l’uso di Densho e del Go For Broke National Education Center.

    [64] Diari 442°, p. 7: «our forces had occasional help from Italian Partisans as to enemy emplacements and minefields».

    [65] Diari 442°, pp. 11–14 (il 100° Battaglione passa al 135° il 18 luglio; pattuglie su Pisa del 20–22 luglio; il 27 luglio la consegna della Distinguished Unit Citation; il 28 luglio la guardia d’onore a Cecina); FAH VI, p. 84 (il 100° Battaglione entra a Livorno alle 8 del 19 luglio).

    [66] Diari 442°, p. 8 (11 luglio): «the 100th and 3rd Battalions to date have suffered approximately 400 killed and wounded»; GFB, «Rome-Arno Campaign – Livorno»: «From Rome to Arno, the 100th/442nd had lost 1,272 men (17 missing, 44 non-combat injuries, 972 wounded, and 239 killed), more than a quarter of its total strength», dato che il Go For Broke National Education Center ricava da C. Tanaka, Go For Broke (1997), p. 24.

    [67] Diari 442°, p. 4: «On the 4th, enemy resistance continued from prepared positions on Hill 140. These positions were reportedly built by the Todt Labor Organization and withstood the heaviest shelling of our artillery.» Sull’Organizzazione Todt vedi il Glossario.

    [68] Diari 442°, pp. 4 («Molino A Ventoabbto (Il Terriccio)») e 7; GFB, motivazione della Medal of Honor di T. T. Tanouye («near Molino A Ventoabbto, Italy»); GFB, «Rome-Arno Campaign – Livorno». La storia della 5ª Armata (FAH VI) e Fisher non nominano la quota 140.

    [69] GFB, motivazioni delle Medal of Honor (Ono, Nakamura, Tanouye, Moto, Otani, Nakae); Diari 442°, p. 19 (morte di Tanouye, 6 settembre 1944).

    [70] D. Del Giudice, Purple Heart Regiment. I Nisei del 100°/442° Regimental Combat Team. Campagna d’Italia 1943/’45. Testimonianze dal fronte, [Massa], Associazione culturale Sarasota, 2022 (SBN IT\ICCU\BMC\0006582); Densho Digital Repository, https://ddr.densho.org/ ; Go For Broke National Education Center, https://www.goforbroke.org/ .

    [71] FAH VI, pp. 88–89 (attacco alle 5.30; WWT 1945 e Delaney 1947, p. 108, dicono alle 5); Delaney 1947, pp. 108–109; WWT 1945, parte III. La storia del 337° Battaglione d’artiglieria da campagna registra quel giorno 1.206 colpi e lo spostamento delle batterie a Mazzolla (WLH, p. 31). Su chi entrò per primo a Volterra le fonti divergono: vedi l’approfondimento «Le fonti non concordano».

    [72] FAH VI, p. 89: «Patrols entered the city the next morning and found the enemy had evacuated it during the night. Badly outflanked, he had decided to retire without a fight for this strong position.»

    [73] RT, provincia di Pisa: Volterra, 8 luglio.

    [74] FAH VI, pp. 89–90; WWT 1945, parte III; Delaney 1947, pp. 109–110. Sulla data dell’assalto vedi l’approfondimento che segue.

    [75] FAH VI, p. 90: «So demoralizing was the effect of the artillery fire followed closely by the infantry attack that approximately 400 prisoners were taken at little loss to our troops.» WWT 1945, parte III, e Delaney 1947, p. 110: «more than 420» prigionieri e «over 250» morti tedeschi.

    [76] WWT 1945, parte IV («For Outstanding Performance»); Delaney 1947, p. 105.

    [77] RT, provincia di Pisa: Lajatico, 13 luglio.

    [78] Delaney 1947, p. 109; WWT 1945, parte III (Ayers «executive officer who had taken over when the battalion commander was wounded»). Per il nome di Champeny: en.wikipedia, «Arthur S. Champeny»; WWT 1945, parte IV («Colonel Champeny»).

    [79] FAH VI, p. 89; WWT 1945, parte III; Delaney 1947, p. 109.

    [80] FAH VI, pp. 89–90: «second night assault… at 0300, 12 July»; WWT 1945, parte III; Delaney 1947, p. 109 («by 0300 hours on the 13th»).

    [81] WWT 1945, parte III; Delaney 1947, p. 109; Tessin, Bd. 13 (Grenadier-Regiment 1060) e Bd. 9 (362. Infanterie-Division).

    [82] WWT 1945, parte III («the first unit in the Division to win such an award») e parte IV (consegna del 17 gennaio 1945, alla presenza del generale Clark); Delaney 1947, p. 105.

    [83] Atlante, ricerca per comune (18 ottobre 2026): nessun episodio per Volterra e Lajatico nel periodo 1943–1945.

    [84] FAH VI, pp. 88–92; WWT 1945, parte III; Delaney 1947, pp. 110–115. Dettagli e fonti nell’approfondimento che segue.

    [85] WWT 1945, parte III (il plotone del reparto esplorante «taken by the same unit which was first in Rome», secondo il rapporto G-3 d’armata citato); Delaney 1947, pp. 110–111 (quote 184 e 188); FAH VI, p. 90 (Villamagna occupata «by daylight» del 14).

    [86] FAH VI, pp. 90–91 (Belvedere alle 5.05 del 14; Palaia alle 19 del 17; Montaione attaccata alle 17.15 e occupata «by midnight»); WWT 1945, parte III (Montaione «at 0100 hours on the 18th»); Delaney 1947, pp. 111 e 113 (che dà le 10 del 18, probabile errore per le 1). Per Palaia, Delaney 1947, p. 111, ricorda la Distinguished Service Cross al tenente Kenneth W. Gray del 349°. RT: Montaione (provincia di Firenze) 17 luglio; Palaia «luglio 1944», senza giorno.

    [87] FAH VI, p. 90; WWT 1945, parte III.

    [88] FAH VI, p. 92; Delaney 1947, p. 115. «Buche»: Delaney 1947, p. 115, e 91-IE 1945, p. 37 («the small town of Buche along the railroad just south of the Arno»); la trascrizione di WWT 1945 scrive «Buore», probabile refuso.

    [89] WWT 1945, parte III: «…the Division had suffered a higher casualty toll in the 25-mile push than in the entire stretch from Minturno to above Rome. G-1 figures listing 142 officers and 2,257 enlisted men killed, wounded and missing during the operation.»

    [90] WLH, p. 32; WWT 1945, parte III.

    [91] Robbins 1947, p. 53; 91-IE 1945, p. 24 (attacco alle 3, dopo 45 minuti di preparazione); Fisher 1977, p. 275; FAH VI, p. 81. La storia della 5ª Armata, alle pp. 85–86, data l’attacco al 13 luglio: è un errore interno della stessa opera, che a p. 81 scrive che il 363° passò alla 91ª «at 0200, 12 July».

    [92] Robbins 1947, pp. 53–59; 91-IE 1945, pp. 24–25; motivazione della Medal of Honor di Roy W. Harmon, compagnia C, 362° Reggimento, «near Casaglia», 12 luglio 1944 (trascritta da Lone Sentry, consultata il 18 ottobre 2026; Fisher 1977, p. 275, n. 8). Robbins colloca l’azione circa tre chilometri a sud-est di Chianni; Casaglia è una frazione di Montecatini Val di Cecina: il punto esatto resta da verificare sulla carta.

    [93] Robbins 1947, pp. 59–61 (French; «within a half-mile east of Chianni»); p. 61: «The sight of violent death struck men hard with the realization of the brutality of warfare.» 91-IE 1945, p. 25: «At Pgio Le Grotte, on the Division Line of Departure, the Regiment met its first real baptism of fire»; i dodici carri, ivi.

    [94] FAH VI, allegato 2, tabella delle perdite giornaliere, pp. 135–137: per il 12 luglio 567 perdite americane, di cui 118 morti. Il dato riguarda tutti i reparti americani della 5ª Armata, quasi tutti in quei giorni nel IV Corpo; cifre controllate sulle immagini delle pagine.

    [95] 91-IE 1945, pp. 25–26; Robbins 1947, pp. 55–67; FAH VI, pp. 86–87. Dettagli e fonti nell’approfondimento che segue.

    [96] FAH VI, p. 87: «By dark leading elements had reached the last high ground and could look down on the flat floor of the Arno Valley, stretching out about six miles ahead to the river.»

    [97] Robbins 1947, pp. 53–61; 91-IE 1945, pp. 24–25; fonti e citazioni originali alle note 92 e 93.

    [98] 91-IE 1945, p. 25 («Italian Patriots reported that the enemy had retreated and that the Patriots were mopping up»); Robbins 1947, p. 55 (che colloca la notizia al 13 luglio e ricorda la sospensione del tiro) e p. 62 (Bagni alle 20 del 14); FAH VI, p. 86 (Chianni occupata «early in the morning» del 14, senza resistenza); 91-IE 1945, p. 26 (Terricciola «at last light 14 July»). RT, provincia di Pisa: Chianni 12 luglio, Casciana Terme 14 luglio, Terricciola 15 luglio.

    [99] FAH VI, pp. 86–87; Robbins 1947, pp. 62–67; 91-IE 1945, p. 26.

    [100] FAH VI, p. 87 (due «Mark VI Tiger» e un «Mark II» distrutti); Robbins 1947, p. 67 (artiglieria del 916°, 346° e 348° Battaglione); 91-IE 1945, p. 27. Sull’ora del contrattacco: 91-IE 1945, p. 27, «At 161800»; Robbins 1947, p. 67, «shortly before 1600».

    [101] Atlante, scheda Aiale (Lari), 16 luglio 1944, compilatore C. Brogi: i civili escono dai rifugi «per festeggiare l’arrivo dei soldati americani»; morirono anche «un numero imprecisato di soldati americani, all’incirca tre»; la tipologia è «cannoneggiamento volontario». La scheda rinvia a G. Barsotti, La linea dell’Arno (2018), e a F. Pettinelli, Quando passò il fronte (2005) e 1944. Uomini e fatti della guerra in Valdera (1990). La classificazione come strage è dell’Atlante; sul fatto non ci sono state indagini giudiziarie.

    [102] Robbins 1947, pp. 70–73 (le compagnie I e K a mezzo miglio da Ponsacco alle 11.30; la resa della guarnigione; Eggers, compagnia H del 362°); 91-IE 1945, p. 27 («by noon Companies I and K had reached Ponsacco»; la stima di 25 carri tedeschi, Mark II, IV e VI); FAH VI, p. 87 (il 2° Battaglione entra a Ponsacco alle 20.30).

    [103] RT, provincia di Pisa: Ponsacco, 17 luglio. Atlante, scheda Ponsacco, 7 luglio 1944, compilatori M. Conti e F. Creatini.

    [104] Robbins 1947, p. 75: «The Division had suffered 904 casualties: 12 officers and 131 enlisted men killed and 37 officers and 724 enlisted men wounded or injured.» La cifra non comprende i dispersi e probabilmente non comprende il 363° dopo il 17 luglio, passato alla Task Force Williamson.

    [105] FAH VI, pp. 87–88; Robbins 1947, p. 70; 91-IE 1945, pp. 29–31 (fonti e citazioni originali nelle note 1–4).

    [106] Robbins 1947, p. 70; vedi la nota 5.

    [107] 91-IE 1945, p. 31: «Major General Willis D. Crittenberger … wired General Livesay on 18 July».

    [108] FAH VI, pp. 84, 88 e 90.

    [109] 91-IE 1945, p. 31; FAH VI, p. 88.

    [110] L. Forte, Diario di guerra. Pontedera 1 gennaio – 8 settembre 1944, Pontedera, Tagete, 2024 (SBN IT\ICCU\PBI\0001008); Atlante, ricerca per comune (18 ottobre 2026).

    [111] 91-IE 1945, p. 32 (partenza «at 1817» del 17 luglio); Robbins 1947, p. 77; FAH VI, pp. 83–84: alle 3.40 del 18 la Task Force si infilò fra il 135° e il 442°; alle 5 attaccò Casone, che prese alle 14.45.

    [112] FAH VI, p. 84: «The two infantry regiments continued to converge on the city, which the 3d Battalion, 135th Infantry, entered at 0200, 19 July»; alle 20.45 del 18 il 1° Battaglione del 363° con elementi del 752° Battaglione carri nella periferia est; il 100° Battaglione alle 8 del 19. Fisher 1977, p. 276: 135° e 363° in città «before daylight on the 19th».

    [113] 91-IE 1945, p. 34; Robbins 1947, p. 77. RT, provincia di Livorno: Livorno, 19 luglio. Vedi l’approfondimento «Livorno: chi entrò per primo?».

    [114] Fisher 1977, pp. 276–277: «In their turn the Germans had sown the ruins indiscriminately with thousands of mines and booby traps. Hundreds of American soldiers fell victim to these devices in the early weeks following the fall of Leghorn.» Il porto distrutto: FAH VI, p. 84.

    [115] 91-IE 1945, p. 35: «Patriots were then used as carrying parties to keep the forward troops supplied.»

    [116] FAH VI, pp. 84–85 (Marina di Pisa alle 3.30; il 2° Battaglione «reached south Pisa at 1330» lungo la statale 1; il 3° tre ore dopo); 91-IE 1945, p. 35 (pattuglie in città alle 5.30, una compagnia alle 12.45). La storia della 91ª, nell’introduzione al capitolo (p. 32), e Robbins 1947, p. 77, scrivono «24 July»: è un’imprecisione del riepilogo. Il Go For Broke National Education Center scrive che «from July 18 to 20, the 2nd and 3rd Battalions [del 442°] took the strategic city of Pisa»: i diari dello stesso 442° parlano invece di pattuglie di ricognizione fra il 20 e il 22 luglio (Diari 442°, p. 12).

    [117] 91-IE 1945, p. 35: «…mortar and artillery fire, directed from a German OP located in the famous Tower of Pisa north of the Arno, was so heavy that General Williamson ordered one Battalion to withdraw south of the city. Retaliatory fire was prohibited…».

    [118] FAH VI, p. 103: «Little Fifth Army fire was sent directly into the northern portion of the city; it was later discovered that the famous Leaning Tower and most of the other well known structures there had escaped all but superficial damage.»

    [119] Università di Zurigo, sito sul Camposanto di Pisa, pagina «Damage, Destruction and Restoration», https://dlf.uzh.ch/sites/camposanto/damage-destruction-and-restoration/ (consultata il 19 ottobre 2026): «the Camposanto was hit by artillery fire on July 27, 1944», «during intense combat between German troops north of the Arno and Allied forces attacking from the south»; «an artillery shell hit the roof of the cemetery and set its wooden framework alight»; la città era «without a water supply in those days», e «there was no possibility of extinguishing the fire that gradually destroyed the roof»; «The heat of the flames and the molten lead running down the walls destroyed large parts of the murals». La pagina non dice da quale parte fosse sparato il colpo. Secondo la stessa pagina, dopo l’ingresso delle truppe americane in città la sottocommissione per i monumenti dell’esercito americano (MFAA) fece costruire un tetto provvisorio, e fra il 1947 e il 1955 tutti gli affreschi furono staccati dalle pareti. Il Camposanto non è stato oggetto di una ricerca specifica per questo articolo: la storia dell’incendio, dei soccorsi e del restauro merita un approfondimento a parte, sulle fonti dell’Opera della Primaziale Pisana e della MFAA.

    [120] Atlante, schede San Piero a Grado (Pisa), 23 e 24 luglio 1944, compilatore G. Fulvetti, che attribuiscono le uccisioni alla 16. SS-Panzergrenadier-Division sulla base del diario di guerra del LXXV. Armeekorps (BA-MA, RH 24-75/9, 24 luglio 1944) e degli atti della Procura militare della Spezia. I corpi dei primi tre furono recuperati dopo quarantacinque giorni.

    [121] 91-IE 1945, p. 36.

    [122] 91-IE 1945, p. 32 («at 1817»).

    [123] 91-IE 1945, p. 34; Robbins 1947, p. 77; FAH VI, pp. 84 e 105; 34-135: «On the night of 18 July patrols entered the city»; Fisher 1977, p. 276; Diari 442°, p. 11; RT.

    [124] FAH VI, pp. 84–85; 91-IE 1945, p. 35; vedi la nota 116.

    [125] Fisher 1977, p. 281: «During the afternoon of 23 July, two battalions of the 363d Infantry occupied that part of Pisa lying south of the Arno. Finding all bridges destroyed, the men dug in along the south bank of the river while enemy guns and mortars poured in heavy fire.»

    [126] Fisher 1977, p. 281 («about ten miles east of Pisa»); FAH VI, p. 85.

    [127] 91-IE 1945, p. 35 (citazione alla nota 117); FAH VI, p. 103 (nota 118).

    [128] L. Weckstein, Through My Eyes. 91st Infantry Division in the Italian Campaign 1942–1945, Central Point (Oregon), Hellgate Press (anno non accertato), secondo la presentazione dell’editore (https://www.hellgatepress.com/?p=964, consultata il 18 ottobre 2026). Il libro non è stato letto.

    [129] U.S. Army Signal Corps, fotografie SC 192179 (= MM-5-44-7715: 23 luglio 1944, compagnia H del 363° Reggimento) e MM-5-44-7684 (trasmessa per radiotelefoto il 25 luglio 1944; data dello scatto non indicata), MM-5-44-10249, MM-5-44-10250 e MM-5-44-10268 (6 settembre 1944); copie su Wikimedia Commons (progetto Signal Corps Archive) e nel National WWII Museum di New Orleans (ww2online.org). Il 25 luglio, che compare su alcune copie, è la data della trasmissione per radiotelefoto, non dello scatto.

    [130] Paggi 2005, p. 13 (sfollati) e p. 17 (rifugi «con badili e picconi», per difendersi dai colpi delle «batterie americane piazzate nella valle»).

    [131] Gentile 2005, pp. 91 e 94–95, dal messaggio dell’ufficio informazioni (Ic) della 14. Armee a Kesselring del 19 luglio 1944 (BA-MA, RH 20-14/114): «17 luglio, nell’area di San Miniato fermati 50 civili di sesso maschile sospettati di appartenere alle bande. Cinque di essi uccisi [erschossen] in un tentativo di fuga.» Gentile ritiene plausibile che la tensione con la popolazione spieghi il raduno del 22 luglio, ma «assai poco verosimile» una rappresaglia nel Duomo.

    [132] Paggi 2005, p. 13, dalla statistica degli uffici comunali (Archivio storico del Comune di San Miniato, Carteggio): 172 cittadini «deceduti per vicende belliche durante il passaggio del fronte» fra il 12 febbraio 1944 e il 17 ottobre 1945, compresi i 55 del Duomo; le vittime dei giorni dal 18 al 21 luglio, causate da «cannonate» e scoppi di granata, ivi (cifre controllate sull’immagine della pagina).

    [133] Gentile 2005, pp. 91–92, dagli elenchi delle perdite della Wehrmacht (WASt): reparti della 3. Panzergrenadier-Division a San Miniato e dintorni fra il 14 e il 23 luglio (vedi la nota 44); Paggi 2005, p. 19, dalle testimonianze: il grosso era passato oltre l’Arno «già il 16 luglio», e in città restavano «poche decine di guastatori (si parla nelle testimonianze di 32 uomini)», ritiratisi la notte del 23; FAH VI, p. 92: a Calenzano, il 23 luglio, «about 180 counterattacking Germans». Vedi anche l’approfondimento «Le fonti non concordano».

    [134] Paggi 2005, pp. 13 e 19; Contini 2005, p. 31 e pp. 53–54 (la deposizione di Giubbi agli inquirenti americani). Un testimone, Franco Beccari, nel 1944 parlò di «circa duemila» persone (Contini 2005, p. 63, n. 24).

    [135] Paggi 2005, p. 19 (il vescovo lascia il Duomo); Ballini 2005, p. 107 («All’incirca alle 10»); don Luigi Neri, 30 luglio 1944, «verso le 10,00» (Contini 2005, p. 53); Paggi 2005, p. 13 (statistica comunale) e p. 26.

    [136] Paggi 2005, pp. 18–19.

    [137] Ballini 2005, pp. 107–108; Paggi 2005, pp. 18–24. Dettagli e fonti nell’approfondimento che segue.

    [138] Paggi 2005, pp. 22–23 (Giannoni; per Paggi la sua ricostruzione «appare tutt’oggi […] come la più ragionevole»).

    [139] G. Lastraioli, C. Biscarini, Un documento risolutivo sulla strage nel Duomo di San Miniato [in copertina, secondo Ballini: «46.48/99.50. La prova»], San Miniato, FM edizioni, 2001, 12 pp. (SBN IT\ICCU\UM1\0273014), citato da Ballini 2005, pp. 111–112, n. 37. Il contenuto è descritto nella bibliografia di Claudio Biscarini (dellastoriadempoli.it, consultata il 18 ottobre 2026): l’opuscolo usa il diario quotidiano del 337th Field Artillery Battalion per dimostrare che un proiettile americano colpì per errore la chiesa. L’opuscolo non è stato consultato per questo articolo.

    [140] Ballini 2005, p. 109: gli studi e le perizie «consentono di concludere che la strage nel Duomo fu provocata da una granata americana»; Gentile 2005, p. 90: le ricerche dimostrano «in maniera convincente e sicuramente definitiva» che a uccidere furono «proiettili delle artiglierie alleate tirati sulle posizioni della Wehrmacht di San Miniato»; Paggi 2005, p. 7. Gli stessi studi uscirono prima in Paggi 2004, edizione del Comune.

    [141] Gentile 2005, pp. 90–91; Paggi 2005, p. 16.

    [142] Paggi 2005, p. 26. I promotori sono quelli scritti sulla lapide («Il Capitolo della Cattedrale, l’Arciconfraternita di Misericordia, i familiari»: foto di Prof.Quatermass, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0); altre ricostruzioni indicano il Comune, la Curia e l’Arciconfraternita.

    [143] FAH VI, p. 92; WWT 1945, parte III; Delaney 1947, p. 113; WLH, p. 31: «It was while we were in this position on the 23rd of July that part of “G” Company 349th Infantry was surrounded and trapped by the enemy in the village of Calenzano» (testo ricostruito su un OCR difettoso).

    [144] WWT 1945, parte III: «Company “G” moved into San Miniato that night, found that the enemy had withdrawn after salting the rubble-strewn streets and houses with mines and booby-traps»; Delaney 1947, p. 113. La Rocca: Ballini 2005, p. 107.

    [145] RT, provincia di Pisa: San Miniato, 24 luglio; il Comune celebra il 24 (GoNews, 24 luglio 2023). Per il 24: Barzacchi e padre Ambrogio, citati in Paggi 2005, pp. 11 e 29, n. 20; Paggi 2005, p. 17 («quattro giorni dopo l’ingresso», riferito al 28). Per il 23: Ballini 2005, p. 107 («il giorno successivo» alla strage); il maresciallo Conforti, citato in Contini 2005, p. 63, n. 26. Paggi 2005, p. 11, scrive «tra il 23 e il 24 luglio». Le fonti americane portano la compagnia G in città «quella notte», dopo il combattimento di Calenzano del 23 (nota 143): cioè nella notte fra il 23 e il 24.

    [146] D. Lotti, San Miniato. Vita di un’antica città, Genova, Sagep, 1981, p. 180, citato in Paggi 2005, p. 29, n. 20.

    [147] Paggi 2005, p. 17, che cita la relazione del sindaco Emilio Baglioni del luglio 1945 (Archivio di Stato di Pisa, Gabinetto della Prefettura, b. 2). Il 13 agosto una pattuglia della 91ª annunciò ai neozelandesi che quella sera avrebbe occupato Isola, frazione di San Miniato nella pianura (Kay 1967, cap. 5, II (iii)).

    [148] Gentile 2005, p. 90: «La strage del Duomo si presenta quindi come una tragica fatalità, uno dei tanti “effetti collaterali” che accompagnarono la marcia delle truppe alleate attraverso il nostro paese».

    [149] Atlante, ricerca per comune e pagina degli episodi dubbi o controversi (18 ottobre 2026): per San Miniato è registrato un solo episodio, La Catena, 13 luglio 1944.

    [150] Paggi 2005, pp. 7 e 22–26; Ballini 2005, p. 108 (dal testo di Russo furono tolti, fra l’altro, l’aggettivo «attilesca» e una frase contro lo «straniero di ogni parte»); per il film, Paggi 2005, pp. 24–25, che ricorda che il Duomo fu girato in quello di Empoli; per il bassorilievo, programma della Diocesi di San Miniato per la commemorazione del 22 luglio 2024. Per una sintesi sulla memoria, che non è stata consultata: C. Orlandi, «Rappresaglia o fatalità? La strage del Duomo di San Miniato del 22 luglio 1944», in P. Clemente, F. Dei (a cura di), Poetiche e politiche del ricordo, Roma, Carocci, 2005, pp. 134–162; per i lettori di lingua inglese, J. Foot, Italy’s Divided Memory, New York, Palgrave Macmillan, 2009.

    [151] Gentile 2005, pp. 90–91.

    [152] Paggi 2005, pp. 13, 26 e 28, n. 3; Ballini 2005, p. 107 («circa 60», nota di trasmissione del comando alleato a Washington, 16 novembre 1944); Gentile 2005, p. 91; Barzacchi in Paggi 2005, p. 11.

    [153] WLH, pp. 27–33 (il battaglione «activated as part of the 88th Infantry Division»); Ballini 2005, pp. 111–112, n. 37; per Ruffo, Ballini 2005, p. 107, e Contini 2005, p. 63.

    [154] Barzacchi: Paggi 2005, pp. 11–12. Ruffo, Gromer e la commissione della 5ª Armata: Ballini 2005, p. 107 e nn. 22–24; Contini 2005, pp. 53 e 63; documenti in NARA, RG 153 (Judge Advocate General, War Crimes Office), Box 529, Case n. 305, «San Miniato Cathedral Massacre» (Paggi 2005, p. 29, n. 16); verbali in Battini, Pezzino 1997, pp. 339–366. Il volume Paggi scrive il nome del terzo membro della commissione «Milton R. Wexier», grafia da controllare; alcune pagine divulgative attribuiscono la nomina della commissione al generale Alfred M. Gruenther, capo di stato maggiore della 5ª Armata, ma le fonti consultate non lo confermano. Jacobs e Sunberg: Battini, Pezzino 1997, pp. 369–371; Paoletti 2000, pp. 245–246; Ballini 2005, p. 108. Commissione comunale: Ballini 2005, p. 107 e n. 25; Contini 2005, pp. 54–55. Cini: Battini, Pezzino 1997, pp. 372–373. Giannattasio: Battini, Pezzino 1997, pp. 374–381; Ballini 2005, p. 108; Paggi 2005, pp. 18–19. Delaney 1947, pp. 113–114. Giannoni: Paggi 2005, pp. 22–23; Ballini 2005, pp. 108 e 112, n. 38. Lastraioli e Arno-Stellung: Paggi 2005, p. 26. Battini e Pezzino: Ballini 2005, p. 111, n. 28; Battini, Pezzino 1997, p. 105 e p. 139. Paoletti 2000. Lastraioli, Biscarini 2001: nota 139. Paggi 2004 e 2005; Gentile 2005, p. 90; Paggi 2005, p. 7. Comitato Gori: GoNews, 26 gennaio e 11 febbraio 2022 (perito Danilo Coppe); nessuna notizia dell’esito trovata al 18 ottobre 2026.

    [155] FAH VI, p. 92; WLH, p. 31 (2.950 colpi; 45 uomini; tre compagnie tedesche di 60–70 uomini, secondo i prigionieri); WWT 1945, parte III, e Delaney 1947, p. 113 (41 uomini; 3.500 colpi del 337°). Il capitano Lyons è «James L.» in WWT 1945, «James P.» in Delaney 1947.

    [156] FAH VI, pp. 98–99 (il II Corpo al comando del settore destro dal 25 luglio; la Task Force 45, costituita il 26 luglio, «first step in the relief of the 34th Division») e p. 85 (entro il 26 luglio tutti i cambi completati, la 34ª in campo di riposo presso Rosignano); Fisher 1977, p. 286. La 34ª uscì di linea a scaglioni fra il 23 e il 27 luglio: Diari 442°, pp. 12–13; 34-133; 34-135.

    [157] Fisher 1977, p. 286: «Clark, nevertheless, intended no extensive operations along the Arno since he planned to conserve Keyes’ corps to carry the main burden of the army’s offensive against the Gothic Line north of the river.»

    [158] FAH VI, p. 103 (7–10 agosto): gli avamposti avanzano fino al rilevato della ferrovia, circa 800 metri a sud del fiume; «In Pisa, Pontedera, and at scattered other spots our forward lines were located on the banks of the river.»

    [159] FAH VII, cap. I: «Italian civilians who filtered through the enemy lines». La fotografia del Signal Corps MM-5-44-8285 (3 agosto 1944) mostra un obice da 240 mm a Ponsacco che spara sulle strade oltre l’Arno.

    [160] FAH VI, cap. VII: il nuovo confine d’armata «a short distance east of San Miniato»; Kay 1967, cap. 5, II (i): l’8ª Armata stava sull’Arno «to its boundary with Fifth Army west of Empoli».

    [161] Atlante, scheda Empoli, 24 luglio 1944, compilatore F. Fusi; conferma dalle fonti tedesche in Gentile 2005, p. 94 e scheda 3, p. 95: «Rappresaglia di Empoli del 24 luglio 1944 […] Grenadier-Regiment (mot) 29. I civili passati per le armi furono 29», da BA-MA, RH 20-14, dagli elenchi delle perdite del II/Grenadier-Regiment 29 (WASt) e da Biscarini, Lastraioli 1991.

    [162] Kay 1967, cap. 5, II (ii)–(iii): «B Company, 28 Battalion, supported by artillery fire, entered Empoli from the south in the evening of the 11th»; «By daybreak on the 14th all organised resistance on the south bank had ceased»; «On the morning of the 13th contact was made with a patrol from 91 US Division who stated that the village of Isola was to be occupied that evening.» Cody 1956, cap. 15.

    [163] Kay 1967, cap. 5, II (ii): «The New Zealanders were to clear the south bank of the Arno before the Americans crossed to secure Monte Albano. Although the Americans did eventually take over this sector, the attack was cancelled because of a change in the Allied armies’ plan.» Sul nuovo piano, l’offensiva sull’Adriatico chiamata operazione OLIVE, Fisher 1977, cap. XVII (pp. 297–311) e carta X.

    [164] Kay 1967, cap. 5, II (iv); Cody 1956, cap. 15; Ross 1959, cap. 15; Norton 1952, cap. 16 (il 338° e il 339° Reggimento dell’85ª). Fisher 1977, p. 310 e n. 24 (ordine operativo n. 3 del comando delle armate alleate in Italia, 16 agosto 1944: i sudafricani al IV Corpo «to occupy the high ground just beyond the river between Empoli and the intercorps boundary»). «6 S.A. Armoured Division in Italy», Scientia Militaria, 4, 2, 1974, p. 50 (effetto dal 22 agosto; cambio con l’85ª fra il 24 e il 26 agosto; nella notte fra il 31 agosto e il 1° settembre «just west of Empoli 3 Coldstream Guards did the same»).

    [165] RT, provincia di Firenze: Empoli, 2 settembre; GoNews, 2 settembre 2020 (testo dell’ufficio stampa del Comune di Empoli, che ricorda i neozelandesi del 28° Battaglione come i primi ad arrivare nel centro) e 14 settembre 2021.

    [166] Atlante, schede via Sant’Andrea (Pisa), 1° agosto 1944, e San Biagio in Cisanello (Pisa), 2 agosto 1944 (G. Fulvetti; M. Conti); Nodica e Migliarino (Vecchiano), 14 agosto 1944 (G. Fulvetti); Padule di Fucecchio, 23 agosto 1944, schede «Padule – Fucecchio», «Padule – Cerreto Guidi» e «Padule – Ponte Buggianese» (M. Conti): indicano come responsabili il reparto esplorante e il battaglione genio della 26. Panzer-Division e scrivono che «La responsabilità del 9. Regiment Panzer Grenadier non è certa anche se probabile»; sul numero delle vittime, «il numero corretto delle vittime è 174» (M. Grasso; altre stime: 175, 176 e 184). Il Panzergrenadier-Regiment 9 era stato identificato dagli americani sul monte Vaso il 7 luglio (FAH VI, p. 80) e in Valdera (91-IE 1945, p. 26; Robbins 1947, p. 61).

    [167] Fisher 1977, p. 319 e n. 19 (IV Corps, Report of Operations, settembre 1944, cit. ivi): Kesselring ordina il ripiegamento il 29 agosto; la Task Force 45 «also crossed the river to occupy that part of Pisa lying on the north bank»; «That afternoon the 6th South African Armoured Division began crossing the river on the right wing of the IV Corps».

    [168] RT, provincia di Pisa (Santa Croce sull’Arno e Castelfranco di Sotto 1° settembre; Calcinaia e Vicopisano 2 settembre) e provincia di Firenze (Fucecchio 1° settembre). Il Comune di Santa Croce, nel manifesto per il settantesimo (2014), ricorda il passaggio dell’Arno dei carri della «I° Divisione Corazzata» il 1° settembre 1944.

    [169] FAH VII, cap. I, pp. 13–15; Fisher 1977, capp. XVII–XVIII. Su questo sito, la battaglia di Monticelli raccontata dalla storia della 91ª Divisione (vedi «Sul sito»).

    [170] Vedi le note 6, 145 e 147 (Pisa e San Miniato) e 167–168 (riva nord).

    [171] Le pagine «I giorni della Liberazione» della Regione Toscana sono aggiornate al 23 aprile 2020 e non indicano autore né fonte. Le loro date coincidono con quelle del volume 1943–1945. La liberazione in Toscana. La storia, la memoria. Libri e ricordi nel cinquantesimo, Firenze, Pagnini – AICCRE Federazione toscana, [1995], p. 186 (tabella «Provincia di Pisa. I giorni della liberazione», letta in frammenti su Google Libri); Ballini 2005, p. 110, n. 1, cita la stessa opera per le date delle liberazioni dei comuni toscani.

    [172] A. Giglioli, Mostra della ricostruzione [della] città di Pontedera (1 settembre 1944 – 1 marzo 1948), Firenze–Empoli, Stet, 1948 (SBN IT\ICCU\CUB\0311320), dal titolo. Per il passaggio dell’Arno, Fisher 1977, p. 319.

    [173] Rosignano e Castellina: note 52–53 e 58–59. Volterra e Lajatico: note 38 e 71–77. Chianni, Casciana Terme, Terricciola, Ponsacco: note 98 e 102–103. Fauglia: note 60–61. Palaia e Montaione: nota 86. Pontedera: note 2 e 6. Livorno: note 112–113. Pisa: note 6 e 116. San Miniato: note 145 e 147. Montopoli: nota 88; RT, provincia di Pisa. Empoli: note 162–165. Riva nord: note 167–168.

    [174] Atlante, scheda Empoli, 24 luglio 1944 (F. Fusi); la testimonianza di Arturo Passerotti, 12 settembre 1944 (Archivio comunale di Empoli), citata in Paggi 2005, p. 29, n. 9; Gentile 2005, p. 94.

    [175] Kay 1967, cap. 4, I (iv) e II; cap. 5, II (ii)–(iv): «many Italians still living in their houses, refugees, partisans, fascists, and sympathisers and agents for both sides»; Ross 1959, cap. 15 («362 American Regiment»; Norton 1952, cap. 16, scrive «302», probabile refuso); Cody 1956, cap. 15; Fisher 1977, p. 310 e n. 24; Scientia Militaria 1974, p. 50 («over 20 miles»; la 3. Panzergrenadier-Division «as far as Empoli»; avanzata «virtually unresisted»); Biscarini, Lastraioli 1991, dal titolo. Per le date commemorative, RT e GoNews, 2 settembre 2020.

    [176] N. Orpen, Victory in Italy, Cape Town, Purnell, 1975, cap. 12, «Crossing the Arno»: la trascrizione HyperWar non è stata raggiungibile il 18 ottobre 2026. Biscarini, Lastraioli 1991; Biscarini 2024.

    [177] Atlante, schede: Piavola (Buti), 23 luglio 1944 (D. Bernardini, L. Puccini); Termine (Vicopisano), 25 luglio 1944 (G. Fulvetti); via Sant’Andrea (Pisa), 1° agosto 1944 (G. Fulvetti; bibliografia: C. Forti, Il caso Pardo Roques, Torino, Einaudi, 1998); San Biagio in Cisanello, 2 agosto 1944 (G. Fulvetti, M. Conti; per Ludwig Gantzer, SS-Hauptsturmführer al comando del I Battaglione, Gentile NST, scheda 16. SS); La Romagna, Ripafratta, Vecchiano, Balbano, Quiesa e Sassaia, 6–11 agosto 1944 (G. Fulvetti, M. Conti, J. Pieri: 3 + 4 + 7 + 11 + 51 vittime nelle cinque schede lette; il totale della scheda di riferimento non è stato letto); San Rossore, 9 agosto 1944 (G. Fulvetti); Nodica e Migliarino, 14 agosto 1944 (G. Fulvetti); via Donateschi (Fucecchio), 18 agosto 1944 (F. Fusi); San Giovanni alla Vena, 19 agosto 1944 (G. Fulvetti); Padule di Fucecchio, 23 agosto 1944 (M. Conti; vedi la nota 166; la ripartizione delle vittime per sesso ed età non è stata riscontrata nelle schede lette); Laiano di Filettole, 26–27 agosto 1944 (G. Fulvetti). Processi per il Padule: Gentile NST, scheda «26th Panzer-Division». La cifra di 69 vittime per Nozzano che circola nella stampa non coincide con le schede dell’Atlante e non è usata.

    [178] Somma delle righe giornaliere dal 1° al 31 luglio della tabella «Statistics» di FAH VI, allegato 2, pp. 135–137, fatta nella fase di ricerca di questo articolo: stessa fonte, stesse categorie. Comprende tutti i reparti americani della 5ª Armata, in quei giorni quasi tutti nel IV Corpo. Le cifre sono state controllate sulle immagini delle pagine.

    [179] FAH VI, p. 106 (testo) e p. 138 (allegato 2, tabella): 17.959 perdite, di cui 3.278 morti, 13.807 feriti e 874 dispersi, compresi 5 britannici e 15 italiani (nella tabella a stampa di p. 138 il totale è stampato «17,859», per refuso: la somma delle righe e quella delle colonne danno 17.959, la cifra del testo a p. 106); americani: FAH VI, pp. 106 e 137–138. Fisher 1977, p. 294 e n. 28: «Of the 17,939 casualties in the Fifth Army, American casualties totaled 11,259: 1,933 killed, 8,777 wounded, 549 missing», dal rapporto della 9th Machine Records Unit del 10 giugno 1945; i 17.939 di Fisher sono americani e francesi (6.680). L’opuscolo del Center of Military History di C. D. Laurie, Rome-Arno (p. 24), dà 17.931 perdite americane: riguarda però il periodo dall’11 maggio alla presa di Roma, e non è confrontabile.

    [180] 88ª: WWT 1945, parte III (dati G-1; citazione alla nota 89). 91ª: Robbins 1947, p. 75 (nota 104). 442°: GFB, «Rome-Arno Campaign – Livorno» (nota 66).

    [181] Fisher 1977, p. 294: «The Germans listed their combat losses…» (da Verluste der Wehrmacht, cit. ivi, n. 28), per il Comando Sud-Ovest da metà giugno a metà agosto; FAH VI, pp. 106 e 138 (16.969 prigionieri, 14.889 dei quali presi dagli americani e 2.080 dai francesi); Gentile NST: «In one month, 3,587 men had been lost in fighting between the Grosseto and Arno rivers» (71 ufficiali SS, 446 sottufficiali, 3.070 soldati), più circa 600 malati.

    [182] Paggi 2005, p. 13 (statistica comunale; nota 132).

    [183] Atlante, ricerca per provincia (Pisa, Livorno, Firenze), giugno–settembre 1944, consultata il 18 ottobre 2026; vedi l’approfondimento «Le uccisioni di civili a sud dell’Arno» qui sotto e, per la riva nord, quello della sezione 8.

    [184] Fonti come nelle note 178–181, 30, 89, 104, 66, 75; FAH VI, p. 85 («Casualties were not particularly high in the 34th Division after the heavy losses suffered at Cecina»); FAH VI, pp. 106 e 142 (mezzi); Diari 442°, p. 8. ABMC, Florence American Cemetery (nota 186).

    [185] Atlante, schede citate, consultate il 18 ottobre 2026. La scheda di Palazzino (Cecina), 22 luglio 1944, non è riportata perché la data contrasta con la presa di Cecina (1°–2 luglio, vedi la Cronologia) e va controllata. Montefalcone (Castelfranco di Sotto), 6 e 15 luglio (D. Bonciolini; la banca dati di Carlo Gentile indica a Montefalcone in luglio il battaglione genio della 16. SS, senza che la responsabilità si possa stabilire con certezza); Castelfranco di Sotto, 22 luglio (Erivo Salvadori, partigiano della banda di San Romano, catturato a Montalto di Montopoli; D. Bonciolini).

    [186] American Battle Monuments Commission (ABMC), «Florence American Cemetery», https://www.abmc.gov/cemeteries-memorials/about-florence-american-cemetery/ (consultata il 19 ottobre 2026): 4.392 sepolti e 1.409 nomi sulle «Tablets of the Missing»; la maggior parte dei sepolti morì «in the fighting that occurred after the capture of Rome in June 1944»; i sepolti «represent 39 percent of the U.S. Fifth Army burials originally made between Rome and the Alps».

    [187] Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, scheda «Futa-Pass»: 30.776 sepolti, recuperati da tombe di campo e cimiteri comunali delle province di Bologna, Firenze, Forlì, Lucca, Modena, Pesaro, Pisa, Pistoia, Ravenna e Reggio Emilia; cimitero inaugurato il 28 giugno 1969. Scheda «Pomezia»: dopo l’accordo italo-tedesco del 1955 vi furono trasferiti anche i caduti delle province di Arezzo, Grosseto, Livorno e Siena (https://kriegsgraeberstaetten.volksbund.de/ ; consultate il 19 ottobre 2026). Su questo sito: Cimiteri di guerra.

    [188] Diocesi di San Miniato, programma della commemorazione delle vittime del Duomo, 22 luglio 2024; GoNews, 24 luglio 2023 (cerimonia del Comune per la liberazione, con il console generale degli Stati Uniti).

    [189] La Nazione, 8 luglio 2025.

    [190] RT, province di Livorno, Pisa e Firenze; GoNews, 2 settembre 2020 (Empoli) e 2 settembre 2021 (Pisa); Atlante, scheda Empoli, 24 luglio 1944 (F. Fusi).

    [191] ABMC, ricerca dei caduti: https://weremember.abmc.gov/ (indirizzo indicato dalla pagina dell’ABMC); Go For Broke National Education Center, https://www.goforbroke.org/ ; 100th Infantry Battalion Veterans Education Center, «Listing of KIA By Battle», https://www.100thbattalion.org/history/veterans/soldiers-who-died-in-service/listing-of-kia-by-battle/ ; Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, https://www.volksbund.de/ .

    [192] Fisher 1977, p. 265 (il 350° «capturing the walled town of Volterra»; il paragrafo cita Howe); WWT 1945, parte III; Delaney 1947, pp. 108–109 (la didascalia di una fotografia dice «349th enters Volterra»); FAH VI, pp. 88–89; Laurie [1994], p. 27: «Volterra fell on 8 July to the 1st Armored Division».

    [193] FAH VI, p. 87; 91-IE 1945, p. 29; Robbins 1947, p. 70; C. Biscarini, San Michele, la battaglia dimenticata, Scandicci, CentroLibro, 2005, p. 26 (frammento in Google Libri: «18 luglio 1944, la 91a Divisione liberava Pontedera»). La pagina di questo sito «Luglio di guerra in Toscana, raccontato da Claudio Biscarini» indica anch’essa il 18 luglio.

    [194] Vedi la nota 4.

    [195] GFB, «Rome-Arno Campaign – Livorno»: «from July 18 to 20, the 2nd and 3rd Battalions took the strategic city of Pisa»; Diari 442°, p. 12; FAH VI, p. 84; Fisher 1977, p. 281; 91-IE 1945, p. 32; Robbins 1947, p. 77.

    [196] FAH VI, pp. 81 e 85–86 («initial assignment on 13 July… launched its attack at 0300, 13 July»); Fisher 1977, p. 275; 91-IE 1945, p. 24; Robbins 1947, p. 53; Laurie [1994], p. 27; motivazione della Medal of Honor di Roy W. Harmon.

    [197] Vedi le note 80 e 74.

    [198] Vedi la nota 145.

    [199] Vedi le note 133, 146 e 155.

    [200] Fisher 1977, p. 285; FAH VI, p. 100: «On 20 July General Harmon turned over command».

    [201] FAH VI, p. 110 («After clearing Empoli», riferito all’8ª Divisione indiana); Kay 1967, cap. 5, II (iii); Cody 1956, cap. 15; GoNews, 2 settembre 2020.

Bibliografia
1. Fonti edite

Testi scritti fra il 1944 e il 1947 dai comandi e dai reparti, usati qui come fonti.

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  • 91st Infantry Division. Powder River. Let ‘Er Buck, prepared by the I-E Section of the Division, [Mediterranean Theater of Operations], 1945, cap. III «Arno River Campaign». Trascrizione Lone Sentry: https://lonesentry.com/91stdivision/ch3.html
  • Robbins, R. A., The 91st Infantry Division in World War II, Washington, Infantry Journal Press, 1947, capp. 6–7. https://archive.org/details/91stInfantryDivisionInWWII
  • We Were There. From Gruber to Brenner Pass. With the 88th Division, Italy, compiled by Headquarters, 88th Infantry Division, Information and Education Section, MTOUSA, 1945. Trascrizione Lone Sentry: https://lonesentry.com/unithistory/88thinfantry/index.html
  • Delaney, J. P., The Blue Devils in Italy. A History of the 88th Infantry Division in World War II, Washington, D.C., Infantry Journal Press, 1947, pp. 105–115. PDF: https://88thinfantrydivisionarchive.com/
  • Arnold, Th. St. John, We Left Home, storia del 337th Field Artillery Battalion, 88th Infantry Division, s.l., s.d., pp. 27–33. PDF: https://88thinfantrydivisionarchive.com/
  • History, 133rd Infantry Regiment, 34th Infantry Division, luglio 1944, firmata dal col. W. H. Schildroth; A Partial History, 135th Infantry Regiment, 34th Infantry Division. Trascrizioni 34th Infantry Division Association: https://www.34ida.org/ (lette in sintesi).
  • Battle Campaigns: Excerpts from the 442nd Journals, «Rome to Arno», 9 June – 5 September 1944, Americans of Japanese Ancestry World War II Memorial Alliance – Japanese American Living Legacy («Echoes of Silence»), 2011. https://www.100thbattalion.org/wp-content/uploads/D_-Rome-Arno-1.pdf
  • Motivazioni delle Medal of Honor di F. H. Ono, W. K. Nakamura, T. T. Tanouye, K. Moto, K. Otani, M. Nakae (Go For Broke National Education Center) e di R. W. Harmon (trascrizione Lone Sentry).
  • Documenti tedeschi, noti di seconda mano: Armeeoberkommando 14, Kriegstagebuch Nr. 4, luglio–agosto 1944, e Lagekarten, citati in Fisher 1977; diario di guerra del LXXV. Armeekorps, citato nell’Atlante; messaggi dell’ufficio informazioni della 14. Armee, citati in Gentile 2005. Originali presso il Bundesarchiv-Militärarchiv, Friburgo (RH 20-14, RH 24-75).
  • U.S. Army Signal Corps (National Archives and Records Administration, Record Group 111-SC), fotografie 111-SC-191694, 111-SC-360638, 111-SC-191903, 111-SC-192069-S, 111-SC-219213, SC 192054-S, SC 192055-S, SC 192056-S, SC 192072-S, SC 192179, MM-5-44-7684, MM-5-44-10250 e una fotografia di Ponsacco del 18 luglio 1944: copie dal catalogo NARA e dalle scansioni del progetto Signal Corps Archive su Wikimedia Commons, pubblico dominio; didascalie e numeri riscontrati anche sulle copie del National WWII Museum, New Orleans (ww2online.org).
  • Fotografie di oggi delle lapidi del Duomo di San Miniato: Mongolo1984 (CC BY-SA 4.0) e Prof.Quatermass (CC BY-SA 3.0), Wikimedia Commons.
  • Densho Digital Repository, ddr-densho-114-53, Seattle Nisei Veterans Committee Collection (riuso consentito per progetti non commerciali ed educativi).
2. Storie ufficiali
  • Fisher, E. F., Jr., Cassino to the Alps, United States Army in World War II. The Mediterranean Theater of Operations, Washington, D.C., Center of Military History, United States Army, 1977 (CMH Pub 6-4-1), capp. XIV–XVIII e carte 7 e IX. Trascrizione HyperWar: https://ibiblio.org/hyperwar/USA/USA-MTO-Cassino/index.html
  • Laurie, C. D., Rome-Arno, 22 January – 9 September 1944, The U.S. Army Campaigns of World War II, Washington, D.C., U.S. Army Center of Military History, CMH Pub 72-20, [1994].
  • Kay, R., Italy. Volume II: From Cassino to Trieste, Official History of New Zealand in the Second World War 1939–45, Wellington, Historical Publications Branch, Department of Internal Affairs, 1967, capp. 3–5. NZETC: https://nzetc.victoria.ac.nz/
  • Cody, J. F., 28 (Maori) Battalion, Wellington, War History Branch, 1956, cap. 15; Norton, F. D., 26 Battalion, Wellington, War History Branch, 1952, cap. 16; Ross, A., 23 Battalion, Wellington, War History Branch, 1959, cap. 15. NZETC.
  • «6 S.A. Armoured Division in Italy», Scientia Militaria, 4, 2, 1974, p. 50. https://scientiamilitaria.journals.ac.za/
3. Studi e strumenti consultati
  • Paggi, L. (a cura di), Stragi tedesche e bombardamenti alleati. L’esperienza della guerra e la nuova democrazia a San Miniato (Pisa). La memoria e la ricerca storica, Roma, Carocci – Regione Toscana, 2005 (Toscana tra passato e presente, 9), con saggi di L. Paggi, G. Contini, S. Moroni, C. Gentile («La Panzer-Grenadier-Division a San Miniato»), P. L. Ballini. PDF: https://www.toscananovecento.it/wp-content/uploads/2014/02/Paggi-Stragi-tedesche-e-bombardamenti-alleati.pdf
  • Gentile, C., schede «16. SS-Panzer-Grenadier-Division “Reichsführer-SS”» e «26th Panzer-Division», portale The German Massacres in Occupied Italy (1943–45) in the Memory of the Perpetrators, trad. ingl. J. Golb, CC BY-NC-SA 4.0. https://www.ns-taeter-italien.org/
  • Tessin, G., Verbände und Truppen der deutschen Wehrmacht und Waffen-SS im Zweiten Weltkrieg 1939–1945, Osnabrück, Biblio, voll. 4, 9, 13. Scansioni del Bundesarchiv: https://www.bundesarchiv.de/
  • Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, Istituto nazionale Ferruccio Parri – ANPI, schede citate nelle note. https://www.straginazifasciste.it/
  • Università di Zurigo, sito sul Camposanto di Pisa, pagina «Damage, Destruction and Restoration». https://dlf.uzh.ch/sites/camposanto/damage-destruction-and-restoration/
  • Go For Broke National Education Center, «Rome-Arno Campaign – Livorno». https://www.goforbroke.org/
4. Banche dati, registri, memoria e stampa
  • American Battle Monuments Commission, Florence American Cemetery. https://www.abmc.gov/cemeteries-memorials/about-florence-american-cemetery/
  • Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, schede dei cimiteri «Futa-Pass» e «Pomezia». https://kriegsgraeberstaetten.volksbund.de/
  • 100th Infantry Battalion Veterans Education Center, «Listing of KIA By Battle». https://www.100thbattalion.org/
  • Regione Toscana, «I luoghi e le date della liberazione in Toscana» e «I giorni della Liberazione», province di Pisa, Livorno e Firenze. https://www.regione.toscana.it/-/i-luoghi-e-le-date-della-liberazione-in-toscana
  • 1943–1945. La liberazione in Toscana. La storia, la memoria, introduzione di I. Tognarini, Firenze, Pagnini – AICCRE Federazione toscana, [1994]; … Libri e ricordi nel cinquantesimo, ivi, [1995] (consultato solo in frammenti).
  • OPAC SBN, Servizio bibliotecario nazionale. https://opac.sbn.it/
  • Terre di Pisa, mostra «The battle of Castellina Marittima» (2022). https://www.terredipisa.it/en/events/the-battle-of-castellina-marittima/
  • GoNews, 2 settembre 2020 (Empoli); 2 settembre 2021 (Pisa); 14 settembre 2021 (Empoli); 26 gennaio e 11 febbraio 2022 (Comitato Gori); 24 luglio 2023 (San Miniato). https://www.gonews.it/
  • La Nazione, 8 luglio 2025 (San Miniato).
  • Diocesi di San Miniato, programma della commemorazione delle vittime del Duomo, 22 luglio 2024.
  • E. F. Fisher Jr., Cassino to the Alps, carte 7 e IX, U.S. Army Center of Military History, pubblico dominio (base per le carte dell’articolo).
5. Per approfondire: opere non consultate per questo articolo

Le opere di riferimento sull’avanzata americana e sul fronte dell’Arno, che non è stato ancora possibile consultare:

  • Biscarini, C., La strada per l’Arno dei Blue Devils. L’88th US Infantry Division da Volterra a San Miniato (7–24 luglio 1944), Arcidosso, Effigi, 2022 (Archivi riemersi), 301 p., ISBN 978-88-552-4369-8.
  • Pestelli, A., Gli Americani dalla Maremma al fiume Arno (giugno–luglio ’44). Cronaca delle operazioni militari che portarono alla liberazione delle province di Grosseto, Pisa e Livorno ad opera della Quinta Armata americana del Gen. Mark Clark, Arcidosso, Effigi, 2021, 458 p., ISBN 978-88-552-4220-2.
  • Biscarini, C., Fronte dell’Arno luglio–settembre 1944. La guerra da San Miniato a Empoli nei documenti inediti degli archivi tedeschi, prefazione di M. Guerrini, Fucecchio, Edizioni dell’Erba, 2024 (Gli studi, 15), 185 p., ISBN 978-88-96954-64-5.
  • Biscarini, C., Lastraioli, G., Arno-Stellung. La quarantena degli alleati davanti a Empoli, 22 luglio – 2 settembre 1944, in «Bullettino storico empolese», a. 32–34, n. 9 (1988–1990), pp. 95–412; estratto Empoli, ATPE, 1991 (Collana di testi e studi storici empolesi, 7).

Storie di reparto e storie ufficiali

  • Brown, J. S., Draftee Division. The 88th Infantry Division in World War II, Lexington, University Press of Kentucky, 1986 (citato per il titolo).
  • Hougen, J. H., The Story of the Famous 34th Infantry Division, 1949.
  • Howe, G. F., The Battle History of the 1st Armored Division, Washington, Combat Forces Press, 1954.
  • Murphy, T. D., Ambassadors in Arms. The Story of Hawaii’s 100th Battalion, Honolulu, University of Hawaii Press, 1954 (citato per il titolo).
  • Orpen, N., Victory in Italy, South African Forces World War II, vol. V, Cape Town, Purnell, 1975, cap. 12.
  • Schultz, P. L., The 85th Infantry Division in World War II, Washington, Infantry Journal Press, 1949.
  • Shirey, O. C., Americans. The Story of the 442d Combat Team, Washington, Infantry Journal Press, 1946.
  • Starr, C. G. (a cura di), From Salerno to the Alps. A History of the Fifth Army, 1943–1945, Washington, Infantry Journal Press, 1948 (dipende dalla Fifth Army History).
  • Von Senger und Etterlin, F., Krieg in Europa, Köln–Berlin, Kiepenheuer & Witsch, 1960; ed. inglese Neither Fear Nor Hope, London, Macdonald, 1963 (citato attraverso Kay 1967).

Studi sulle stragi e sulla memoria

  • Battini, M., Pezzino, P., Guerra ai civili. Occupazione tedesca e politica del massacro. Toscana 1944, Venezia, Marsilio, 1997 (citato attraverso Paggi 2005).
  • Fulvetti, G., Uccidere i civili. Le stragi naziste in Toscana (1943–1945), Roma, Carocci; Firenze, Regione Toscana, 2009.
  • Fulvetti, G., Pelini, F. (a cura di), La politica del massacro. Per un atlante delle stragi naziste in Toscana, Napoli, L’ancora del Mediterraneo, 2006.
  • Gentile, C., I crimini di guerra tedeschi in Italia 1943–1945, Torino, Einaudi, 2015 (ed. orig. Wehrmacht und Waffen-SS im Partisanenkrieg: Italien 1943–1945, Paderborn, Schöningh, 2012).
  • Paggi, L. (a cura di), L’eccidio del Duomo di San Miniato. La memoria e la ricerca storica, 1944–2004, San Miniato, Comune, 2004 (prima edizione degli studi letti in Paggi 2005).
  • Lastraioli, G., Biscarini, C., Un documento risolutivo sulla strage nel Duomo di San Miniato [«46.48/99.50. La prova»], San Miniato, FM edizioni – Centro di documentazione internazionale storia militare, 2001, 12 p.
  • Lastraioli, G., Biscarini, C., De Bilia. Ultima ripassata sulla strage nel Duomo di San Miniato, 22 luglio 1944, Empoli, 2007 (Le memoriette, 3).
  • Paoletti, P., 1944, San Miniato. Tutta la verità sulla strage, Milano, Mursia, 2000.
  • Orlandi, C., «Rappresaglia o fatalità? La strage del Duomo di San Miniato del 22 luglio 1944», in P. Clemente, F. Dei (a cura di), Poetiche e politiche del ricordo. Memoria pubblica delle stragi nazifasciste in Toscana, Roma, Carocci, 2005, pp. 134–162.
  • Foot, J., Italy’s Divided Memory, New York, Palgrave Macmillan, 2009.

Studi locali e pubblicazioni dei Comuni

  • Barsotti, G., La linea dell’Arno. Cronache dell’occupazione militare tedesca di Pisa, Pisa, Campano, 2017; 2ª ed. 2018.
  • Batistini, G., Cavallini, M., Lorenzini, L., Nei giorni del dolore e del coraggio. Nel 70° anniversario della liberazione di Volterra (1944–2014), Volterra, Migliorini, 2014.
  • Biscarini, C., Niccolai, L., Mandorlini, F., Montopoli 1940–1944. Il passaggio della guerra nei documenti italiani, tedeschi e alleati, San Miniato, FM edizioni, 1998.
  • Biscarini, C., Niccolai, L., Mandorlini, F., I giorni della liberazione. Il passaggio del fronte a S. Croce, Castelfranco e S. Maria a Monte, San Miniato, FM edizioni, 1999.
  • Biscarini, C., Montelupo 40–44 sulla linea del fronte, San Miniato, FM, [2003].
  • Costagli, C. G., I giorni della tribolazione. 1944 – Il passaggio del fronte nei diari dei parroci della Diocesi di Volterra, a cura di L. Benvenuti, Pontedera, Tagete, 2017.
  • Forte, L., Diario di guerra. Pontedera 1 gennaio – 8 settembre 1944, Pontedera, Tagete, 2024.
  • Giglioli, A., Mostra della ricostruzione [della] città di Pontedera (1 settembre 1944 – 1 marzo 1948), Firenze–Empoli, Stet, 1948 (citato per il titolo).
  • Lastraioli, G., Biscarini, C., Kiwis a Empoli. La notte di San Lorenzo del caporale Hiatt e altre cronache neozelandesi dell’agosto 1944, Empoli, 1991 (Le memoriette, 1).
  • Pettinelli, F., 1944. Uomini e fatti della guerra in Valdera, Ponsacco, Amici della Musica, 1990.
  • Pettinelli, F., Quando passò il fronte. La provincia di Pisa nel 1944, Fornacette, CLD libri, [2005].
  • San Miniato 1944–1984. Testimonianze del luglio 1944, San Miniato, Comune, 1984.

Memorie

  • Weckstein, L., Through My Eyes. 91st Infantry Division in the Italian Campaign 1942–1945, Central Point (Oregon), Hellgate Press (presentazione dell’editore).
  • Del Giudice, D., Purple Heart Regiment. I Nisei del 100°/442° Regimental Combat Team. Campagna d’Italia 1943/’45. Testimonianze dal fronte, [Massa], Associazione culturale Sarasota, 2022.
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